All'epoca del mio Maestro andai a casa di qualcuno a Rawalpindi. Mi invitarono mentre andavo in ufficio. Entrai in casa, mi sedetti; erano tutti seduti, il marito e i fratelli. "Quanto tempo ci vuole per abbandonare il corpo? Per ritirarsi?". Dissi loro: "Volete sapere? D'accordo, vi mostrerò". Chiusi gli occhi e loro pensarono: "È morto". Capite? Non occorre tempo per chi è abituato, occorre pratica. All'inizio è difficile, ma voi ottenete qualcosa proprio il primissimo giorno.

Kirpal Singh - 16 settembre 1970

 

 

seconda  parte

 

     Nel 1963 egli fece il secondo giro del mondo, questa volta, come presidente della Fratellanza Mondiale delle Religioni, incontrando leader nazionali e religiosi sul loro stesso livello e predicando il Vangelo lenitivo dell’amore al mondo spinoso dei politici. Incontrò Papa Paolo VI, il patriarca delle Chiese Ortodosse d’Oriente, alcuni reali europei e figure governative a tutti i livelli presentando loro l’idea dell’unità dell’uomo. Accanto allo svolgimento del suo lavoro a questo livello, egli continuò ad iniziare ricercatori sul sentiero della Sant Mat.
     Man mano che in occidente il lavoro aumentava, sempre più ricercatori della verità desideravano ardentemente sedere ai piedi del Maestro in India. Il primo che soggiornò al Sawan Ashram fu Rusel Jacque; il resoconto dei suoi sei mesi passati all’ashram nel 1959 (Gurudev: il Signore di Compassione), incoraggiò altri ad andare personalmente a vedere. E lo fecero – un flusso irregolare all’inizio, poi di più, fino a quando all’inizio degli anni settanta c’erano quasi sempre quaranta o cinquanta occidentali residenti all’ashram per periodi che andavano da tre settimane a sei mesi. Nell’ultimo anno il numero salì alle stelle, poiché, sapendo che se ne stava andando, spalancò le porte ed emanò un invito generale a tutti i suoi discepoli non indiani per partecipare alla Conferenza Mondiale sull’Unità dell’Uomo tenutasi nel febbraio del 1974.
     Uno degli aspetti finali della missione poliedrica di Kirpal Singh fu la costruzione del Manav Kendra o Centro dell’Uomo ai piedi delle montagne Himalayane a Dehra Dun. Il programma era di stabilire cinque di questi centri per tutta l’India: al nord, al sud, all’est, all’ovest e al centro. Ogni centro doveva infine sostenere sé stesso e servire come esempio di agricoltura per i contadini della zona combinando metodi indiani tradizionali con esperimenti più scientifici. Ogni centro doveva pure includere un ospedale gratuito, una scuola elementare gratuita, una casa per gli anziani, una comunità per studiare le lingue ed una biblioteca sulle religioni e sul misticismo comparati, in aggiunta alle istruzioni esoteriche e al programma di formazione dell’uomo, che doveva essere il fulcro del centro. Durante gli anni 1970-71 il Maestro lavorò personalmente dodici ore al giorno per far costruire il Manav Kendra e farlo funzionare.
     Il 26 agosto 1972 il Maestro partì per il terzo ed ultimo giro del mondo. Questa volta fu salutato da folle che arrivavano a migliaia, la maggior parte di loro giovani che erano stati iniziati negli ultimi anni. Sebbene il corpo mostrasse segni di deterioramento ed il suo straordinario vigore fosse infine diminuito, si impegnò per quattordici o quindici ore al giorno in tutto il giro dando numerosi discorsi, vedendo migliaia di persone in colloqui privati, e iniziando più di duemila nuovi discepoli prima che il giro finisse.
     Il punto massimo della missione di Sant Kirpal Singh fu la Conferenza sull’Unità dell’Uomo sette mesi prima della morte. Alla conferenza parteciparono più di duemila delegati, leader religiosi e politici dell’India e da tutte le parti del mondo, e approssimativamente cinquantamila non delegati. Il suo ultimo maggiore sforzo nel campo dell’unità ebbe luogo al Kumbha Mela di Hardwar dove, il 2 Aprile 1974, radunò un gran numero di sadhu e santi uomini nella Conferenza dell’Unità Nazionale, implorò loro di cooperare per l’eliminazione delle lotte religiose e per l’innalzamento economico dei poveri dell’India. Questa fu la prima volta nella storia religiosa dell’India finora conosciuta che qualcuno sia stato in grado di persuadere tradizionali ed indipendenti sadhu a unirsi insieme per un bene comune, come disse in seguito: “Fu molto difficile radunarli per farli sedere insieme”.
     Al grande Bhandara in onore del suo Maestro, alla fine di luglio, diede l’ultima iniziazione dando il Naam a più di mille aspiranti. Alcuni giorni dopo, il 1 Agosto, si rivolse ad una sessione del Parlamento Indiano su richiesta dei suoi membri: la prima volta nella storia che un capo spirituale era invitato a rivolgersi al parlamento. Tre settimane più tardi (dopo una breve malattia durante la quale continuò a condividere momenti d’amore, di grazia ed incoraggiamento spirituale con un esiguo numero di discepoli occidentali, malgrado l’ovvio, crescente dolore), egli uscì fuori dal corpo in piena coscienza. Le sue ultime parole furono di amore e riguardo per i suoi discepoli. La sua vita porta testimonianza eloquente che l’età dei profeti non è finita: è ancora possibile per gli esseri umani trovare Dio e rispecchiare la Sua volontà.

 

                                                             Russell Perkins

 

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