Una scelta di discorsi dati da Sant Ji sull'importanza e sui benefici del canto dei bhajan, direttamente al tempo dei canti, o in risposta a domande nel corso di vari anni. 

 

 

   

1) Cantate con amore e brama
da un discorso dopo la meditazione mattutina, 30 settembre 1978, Rajasthan

   Spiegheresti il potere e la carica nel canto dei bhajan?
  
Guru Nanak Sahib soleva chiamare un gruppo di persone che cantano bhajan come Bhajan mandali, così come ora noi chiamiamo quegli incontri Satsang. Quando ci sediamo tutti insieme, ognuno sa che ci siamo riuniti per ricordare Dio. Ognuno nel gruppo pensa a Dio in quel momento. Ecco perché Guru Nanak Sahib dice: “Ogniqualvolta sedete insieme nel Satsang, per prima cosa, tutti voi dovreste cantare qualche canto o bhajan saturo di brama e di amore per il Maestro e per il Satsang”.
   Non dobbiamo cantare i bhajan come una cerimonia, un rito o un rituale, dovremmo cantarli con desiderio ardente. Guru Nanak dice: “Ogniqualvolta cantate bhajan con amore e brama dentro di voi, quel canto vi darà un inebriamento tale e una pace tale che la lussuria, l’ira, l’avidità, l’attaccamento e l’egoismo, tutti questi fuochi che bruciano in voi, incominceranno a raffreddarsi”. L’inebriamento che otteniamo cantando i bhajan con brama e amore rimuove la nostra sofferenza.
   I bhajan che cantiamo sono scaturiti dalle bocche dei grandi Maestri e rivelano la loro brama. Quando cantiamo quei bhajan, dovremmo altresì cercare di sviluppare quella brama.  

 

2) Siate completamente assorti
da una camminata del 27 febbraio 1980 in Rajasthan 

   Nel canto dei bhajan al Maestro ho notato, almeno in me, che c’è una tendenza da parte dell’ego di intromettersi per decidere se sto cantando bene o miseramente. Vorrei sapere qual è la miglior attitudine durante il canto dei bhajan al Maestro?
   Questa domanda è stata posta molte volte e forse è stata pubblicata anche nella rivista Sant Bani – quando cantiamo bhajan al Maestro, dovremmo solo serbare amore e affetto per il Maestro nell’intimo. Mentre cantiamo un bhajan al Maestro, non dovrebbe sopraggiungere nessun altro pensiero dato che il canto dei bhajan al Maestro è molto importante. Guru Nanak Sahib chiama un gruppo di persone che cantano bhajan al Maestro come i devoti del Maestro. Infatti quando un gruppo di persone sta cantando un bhajan al Maestro, se hanno amore e umiltà dentro di loro, l’amore di ognuno è diretto verso Colui che è seduto di fronte a tutti nella forma fisica, la stessa personalità che cercano nell’intimo.
   Quando cantano i bhajan con amore e umiltà, anche il Maestro sente quell’amore e risponde ugualmente con amore. Dunque in quel momento l’amore si moltiplica e in quel modo viene trasmesso tra il Maestro e i discepoli.
   Ecco perché ogniqualvolta cantiamo bhajan al Maestro, non dovremmo permettere all’ego di insinuarsi e non dovremmo nemmeno pensare se quel che cantiamo è corretto o no, dovremmo andare oltre la qualità del canto. La cosa principale richiesta durante il canto è l’umiltà e l’amore. Se cantiamo il bhajan al Maestro con amore e umiltà, allora molti nostri peccati vengono rimossi e diventiamo ricettivi alla sua grazia.
   Dunque ogniqualvolta cantiamo bhajan al Maestro, non dovremmo ricordare nulla all’infuori del Maestro che è seduto di fronte a noi. Ogniqualvolta cantavo bhajan al mio amato Maestro Kirpal, avevo soltanto amore e umiltà e non ricordavo mai nulla fuorché la meravigliosa forma del Maestro di fronte a me; mi assorbivo in quel canto al punto che non ero nemmeno consapevole di quante persone stessero cantando con me.
   Ogniqualvolta cantate bhajan al Maestro, dovreste essere completamente assorbiti senza rimanere coscienti di nient’altro. E gli altri, tutti dovrebbero unirsi al canto perché quando tutti cantano al Maestro con amore e umiltà, si carica l’atmosfera e vi rende tutti ricettivi.
   Se un paziente va da un dottore e se non prega o non richiede al dottore: “Per favore, dammi la medicina”, non si sentirà contento. Non importa quanta misericordia abbia il medico verso il paziente, finché questi non lo prega o non glielo chiede, non può essere contento. Allo stesso modo, anche noi siamo i pazienti perché abbiamo il fardello di molti karma e soffriamo di quei karma delle vite passate. Pertanto ogniqualvolta andiamo dal Maestro e otteniamo l’opportunità di cantargli, allora dovremmo pregare come Guru Nanak Sahib fa in uno dei suoi bhajan: “Siamo sudici e Tu ci purificherai. Non abbiamo alcuna qualità in noi mentre Tu sei la dimora delle qualità”. Dovremmo pregare in questo modo mentre cantiamo al Maestro. In verità tutti i bhajan sono come preghiere che il discepolo offre al Maestro.
   Quando il Maestro venne la prima volta al mio ashram gli cantai un bhajan che diceva: “Oggi è il giorno fortunato ed è giunto con buona ventura poiché abbiamo avuto il darshan del beneamato Satguru” (Aj shub diharda e). Cantai quel bhajan perché quella era la mia realtà, la verità della mia vita. Non avevo mai visto prima un giorno così fortunato e inoltre non ero certo di ottenere di nuovo quell’opportunità. Ecco perché lo chiamai il giorno più fortunato e gli cantai quel bhajan. In quello stesso giorno gli cantai il bhajan che dice: “Dio è venuto dopo esser diventato uomo” (Banda banke aaya) ed anche quello era vero. Il Maestro ascoltò quei bhajan con grande attenzione.
   Ogniqualvolta state cantando bhajan al Maestro, non pensiate che il Maestro non stia prestando attenzione o che non otteniate alcun beneficio aggiuntivo da quel canto. Se siamo ricettivi, se il nostro ricettacolo è pronto, allora possiamo sentire facilmente quanto abbiamo ricevuto solo compiacendo il Maestro con il canto. Quando cantiamo bhajan al Maestro, Lui ci elargisce sempre una grazia supplementare che possiamo avvertire se siamo ricettivi.
   Durante quel tempo in cui cantai al Maestro, Lui mi diede il darshan nel modo in cui Kabir Sahib diede il darshan a Dharam Das, il suo discepolo…
   Allo stesso modo quando incontrai il Maestro Kirpal, mi mostrò con grande chiarezza che stava aspettando che andassi da lui per ottenere l’iniziazione e per innalzarmi. Ecco perché quando il Maestro Kirpal venne al mio ashram, gli cantai quei due bhajan menzionati prima. Li gradì e quando molti satsanghi erano seduti di fronte a lui, dissi: “Maestro, per lo meno oggi dovresti dare il tuo darshan apertamente a tutti i diletti affinché non dovranno lottare giorno e notte per il tuo darshan interiore. Se non vuoi darci questa benedizione giornalmente, almeno fallo oggi, perché oggi è il giorno più fortunato della mia vita. Dovresti dare a me e a tutti il tuo darshan interiore così che tutti sapranno che Dio è solo Uno, che non risiede né nei templi né nelle moschee o chiese; risiede nel cuore di tutti i devoti”.
   Gli dissi: “Concedici il tuo darshan apertamente così che i preti nei templi come pure i mullah nelle moschee si renderanno conto che Dio non risiede presso i loro edifici, bensì risiede dentro di noi, dentro i devoti di Dio”.
   … Se volete conoscere il dolore, dovreste andare a chiedere a chi soffre. Se volete conoscere il valore di un medico, andate a chiedere a chi ne ha tratto conforto, andate a chiedere all’uomo sofferente che è stato curato dal medico.
   Allo stesso modo, se volete conoscere il valore del pane, andate a chiedere a uno che è affamato.
   Similmente, se volete conoscere il valore del Maestro, andate a chiedere a qualcuno che conosce il valore del Maestro e che ha innalzato la propria anima alla Casa Eterna. Lui solo riuscirà a dirvi qual è il Potere del Maestro e quali sono le sue qualità, quanto dovremmo rispettare e apprezzare il Maestro. Lui solo riuscirà a dirvelo perché conosce la vera gloria del Maestro.
   Perciò ogniqualvolta stiamo cantando bhajan al Maestro, dovremmo serbare soltanto amore e umiltà nell’intimo in modo che ogni singola linea da noi cantata possa diventare come una preghiera per Lui. Molte volte canto questo bhajan che significa: “Con l’inizio del nuovo anno, o Anima, diventa consapevole del Signore (poiché) senza la pratica del Simran, ti pentirai”.
   “Anche se vivi per milioni e miliardi di anni, infine morirai”.
   “Ti affrancherai dalla trappola di Yama solo quando intonerai i canti del Maestro”.
   “Se dimentichi il Naam, soffrirai molto. Appeso sottosopra sarai scuoiato”.
   “Quando otterrai perdono per i tuoi peccati diventando umile dinanzi al Satguru?”.
   “Quando tornerà a casa questa mente peccatrice, piena di attributi negativi?”.
    “Ajaib dice: ‘Meditate sul Naam di Kirpal, altrimenti vi pentirete’”. (Chade chet, pagina 46, del libro Canti dei Maestri).
   Ecco perché quando cantiamo i bhajan al Maestro, l’amore dovrebbe fluire in noi.


 

3) Sul sacrificarci per il Maestro
da un domande e risposte del 29 febbraio 1984, in Rajasthan

  Guru Nanak dice: “Mi sacrifico per il mio Maestro cento volte al giorno”. Potresti darci qualche esempio di come possiamo sacrificarci per il Maestro?
   Fate tutto quel che il Maestro vi dice di fare. Allora qual è la questione di sacrificarvi cento volte al giorno per il Maestro? Potete sacrificarvi un milione di volte. Abbandonate la vostra salute, il vostro corpo, la vostra mente e ogni cosa al Maestro; e allora avete sacrificato ogni cosa a Lui. Ma che accade? Noi persone abbandoniamo la nostra salute al Maestro, ma di rado troverete qualcuno che sia abbastanza fortunato da sacrificare la propria mente. Quando si abbandona la mente ai piedi del Maestro, allora tutti i problemi scompaiono poiché la radice di ogni male è nella mente. Una moglie può abbandonare il proprio corpo al marito, ma non abbandona mai la propria mente. Allo stesso modo, noi abbandoniamo il corpo al Maestro ma non abbandoniamo la mente, per cui non otteniamo giovamento dal Maestro.
   Chi ha conseguito qualsiasi cosa su questo Sentiero, vi è riuscito solo sacrificandosi per il Maestro. E la cosa che dobbiamo sacrificare al Maestro è la mente, perché la mente è l’unico muro tra noi e il Maestro.
Spesso dico che dovreste sempre leggere e cantare i bhajan scritti dai Maestri Perfetti, poiché dietro le parole da loro scritte operano la carica e la brama per i loro Maestri e noi ne otteniamo un grande beneficio. La citazione che hai menzionato fu scritta da Guru Nanak al tempo in cui si era sacrificato per il Maestro e aveva realizzato che il Maestro è il Possessore di quel Potere che, in un istante, può trasformare molti uomini in Dio.
   Se leggiamo la storia di tutti i Sant Satguru, noteremo che acquisirono la corona della spiritualità dal loro Maestro solo grazie al sacrificio; e il loro Maestro prese dimora dentro di loro portando ogni prosperità, ogni ricchezza solo in virtù del sacrificio e della semplicità.
   Inoltre, dico sempre che finché non raggiungete Daswan Dwar, non dovreste scrivere alcun canto spirituale dato che dietro le vostre parole, dietro quei bhajan o canti non avete alcuna carica derivante da rinuncia o sacrificio o meditazione. Ecco perché quelle parole non avranno alcun effetto sulle persone che leggono o ascoltano i vostri bhajan. Infatti le parole porteranno l’effetto di quel che serbate nel cuore. Nel vostro cuore c’è lussuria, ira, avidità, attaccamento ed egoismo. Con il fuoco di tutte queste passioni che brucia in voi, chiunque leggerà o canterà quei bhajan, otterrà lo stesso effetto.
   Per undici anni Guru Nanak Sahib fece un letto di pietre e ciottoli e vi si sedette sopra a meditare. Patì la fame e la sete, si sacrificò per il Maestro. Solo allora realizzò il Signore Onnipotente. Anche dopo aver fatto tantissime cose e tantissima meditazione, che cosa scrive nei suoi scritti? Dice: “O Signore, praticando la ripetizione, eseguendo austerità e rimanendo nell’astinenza, non ho realizzato nulla. Ero povero, non conoscevo nemmeno il valore, il modo di fare seva. Nanak dice, ‘porto karma molto miserabili. Avendo preso rifugio in Te, Ti prego di salvare il mio onore’”.
   Una volta un occidentale prese l’iniziazione dal Maestro Sawan Singh e il giorno dopo scrisse al Maestro Sawan Singh che non otteneva alcuna esperienza e non progrediva. Il Maestro Sawan Singh disse: “Gli occidentali – la maggior parte di loro – non prestano attenzione al duro lavoro, agli sforzi; cercano sempre il frutto senza lavorar duro per ottenerlo”.
   Guru Nanak sedette su un letto di pietre e ciottoli per undici anni, e meditò. Patì la fame e la sete, subì le critiche e le calunnie delle persone mondane. Molti lo chiamarono fantasma, demone; usavano parole molto negative nei suoi riguardi. Pur avendo sofferto così tanto, che cosa disse al suo Maestro? Disse: “O Maestro, non ho fatto nulla. Non ero capace di far nulla. Solo per aver preso rifugio in Te, mi hai elargito la grazia”.

 

4) Sviluppare umiltà
da un discorso ai sevadar, 8 maggio 1985, Shamaz Retreat  

   Il motivo per cui scrivo tanti nuovi bhajan – la cosa che voglio voi capiate è quale tipo di umiltà si sviluppa dentro coloro che manifestano il Maestro. Il discepolo del Maestro che va nell’intimo e ottiene ogni cosa, si sente colpevole di fronte al Maestro, si chiama peccatore e colpevole di fronte al Maestro.
   È difficile per voi leggere nella lingua punjabi, ma penso che sia una benedizione dato che nello sforzo di cantare in punjabi, praticherete di più e continuerete a leggere sempre di più. Dunque, alla fine, anche i vostri sentimenti diventeranno simili e anche voi avrete lo stesso tipo di umiltà.
   Ho praticato riti e rituali, e non ho detto nulla nei bhajan per sentito dire; ho cercato di dire quel che mi è successo, qualunque cosa abbia fatto. Dunque spero che ogniqualvolta fate il Satsang o anche in altri momenti quando non fate il Satsang, durante il lavoro del mondo ricordiate almeno una o due linee di un bhajan che sentite appropriato o che vi sentite a vostro agio ricordare perché vi aiuterà molto a meditare. In uno dei bhajan ho detto: “Sarete liberati dal cappio di Yama solo quando canterete i bhajan al Maestro”. Se amate qualcuno, le sue parole verranno sulle vostre labbra per conto loro. Non dovete sforzarvi di ricordare le parole di chi amate; sapete che nella bilancia cade il lato più pesante. Similmente, se ricorderete il Maestro, le sue parole, le sue affermazioni, allora l’amore per il Maestro incomincerà a svilupparsi dentro di voi per conto suo.
   Il vero amore, la vera umiltà vengono solo dopo essere entrati interiormente. All’esterno non potete sviluppare vera umiltà e amore perché non sapete quando la mente vi ingannerà. Vi ho detto spesso che se avete un nemico nel mondo, si tratta della mente. Elargendoci la grazia, Dio ci ha dato per prima cosa il corpo umano, e dopo aver elargito ancora più grazia, ci ha portato in compagnia dei Maestri e dei Santi. I Maestri ci hanno concesso misericordiosamente l’iniziazione al Naam e ora, seduti nel loro grembo, progrediamo a livello spirituale. In questo Sentiero di progresso spirituale se esiste un ostacolo, si tratta della mente. Possiamo rimuovere con facilità tutti gli altri ostacoli, ma questa è l’unica cosa che si frappone sempre tra noi e il Maestro; finché non ce ne liberiamo, non riusciamo a progredire spiritualmente.
   Ma vi ho anche detto che il potere del Simran e il potere dello Shabd non sono inferiori al potere della vostra mente. Il discepolo dovrebbe sempre agire con il sostegno e con la forza del Maestro, poiché il Maestro che vi ha iniziato è sempre con voi. Un discepolo non dovrebbe mai pensare che il Maestro, che lo ha iniziato, sia diverso da lui o sia lontano da lui. Il Maestro non può mai allontanarsi dal discepolo, è sempre con lui. Finché siamo amanti dei piaceri dei sensi o della mente, Lui siede dietro il velo, ma quando ci liberiamo di tutti quei piaceri e quando non ne siamo più attaccati, Lui innalza il velo e possiamo vederlo con la stessa chiarezza con cui ci guardiamo allo specchio.
 

5) Un modo per elargire la grazia
luglio 1987, Bangalore

   Dovreste solo cantare quei bhajan che avete praticato e che anche gli altri amati possono cantare. C’è molto entusiasmo e brama nei bhajan, e per voi il significato e l’importanza dei bhajan è ancora superiore dato che non sono nella vostra lingua. Ecco perché fate uno sforzo extra per impararli a memoria. E quando li cantate più e più volte per evitare errori, allora ottenete più opportunità di leggere le parole del Maestro e ne traete più beneficio.
   I Maestri perfetti hanno sempre espresso la loro gratitudine nei confronti dei loro Maestri scrivendo bhajan e soltanto i Maestri perfetti conoscono il Potere del Maestro e sanno chi è veramente il Maestro. I Maestri perfetti descrivono sempre il loro Maestro come un vasto oceano mentre descrivono sé stessi come una creatura umile che vive in quell’oceano. E anche se il Maestro vive in quell’oceano come una creatura umile, dice: “Non riesco a scandagliare il fondo di questo oceano, non riesco a capire la grandezza del mio Maestro”. Lui vive in quell’oceano e anche se conosce tutto, con umiltà dice: “Non riesco a capire veramente chi sia il Maestro”. Dunque i bhajan, le parole del Maestro sono l’espressione di gratitudine verso il loro Maestro perfetto.
    I Maestri perfetti non scrivono i bhajan o i discorsi solo per impressionare le persone del mondo. In effetti, è un modo di elargire la grazia a tutte le anime; elargiscono la loro grazia non solo agli esseri umani ma anche alle altre creature come gli uccelli e gli animali. E poiché i bhajan sono la voce del loro cuore, hanno un grande impatto. Coloro che cantano i bhajan scritti dai perfetti Maestri con molto amore e anelito, ottengono un forte inebriamento e grazia dal Maestro. Ha un grande effetto sulla gente. Ma entrambi, coloro che ascoltano le parole del Maestro che vengono cantate e coloro che cantano i bhajan, ottengono un grande beneficio.
   Ho parlato spesso di quando solevo cantare bhajan di fronte al mio amato Maestro. Avevo quest’abitudine perché amavo cantargli bhajan, per sua grazia Lui mi dava quest’opportunità. Solevo cantare senza nemmeno chiedergli permesso e Lui gioiva moltissimo di quei bhajan. Molte volte i suoi occhi si riempivano di lacrime nel ricordo del Maestro. E molte volte, durante l’ascolto dei bhajan che gli cantavo, Lui si rallegrava molto proprio come un uccello della pioggia si rallegra quando vede che sta per piovere. Allo stesso modo, ogniqualvolta ascoltava quei bhajan, ricordava il suo Maestro e piangeva, era molto felice.
   Miei cari, una persona salubre non ha nessuna comprensione della malattia; solo un malato sa quanto sia difficile essere ammalati e che cosa sia la malattia. Similmente, miei cari, soltanto coloro che hanno visto e capito il Maestro, sanno chi è il Maestro e che cos’è l’amore per il Maestro.  

 

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