L’amore ci attrae nella forma più nuova

 Sant Ajaib Singh Ji 

12 dicembre 1976

Sant Bani Ashram - Villaggio 77RB, Rajasthan

 

 

L’amore è sempre nella fioritura più nuova, l’amore ci attrae nella forma più nuova. 

     Questo è il bani di Bulleh Shah, un grande Santo dell’India. Egli nacque a Rum e fu educato a Kasur nel distretto di Lahore, dove completò i propri studi. Suo padre era un kazi (n.d.t. un sacerdote) nella moschea di Lahore e sin dall’infanzia Bulleh Shah nutrì un gran desiderio di realizzare Dio. Essendo suo padre un kazi, anche lui intraprese la stessa carriera ed entrambi padre e figlio furono kazi nella moschea di Lahore per quarant’anni. Tutti i giorni compivano riti e cerimonie in accordo alla legge musulmana, vale a dire offrire preghiere, richiamare alla preghiera ed eseguire tutte le altre cerimonie secondo la legge musulmana.
     Una volta Bulleh Shah incontrò un iniziato di Inayat Shah che gli disse: “O Mir, perché ogni giorno chiami Dio urlando così ad alta voce? Va’ da Inayat Shah, lui può togliere i sigilli alle tue orecchie in modo che tu possa sapere che Dio non è sordo. Egli è dentro di te”. Allora Bulleh Shah si recò da Inayat Shah che era un Santo o Maestro perfetto di quell’epoca; ed era un contadino. In quel momento Inayat Shah stava sradicando delle pianticella di cipolla da un lato del campo per trapiantarle altrove. Bulleh Shah chiese a Inayat Shah di dirgli come si poteva raggiungere Dio. Inayat Shah replicò: “O Bulleh Shah! Qual è il problema per raggiungere Dio? Uno deve solo trapiantare il proprio cuore”.
     È un esempio semplicissimo: Inayat Shah diede questo esempio perché in quel momento stava estirpando le piantine per trapiantarle da un altro lato, ma il significato è molto profondo. Inayat Shah non era un uomo colto, era illetterato; diede questo tipo di esempio, ma il significato è che dobbiamo sradicare la nostra attenzione dal mondo e trapiantarla verso Dio.
     Nella legge della religione musulmana si crede che dopo il Profeta Maometto non vi possano essere più profeti o Santi, che Lui sia l’ultimo Santo incarnato nel mondo. Tutte le religioni proclamano questo riguardo ai loro Maestri. Gli insegnamenti dei Santi si diffondono nel loro vero significato solo fino a quando vivono nel corpo, sul piano fisico, però quando muoiono, i discepoli danno ai loro insegnamenti la forma di religione per il loro nome e fama, per i loro interessi acquisiti. Affermano che non ci possono essere Santi eccetto il loro Maestro.
     Se accettiamo questo, dimentichiamo tutto. Vedete, nei tempi passati Dio ebbe misericordia delle anime e desiderò riportarle a casa con l’aiuto dei Santi. Anche ora la sua attitudine è la medesima. Non è vero che i Santi venuti in passato ad aiutare le anime a ritornare a casa, adesso non stiano più incarnandosi o non verranno più in futuro. Proprio come il mondo si sviluppa, cambia e si rinnova, nello stesso modo Dio continua a mandare i Santi.
     I vecchi profeti o i Santi vennero sul piano fisico nei tempi antichi, forse quattrocento o quattromila anni fa o chi sa quando. Anche noi possiamo essere stati qui a quel tempo, ma durante questo lungo periodo di tempo ci siamo incarnati parecchie volte. Proprio come noi siamo in un corpo nuovo, anche Dio viene in un nuovo corpo e con un nome nuovo. Dio viene in un corpo nuovo talvolta come Kabir, come Maulana Rumi, come Shamas Tabrez, come Swami Ji o talvolta aiuta le anime a ritornare a casa nelle sembianze di Jaimal Singh, di Baba Sawan Singh e del nostro Satguru. Il significato del canto è: noi siamo nuovi e anche Dio viene in un corpo nuovo, con una nuova fioritura, un nuovo colore.
     Mastana Ji era solito dire: “Dio abbraccia coloro che si trovano nella compagnia dei Fachiri. Dio è sempre con loro e loro sono sempre con Dio”. Bulleh Shah dice: “L’amore ci attrae nella forma più nuova; l’amore è sempre nella fioritura più nuova”. Aggiunge: “Se avessi saputo che Dio era venuto nella forma di Inayat Shah, lui ha assunto quel corpo. Per quanto concerne la legge per cui non possono esistere altri profeti o Santi dopo Maometto, non è vera; è sbagliata. Egli è venuto diventando nuovo. La mia forma è nuova e quindi anche Lui è venuto in una nuova forma”. 

Brucia il tappeto delle preghiere e rompi il vassoio; non portarti appresso il rosario o il bastone. Gli amanti di Dio gridano dai tetti delle case: “Non sostenete che state mangiando corpi secondo la legge!”. L’amore ci attrae nella forma più nuova.

     Maharaj Sawan Singh soleva dire: “Un giardiniere pianta gli alberelli, un altro giardiniere li innaffia e li fa fiorire. Un Maestro da l’iniziazione, un altro dà l’acqua del Satsang, e li fa fiorire. Li fa prosperare spiritualmente ispirandoli a meditare; in questo modo riescono a realizzare Dio”. Ma che cosa succede? Quando un Santo muore, i suoi discepoli dicono che nessuno può essere Maestro eccetto Lui. Che cosa fa pensare questo del Maestro? A che cosa serve un insegnante che non riesce a far passare l’esame nemmeno a uno studente? A che cosa serve la venuta di un Maestro se nessuno fra i suoi discepoli ha buon esito? Diciamo che nessuno ha avuto buon esito a causa della nostra ristrettezza di mente.
     Come possiamo riconoscere un Santo se fra i suoi discepoli nessuno raggiunge la sua stessa posizione? Maharaj Sawan Singh affermava: “Quando i Santi vengono, portano con se il proprio personale”. Quando uno termina il proprio dovere, un altro inizia a svolgere il suo. Se i Santi non portassero con se il proprio personale, chi li riconoscerebbe in questo mondo materialista? Riflettete: noi, insetti della Maya, saremmo stati in grado di riconoscere Maharaj Sawan Singh Ji? Pensate a come il Maestro Kirpal Singh ne glorificò il nome in tutto il mondo e come Mastana Ji ne divulgò il nome nel Rajasthan. Avremmo potuto noi, insetti della Maya quali siamo, fare questo o glorificare il Suo nome?
     Guru Nanak dice: “Le persone agiscono e fingono di essere unite con Dio, ma in realtà ne sono lontani milioni di chilometri”. Come Maharaj Sawan Singh era solito dire: “I Santi portano con se il proprio personale e quando terminano il lavoro da una parte, iniziano altrove”. Le persone mondane urlano sempre inutilmente contro di loro, ma quando viene il momento il Maestro inizia a svolgere il proprio lavoro, non importa se gli altri parlano contro di Lui. Vedete, molte persone di altre convinzioni perseguitavano continuamente il Maestro Kirpal Singh Ji, eppure fondò la Ruhani Satsang e mostrò loro la Verità. Quando le persone calunniano o criticano i Santi, ne divulgano ancor di più il nome nel mondo. Vi sto dicendo una verità: se non esistessero i calunniatori o i denigratori dei Santi, nessuno li avrebbe conosciuti.
     Una volta Maharaj Sawan Singh andò in una città per tenere il Satsang. Alcuni gli chiesero il permesso di fare pubblicità, ma Maharaj Ji disse loro: “Si occuperà lui di farla, Dio la farà per conto suo in un modo o nell’altro. Non preoccupatevi per questo”. Così a quel tempo gli Akali e gli Arya Samaj erano contrari a lui, volevano impedire alla gente di andare al Satsang. Tramite altoparlanti installati sui fuoristrada, annunciarono in giro per la città: “Non andate al Satsang della Radhasoami. Il loro guru vi mette in testa strumenti musicali e attraverso gli occhi si impossessa delle persone”. La gente pensò: “Andiamo a vedere quest’uomo che fa tutte quelle cose”, in quel modo molti andarono al Satsang per curiosità, tanti che non avevano mai sentito parlare di Maharaj Sawan Singh.
     Mentre quelle persone facevano questa pubblicità, Maharaj Ji sedeva sul terrazzo con gli organizzatori: “Vedete adesso, è stato fatto bene il vostro lavoro o no?”. Quale fu il risultato di quella pubblicità negativa? Ci fu un grande affollamento nella tenda del Satsang. I nuovi ringraziarono di cuore gli Akali e i fratelli dell’Arya Samaji che li avevano portati ai piedi di un perfetto Maestro; parecchi ricevettero l’iniziazione in quel luogo. Dunque questi principianti non retribuiti di Dio lavorano per i Santi. Paltu Sahib dice: “Le critiche sono di grande aiuto per glorificare il nome di un Santo nei tre mondi. Chi non lo conosce, apprende della sua esistenza”.
     Bulleh Shah dice: “Bruciate il tappeto della preghiera perché quando i Santi se ne vanno, la gente adotta i loro simboli. Bruciate il tappeto della preghiera e tralasciate il rosario e il bastone”. I musulmani usano un bastone speciale quando fanno un certo tipo di preghiera. Lui dice: “Tralasciate il rosario”. E noi cosa facciamo? Muoviamo i grani del rosario con le mani e pronunciamo le parole: “Rama, Rama” con la bocca. Ma che cosa dice Kabir riguardo questa pratica? “Il rosario si muove nella mano, la lingua nella bocca e la mente vaga nel mondo. Caro fratello, questo non é un Simran”. Muoviamo il rosario con la mano e pronunciamo parole con la bocca, però la mente vaga altrove: a volte pensa ai figli, alle figlie, a volte lotta con i problemi di casta e di comunità, è un po’ qua, un po’ là. Noi dobbiamo praticare la meditazione con l’attenzione ed essa vaga nel mondo. Pertanto Kabir dice: “Questo simran non ha alcun valore, non serve a nulla. Se volete muovere il rosario, muovete il rosario del cuore, di ogni cellula del corpo al punto che il corpo stesso risuoni”.
     Inoltre, Bulleh Shah dice: “Gli amanti di Dio gridano dai tetti delle case”. Gli amanti di Dio che sono venuti nel mondo, hanno gridato dai tetti delle case: “Non sostenete che state mangiando carne secondo la legge”. È credenza comune di varie religioni che se l’animale viene macellato in un determinato modo, allora è in accordo con la legge, però i Santi dicono che una volta venuta meno la vita nel corpo, non ha importanza in quale modo avvenga, quel corpo si trasforma in un cadavere.
     Bulleh Shah dice: “Perché ingannate la gente? Mangiate corpi morti e dite che è secondo la legge, non fatelo. Dite: ‘Mangiamo un cadavere’ in modo che gli altri si rendano conto se è secondo la legge o meno. Voi stessi siete nell’illusione; perché illudete gli altri?”. In questo contesto Paltu Sahib afferma: «I musulmani macellano in un modo e dichiarano che è in accordo con la legge; gli indù macellano in un altro modo ed entrambi sono nell’illusione, mangiano soltanto dei cadaveri. O Paltu, i musulmani vanno alla moschea e inchinano la fronte mentre gli indù si recano nei templi per pregare, ma tutti e due fanno soltanto degli strenui sforzi”.
     Paltu Sahib aggiunge: “Come ho realizzato Dio? Non ho adorato Dio nella Moschea né mi sono inchinato a Dio nel tempio. Adoro il Dio vivente che conosce i dolori e i dispiaceri altrui”. Anche Mastana Ji diceva: “Dio è un Rama vivente. La gente adora il Rama morto, la statua di Rama, mentre io adoro il Rama vivente mostratomi dal Maestro Sawan Singh”.  

Quando imparai la lezione d’amore, ebbi paura di andare alla moschea. Allora andai al tempio dove echeggiavano molti suoni. L’amore ci attrae nella forma più nuova.

     Adesso dice: “Quando imparai la lezione d’amore (vale a dire quando ricevetti l’iniziazione), ebbi paura di andare alla moschea”. Aveva predicato nella moschea per quarant’anni e quando ricevette l’iniziazione, si rese conto di quanto avesse ingannato la gente. Ingannare un’anima è un grande peccato. Chi inganna le anime, è un grande peccatore. Poi aggiunge: “Quando ebbi timore di andare alla moschea, pensai che avessi trovato un po’ di pace nel tempio. Così corsi subito al tempio, ma anche là che cosa c’era? Rimbombavano molti suoni, la gente faceva moltissimo rumore con conchiglie, tamburi e suonavano altri strumenti; ma non trovai l’amore di Dio. Dov’era Dio? Dio è venuto nella forma più nuova, nella forma di Inayat Shah, l’amore ci attrae nella forma più nuova”. 

Quando ricevetti l’emblema dell’amore, distrussi il potere della mente e della maya. Mi purificai interiormente ed esteriormente; adesso, ovunque guardi, vedo il mio Beneamato. L’amore ci attrae nella forma più nuova. 

     Ora dice: “Quando ricevetti l’emblema dell’amore distrussi il potere della morte e della maya, le dominai; adesso sono sotto il mio controllo. Sono purificato interiormente ed esteriormente”. Quando uno si purifica e manifesta Dio nell’intimo, allora diviene puro anche esteriormente: quell’uomo, quel polo umano esorterà la gente a guadagnare i propri mezzi di sostentamento col sudore della fronte e a meditare sul Naam. Egli consiglia di essere puri esteriormente, ma sottolinea anche la purezza interiore. Dice che non dovreste comportarvi come un Mahatma all’esterno senza aver realizzato nulla interiormente. No, dovete mostrare agli altri solo quel che è dentro di voi. Poi Bulleh Shah dice: “Ovunque guardi, vedo solo Lui, il mio Beneamato”. Quando siete nel mezzo di un palazzo pieno di specchi, ovunque guardiate, vedete la vostra stessa immagine. Che guardiate davanti o dietro, a destra o a sinistra, vedete la vostra immagine: allo stesso modo quando uno si purifica interiormente ed esteriormente, vede il Maestro dappertutto.
     Anche Guru Nanak dice “Vedo solamente Te, o mio Maestro. Non c’è nessuno eccetto Te in qualsiasi luogo”. Kabir Sahib dichiara: “Dicendo Tu, mi sono annullato; da quando è successo, ovunque guardi, vedo unicamente Te”.
     Qual è la nostra condizione? Maharaj Ji soleva raccontare la storia di un Mirati (un membro della casta ereditaria dei musicisti). Egli andò in una moschea nella quale i devoti stavano pregando. Dissero anche a lui di dire delle preghiere, al che lui domandò quali vantaggi avrebbe avuto. I devoti risposero che con le preghiere il viso avrebbe emanato la radiosità di Dio. Lui disse: “Benissimo, adesso non ho tempo ma lo farò a casa”. Ai musulmani è concesso di fare abluzioni prima della preghiera con la sabbia qualora non sia possibile avere dell’acqua. Ora quell’uomo aveva l’abitudine di bere e nutriva avversione per l’acqua, quando quella sera tornò a casa, era ubriaco. Decise di usare la sabbia e si sfregò le mani sulla terra. In quel punto c’era una padella per il ciapati che era nera e lui incominciò a sfregarsi le mani sulla padella, poi si sfregò la faccia; dopo la preghiera se ne andò a dormire.
     Quando si svegliò la mattina, chiese alla moglie se vedeva sul suo volto la radiosità di Dio. La moglie non aveva mai visto la radiosità di Dio; che cosa poteva dire? Confermò: “Guarda, io non so cosa sia la radiosità di Dio, ma posso dire che se è nera, allora ne è venuta in abbondanza; se è di un colore diverso, allora c’è la tua radiosità”.
     Dunque questa è la nostra condizione. Se potessimo raggiungere Dio macellando animali, calunniando, criticando, pensando male degli altri, allora tutti lo avrebbero fatto. Ma se noi lo realizziamo solo purificandoci interiormente ed esteriormente, allora abbiamo perso anche gli altri godimenti. Guru Nanak dice: “Rari sono i migliori nel mondo”. Soltanto pochi vengono purificati interiormente ed esteriormente. 

      Hir e Ranjah erano uniti. Ranjah giocava nel mio grembo ed io  lo cercavo all’esterno; non ero cosciente. L’amore ci attrae nella forma più nuova.

     Ora dice: “Che cosa avvenne quando mi purificai sia interiormente sia esteriormente? Hir e Ranjah erano uniti“, ossia l’anima e la Superanima erano unite. L’anima dice: “Non mi rendevo conto che il Beneamato era dentro di me, lo cercavo nelle foreste, sulle montagne, in questo mondo. Ma quando guardai nell’intimo secondo le istruzioni del Maestro, vidi il benamato Ranjah (lo Shabd) giocare nel mio grembo”. Poi dice che quando l’anima si rivolse internamente, incontrò Ranjah,  manifestò lo Shabd. Quando l’anima ritornò alla vera casa, Sach Khand, chi trovò? Il suo beneamato Ranjah, la Superanima, Dio.
     Adesso Hir o l’anima dice: “Avendo chiamato Ranjah, Ranjah, io stessa sono divenuta Ranjah. Ora tutti i miei amici mi chiamano Ranjah, nessuno dovrebbe chiamarmi ‘Hir’”. Va dagli amici in cerca di Hir: “Avete visto Hir?”. Quando gli amici chiedono: “Chi sei tu?”, lei risponde: “Ranjah”, il che significa che ha dimenticato anche se stessa.
     Nello stesso modo una persona che custodisce nel cuore l’amore per il Maestro oppure che lo ricorda costantemente, diventa la sua forma. Anche Guru Nanak afferma: “O Nanak, questa è la Sua volontà. Il Guru rende tale il  suo discepolo”.
     Ma coloro che non si innalzano e non vanno nei piani più elevati, non possono vedere la Verità. E che cosa fanno queste persone? Bene, non traggono beneficio loro in prima persona e non permettono agli altri di trarne. Dunque lei dice: Il mio Dio, il mio Maestro, lo Shabd è dentro di me. Gioco con Lui e Lui gioca con me”.  

La gente è stanca di leggere i Veda e il Corano. Le fronti si sono consumate con le Sijdha. Dio non è né alla Mecca né in qualsiasi altro luogo sacro. Chi lo ha realizzato, lo ha fatto entrando interiormente. Tutto giace nell’intimo.

     La Sijdha è una prostrazione che si effettua durante la preghiera musulmana nella quale ci si inginocchia e si tocca il terreno con il mento e con la fronte, gli occhi sono rivolti sulla punta del naso; la Mecca è il luogo sacro del musulmani. Così Bulleh Shah era un uomo molto intellettuale, istruito; aveva praticato tutte queste cose. In questo punto spiega come ha messo in dubbio la loro validità: “Sono stanco di leggere i Veda e il Corano. Facendo le Sijdha o prostrazioni, la mia fronte sì è consumata”. Alcuni Santi vengono e si recano presso tutti i luoghi sacri, ad esempio Guru Nanak andò alla Mecca. Nello stesso modo Bulleh Shah andò nei luoghi sacri degli indù come pure alla Mecca, però dichiarò: “Dio non è alla Mecca né in altri luoghi sacri. Sono andato anche alla Mecca, ma non l’ho trovato”.
     In questo contesto Kabir, che era pure musulmano, dice: “Quando stavo compiendo il mio Haj (pellegrinaggio alla Mecca) Dio mi venne incontro sulla via. Era dispiaciuto con me e mi rimproverò chiedendomi da chi avevo imparato che Dio si trovava alla Mecca? Dio è dentro tutti”. Quindi Bulleh Shah dice: “La mia fronte si è logorata praticando le Sijdha. Chi lo ha raggiunto, lo ha fatto interiormente. Nessuno lo ha mai realizzato all’esterno o altrove e nessuno lo troverà mai se non nell’intimo”.
     Anche Guru Nanak disse: “Leggere ci  ha stancato eppure non abbiamo trovato la pace. Senza il Satguru nessuno può ottenere il Naam. Dio stesso ha fatto questa legge. Se leggiamo tutti i libri e le scritture, ma ignoriamo il Naam e il Maestro, fratelli, allora non esistono mezzi per liberarci”. Senza il Satsang la nostra introspezione non è completa, non si sviluppa un ardente desiderio nei nostri cuori. I Santi sviluppano nei nostri cuori una passione dominante, una brama per Dio unicamente tramite il Satsang.  

Il Tuo amore mi ha fatto dimenticare le Sijdha ed ora non c’è più bisogno di ripetere la vecchie abitudini; O Bulleh Shah, tutto è nell’intimo. L’amore ci attrae nella forma più nuova.

     Dopo avergli dato l’iniziazione, Inayat Shah disse a Bulleh Shah. “Non c’è bisogno di riti esteriori o di cerimonie; l’unica cosa richiesta è di entrare interiormente”. Allora Bulleh Shah rispose: “È difficilissimo abbandonarli”, poiché era un kazi della moschea. Inayat Shah gli disse: “Va bene, medita”. Dopo aver meditato, una volta aperta la visione interiore e contemplato la realtà dentro di se, lui dichiarò: “Il tuo amore mi ha fatto dimenticare le Sijdha. Non c’è bisogno di continuare con le vecchie abitudini perché si trova ogni cosa interiormente”. Quando riceviamo l’iniziazione da un Maestro, in seguito dobbiamo fare una sola cosa: meditare. A che serve lottare contro gli altri? Avete ricevuto quel che avete bisogno per la vostra salvezza. Pensate agli affari vostri. Potete entrare interiormente e vedere chi è perfetto e chi non lo è, chi ha ricevuto gli ordini e chi no. Guardate semplicemente dentro e vedete: da chi uno ha ricevuto gli ordini? Dagli uomini? Dalla gente del mondo? Dagli insetti della Maya?
     Kabir Sahib dice: “O Kabir, quando la meditazione è divenuta stabile, ne godremo i frutti anche se ci ostacolano sette oceani”. Pertanto chi ha meditato, ne godrà i frutti. Questa è una faccenda fra il Maestro e il discepolo. Non ha niente a che fare con i documenti o con i trasferimenti di cose mondane. Guru Nanak fece testamento per Guru Angad? Baba Jaimal Singh ricevette questa ricchezza di spiritualità da Swami Ji Maharaj attraverso un testamento? Oppure, Sawan Singh la ricevette attraverso documenti? Con i testamenti e i documenti si possono trasferire soltanto i beni materiali, non la spiritualità. Pertanto nella via dei Santi gli occhi danno agli occhi. Il nettare scorre attraverso gli occhi dei Santi. Qual è la nostra condizione? Non rendiamo i nostri occhi dei ricettacoli per la grazia del Maestro. E che cosa abbiamo noi da dare? Non abbiamo nulla da dare al nostro Maestro. Sappiamo solo come calunniare, criticare, ingiuriare le altre persone ed esprimere giudizi su di loro. È una questione di Guru e di sikh, una questione di Guru e di discepolo. Ogni cosa viene data solo attraverso gli occhi, non esiste altro mezzo tramite cui trasmettere la spiritualità.
     Una volta Bishan Das, il mio primo Guru, tenendomi per il collo disse: “Guarda nei miei occhi”, e attraverso gli occhi mi comunicò tutto il suo potere. Anche il Maestro Kirpal mi diede tutto attraverso gli occhi. Qualsiasi cosa mi diede, fu unicamente attraverso gli occhi. Hazrat Bahu dice: “Se il Maestro guarda per una volta con i Suoi occhi misericordiosi, può liberarne a milioni”. Tutto viene fatto con gli occhi. Vedete, chi può liberarne a milioni guardando semplicemente per una volta, perché dovrebbe consultare gli altri per prendere delle decisioni? È perfetto e può liberarne milioni con un unico sguardo. È in grado di fare tutto, perché dovrebbe consultare altre persone per prendere delle decisioni? Può decidere per conto suo.

 

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