La biografia


Parte quarta

Il nostro Amico con un abito diverso

   

Dunque sembra che l'odissea di Sant Ji nel deserto, portando tutto il peso del dolore causato dalla separazione, sia stata la purificazione finale da qualsiasi grossolanità ancora esistente, l'acme necessario della lunga preparazione. Ma che prezzo è stato pagato! Il danno causato ai suoi occhi dal pianto eccessivo è stato reale e duraturo, ha già richiesto due operazioni.

Nonostante Egli non avesse interesse per ciò che in India è chiamato gaddi (il seggio del Guru usato come simbolo di autorità spirituale) e nel suo vagare si fosse allontanato da tutti coloro che lo conoscevano, l'incarico datogli dal Maestro non era cessato. Benché la visita al Sawan Ashram fosse stata brevissima e fosse stato allontanato nella maggior discrezione possibile, non era rimasto del tutto inosservato: un vecchio discepolo notò che “i suoi occhi si erano trasformati in quelli del Maestro”, lo aveva invitato al suo appartamento nell'ashram e lo aveva trattato con molta gentilezza, rispetto. Parlò di lui anche ad altri, uno dei quali, un mio amico, seguì Sant Ji nel Rajasthan per incontrarlo personalmente. Ebbero un incontro breve e inconcludente il giorno prima che Sant Ji lasciasse il villaggio; ma fu sufficiente a portare speranza al sangat occidentale tristemente colpito dalla dipartita del Maestro e da quello che seguì. Mentre era in giro, mancava tantissimo ai satsanghi che si era lasciato dietro nei villaggi serviti dai canali, nel deserto settentrionale del Rajasthan. Uno dei devoti che vive al 77RB, Gurdev Singh, chiamato “Pathi Ji” giacché è un pathi o cantore eccezionale (spesso svolge quel ruolo ai satsang di Sant Ji, canta gli inni sui quali è basato il discorso), non riusciva a sopportare la sua assenza prolungata e lo andò a cercare.

Contemporaneamente altri devoti del villaggio costruirono per lui un ashram sperando che avrebbe acconsentito ad utilizzarlo. Dopo vari mesi di ricerche, Pathi Ji lo trovò e, con grande gioia dei devoti, Egli acconsentì a fare uso dell’ashram che avevano costruito con tanto amore. Il loro amore lo fece ritornare. Coltivando la terra dell'ashram, lavorando tranquillamente senza far nulla per accrescere le controversie fra i discepoli del Maestro, Sant Ji incominciò ad eseguire i suoi ordini. Tenne un satsang mensile, diede l'iniziazione al Naam a coloro che si recavano da lui, diede darshan e consigli a coloro che desideravano. Continuò così fino alla visita del sottoscritto nel febbraio del 1976.

La storia di quella visita è stata narrata dettagliatamente altrove e non ha bisogno di essere ripetuta, se non per dire che andai in risposta a ordini interiori di Kirpal Singh, del quale sono un discepolo, e fui completamente impreparato per quel che trovai: un semplice, bell'uomo amorevole, di totale integrità e autenticità, che conduceva la vita senza tempo dei Padri del Deserto o dei Profeti biblici nel suo ashram di fango nel mezzo del deserto, operando nell'immagine esplicita e nel potere di Sant Kirpal Singh. Il Maestro aveva detto, proprio prima di andarsene quando fu interrogato riguardo a un successore: “Quello stesso potere viene tramite diversi poli umani. Quando Guru Nanak lasciò il corpo, sbocciò. Quando piansero, disse semplicemente: 'Ascoltate, se un vostro amico se ne va oggi, ritorna con un altro vestito un altro giorno, che differenza fa? Gli abiti possono cambiare ma non Quello. Sono punti molto delicati...”. (Sat Sandesh, 8 agosto 1974). Pochi giorni dopo aggiunse: “Il Verbo non cambia mai. Quando il vostro amico viene oggi con un vestito bianco, domani con uno giallo, il terzo con uno marrone, non lo riconoscerete? Spero che lo riconoscerete e non lo abbandonerete. Ecco tutto quel che posso dire...”. (Sat Sandesh, 14 agosto 1974). Lì davanti ai miei occhi si adempiva questa profezia. Al ritorno descrissi il nostro incontro in questo modo: “Ogni volta che mi guardava, era il Maestro a guardarmi. Non c'era dubbio al riguardo... incominciò a crescere quest'incredibile gioia interiore che non avevo più sperimentato sin dall'ultima volta che vidi il Maestro. Erompeva dentro di me e non potevo crederci. Improvvisamente capii quel che si intende con il nostro Amico con un abito diverso”.

Egli chiarì altresì di non avere nessun interesse personale ad essere Guru, a un certo punto mi disse: “Chi vuole essere un guru? Che c'è nell'essere guru, dimmelo? Non è meglio essere un discepolo?”. Ma forse ancora più significativo è il fatto che avesse dato ordini a tutti i discepoli e agli ammiratori di quella zona di non dire dove stava a chiunque fosse venuto a cercarlo. Per questo fu molto difficile trovarlo, e le persone che infine ci guidarono da lui, agirono a dispetto dei suoi ordini e solo dopo aver sentito tantissima grazia. Sant Ji non era interessato alla posizione di Guru, tuttavia doveva obbedire agli ordini dei Maestro, quindi acconsentì a non allontanare chiunque desideroso di trovarlo.

Immediatamente, al mio ritorno incominciarono a formarsi gruppi per fare il viaggio: un flusso ininterrotto con gruppi di quaranta e più persone per volta che sono andati ogni mese da settembre ad aprile per dieci giorni di meditazione intensa e guida spirituale diretta. Con misericordia acconsentì anche - nel giro di pochi mesi - a prendere provvedimenti affinché i ricercatori in Occidente  ricevessero l'iniziazione. Ora i suoi iniziati sono migliaia, con rappresentanti autorizzati a dare l'iniziazione in molti paesi del mondo. La grazia maggiore è che, in risposta all'amore incredibile che ha ricevuto dai discepoli di entrambi Sant Kirpal Singh e Baba Somanath, come pure da ricercatori desiderosi dell'iniziazione, Egli ha lasciato il suo amato deserto di Thar del Rajasthan per viaggiare in lungo e in largo: in India, nel Nord e Sud America nel 1977 e infine, nel 1980 in tutto il mondo visitando ogni continente in quattro mesi di viaggi continui (n.d.t. da allora Sant Ji ha compiuto numerosi giri del mondo).

Il suo semplice ashram di terra di 77RB è stato allargato ripetutamente per far posto al numero sempre maggiore di discepoli che si affollavano ai suoi piedi. Infine è stato abbandonato completamente, giacché Sant Ji ha deciso di ritornare all'ashram di prima, al 16PS, dove aveva meditato sottoterra per tanto tempo. Edifici più solidi e un'ubicazione più comoda sono stati tra i fattori che hanno contribuito a trasferirsi in questo posto santissimo, cosa che è avvenuta nell'estate del 1981.

     La storia non è finita, grazie a Dio, continua. Molti di noi hanno imparato una cosa: la grazia di Dio operante tramite il Maestro vivente è colma di sorprese. Seguire il Sentiero non è come studiare teologia, religioni comparate o leggere libri, anche questo. Si tratta di una corsa intensamente reale su e giù per la montagna del  Sé, e alla fine, c'è più di quanto noi possiamo mai sognare. Se pensiamo che i Santi e i Profeti siano vissuti solo nel passato, e che la possibilità di parlare direttamente con Dio sia finita quando fu scritta l'ultima parola della Bibbia, abbiamo torto. Dio ci ama tanto quanto amò la gente di duemila o cinquemila anni addietro e continua a mandare i suoi amati Figli per dirci quel che la nostra anima desidera sentire. La vita descritta in queste pagine è una prova vivente di questo.

 

                                    Russell  Perkins *

 

 

 

 

* Ha servito il Maestro Kirpal Singh e Ajaib Singh come rappresentante per tanti anni. Fondatore del Sant Bani Ashram, il centro-base della missione dei due Maestri negli Stati Uniti, è stato altresì l’editore della rivista Sant Bani, che pubblica mensilmente dal 1976 le opere dei Maestri. Attualmente è impegnato nella “Pyareo Home”, una casa di riposo per anziani costruita adiacente l’ashram e si guadagna i mezzi di sussistenza come insegnante presso la Sant Bani School. Ha scritto e pubblicato un libro delle proprie esperienze con i due Maestri The Impact of a Saint, che è reperibile anche in lingua italiana (“L’impatto con un Santo”, Edizioni MIR) oppure sul forum.

 

 

 


   

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