Io posso abbandonare Dio, ma non posso dimenticare il Maestro.

Non considererò Dio alla pari del mio Maestro.  

Questo è il bani di Sehjo Bai. Il suo Maestro era Charan Das e lei era inebriata d’amore per il Maestro al punto da dimenticare Dio. Non si ricordava neppure che ci fosse qualcuno chiamato Dio mentre ricordava sempre il suo Maestro.
          Coloro che hanno capito il Maestro, coloro che hanno amato il Maestro sono stati capaci di amare Dio, invece coloro che hanno cercato di amare Dio senza l’aiuto di un Guru, non ci sono riusciti.
          Sukhdev Muni era figlio di Ved Vyasa (un grande rishi, autore del Mahabharata) e possedeva la conoscenza sin da quando era nel grembo della madre. Si dice che Dio abbia sospeso l’azione della Maya per cinque secondi affinché lui potesse nascere. Ebbe accesso ai piani e ai cieli interiori fin dalla nascita, però quando entrò nella regione del Signore Vishnu, fu respinto poiché non aveva alcun Maestro che lo proteggesse. Era molto orgoglioso di suo padre, Ved Vyasa, che veniva chiamato yoghishwar (o “grande yoghi”) e per questo pensava di non aver bisogno di alcun Guru o Maestro.
          Così quando fu allontanato da Vishnu Puri, venne da Ved Vyasa e gli domandò: “Non mi permetteranno di entrare in paradiso. Ho bisogno anch’io di un Maestro o un Guru?”. Ved Vyasa disse: “Sì, la legge è valida per tutti, che si tratti del figlio di un rishi o di un muni o di chiunque. Vale per tutti poiché è fatta da Dio stesso, nessun uomo ha creato questa legge; Dio stesso ha messo il Guru tra se e l’anima”.
          Allora Sukhdev chiese a Ved Vyasa chi avrebbe dovuto accettare come Maestro. Ved Vyasa rispose: “In questo periodo solo re Janak è un Santo perfetto e solo lui ha ricevuto da Dio il permesso di divulgare la conoscenza del Naam, la pratica della realizzazione di Dio”. Ebbene Sukhdev Muni era un rinunciante e re Janak era un capofamiglia. Pensò: “Io sono un rinunciante! Come posso accettare un capofamiglia in veste di Guru?”. Nella sua storia si dice che sia nato come un avatar e che possedesse dodici poteri soprannaturali. Perciò lui andò da re Janak, ma ritornò senza ottenere l’iniziazione, in qualche modo pensava sempre negativamente sul conto di re Janak. Ogni volta che tornava, perdeva uno dei poteri soprannaturali giacché questa è la legge della natura: se critichiamo o insultiamo un Mahatma o un beneamato di Dio, perdiamo tutto quel che abbiamo.
          In quel modo, avendo perso i poteri soprannaturali, Narada ebbe pietà di lui e volle che si rendesse conto di ciò che stava facendo. Rishi Narada creò un fiume immaginario, si travestì come un vecchio e quando Sukhdev Muni passò accanto, incominciò a gettare ceste di sabbia nel fiume. Quando Sukhdev Muni arrivò e notò questo, disse: “Oh vecchio, che cosa stai facendo? Sei uno sciocco. Non é il modo di costruire una diga. Innanzi tutto dovresti aggiustare alcuni tronchi d’albero e poi porre alcuni grandi massi tra di loro; in seguito posa la sabbia. Se continuerai solamente a gettare sabbia, sarà trascinata via dalla corrente del fiume, sprecherai tempo; non riuscirai a costruire questa diga in tutto l’arco della vita”.
          Allora Rishi Narada disse a Sukhdev Muni: “Tu guardi quello che sto perdendo eppure c’è uno più sciocco di me ed è Sukhdev Muni, il figlio di Ved Vyasa. Non si rende conto che criticando un Santo ha perso dieci dei dodici poteri soprannaturali”. Udito questo, Sukhdev Muni rimase sbigottito e perse i sensi come morto.
          Quando riprese coscienza, vide che non c’era più né il fiume né Rishi Narada. Si rese conto della grandissima perdita subita e s’incamminò per vedere re Janak e ottenere l’iniziazione. Era ancora molto orgoglioso di essere un rinunciante e non capiva come un capofamiglia potesse iniziarlo al Naam e come potesse essere il Maestro di un rinunciante. Ma vi andò lo stesso e nel cortile del palazzo di re Janak depose un pezzo di stoffa e una piccola scodella per bere, i suoi unici beni. Li lasciò nel cortile e poi andò a vedere re Janak.
          Non appena lo ebbe incontrato, arrivò un servo e riferì a re Janak: “Maharaj Ji, la campagna sta bruciando”, al che re Janak non fu affatto sorpreso e disse: “È la volontà di Dio”. Ora Sukhdev Muni pensò che in campagna vivevano i mariti e i figli delle altre persone. Se si fosse trattato dei suoi figli, sarebbe andato a spegnere il fuoco o avrebbe predisposto per salvarli, mentre lui non era un re abile, non si preoccupava del suo popolo.
          Poi arrivò un altro servo e riferì: “Maharaj Ji, adesso la città è in fiamme”. Re Janak rispose ancora: “È la volontà di Dio”, e di nuovo Sukhdev Muni pensò che non fosse un buon re poiché non faceva nulla per spegnere il fuoco.
          Arrivò un altro servo e informò: “Maharaj Ji, adesso sta bruciando il vostro palazzo”, al che re Janak non fu affatto impensierito e ancora disse: “È la volontà di Dio”. Ma Sukhdev Muni ricordò che aveva lasciato il pezzo di stoffa e la piccola scodella nel cortile del palazzo ed era molto preoccupato. Immediatamente accorse per andare a prenderli, però re Janak lo fermò: “Ora, dimmi: chi è il rinunciante e chi è l’uomo mondano? Tu sei un rinunciante, preoccupato come sei di quella piccola scodella e di quel pezzo di stoffa che non valgono più di una rupia? Dimmi chi è il rinunciante e chi è il capofamiglia!”. Udito questo, Sukhdev Muni non ebbe risposta.
          Nell’attuale Età del Ferro i Santi sono venuti saturi di grazia e di misericordia. Iniziano le anime senza metterle alla prova, ma nelle età precedenti i Santi davano l’iniziazione ai discepoli solo dopo averli messi alla prova. In quel periodo re Janak negò di dare l’iniziazione a Sukhdev Muni e gli confermò: “Dovrai aspettare”. Egli ritornò da suo padre Ved Vyasa e gli disse: “Padre, non mi darà l’iniziazione”. Ved Vyasa rispose: “Figlio mio, non c’è nessun sostituto visto che lui è l’unico Santo perfetto e devi essere iniziato da lui’’. Quindi gli consigliò: “Proprio come lo criticavi e pensavi male di re Janak, ora devi pentirtene e sviluppare l’umiltà”. Sukhdev Muni imparò quella lezione; si dice che abbia aspettato dodici anni nel luogo di scarico dell’immondizia fuori dal palazzo di re Janak. Rimase lì con i rifiuti che gli cadevano sulla testa e in quel modo sviluppò l’umiltà.
          Guru Nanak Sahib scrive in un bani sul suo conto: “Permise a quel sudiciume di cadere sulla testa per dodici anni ma non permise alla mente di criticare re Janak, poiché era molto desideroso di ricevere il Naam e sapeva che questa era l’unica punizione per la sua mente priva di controllo”.
          Perciò dopo dodici anni ricevette l’iniziazione da re Janak e quando tornò a casa, il padre gli domandò: “Hai ottenuto l’iniziazione dal Maestro, re Janak?”. Rispose: “Sì, l’ho avuta”. Allora il padre gli chiese: “Com’è il tuo Maestro? A che cosa è simile?”. Sukhdev Muni non rispose. Ved Vyas investigò: “È simile al sole?”. Sukhdev rispose: “Sì, è radiante come il sole, ma il sole riscalda, lui no”. Allora Ved Vyasa gli chiese: “È simile alla luna?”. Sukhdev Muni replicò: “Sì, è freddo come la luna, ma la luna è macchiata, il mio Maestro è senza macchie”. Poi aggiunse: “Come posso lodare il mio Maestro? Lui è se stesso, è qualunque cosa sia. Non ho parole con le quali poter lodare il Maestro giacché è tutto in tutto, è perfetto, è onnipervadente”.
          Similmente in questo inno Sehjo Bai dice: “Non posso dimenticare il mio Maestro. Posso dimenticare o abbandonare Dio, ma non posso trascurare e lasciare il mio Maestro, perché non ho visto Dio, ma vedo il Maestro, Lui è davanti a me”.

 

 

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