La biografia


Parte terza

"Ajaib Singh, voglio darti qualcosa!"

   

Questo insegnamento chiamato in India Sant Mat o la Via dei Santi e con altri nomi altrove, è sia molto semplice sia molto esigente; richiede una profonda dedizione da parte del ricercatore: “una passione dominante” per usare le parole di Sant Kirpal Singh, come pure la grazia di Dio operante nel Maestro vivente. È stato divulgato in India sin dal quindicesimo secolo da una linea veramente straordinaria di giganti spirituali iniziando con Kabir, il tessitore musulmano che si è incarnato quattro volte, una volta in ogni yuga o ciclo di tempo, e ha inaugurato una o più linee di Maestri ogni volta. Altri Maestri della Sant Mat ai quali Sant Ji fa riferimento nei discorsi includono un certo numero che furono influenzati direttamente da Kabir: Ravidas il calzolaio, Dhanna il contadino jat, Ramananda (esteriormente il Guru di Kabir), Dharam Das e Baba Nanak, il primo guru dei sikh. Nanak ebbe nove successori, erano tutti Maestri della Sant Mat. Poi la religione sikh-istituzionalizzata sostiene che la linea terminò. Ma la tradizione esoterica la presenta in modo diverso: la linea continuò tramite la famiglia regnante di Poona Sitara, i cui membri erano stati iniziati dall'ultimo Guru sikh.

Nello stesso periodo dei Guru sikh ci furono molti altri Maestri; alcuni in linee diverse fondate da Kabir, altri forse (come i grandi sufi, Bulleh Shah e Hazrat Bahu) rappresentanti recenti di una linea che risaliva ad un'età precedente. Fra questi Santi vi erano Mira Bai, una principessa rajput discepola di Ravidas, Tulsidas, il grande poeta indi autore del Ram Charitrar Manas o Ramayana, Paltu, Dadu, Jagjivan, Sehjo Bai, un'altra Santa, discepola di Sant Charan Das, all'inizio del diciannovesimo secolo, e molti altri. Ma la ristrutturazione della Sant Mat nei tempi moderni fu opera di Soami Ji Maharaj di Agra, un iniziato di Tulsi Sahib, i cui inni presentano gli eterni insegnamenti dei Maestri in una lingua estremamente semplice, quasi essenziale, così che possano essere capiti da tutti. Soami Ji, come Kabir, fu una figura seminale nella storia della Sant Mat, con un buon numero di discepoli che diventarono Maestri. Uno di loro, Baba Jaimal Singh, era il guru di Sawan Singh, e quindi l'antenato dei Maestri ai quali siamo interessati.

Dunque Sant Kirpal Singh e Baba Sawan Singh prima di lui non erano solo personalità incredibili, erano i membri viventi di una linea spirituale veramente eminente e portavano con loro tutta la forza, il potere e l'amore che la linea aveva sviluppato. Tramite la lunga ricerca, l'associazione con Baba Sawan Singh, il tirocinio con Baba Bishan Das e (forse più importante di tutto) attraverso i suoi diciassette anni di pratiche intense di quel che Bishan Das gli aveva dato, Ajaib Singh si era messo nella posizione di essere un perfetto ricettacolo per quel che Kirpal Singh voleva dare. Nella terminologia dei Maestri era diventato un Gurumukh. Non c'è da stupirsi che la sua iniziazione sia andata in quel modo o che la sua vita da quel momento in poi abbia preso la forma che ha preso; ci sarebbe da meravigliarsi dell'incontrario.

La sua associazione fisica con il Maestro durò sette anni, nel corso dei quali Sant Kirpal Singh fece visita ad Ajaib Singh un certo numero di volte, talvolta pubblicamente, come parte di un giro del Rajasthan, talvolta privatamente. Egli spariva da Delhi per alcuni giorni senza dire a nessuno dove andava e ritornava con gli abiti coperti di polvere. Diede a Sant Ji ordini precisi di abbandonare affatto l'aspetto esteriore della vita, di non vedere nessuno né di andare da nessuna parte, di meditare a tempo pieno. Infine gli ordinò di abbandonare completamente l'ashram di Kunichuk, non di venderlo, ma di andarsene e di scordarselo: un ordine a cui, come dice Sant Ji, fu difficile obbedire. Ma obbedì e con ciò si guadagnò le calunnie, il dileggio degli ammiratori di un tempo che gradivano le cose nel modo in cui erano state e pensarono che fosse insanito e stesse dissipando ogni cosa. Benché non avesse iniziato nessuno, era trattato come un guru da molte persone e in realtà aveva un largo seguito: ora sembrava stesse dilapidando tutto. Ma uno dei suoi primi amici, Sardar Rattan Singh, aveva costruito un piccolo ashram vicino alla sua fattoria al villaggio 16PS, inclusa una stanza sotterranea specificatamente per la meditazione. Sant Ji vi meditò incessantemente per oltre due anni, quasi in continuo samadhi, uscendo una volta il giorno per prendere un po' di cibo leggero. Interruppe questa meditazione solo pochi giorni prima che Sant Kirpal Singh abbandonasse il corpo.

Riandando nel passato, è chiaro che il Maestro lo stava sottoponendo a un intenso corso finale di spiritualità, ma nella sua saggezza lo teneva nascosto dal sangat in generale, protetto dalle numerose correnti di ambizione personale e gelosia che travolgevano i capi famosi del sangat durante gli ultimi giorni di Sant Kirpal Singh. Sant Ji era conosciuto al Sawan Ashram in modo vago: molte delle persone responsabili sapevano che era stato iniziato un guru nel Rajasthan, il quale aveva diretto tutto il suo seguito dal Maestro. Questo genere di cose non accade così spesso senza fare notizia, tuttavia pochissimi conoscevano il suo nome, per non parlare di come trovarlo. Solo il Maestro sapeva e procurava al discepolo tutto quello di cui aveva bisogno.

L'ultima visita pubblica di Sant Kirpal Singh nel Rajasthan fu nella primavera del 1972, due anni prima che lasciasse il corpo. In quest'occasione si fermò ancora con Ajaib Singh al Kunichuk, e questa volta gli disse che avrebbe continuato il lavoro di dare l'iniziazione al Naam. Ajaib Singh protestò, ma il Maestro fu inflessibile. Fu condotta un'iniziazione all'ashram agli ordini del Maestro nella quale cinquanta persone ricevettero il Naam da Ajaib Singh, mentre il Maestro sedeva osservando su un divano. In quest'occasione il Maestro Kirpal Singh gli disse: “Ajaib Singh, sono molto contento di te, voglio darti qualcosa”, le stesse parole usate da Bishan Das nel 1950. E allora come dice Ajaib Singh: “Maharaj Ji passò la sua stessa vita e potere nella mia anima attraverso gli occhi. Implorai il Maestro di non farlo giacché temevo che non sarebbe passato molto tempo prima della sua dipartita”, proprio come era successo con Bishan Das. Da questo punto in poi Ajaib Singh aveva l'autorità di dare il Naam senza prima chiedere al Maestro.

Come si è sopraccitato, Sant Ji trascorse i due anni successivi in meditazione nella stanza sotterranea dell'ashram al villaggio 16PS, seduto su un pancone di legno. Dedicò tutto il tempo al Surat Shabd Yoga. Interruppe il samadhi prima che Kirpal Singh lasciasse il corpo nell'agosto del 1974 e visitò il villaggio 77RB a pochi chilometri di distanza su amorevole invito di alcuni devoti. Fu lì che apprese della dipartita fisica del Maestro e, piangendo amaramente, si recò al Sawan Ashram a Delhi per porgere i suoi omaggi.

All'arrivo fu salutato e ricevette una stanza, ma dopo varie ore gli fu chiesto dalla persona responsabile di andarsene. Venne scortato alla stazione ferroviaria per aspettare il treno nonostante fosse ancora nel bel mezzo del giorno e il treno non sarebbe partito prima delle ventuno. Si era trovato innocentemente nelle correnti dette prima: non c'era posto per lui nell'ashram del Maestro. Se ne andò senza proteste, proprio come Sant Kirpal Singh, venticinque anni prima, se ne era andato dalla Dera a Beas per ragioni simili. Non aveva desiderio personale di essere un Guru e aveva un'avversione esplicita per i raggiri politici. Tornò a Satatararbi (il 77RB) e, pochi giorni dopo, nella profondissima agonia della separazione fisica del Maestro lasciò il villaggio e vagò nel deserto senza prendere nulla con sé e piangendo al punto da danneggiarsi gli occhi.

Questo soggetto della vireh o separazione dal Maestro può lasciare perplesso il discepolo. Sant Kirpal Singh scrisse un capitolo al riguardo nel capolavoro in prosa, il Gurmat Siddhant. Spesso raccontava di come Baba Sawan Singh gli fece leggere quel capitolo due volte e di come allora si rese conto che avrebbe sperimentato personalmente tutto ciò che aveva scritto in quelle pagine. Il discepolo pensa che fra tutti il nuovo Maestro dovrebbe essere il meno toccato dalla dipartita fisica del precedente; Egli è, per definizione, più strettamente unito a lui di chiunque altro, perché dovrebbe premere a tal punto la separazione fisica? Ma non è così, è proprio perché i Maestri sanno meglio di chiunque altro il vero significato della forma fisica del Maestro che si addolorano per la sua dipartita. Parlando del Maestro, una volta Baba Sawan Singh dichiarò: “Sebbene Baba Ji sia nella profondità del mio cuore e non sia mai separato da Lui per un momento, tuttavia che benedizione sarebbe se lo vedessi ancora una volta muoversi fra noi come prima! Per una simile vista rinuncerei a tutto quel che posseggo!”. Sant Kirpal Singh, che molte volte si riferì a questo soggetto, spiega la cosa ulteriormente: 

Quando amiamo un essere umano, ci sentiamo addolorati per la separazione. Ma quando amiamo un uomo che è unito con Dio, l'intensità del suo amore è molto più grande. Qualcuno può chiedere: “Quando il Maestro inizia l'allievo, risiede nell'anima dell'allievo e rimane sempre con lui. Ebbene perché c'é questo sentimento di tristezza?”. La risposta è che nell'intimo si ottiene un tipo di piacere e quando lo si vede nel corpo, si hanno due godimenti. Vivere dopo la morte del Maestro é la più grande sventura. Morì il Maestro di una persona. Andò alla sua tomba e pregò: “È una sfortuna vivere ora! Detto questo, si sdraiò sulla tomba e spirò”. Quando le lacrime sgorgano dagli occhi nel ricordo del Maestro, tutti i propri peccati sono lavati via...

                    dal libro Gurudev - The Lord of Compassion, pag. 52

   

 

 


   

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