seconda parte

 

6) Di chi state praticando la devozione?
da un discorso dato a una sessione di bhajan, 1 ottobre 1987, in Rajasthan 

   Quando questa voce esce dalla nostra bocca e la stessa cosa prorompe dal cuore, che il nostro Maestro è dappertutto, è sotto le acque, è sulla terra, è nel cielo, era in principio, è nel presente, sarà nel futuro, quando ci rendiamo conto che abbiamo solo il suo sostegno – ci svegliamo con il suo sostegno, andiamo a letto con il suo sostegno – qualunque cosa accada nel mondo è con il suo sostegno e non v’è nient’altro nel mondo, quando realizziamo questo nel cuore e prorompe dalla bocca, allora il Maestro che ci ha dato l’iniziazione, prende dimora dentro di noi, si manifesta dentro di noi in tutta la sua gloria. Al tempo dell’iniziazione Egli risiede dentro di noi nella forma dello Shabd, tuttavia finché non abbiamo vero amore per Lui, finché non nutriamo un amore e una devozione sinceri per Lui, non apparirà di fronte a noi. Quando un bambino gioca, la madre non se ne prende cura, ma quando smette di giocare e piange invocando l’aiuto della madre, lei tralascia subito il suo lavoro per prendersi cura del bambino. Allo stesso modo, quando abbandoniamo il sostegno di tutto il mondo, quando tralasciamo il gusto delle passioni e dei piaceri e quando chiediamo solo Dio a Lui – quando pratichiamo solo la devozione di Dio Onnipotente che risiede dentro di noi – allora anche il nostro meraviglioso Signore non può resistere, anche Lui tralascia tutti i lavori in cui è occupato e viene in nostro soccorso. Si manifesta dentro di noi.
   Un discepolo può esprimere la propria gratitudine verso il Maestro solo attraverso gli scritti o le azioni. In questi bhajan ho cercato di esprimere la mia gratitudine verso il beneamato Signore Kirpal, poiché dalla bocca o attraverso la penna scaturisce solo quel che uno ha nel cuore. In questi bhajan ho cercato di spiegare il potere del nostro beneamato Signore Supremo Padre Kirpal e come con la sua grazia fosse tutto possibile.
   Ho altresì cercato di mostrare come quando uno realizza il Maestro, quando il Maestro si manifesta dentro di lui, come quel discepolo diventa umile, molto umile e per un tale discepolo il Maestro diventa l’Esaltato. Infatti il Maestro è sempre il più Elevato, è l’Essere Supremo ma quando il discepolo lo realizza, quando nel discepolo si manifesta il Maestro, allora quel discepolo diventa molto umile poiché vede la vera Gloria del Maestro. Finché il Maestro non è manifesto dentro di noi, il nostro intelletto è sporco e abbiamo una prospettiva limitata. E in quella visione limitata possiamo scorgere solo un po’ della gloria del Maestro.
   Swami Ji Maharaj ha detto come dovremmo andare alla porta del Maestro e come dovremmo piangere di fronte al Maestro. Disse: “Come un mendicante va di porta in porta a chiedere le elemosine, similmente anche noi dovremmo andare dal Maestro”.
    Sapete come un mendicante va di porta in porta, non va dalle persone a chiedere: “Dimmi se mi darai qualcosa o no”. Non pone condizioni alle persone generose che li benedirà oppure li ispirerà nel nome di Dio solo se gli daranno una donazione. Il suo lavoro è di andare di porta in porta e di ispirarle nel nome di Dio, di benedirle nel nome di Dio e di rimanere alla porta aspettando che il capofamiglia gli dia qualunque cosa desideri.
   Sta al capofamiglia decidere se dare qualcosa al mendicante o quanto e quando darglielo. Il mendicante non può porre alcuna condizione, non può dire: “Per favore, sbrigati, sono in ritardo”. Il suo lavoro è di andare a stare alla porta con pazienza e con calma senza pretendere alcun risultato. Sa che il capofamiglia è il donatore e darà in base al suo volere, darà solo quel che desidera. Ecco perché continua a fare il suo lavoro; in alcuni posti ha buon esito, in altri no.
    Similmente, quando andiamo alla porta del Maestro, dovremmo rendere la nostra mente come un mendicante. Quando andiamo dal Maestro, non dovremmo porre alcuna condizione: “Mediterò o ti seguirò solo se risolverai i miei problemi di salute o di disoccupazione”, eccetera. Anche noi dovremmo andare come un mendicante, sedere alla porta del Maestro e fare con pazienza e con amore il lavoro che ci ha dato. Poi sta al Maestro vedere quando e quanta grazia elargirci. Non possiamo domandare e dirgli: “Maestro, per favore affrettati” o “perché non fai questo prima”. Lui è il Donatore supremo e sa, in base alla nostra devozione, quanto deve darci.
   Swami Ji Maharaj dice: “Miei cari, è un peccato che non abbiate reso la vostra mente come un mendicante. Ecco perché non traete beneficio, non vi avvantaggiate dal fatto di andare dal Maestro”.
   Quando andiamo dal Maestro, sapete che cosa facciamo di solito? Andiamo dal Maestro e meditiamo, ma abbiamo sempre qualche desiderio da soddisfare: il desiderio di risolvere alcuni problemi di salute oppure di avere ricchezza mondana. Ma non ci rendiamo mai conto di chi crea tutti questi desideri? È la nostra mente a creare tutti questi desideri. E chi vogliamo che appaghi tutti questi desideri? Vogliamo che sia il nostro Maestro. Allora quando desideriamo che il Maestro adempia i desideri creati dalla nostra mente, immaginate di chi stiamo praticando la devozione. Stiamo praticando la devozione del Signore Onnipotente per la liberazione della nostra anima? O stiamo cercando di praticare la devozione per compiacere la mente?
   Non capiamo che lo Shabd Maestro dentro di noi conosce ogni cosa, e ci darà qualunque cosa di cui abbiamo bisogno. Anziché avere fede nello Shabd Maestro, cerchiamo sempre di fare le cose mentre obbediamo ai dettami della mente. Invece di controllare la mente secondo i consigli del Maestro, operiamo in base a quel che la mente ci suggerisce. Allora come possiamo avere buon esito? I Santi e i Satguru non agiscono come noi. Hanno manifestato lo Shabd Maestro nell’intimo, e accettano sempre con gioia qualunque cosa accada nel volere del loro Maestro. Non permettono alla loro mente di creare alcun desiderio e non chiedono al Maestro di adempiere alcun desiderio della loro mente.
   Ringrazio Dio Kirpal per averci dato quest’opportunità benedetta di cantare le sue qualità.  

 

 

7) La preghiera nei bhajan
un discorso del 24 marzo 1989, in Rajasthan
 

   Sono molto grato al nostro Amato Signore Kirpal per averci dato questo modo semplicissimo di chiedere e di pregare di fronte a lui attraverso il canto dei bhajan.
   Sapete che la creazione del Potere Negativo è tale che nessuno sa per quali karma negativi sta soffrendo oppure per quali karma positivi sta ottenendo la ricompensa o godendo di comodità. Infatti se sapessimo che a causa di un determinato karma negativo otteniamo questa sofferenza e se sapessimo che a causa di un determinato karma positivo godiamo la ricompensa e la comodità nel mondo, non avremmo sempre compiuto karma positivi e non avremmo mai patito karma negativi. Ma tale è la creazione del Potere Negativo che non siamo nemmeno consapevoli dei karma passati per cui soffriamo e godiamo le comodità.
   Pregando il suo amato Maestro, Swami Ji Maharaj disse: “O Beneamato Signore, quando diciamo che siamo venuti nel tuo rifugio o che ci siamo abbandonati a te, lo diciamo solo fisicamente, solo esternamente perché la mente è talmente ostinata che non vuole ammetterlo nell’intimo. Se in qualche modo riuscissimo a far dire questo da parte della mente al nostro amato Signore, allora la meta sarebbe raggiunta”. Fortunate sono le anime che, sedute di fronte al Beneamato Signore in atteggiamento di preghiera verso la Forma dello Shabd del Maestro, riescono a cantare le qualità del Maestro e riescono a confessare le loro qualità negative, le loro manchevolezze attraverso i bhajan scritti dai perfetti Maestri. Sono fortunatissime quelle anime che riescono pregare in questo modo e a cantare bhajan al Maestro, riescono a dire al Maestro: “O Signore, siamo pieni di qualità negative e abbiamo sofferto moltissimo dato che le percosse dei karma sono molto pesanti. E ora, alfine, una volta preso rifugio ai tuoi Piedi, giunti ai tuoi Piedi, ti preghiamo di elargirci la grazia”.
   Dunque miei cari, coloro che riescono a cantare i bhajan in questo modo sono molto fortunati; quando preghiamo in questo modo di fronte a Lui, essendo l’amato Signore molto clemente, sono certo che ci perdonerà sicuramente dato che contiamo i nostri errori ad uno ad uno e chiediamo il suo perdono.  

 

8) Fate del bhajan la vostra preghiera
dopo il canto dei bhajan, luglio 1989, a Bangalore  

   Molto belli, tutti i vostri bhajan sono stati molto belli, molto amorevoli; erano dolcissimi. Spero che l’entusiasmo con cui avete cantato i bhajan eromperà pure dal vostro cuore. Ogni singola linea che cantate nel bhajan dovrebbe erompere dal cuore. Dovremmo pregare di fronte al nostro amato Maestro come un paziente, un malato prega, richiede al medico: “Siamo venuti da te, per favore curaci”. Dovremmo pregare in questo modo, come una richiesta a Dio Onnipotente: “Siamo giunti alla tua porta e tu devi migliorare la nostra condizione”.
   Questa è la realtà: siamo venuti nel piano fisico solo perché abbiamo commesso peccati nelle vite passate, e anche karma positivi. Siamo stati mandati nel mondo per patire la punizione dei karma negativi e per godere i frutti dei karma positivi. Ma nessuno qua ottiene alcuna contentezza eterna godendo i frutti dei karma positivi, per non parlare di ottenere alcuna gioia subendo la punizione dei karma negativi! Sapete che qua sono tutti infelici. Sapete anche qual è il risultato dei karma positivi commessi nelle vite passate – otteniamo buona salute, nasciamo in una buona famiglia, abbiamo un intelletto capace, la nostra vita mondana è molto agevole. Se abbiamo commesso karma negativi, nasciamo nella povertà e abbiamo sempre difficoltà. La nostra vita è miserabile nel mondo. Né la persona che ha commesso karma negativi in passato è felice qua, né lo è la persona con karma positivi. Sono felici soltanto coloro che praticano la meditazione del Naam e riportano le loro anime alla vera Casa. Quindi quando cantiamo i bhajan, tutte quelle linee, ogni singola parola dei bhajan dovrebbe scaturire dal cuore; dovremmo cantare con la consapevolezza che stiamo pregando di fronte al nostro Amato Signore.
   Solo un assetato apprezza l’acqua. Kabir Sahib ha detto: “Una persona assetata apprezzerà l’acqua mentre uno che non ha sete, anche se gli portate secchi pieni d’acqua e gli chiedete di bere, non lo farà perché non ha sete. Non apprezza o non stima l’acqua, mentre chi ha sete implorerà l’acqua e l’apprezzerà moltissimo”.
   Dunque se ci rendiamo conto di aver perso qualcosa – abbiamo smarrito il nostro amato Signore – Lui non è lontano da noi, è dentro di noi, ma non sappiamo dove si trova e non sappiamo come entrare in contatto con lui, se capiamo di aver smarrito il nostro Amato Signore, e che il Maestro ci può aiutare a entrare in contatto con Lui di nuovo, ci può unire a Lui, allora stimeremo il Maestro.
   Quel che avete appena cantato, “ho errato in tutto il mondo ma non ho avuto alcun sostegno”, è proprio vero nella mia vita. Sapete che ho vissuto in un modo molto pratico, sono andato presso molte società e religioni in cerca di Dio, ma non ho trovato alcun sostegno finché non sono giunto ai Piedi del Beneamato Signore Kirpal. Ho trovato sostegno solo quando ho incontrato Kirpal e ho realizzato che Dio Onnipotente era dentro di me, era separato da me. È stata solo per grazia di Kirpal che sono riuscito a incontrare Dio, ed è per questo che lo apprezzo. Se anche noi ci renderemo conto che Dio Onnipotente è dentro di noi, ma è il Maestro che ce lo farà realizzare, allora anche noi apprezzeremo il Maestro.
   L’altra sera nel Satsang ho detto che se otteniamo beneficio dal Maestro, se il Maestro ha fatto qualcosa per noi e se noi capiamo la sua grazia, il nostro cuore dovrebbe traboccare di gratitudine per il Maestro e non dovremmo mai nascondere la gloria del Maestro. Quando il Maestro ha fatto qualcosa per noi, dovremmo sempre essergliene grati, dovremmo sempre apprezzarla.

 

9) Esprimere il cuore nei bhajan
un discorso dopo il canto, 13 gennaio 1990, Bombay  

   Spero che tutti voi trarrete giovamento da questa preziosa opportunità che il beneamato Signore Kirpal ci ha dato per stare nella sua rimembranza. Tutti i Santi e i Maestri hanno i loro propri modi per esprimere amore, gratitudine verso i loro Maestri. Tutti i bhajan sono saturi di amore e di gratitudine per il Maestro e cantandoli anche noi, in un certo senso, esprimiamo il nostro amore e gratitudine verso il Maestro per quel che ha fatto per noi. Mentre cantiamo i bhajan, dovremmo sempre rimanere umili ed essere saturi di amore, gratitudine verso il Maestro.
    Se andiamo dai Maestri e diciamo loro: “O Maestro, tu hai ogni potere”, oppure “tu sei Onnipotente” e cose simili, non lo gradiranno e non ci permetteranno di farlo. Anche se continuiamo a dir loro: “Siamo peccatori”, “siamo poveri” e quei tipi di commenti, non lo apprezzeranno, non ci incoraggeranno a rifarlo di nuovo. Dunque cantare bhajan è un modo per esprimere quel che abbiamo nel cuore, per esprimere come li capiamo e come siamo veramente. È un ottimo modo per esprimere gratitudine e per cantare la gloria del Maestro. Allo stesso tempo è un ottimo modo per dirgli che siamo peccatori, siamo oppressi e poveri, e che Lui dovrebbe elargirci la grazia.
   Ringrazio il Guru Kirpal per questi momenti preziosi. Non mi sono reso conto che era passato tutto il tempo mentre cantavate la sua gloria e i bhajan.
   

 

10) Un luogo dove il Maestro può sedere
9 gennaio 1992, Bombay  

   Tutti voi siete benvenuti nel nome di Dio Sawan e Kirpal. Sono felicissimo di vedere tutti gli amati. Sapete che un lottatore si rallegra quando ne incontra un altro. E come un drogato si rallegra di vedere un altro drogato, similmente un satsanghi si rallegra quando incontra un altro satsanghi. I Maestri sono sempre molto felici di vedere i satsanghi, i discepoli poiché vengono per rinfrescare nelle nostre menti gli insegnamenti che l’amato Maestro ci ha dato. Perciò sono felicissimo di essere qua e sono molto compiaciuto di meditare con tutti voi.
   La Sant Mat non è un sentiero della mente, dell’intelletto o dei ragionamenti, è un sentiero pratico. È il sentiero dell’entrare interiormente e di incontrare Dio Onnipotente.
   Se esiste una perfetta scrittura sacra o un libro perfetto, è il nostro corpo umano di un metro e ottanta. Solo dopo essere entrati dentro questo corpo umano e solo dopo aver letto questa sacra scrittura, possiamo capire la Verità e incontrare l’amato Signore.
   Lo scopo della venuta dei Maestri nel mondo si adempie solo se viviamo in base ai loro comandamenti e solo quando entriamo nel corpo umano per leggere questa sacra scrittura e per incontrare Dio Onnipotente. Solo allora lo scopo o gli insegnamenti che i Maestri ci hanno impartito, vengono adempiuti.
   Kabir Sahib dice che l’unica Verità è di entrare nel corpo umano e di percepire la Perla del Naam. Ecco l’unica Verità e possiamo realizzarla solo se entriamo interiormente.
   Miei cari, i Santi non intendono dire che leggere sia negativo. Di fatto, il Maestro Kirpal Singh Ji soleva dire che se un Santo ha meditato, è colto, ha appreso le cose del mondo, allora è come un ulteriore ornamento o ghirlanda attorno al collo. Pertanto non dicono che la lettura o la conoscenza del mondo sono negative, però per realizzare la Verità ultima è importantissimo che noi entriamo in questo laboratorio del corpo umano.
   Ricordo le volte che trascorsi con Baba Bishan Das dal quale fui iniziato nelle prime due parole. Apparteneva alla famiglia reale dello stato di Nabha, che una volta era molto ricco. Baba Bishan Das era molto colto ma quando andò a vedere il suo Maestro, Baba Amolak Das, pensò: “Se cercherò di parlare con Baba Amolak Das di libri e di tutte quelle cose, non funzionerà. Allora perché non diventare umile, povero e cercare di ottenere la vera ricchezza della devozione che lui ha”. Diceva: “Quando andai da Baba Amolak Das, l’unica cosa che dissi fu: ‘Maestro, fammi uscire da questo inferno’”. In quel modo Baba Amolak Das, il quale si era perfezionato sino al secondo piano, diede a Baba Bishan Das tutta la sua ricchezza.
    Perciò miei cari, con la grazia di quei Maestri ho avuto l’opportunità di formare la mia vita. E solo per la loro grazia ci sono riuscito. Non ho ottenuto alcuna pace dalla ricchezza o altro. Solo con la loro grazia sono riuscito a ottenere questa pace e a formare la mia vita. Vedo molte persone, vedo molti poveri come pure i più ricchi e i potenti, ma non ho mai visto alcuno di loro soddisfatto. Sono soddisfatti soltanto coloro che hanno il Naam nell’intimo. La pace è nel Naam e soltanto coloro che meditano sul Naam possono essere soddisfatti.
   Ringrazio il nostro amato Maestro che ci ha dato questa benedetta opportunità di cantare le sue lodi. Così oggi canteremo i bhajan. Tutti i vostri bhajan sono molto dolci e amorevoli, e li amo.
   Per venticinque anni della sua vita il nostro amato Maestro Kirpal andò in molti luoghi nel mondo, lontani e vicini, per annunziare il messaggio alle anime per ritornare a casa. In questo bhajan (avevano appena cantato Aj shub diharda e, “Oggi è il giorno fortunato ed è giunto con buona ventura poiché abbiamo avuto il darshan del beneamato Satguru”) dice la stessa cosa, come andò in tutti quei luoghi diversi e andò da qualunque anima, da chiunque fosse seduto nel suo ricordo e lo desiderasse, andò a spegnere la loro sete. È vero che prima di incontrare fisicamente l’amato Maestro Kirpal, non avevo incontrato nessuno che lo avesse criticato e che lo avesse elogiato. Non avevo sentito dire nulla riguardo al Maestro Kirpal Singh prima di incontrarlo fisicamente. Fu solo per sua grazia che Lui mi scelse e viaggiò tutto il tragitto da Delhi, cinquecento chilometri, per venire da me. Prima di venire, mandò uno dei suoi amati per dirmi di aspettarlo al mio ashram dato che il Maestro stava arrivando. Lui sapeva dove e chi era seduto nella sua rimembranza e Lui stesso mi trovò. Sapete che sin dall’infanzia ho avuto quest’abitudine di sedere nel ricordo di Dio e di aspettarlo.
   Questo bhajan particolare, che gli amati hanno appena cantato, fu cantato allorché incontrai il mio amato Maestro Kirpal Singh fisicamente per la prima volta. Pertanto ogniqualvolta gli amati cantano questo bhajan, rinfresca la memoria di quei momenti, quei primi momenti in cui incontrai il beneamato Signore. Se leggete le parole di questo bhajan, noterete centinaia di segreti nascosti dietro ogni singola parola.
   Spesso ho detto che non ho mai posto alcuna domanda all'amato Maestro. Quando lo incontrai, gli dissi: “Maestro, non ho alcuna domanda da farti. Sono come una vergine e non ho nient’altro in me fuorché l’attesa per Te sin dall’infanzia, seduto nella tua rimembranza. La mia mente e la mia anima sono vuote e non ho alcuna domanda; non so di che parlare e che cosa chiederti”. Udito questo, il Maestro Kirpal Singh disse: “Ho fatto tutta questa strada solo dopo aver visto la tua mente ed anima vuote. Infatti ci sono molte persone attorno a me che sono lottatori mentali, che lottano con le loro menti e che sono molto istruiti; ma non ho nessuno attorno a me la cui mente o la cui anima siano vuote e siano in attesa di me. Per questo sono venuto da te, tutta questa strada, perché ho visto che hai un luogo dove il Maestro può risiedere”.

 

11) Chi sono i fortunati?
un discorso del 12 gennaio 1992, Bombay  

   “Chi sono i più fortunati? Soltanto coloro che riescono a cantare le lodi di Dio sono i più fortunati”. Quando possiamo farlo? Soltanto quando siamo accettati da Lui, solo quando Lui gradisce.
   Ho avuto molte opportunità di cantare tutti questi bhajan di fronte al mio amato Maestro e Lui ne era molto compiaciuto. Quando cantavo: “O Maestro, non ho il benché minimo controllo su di Te”, Lui diceva: “No, non dirlo perché come il Maestro ha controllo totale sul discepolo, se il discepolo ama il Maestro, se va nell’intimo, anche lui ottiene controllo sul Maestro”.
   Ho avuto una grandissima fortuna a cantare bhajan di fronte a Lui. Oggi, solo per sua grazia, riesco a sentire i vostri bhajan. Ma il piacere che ottenevo dal cantargli bhajan, non lo ottengo perché se un discepolo non è in grado di sedere di fronte al Maestro e se non è in grado di cantargli bhajan, non ottiene quella grazia, quel godimento e piacere che consegue se ha l’opportunità di cantare di fronte al Maestro. Soltanto coloro che vanno nell’intimo, realizzano quanto abbiano perso se non riescono a vedere il Maestro fisicamente, se non riescono a sedere di fronte a Lui fisicamente.
   Dopo il bhajan, Likhan Valya tu hoke – “O scrittore di Fortune, nel mio cuore scrivi misericordiosamente amore per il Maestro” – Sant Ji commentò:
   Sono estremamente grato al Dio Sawan e Dio Kirpal che ci hanno dato quest’opportunità di cantare le loro lodi. Questo bhajan che è stato appena cantato, è un bhajan che ho cantato sin dall’infanzia, ancor prima di incontrare il Maestro. Solevo cantare questo bhajan a Dio Onnipotente che è potere totale, che è presente dappertutto. Anche se non lo avevo visto, tuttavia nel cuore sentivo di aver perduto qualcosa, qualcosa che la mia anima cercava. Quando incominciai a rimanere triste nei confronti del mondo e quando incominciai a sedere con gli occhi chiusi e a dormire per terra, mio padre si preoccupò moltissimo per me e venne da me. Mi disse che aveva chiamato il pandit e con una penna d’oro questi aveva scritto “Om” sulla mia lingua. Poi aggiunse: “Ho fatto tutto questo per te e ora tu non parli con me?”. Ecco perché (nel bhajan) ho detto che non voglio avere l’ “om” scritto sulla lingua; voglio avere il nome del mio Maestro.
   Questa fu la preghiera sin dall’infanzia: “Scrivi misericordiosamente il seva del Maestro per le mie mani. Scrivi nella mia fronte la Luce del Maestro e negli occhi il darshan del Maestro, ma non scrivere la separazione dal Maestro sulla mia fronte”. Ma quando vidi l’onnipresente Dio Onnipotente che venne nella forma del Dio Kirpal, proprio sin dal primo momento Lui diede accenni della sua dipartita dal mondo. Avevo richiesto: “Puoi scrivere qualunque cosa nel mio destino, ma non scrivere separazione dal Maestro”.
   Una persona salubre non conosce il dolore di un ammalato. Solo chi è stato separato dal suo amato, conosce il dolore della separazione. Tutti i vostri bhajan sono stati molto dolci. Solo per sua grazia siamo riusciti a cantarli…  

 

traduzione del libricino "Sing the Praises of the Satguru", edito dal Sant Bani Ashra, N.H., Usa, 1993

   


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