Una succinta biografia di Sant Sadhu Ram Ji

  

I primi anni

 Choti jat da Kabir julaha, Naam jap ucha ho gaya
      Mus-mus rove, Kabir ji ki mai,
Ehe balak kese, jive ragrai, Naam jap ucha
      Una volta Kabir era un tessitore di bassa casta, ma è diventato l’altissimo meditando    sul Naam. La madre di Kabir piange amaramente, preoccupandosi:
“Come vivrà questo figlio, o Dio?”. Egli è diventato l’altissimo meditando sul Naam.

    Sant Sadhu Ram Ji nacque nell’agosto del 1944 e i suoi genitori, Mangla Ram e Chena Devi, lo chiamarono amorevolmente Ladhu Ram. Crebbe in una famiglia di bassa casta, in un villaggio nell’antico stato di Bikaner, ora localizzato in Rajasthan vicino alla frontiera indo-pachistana. Non ricevette un’istruzione scolastica approfondita e dopo aver completato la nona classe a scuola, incominciò ad aiutare il padre nel lavoro dei campi. Sin dall’infanzia fu fortemente incline alla spiritualità e nutrì un desiderio veemente di realizzare Dio e di risolvere il mistero della vita. I parenti volevano che si interessasse al mondo e che accettasse le responsabilità familiari. Il nonno gli offrì tre ettari di terra in Punjab, ma il giovane Ladhu Ram rifiutò gentilmente questo dono. Mettendosi per conto proprio, incominciò a lavorare come un bracciante salariato nelle fattorie di altri. Sebbene questo tipo di vita fosse molto faticosa, risultò di giovamento per i conseguimenti spirituali. Da contadino riceveva una paga magra come ricompensa di un duro lavoro fisico, ma la mente era libera per la rimembranza di Dio. Faceva sempre un lavoro eccellente, facendosi pagare meno degli altri. Se il lavoro valeva cento rupie, si faceva pagare ottanta; se valeva cinquanta, addebitava quaranta. Aveva anche acquisito una conoscenza approfondita della medicina - tradizionale e moderna - e curava le persone della zona che non potevano permettersi di pagare le medicine. Avrebbe potuto benissimo iniziare una professione redditizia, ma non si sentiva in diritto di far pagare compensi onerosi per prescrivere qualche medicina, per raccomandare una cura o per fare un’iniezione.
     Parlando di questa prima parte della sua vita ha dichiarato: “Può sembrare difficile convivere con la povertà, tuttavia ha molti vantaggi per un aspirante spirituale. Ho visto sia la povertà sia la ricchezza; ho vissuto nell’abbondanza all’inizio e in seguito in una grande povertà. In base all’esperienza personale posso dirvi che una persona povera è più contenta a paragone di una ricca, può essere più umile e remissiva, il suo cuore è solitamente più pulito, il suo ego è più modesto, e più incline a Dio. Inoltre essendo il suo mondo più piccolo, anche il suo coinvolgimento nella mondanità risulta inferiore. In breve, se un povero ha la fortuna di trovare rifugio presso un perfetto Maestro, può progredire nel campo spirituale con più facilità e celerità rispetto a una persona ricca”.
    Ladhu Ram apparteneva agli harijan, una casta intoccabile, e quindi non era inconsueto per lui essere trattato in malo modo. Quando restava nelle aziende agricole delle persone per cui lavorava, spesso non gli veniva permesso di mangiare con gli altri delle caste più alte. A volte non gli servivano nemmeno il ciapati nel piatto, ma glielo lanciavano per evitare di essere contaminati dal contatto con un intoccabile. Se i proprietari terrieri decidevano di dargli del cibo, era felice, ma anche se ciò non avveniva, rimaneva contento nel volere di Dio. Con la paga manteneva la famiglia e si prendeva cura dei propri minimi bisogni.

 

Iniziazione

Tanana bunana, tajyo Kabira, Har ka Naam likh, leyo sharira, Naam jap ucha...
Kabir ha smesso di tessere e ha scritto il Nome di Dio sul proprio corpo.

Egli è diventato l’altissimo meditando sul Naam.

  Pressappoco nel 1972 Ladhu Ram incontrò un fachiro che lo iniziò alla Sant Mat e gli rivelò il mistero delle prime due parole. Il fachiro istruì Ladhu Ram a continuare a guadagnarsi i propri mezzi di sussistenza, a cucinare il cibo mentre era assorbito nella dolce rimembranza di Dio e ad essergli grato per ogni boccone che mangiava. Il fachiro gli disse altresì di rimanere in disparte dal mondo e di dedicare tutto il tempo prezioso alla meditazione. Fu l’unico incontro di Ladhu Ram con il primo Guru, che lasciò il corpo dopo averlo iniziato; lui dice con rincrescimento che forse qualcosa di sfortunato nel suo destino non gli permise di incontrarlo una seconda volta. Ladhu Ram seguì le istruzioni del Guru con sincerità di cuore, lavorava tutto il giorno nei campi e poi dedicava dalle dieci alle dodici ore di meditazione ogni notte. Continuò in questo modo per circa quindici anni e progredì in modo eccezionale sul sentiero spirituale. Si elevò interiormente acquisendo esperienze e competenza fino al secondo stadio spirituale, attraversando Trikuti e raggiungendo Brahm Desh.
    Ad ogni modo era consapevole dell’esistenza di altre regioni e continuò a cercare qualcuno che lo potesse guidare oltre. Uno dei proprietari terrieri per cui lavorava, andava da un Guru e nel 1987 Ladhu Ram gli chiese chi fosse, si sincerò se una persona povera, di bassa casta come lui avrebbe avuto il permesso di andare a vederlo. Il padrone rispose che era seguace di un Santo perfetto, chiamato Sant Ajaib Singh Ji, del villaggio 16 PS, in Rajasthan, il quale era competente e aveva ricevuto l’incarico di portare le anime oltre l’oceano della vita. Disse a Ladhu Ram che all’ashram di Ajaib Singh nessuno veniva considerato per la propria casta alta o bassa, tutti erano benvenuti a sedere ai suoi piedi. Nell’ottobre del 1987 Ladhu Ram prese l’iniziazione da Ajaib Singh. Nel corso dell’iniziazione si sedette proprio in fondo alla congregazione, ma quando Ajaib Singh udì l’esperienza che aveva avuto, lo chiamò di fronte e lo fece sedere ai suoi piedi. Sant Ji dichiarò: “Di solito in questo mondo coloro che vestono in modo modesto, non ricevono alcuna attenzione o considerazione. Ma ho chiamato questo diletto di fronte a tutti, a dispetto dei suoi abiti umili, perché ha avuto un’esperienza meravigliosa ed elevatissima che mi ha compiaciuto immensamente”. Sant Ji lo abbracciò e gli disse che avrebbe dovuto combattere la mente con grande coraggio e fermezza. Gli diede dei colpetti affettuosi sulle spalle e affermò che il Satguru sarebbe sempre stato dietro di lui e gli avrebbe fatto avere buon esito al punto di unirlo a sé.

 

Il discepolo perfetto

Hochi mat meri, jat julaha, Har ka Naam, leyo mai, laha, Naam jap ucha...

Appartengo a una bassa comunità, la mia casta è quella dei tessitori; ho un solo vantaggio, il Naam. Egli è diventato l’altissimo meditando sul Naam.

 Dopo l’iniziazione obbedì senza riserve alle istruzioni di Sant Ji, visse secondo quanto ingiunto dal Maestro e trascorse lunghe ore in meditazione. Quando Ladhu Ram partecipava al Satsang nella sua zona, arrivava e si sedeva silenziosamente, ascoltava il Satsang e poi scompariva non appena il Satsang finiva. Sant Ji gli disse: “Ladhu Ram, diventa un guerriero coraggioso dal cuore d’acciaio, deciso a decimare la mente - il nostro nemico mortale. Non temere mai nulla perché sono e sarò sempre con te in questa battaglia e voglio che tu abbia buon esito, quanto prima tanto meglio. Ciò mi renderà felice e sollevato, permetterà che il lavoro affidatomi dal Satguru - di annunciare la verità alle sincere anime ricercatrici, desiderose di Dio - continui senza interruzioni”. In questo periodo Sant Ji cambiò il nome da Ladhu Ram a Sadhu Ram.
    La famiglia non capiva la sua dedizione alla Sant Mat e lo incoraggiava a dormire la notte anziché rimanere desto per le pratiche. Si tratteneva in una stanza separata e quando la notte tutta la famiglia si addormentava, si sedeva per meditare. Al mattino smetteva prima che la moglie gli portasse il tè. Una mattina, non molto tempo dopo essere stato iniziato, la moglie portò il tè in anticipo e notò che aveva abbandonato il corpo ed era completamente assorbito interiormente. Pensando che fosse morto, incominciò a piangere con grande agitazione. Udito i pianti, anche i bambini arrivarono correndo e presero a piangere: “Papà è morto, papà è morto”. Chiamarono un dottore che viveva a circa quindici chilometri di distanza. Quando arrivò ed esaminò il corpo senza vita di Sadhu Ram, pensò che fosse negli spasimi di una polmonite o di qualche altra grave malattia e gli fece una puntura. Dopo circa un’ora, quando Sadhu Ram rientrò nel corpo, rimase allibito di tutto quel trambusto intorno a lui. A proposito dell’avvenimento dice: “Non ho mai più fatto quell’errore. Da quel momento ho detto a mia moglie di portare il tè solo quando glielo chiedevo”.
    Progredì rapidamente sul sentiero. Sei mesi dopo l’iniziazione, nel marzo del 1988, andò all’ashram 16 PS per partecipare ad un programma di meditazione e Satsang di dieci giorni. In questi ritiri Sadhu Ram trascorreva tutto il tempo in meditazione. Prima di arrivare, disse ad un amico che lo accompagnava che al ritiro il suo lavoro sarebbe stato compiuto, sebbene lui non ne cogliesse appieno il significato. Molto più avanti spiegò che con la grazia infinita del Satguru completò il viaggio spirituale fino allo stadio dell’autorealizzazione rimovendo le tre coperture dall’anima - la fisica, l’astrale, la causale - e raggiunse il terzo stadio dove l’anima si rivela nella propria autentica gloria con la luce di dodici soli. Chiese all’amico di organizzargli un colloquio con Sant Ji e quell’amato rispose che non sarebbe stato possibile visto che Sant Ji era estremamente indaffarato durante il ritiro. Poi disse all’amato di mandare semplicemente un biglietto a Sant Ji con la richiesta e di lasciare il resto a lui. Sant Ji chiamò Sadhu Ram e, preso nota della sua elevata esperienza, espresse gioia; gli disse che era stata completata la pietra miliare del viaggio interiore e quella successiva sarebbe stata compiuta con lo stesso zelo, entusiasmo e devozione. Dopo essere tornato dall’incontro con Sant Ji, l’amico gli domandò che cosa gli avesse detto Sant Ji e lui rispose: “È bene che per lo meno uno sia riuscito, abbia attraversato dall’altra parte”.
    Sadhu Ram continuò a meditare dalle dieci alle dodici ore a notte progredendo oltre negli stadi spirituali fino ad unirsi con il Guru facendo cadere ogni differenza. Come ha spiegato Sadhu Ram: “L’amato spirituale al quale è chiesto di proseguire il lavoro spirituale, viene preparato e reso perfetto da molte nascite. Non è che dopo aver ottenuto l’iniziazione, uno mediti per dieci anni e diventi perfetto, no miei cari, non accade così. Egli è già quasi perfetto quando viene nel mondo, eppure lavora duramente, piange notti e notti per il volto dell’amato, dorme meno, parla meno e mangia meno, non è mai coinvolto in passioni, possedimenti, orgoglio e pregiudizi. Se così non fosse, tutti diventerebbero Santi”. Prima che Sant Ajaib Singh lasciasse il piano fisico, elargì tutti i poteri spirituali a Sadhu Ram. Ad ogni modo, in base agli ordini del Guru, Sadhu Ram non permise nemmeno alle persone vicino a lui di avere la benché minima idea di quel che avesse conseguito o dello stato elevato a cui fosse pervenuto nella corte del Guru.

 

Il sole è sorto

Kahat Kabir, suno meri mai,  Hamara inka data, ik ragra, Naam jap ucha...

Kabir dice: “Ascolta, o madre, Dio è l’unico donatore per tutti noi”. Egli è diventato l’altissimo meditando sul Naam.

      Quando Sant Ajaib Singh lasciò il piano fisico i suoi seguaci, rimasero orbati. È vero che coloro che riescono ad elevarsi nelle regioni interiori e ad incontrare il Maestro nell’intimo, hanno un conforto speciale, ma per gli occhi che anelano il darshan del Maestro sul piano fisico, non esiste rimedio ad eccezione della sua vista benedetta. Due settimane prima che Sant Ji lasciasse il corpo fisico, stava parlando col signor A. S. Oberoi, che ha avuto la grande buona ventura di sedere ai piedi sia di Hazur Sawan Singh Ji Maharaj sia del Maestro Kirpal Singh, prima di giungere da Sant Ji. Nel corso della conversazione Sant Ji chiese in modo inoffensivo: “Che cosa facciamo se un membro anziano della famiglia scompare? Rimaniamo seduti a casa? Non corriamo da qualunque parte e in ogni luogo per cercare un indizio - per quanto minimo o inconsistente - di dove sia andato? Non usiamo tutte le nostre risorse ed energie per trovarlo e per riportarlo a casa affinché la famiglia si senta a suo agio, riconquisti di nuovo la pace e riesca a gioire della guida e dell’aiuto dei quali è rimasta priva?”. Il signor Oberoi rimase colpito da questa osservazione fuggevole sebbene sui due piedi non riuscisse a presentirne il vero significato. In seguito sviluppò la forte convinzione che Sant Ji, a modo suo, lo stesse consigliando di cercare “l’Amico” in un abito nuovo affinché il sangat godesse ancora una volta della sua presenza. Il signor Oberoi ha viaggiato estesamente seguendo qualunque indizio, per quanto minimo, che potesse di nuovo condurlo ai piedi del Maestro. Fu sempre guidato dal messaggio di Sant Ji del 5 settembre 1986: “Naturalmente se trovate qualcuno che abbia meditato come il Maestro mi ha fatto meditare, potete trarre giovamento da lui molto felicemente”.
    Dopo molte missioni inconsistenti, la sua ricerca assunse una svolta sensazionale il 12 marzo 2002 quando stava viaggiando nel Rajasthan occidentale. Incontrò inaspettatamente Sadhu Ram e si rese subito conto che non era un’anima ordinaria. Negli incontri seguenti si convinse che il potere di Sant Ji stava operando in quel polo umano. Anche le persone che circondavano Sadhu Ram e che avevano pensato a lui solo in termini di un duro lavoratore di campagna, il quale faceva pagare meno per il proprio lavoro e trascorreva le notti in meditazione, incominciarono gradualmente a rendersi conto che il perfetto discepolo aveva vissuto in silenzio e segretamente in mezzo a loro per anni, senza farsi notare dagli amici più stretti.
    Durante una delle seguenti visite del signor Oberoi a Sadhu Ram, un gentiluomo locale gli ha descritto come in due diverse occasioni, circa quattro anni prima di lasciare il piano fisico, Sant Ji gli aveva detto che Sadhu Ram era un’anima molto nobile ed evoluta e lo aveva compiaciuto e reso felice con i suoi sforzi incomparabili, con l’obbedienza esemplare e coloro che avevano difficoltà in meditazione e volevano progredire, avrebbero dovuto trarre giovamento da lui. Quel gentiluomo chiese a Sant Ji se fosse stato il caso di condividere simili informazioni con gli altri. Sant Ji gli disse che tali argomenti dovrebbero rimanere segreti e non pubblicizzati, ma lui stesso non avrebbe dovuto rinunciare o indugiare nel trarre giovamento da Sadhu Ram. Sant Ji aggiunse con forza: “Come ha detto Kabir, se la devozione praticata nei sotterranei, a tempo debito si manifesta nei cieli, allora perché Sadhu Ram che ha praticato e perfezionato il Simran in modo meraviglioso, non dovrebbe risplendere a tempo debito come una stella sfavillante nell’orizzonte spirituale? Ma questo avverrà molto più avanti, tale è il volere e l’intenzione del Satguru”.
    A poco a poco le notizie della scoperta di Sadhu Ram si diffusero tra i discepoli di Sant Ajaib Singh, del Maestro Kirpal Singh e di Hazur Baba Sawan Singh; molti giunsero ai suoi piedi per trarre giovamento da lui. L’alba era nata in Rajasthan e la notte buia della separazione era giunta alla fine. Il sole spirituale stava sorgendo e i suoi raggi spirituali si stavano diffondendo in tutto il mondo.
    Sadhu Ram acconsentì di andare a Delhi per un programma di meditazione e Satsang nel maggio 2002 e da allora lo ha fatto quasi ogni due mesi. Gli amati del sangat indiano sono riusciti anche a visitarlo presso la sua casa al villaggio 4 LM, Rajasthan. Secondo gli ordini del suo Maestro Sant Ajaib Singh, egli è sempre stato pronto ad aiutare le anime che lottano con sincerità per progredire in meditazione. Sant Sadhu Ram Ji ha detto: “Con la grazia del mio misericordioso Guru ho praticato personalmente tutto questo. Lui ha fatto sì che portassi a totale compimento le pratiche durante la sua vita e solo allora mi ha chiesto di aiutare gli altri. Sono a vostra disposizione in qualunque momento. Se avete qualunque difficoltà, sono pronto ad aiutarvi e speriamo che le stesse saranno superate. Questa è la mia parola d’onore. Ma badate, la parte pratica dovete farla voi e nessuno, ripeto, nessun altro. Quanto prima la farete tanto meglio sarà per voi e per l’amato Satguru giacché si sentirà sollevato e felice”.
    Sadhu Ram Ji ha detto ripetutamente che il dovere primario del Maestro è di aiutare le nuove anime e il 13 settembre 2002 presso la sua casa nel villaggio 4 LM, ha dato l’iniziazione al Naam a venticinque persone insieme a quattro bambini che sono stati connessi con il suono. Un amato gli ha chiesto il motivo di un intervallo così prolungato tra l’ultima iniziazione condotta da Sant Ji e l’iniziazione concessa quel giorno. Ha risposto che l’iniziazione di un perfetto Maestro è una grande benedizione e non avviene facilmente e a poco prezzo. Ad ogni modo, via via che la missione del Satguru va avanti, molti cominciano a radunarsi attorno a lui considerandola una consuetudine, senza prestarle la dovuta attenzione. Questo è sempre stato motivo di disagio e malessere per i Santi poiché non hanno nessun interesse a costituire un esercito di discepoli. Ha aggiunto altresì che gli amati del sangat devono considerare l’iniziazione come un tema veramente sacro e singolare. E devono cominciare a meditare prima di richiedere il dono dell’iniziazione per i propri figli e nipoti. Quindi i Santi cagionano tali intervalli, reputati necessari nella loro saggezza divina, affinché si acquisiscano di nuovo e si mantengano il valore e l’importanza dell’iniziazione, si sviluppino quella brama e ansietà e coloro ai quali viene concesso il dono dell’iniziazione, ne realizzino veramente il significato”. Nel dicembre 2002 è stata condotta a Delhi la prima iniziazione per gli occidentali. Sin da allora ci sono state molte iniziazioni sia per gli indiani sia per gli occidentali, e la grazia del Maestro è stata elargita con profusione.
    Il numero di persone che desiderano trascorrere tempo in compagnia di Sadhu Ram è accresciuto in modo eccezionale. È stato costruito un ashram nel villaggio 4 LM per la comunità del sangat indiano ed è stata realizzata una sala a Delhi per i programmi congiunti di indiani e occidentali. Inoltre, le persone da ogni parte del globo lo hanno invitato a visitare i loro paesi per appagare l’anelito degli amati che non riescono ad andare in India per stare con lui. Sadhu Ram ha acconsentito di visitare l’occidente nell’estate del 2003  per tenere dei programmi in Gran Bretagna, Colombia, Stati Uniti e Italia.
    La vita di Sadhu Ram è una storia di umiltà, semplicità e devozione incomparabili. I Santi provengono dalla corte del Signore, assumono il corpo umano e conducono una vita normale per incoraggiarci a percorrere il sentiero della via che conduce a Dio. Tuttavia per quanto riguarda i dettagli della sua vita, Sadhu Ram ha detto: “Anziché studiare la mia biografia e altri dettagli, gli amati sono benvenuti a venire con una mente aperta e con il cuore spalancato, saturo di tutto il loro amore e brama per il nostro misericordioso Guru, Baba Ajaib Singh Ji, e a vedere quale grande Anima Maestra è, come i suoi ordini regnano supremi nei piani interiori e quanto amore e grazia elargisce senza limiti sebbene non sia con noi fisicamente. L’anima e il Sé - non la mente - possono vedere e sperimentare tutto questo. Pertanto dovremmo focalizzare tutta l’attenzione interiormente, verso la fronte e gli occhi mistici del nostro amato Satguru, al fine di diventare abbastanza ricettivi per trarre giovamento della sua grazia e generosità illimitate. Fate capire agli amati che sono un essere umano piccolo e insignificante, non lasciate che vengano a vedere me, bensì il loro misericordioso e grande Guru testimoniando come la sua volontà si stia compiendo senza fine”. 
 

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