La biografia


Parte prima

L'infanzia e l'apprendistato con Baba Bishan Das

    Sant Ajaib Singh Ji Maharaj nacque in una famiglia sikh l'undici settembre 1926 a Maina, nel distretto Bhatinda, Punjab, India. Sua madre morì dandogli nascita e il padre si spense pochi giorni dopo. Fu cresciuto dallo zio con la rispettiva moglie, i quali lo chiamarono Sardara Singh e lo amarono come fosse il loro stesso figlio: Sant Ji si riferisce a loro quando parla dei suoi genitori.

    La ricerca della Verità incominciò all'età di cinque anni; soleva alzarsi presto il mattino e leggere gli scritti di Guru Nanak (una straordinaria figura spirituale del passato, 1469-1539, che è onorata come il fondatore della religione sikh). Un sopraffacente desiderio di incontrare un Vero Guru - “Colui che dissipa le tenebre” o autentico Maestro spirituale con la compassione e la competenza di guidarlo - gli penetrò nel cuore. Ogniqualvolta interrogava qualcuno riguardo a un Guru: “Dove posso trovare un Guru”, tutti gli dicevano che il Guru Granth Sahib (la sacra scrittura dei sikh) era il Guru. Suo zio disse: “Quando vedi questo libro sacro, stai vedendo Dio; quando lo leggi, stai parlando con Dio”. Il bambino prese queste dichiarazioni in modo molto serio, tenne con sé il libro per quanto possibile e lo lesse attentamente e con devozione, al punto che soleva vederlo in sogno. Nondimeno come Lui dice: “Non c'era vera pace nella mia mente giacché il libro stesso parlava della necessità di un autentico Guru per la vera pace e salvezza”. Quindi la ricerca di un Guru proseguì durante l'infanzia e l'adolescenza.

     Ad un certo punto incontrò un Sadhu che gli disse: “Credi in me, io sono il tuo Guru e ti porterò a Dio”. Poi incominciò ad insegnargli come cambiare forma (come trasformarsi in vari animali, eccetera), “ma io gli dissi che volevo innalzarmi al di sopra del corpo umano; non intendevo trasformarmi in nessun'altra forma”. E il sadhu gli diede un libro in cui erano descritti alcuni segni di un vero Maestro: “E quando lessi quel libro, non trovai in quel sadhu alcun segno del vero Guru, così lo lasciai”.

     A Lahore incontrò un altro sadhu che a sua volta operava miracoli, “ma io desideravo la conoscenza del Naam, come aveva scritto Guru Nanak e non mi curavo dei miracoli”. Questo sadhu si interessò al giovane ricercatore, allora adolescente, e gli diede il mantra Hey Ram, Hey Gobind, che ripeté per molti anni. Questo sadhu gli insegnò anche a fare la famosa “austerità dei cinque fuochi”, in cui l'aspirante siede in un cerchio di quattro fuochi accesi col sole sul capo. Questo rito si esegue durante la stagione estiva quando la temperatura raggiunge i cinquanta gradi, per circa quaranta giorni l'anno. Quando gli fu chiesto se ne avesse tratto qualche beneficio, Ajaib Singh disse con enfasi: “No!”.

Questo sadhu gli diede altresì un rosario con cui ripetere il mantra e lo incoraggiò a mangiar carne e a bere vino, cosa che comunque non fece giacché egli era stato vegetariano sin dalla nascita.

Sebbene fosse felice di ripetere il mantra Hey Ram, Hey Gobind, non derivò diversamente alcun giovamento da quel sadhu. Poco dopo, circa nel 1940, incontrò Baba Bishan Das, un sadhu che doveva diventare il suo primo Guru e che, come Sant Ji ha spesso detto: “Formò la mia vita”. Fu compito di questa figura enigmatica - un discepolo spirituale di Baba Sri Chand, il figlio di Guru Nanak - con la sua conoscenza parziale del Surat Shabd Yoga, di preparare quest'unico discepolo al suo destino incredibile. Al riguardo ebbe del tutto buon esito: quando Ajaib Singh incontrò il suo ultimo guru, Sant Kirpal Singh di Delhi, fu grazie a Bishan Das nella posizione di avvantaggiarsi pienamente dell'opportunità offertagli.

    Fu Bishan Das a mutare il suo nome da Sardara Singh, un nome infausto, quasi insignificante, in “Ajaib Singh” o “meraviglioso leone”. “Ajaib” in punjabi significa “stranamente meraviglioso”. Baba Bishan Das accettò a modo suo la devozione di Ajaib Singh, ma negò in modo adamantino di iniziarlo o di dargli alcunché per molti anni. Con le parole di Ajaib Singh: “Andavo da molti sadhu giacché non ricevevo nulla da Bishan Das, tuttavia tornavo da lui ma era un osso duro. Andavo anche da altri sadhu, eppure non trovavo nessuno come Bishan Das, così tornavo da lui e cercavo ripetutamente di ricevere qualcosa. Bishan Das era molto duro e non dava nulla a nessuno, ma continuai a provare, tentai di ricevere la conoscenza per dieci anni... e quando andavo da lui, mi schiaffeggiava. Non mi permetteva mai di indossare abiti belli. Tutti i parenti e gli altri mi schernivano, si burlavano di me: ‘È impazzito! Va da un folle. Quando ci va, viene schiaffeggiato e gli viene detto di andarsene!’”.  Ma Ajaib Singh dice che gli schiaffi di Bishan Das erano per lui più dolci dei sorrisi degli altri sadhu, perché vedeva che aveva realmente qualcosa.

Non molto tempo dopo l'incontro con Bishan Das, verso il 1940 mentre ancora un adolescente, Ajaib Singh fu chiamato alle armi. Vi rimase per approssimativamente sette anni e per un certo periodo prestò servizio in Germania. Continuò a far visita a Baba Bishan Das ogniqualvolta poteva e continuò ad essere trattato aspramente.

Una volta, quando sotto l'ascendente di alcuni colleghi alla moda, si legò la barba nello stile sikh moderno, Bishan Das gliela afferrò e la slegò con forza: "Chi pensi di essere - un bel gentiluomo? Chi ti ha insegnato a far questo?”, e gliela tirò giù completamente. Chiese ad Ajaib Singh pure tutto il salario ad eccezione di cinque rupie al mese, che gli concedeva per le spese personali. Con quei soldi costruì un ashram che ad ogni modo non permise di visitare ad Ajaib Singh per il fatto che potesse reputarlo di sua proprietà (giacché ne aveva pagato la costruzione). In questo periodo ripeteva ancora il mantra Hey Ram, Hey Gobind con tale assiduità   che la ripetizione era diventata automatica. Una volta mentre sfilava in parata; nell'esercito doveva dire: “Sinistr, destr; sinistr, destr”, ma il mantra era diventato parte di sé al punto che diceva invece: “Hey Ram, Hey Gobind”. Un ufficiale di lingua madre punjabi lo udì e fu molto scontento; lo fece uscire dalla fila e gli fece ripetere il mantra davanti a tutti. Egli ripeté: “Hey Ram, Hey Gobind” proprio come prima. Un ufficiale inglese di rango superiore, presente sul posto, intercedette in suo favore e lo escluse dal servizio di parata. Quell'ufficiale divenne molto amico di Ajaib Singh e gli disse che, quantunque fosse più giovane, sentiva che Ajaib Singh era per lui come un padre.

Il suo reggimento fu postato vicino a Beas nel Punjab per molto tempo, e qua il giovane ricercatore conobbe uno dei giganti del nostro tempo: Baba Sawan Singh Ji, il guru di Sant Kirpal Singh, i cui seguaci in India erano centinaia di migliaia (e che introdusse la pratica di iniziare discepoli in Occidente tramite rappresentanti). Quando Ajaib Singh lo conobbe, il grande Maestro aveva circa ottanta anni, era all'acme della carriera spirituale. Ajaib Singh riconobbe subito la statura spirituale di Sawan Singh e gli chiese l'iniziazione. Il Maestro negò dicendo che chi lo avrebbe iniziato, sarebbe andato di persona in seguito da lui. Ajaib Singh portò a vedere Sawan Singh anche Bishan Das, il quale nonostante la condizione spirituale evoluta chiese a sua volta l'iniziazione al Maestro. Sawan Singh rispose che non era necessario per lui essere iniziato giacché era molto vecchio, ma che lo avrebbe preso sotto la sua protezione. Il grande Maestro presentò Ajaib Singh a Baba Somanath, un discepolo che lavorava nel sud dell'India per introdurvi la Sant Mat, dicendogli che il passato di Somanath era simile al suo, essendosi impegnato in una lunga ricerca e in molte austerità difficili. Questo fu un incontro importante: anche se i due uomini ebbero poco contatto esteriore in seguito, entrambi dovevano proseguire a tempo debito il lavoro spirituale. Dopo che Somanath ebbe lasciato il corpo nel 1976, molti suoi discepoli trovarono pace ai piedi di Ajaib Singh.

Sant Ji incontrò pure e fu influenzato da due altri discepoli evoluti di Baba Sawan Singh, entrambi con personalità straordinarie: il Mastana del Belucistan (Mastana Ji), un sadhu inebriato di Dio che diventò a sua volta Maestro, e Sunder Das, un meditatore di grande potere che sperimentò un periodo molto difficile di problemi personali e pazzia, ma che morì trionfante. Ajaib Singh fu molto vicino a Sunder Das, che visse con lui per qualche tempo. Una volta, all'inizio della loro amicizia, stavano meditando insieme di fronte a un fuoco all'aperto quando un ceppo rovente rotolò e si andò a posare contro la gamba di Sunder Das. La sua concentrazione era così totale e profonda che non vacillò mai per un istante. Quando smise infine di meditare, la gamba era ustionata gravemente. Quel pomeriggio Ajaib Singh andò con Sunder Das a trovare Baba Sawan Singh; il Maestro fu molto compiaciuto della devozione di Sunder Das, e gli diede un balsamo derivato dall'albero “neem” (n.d.t. albero dei paternostri ossia melia azadirachta) che curò la gamba.

Il giovane Ajaib Singh fu incredibilmente colpito e affascinato da Baba Sawan Singh. I suoi discorsi e conversazioni traboccano di citazioni, riferimenti a lui e storie, illustrazioni che sentì per la prima volta nei discorsi del grande Maestro. I discepoli di Baba Sawan Singh che sono ora ai piedi di Sant Ji, dicono che i suoi Satsang ricalcano tantissimo lo stile di Baba Sawan Singh. Non c'e dubbio che la prolungata associazione con lui a un'età così tenera (fra i quindici e i vent'anni) in aggiunta al contatto intenso con alcuni suoi discepoli più evoluti, abbiano svolto un ruolo importantissimo nella formazione del suo futuro. Sant Ji parla ancora di Sawan Singh come “l’uomo più bello che abbia mai incontrato” e anche ora é per lui una realtà vivente.

 

 


   

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