Chi è un Sadhu?

Sant Ajaib Singh Ji

  14 maggio 1977  - Sant Bani Ashram, New Hampshire  

Dopo aver cercato un tale Sadhu, rimanete ai Suoi piedi. Per chi ha questa grande fortuna, le sofferenze della nascita hanno fine.  

     Nei suoi scritti Swami Ji Maharaj ha differenziato chiaramente tra i Sadhu: il vero Sadhu e il falso Sadhu o l’imitatore.
     Si chiama ‘Sant’ colui l’anima del quale è sempre unita a Sach Khand, è in Sach Khand. Quando apre gli occhi, è nel mondo e quando li chiude, è in Sach Khand. Si chiama ‘Sad’ chi raggiunge Daswan Dwar e libera la propria anima da tutti i tre rivestimenti. ‘Bheki’ è chi viene stato iniziato da un Santo, pratica un po’ di meditazione e ha fede nel Maestro dal quale ha ricevuto l’iniziazione.
     Swami Ji dice che si chiama “ipocrita” chi non ha mai meditato nella sua vita eppure imita un Sadh.
     Guru Ram Das Ji Maharaj dice che chiamiamo Sadh chi esegue la ‘Sadhana’ (pratica) poiché nessuno può diventare un Sadh soltanto leggendo libri o a parole. Potete leggere le biografie dei Mahatma e dei Santi del passato, come meditarono: alcuni meditarono per undici anni, altri per venti e un Maestro trascorse venticinque anni della propria vita alla ricerca di Dio.
     Perciò Guru Ramdas Ji dice che si chiama Sadh chi esegue la Sadhana o meditazione, si mette in contatto con lo Shabd Naam e ne diviene la forma. Poi dice che parlare con un Sadhu tale è proprio come parlare con Dio e vederlo è come vedere Dio.
     In quest’inno Kabir Sahib dice che anche noi dovremmo sforzarci di cercare un Sadhu perfetto e se troviamo chi ha eseguito le pratiche e si è unito con Dio, dovremmo andare ai suoi piedi e ricevere da lui l’iniziazione. In seguito, compiendo le pratiche che ci ha mostrato, dovremmo rimuovere la sporcizia della nostra anima che abbiamo da età ed età.  

Né le tigri  né i cigni si trovano in gruppi, né i gioielli nelle borse. Lo stesso vale per i Sadhu: non vengono a gruppi.  

     Hazur diceva che verrà il tempo che ci saranno soltanto Guru e sarà difficile trovare discepoli; troverete Guru sotto ogni pietra.
     Ma Kabir Sahib dice che non troverete tigri in branchi, non vedrete volare stormi di cigni e non troverete rubini nelle borse. In modo analogo non troverete molti Sadhu in un luogo o nello stesso tempo giacché le persone in grado di pervenire alla posizione di Sadh sono rarissime.
     Guru Nanak dice che se cercherete nel mondo, troverete solamente una o due persone che si sono unite a Dio. Aggiunge che ci può essere solo uno su milioni che ha meditato su Dio.  

Tutta la foresta non è di legno di sandalo, anche i coraggiosi sono pochi; come le perle sono rare nell’oceano, così i Sadhu esistono nel mondo.

     Kabir Sahib dice che proprio come tutti i legni non sono di sandalo, nell’oceano non trovate perle dappertutto e non incontrate persone coraggiose dovunque, in modo analogo i Sadhu sono rari; ce ne sono pochissimi nel mondo.  

Gli imitatori sono molti, i Sadhu sono pochi: considera questo. Esistono molti uccelli, ma gli ‘anul’ sono pochi.  

     Ora Kabir Sahib dice che ci sono soltanto pochi Sadh nel mondo mentre ci sono moltissimi che imitano e anch’essi vengono chiamati Sadh. In modo analogo c’è un uccello chiamato “anul”; ci sono molti uccelli nel mondo, ma della specie particolare chiamata “anul” ne esistono soltanto pochi. L’uccello “anul” vive solo nel cielo e Hazur diceva che quando le sue uova sono pronte per schiudersi, le getta dal cielo ed esse si schiudono prima che cadano in terra.  

Il leone e il Sadhu hanno qualità simili. Entrambi distruggono ciò che vive. Non tribolano i morti.  

     Qui adesso sorge la domanda: siccome siamo tutti iniziati e abbiamo ottenuto il Naam, perché non meditiamo? È una faccenda da ponderare.
     Kabir Sahib dice che il sentiero della tigre e del Santo è il medesimo, poiché le tigri mangiano i corpi viventi e anche i Santi lo fanno. Ma noi siamo corpi morti di fronte alla mente. Ecco perché abbiamo paura e non ci avviciniamo a Lui, infatti morire mentre si è in vita e portare l’anima fuori dal corpo, significa abbandonare la nostra vita a Lui.
     Una volta, un amato di Ganga Nagar pregò il Maestro di dirmi che avrei dovuto tenere il Satsang. Il Maestro rispose: “Adesso non vedo l’ora di mangiare quest’uomo e tu parli del Satsang? Darà il Satsang quando verrà il momento, ma ora lasciami mangiare quest’uomo”. Ecco perché il Maestro mi disse: “Innanzi tutto devi meditare e non c’è bisogno di andare a vedere le altre persone”. Quando gli amati vengono a dirmi che il Maestro disse loro di meditare per due ore o quattro ore, rispondo: “Siete fortunati, il Maestro vi ha detto di meditare quattro ore, invece a me non ha detto questo, mi ha dato ventiquattro ore da dedicare alla meditazione”.  

Anche se si raggruppano molte nubi, lo splendore del sole non diminuisce. Il Brahmand può rovesciarsi, ma la Parola del Sadhu non può mai cambiare.  

     Ora Kabir dice che la radiosità, la luce del sole non possono mai attenuarsi. Non importa quante nuvole si ammassino per oscurare il sole, si tratta di una cosa temporanea. Quando le nubi scompaiono, il sole risplende di nuovo con il vero fulgore originale. Allo stesso modo, il mondo può rovesciarsi mentre la Parola pronunciata dal Maestro non cambierà mai, poiché Lui deve prendersi cura dell’anima. Possiamo chiamarla “Bhajan”, “Naam” , Parola o “Shabd”, in qualsiasi modo desideriamo, ma Lui dice: “Una volta che la Parola o Naam viene custodita in qualcuno, non è soggetta a distruzione e chi la possiede nell’intimo, prima o poi raggiungerà Sach Khand”.  

È difficile divenire un Sadhu tanto quanto camminare sul filo del rasoio. Se uno esita, cade. Solo chi è risoluto, giunge all’altra sponda.  

     Ora Kabir Sahib dice che non è facile divenire un Sadh: è difficilissimo, è proprio come camminare sul filo del rasoio.  

È difficile divenire un Sadh tanto quanto salire su un albero di datteri. Se uno s’arrampica, mangia dolci; se cade, si schianta.  

     Adesso Kabir Sahib dice che divenire un Sadh è difficile tanto quanto arrampicarsi su di un dattero. Se uno sale su quell’albero, ottiene il dolcissimo frutto da mangiare, ma se cade, muore. Noi meditiamo per dieci giorni o per un mese e poi chiediamo: “Quanto tempo occorrerà per finire questo corso? Quanto tempo ci vorrà per raggiungere la meta?”.
     Hazur diceva che una volta Shamas Tabrez disse a Maulana Rumi: “Domani sarai decapitato nel Mercato dell’Amore, tuttavia non ti assicuro che incontrerai il tuo beneamato”.
     Hazur soleva raccontare una storia sul conto di due uomini che meditavano. Una volta Narada, che è chiamato spesso la Mente di Dio, passò accanto ed entrambi gli chiesero: “Tu vedi Dio ogni giorno. Per favore comunicagli il nostro messaggio e chiedigli: quanto tempo occorrerà per incontrarlo?”. Narada andò da Dio che gli dette il benvenuto: “Dimmi, c’è qualche notizia dal mondo fisico?”. Allora Narada disse: “Che cosa dire a questo proposito: due persone stanno meditando sul tuo Nome e lavorano molto duramente. Ma sono molto ansiosi di sapere quanto tempo occorrerà loro per incontrarti”. Dio rispose che il meditatore che aveva posto per primo questa domanda, avrebbe dovuto meditare ancora per sei anni e poi lo avrebbe incontrato. E l’altro meditatore avrebbe dovuto contare le foglie dell’albero pipal sotto il quale sedeva: doveva meditare per tutti quegli anni, in seguito sarebbe riuscito a vedere Dio.
     Narada ritornò nel mondo fisico e si recò con molta gioia dal primo uomo con questo pensiero: “Ho il Messaggio di Dio, lui ne sarà molto soddisfatto e mi rispetterà”, ma quell’uomo non ebbe rispetto per Narada e gli chiese molto aspramente: “Sì. Qual è la risposta alla mia domanda?”. Disse: “Dio mi ha detto di comunicarti che devi meditare ancora per sei anni e in seguito potrai vederlo”. Udito questo, quel meditatore si arrabbiò molto con Narada e tentò di punirlo. Disse: “Ho meditato per sei anni ed Egli vuole che mediti per altri sei?”. Era molto contrariato con Dio, con Narada, e cercò di punirlo, ma Narada fuggì.
     In seguito ebbe molta paura di trasmettere il messaggio all’altro: pensava che lo avrebbe ucciso poiché quel messaggio era peggiore del primo. Tuttavia doveva fare il suo lavoro, perciò andò dall’altro meditatore, che era molto umile. Non chiese nulla riguardo alla sua domanda, al contrario cominciò a servirlo: lo fece accomodare, gli preparò il tè e fece ogni cosa per lui. Ma Narada temeva ancora che quando gli avrebbe dato il messaggio, anche lui lo avrebbe scacciato. Quindi, una volta bevuto il tè, dovette dare il messaggio; si preparò a scappare nel caso fosse intenzionato a punirlo, e nello stesso tempo esclamò: “Dio ha detto di contare le foglie dell’albero pipal sotto il quale siedi, devi meditare per tutti quegli anni”. Nell’ascoltare questo, invece di dispiacersi, quel meditatore provò una grande felicità e prese a danzare dalla gioia: “Tu sei benedetto, ti ringrazio moltissimo per avermi portato questa risposta da Dio. Alla fine Lui mi ha promesso che mi incontrerà, non importa quanti anni occorrano, ora sono sicuro che lo raggiungerò!”. Incominciò a ringraziare Dio e Narada danzando con gioia. In quello stato di felicità e di riconoscenza si inebriò al punto che si aprì la visione interiore e in quel momento realizzò Dio. Perciò nella Sant Mat non esiste un tempo prestabilito; dipende dal nostro amore, devozione e sforzo.

La Via dei Santi è diversa da quella delle persone mondane. Non chiamate “Sadhu” colui che ha adottato la via dell’ipocrisia.  

     Kabir Sahib dice che la Via dei Santi, il modo di vivere dei Santi è diverso da quello delle persone mondane. Che cosa fanno le persone mondane? Anche dopo aver ricevuto l’iniziazione, talvolta meditano, talvolta no mentre coloro che sono inviati da Dio solo per la liberazione delle anime, quando vengono nel mondo, non si comportano come le persone mondane. Non appena trovano il Maestro e ricevono l’iniziazione, lavorano molto accanitamente per raggiungere quella posizione alla quale devono pervenire. Occorrerà dieci o vent’anni, tuttavia lavorano molto duramente poiché si preparano al fine per il quale sono stati mandati nel mondo. E quando vanno dal Satguru, quando incontrano il Maestro, diventano come la polvere secca da sparo, che esplode a contatto col fuoco. Quando incontrano il Satguru, si innalzano subito.
     Perciò Kabir dice: “A che serve chiamare Sadh chi non ha meditato?”.  

 Colui che non raccoglie soldi e non è attaccato alla donna, Kabir dice: “Sono la polvere di un tale Sadhu”.  

     Adesso Kabir Sahib dice: “Quali sono i segni esteriori di un Sadhu perfetto?”. Sono che non combatterà mai per le ricchezze o per la fama e la rinomanza del mondo. L’esempio del nostro amato Hazur si pone di fronte a tutto il mondo: quando il suo Maestro Sawan Singh morì, abbandonò la Dera inchinandosi a quel luogo senza lottare per qualsiasi ricchezza, senza combattere per qualsiasi cosa della Dera, anche se la proprietà valeva milioni di rupie. Nella Dera di Beas il Maestro aveva costruito la propria casa, abbandonò anche quella.
     Dunque Kabir Sahib dice che un Sadhu non ama la Maya, né è attaccato alla donna. Quando Baba Sawan Singh venne ai piedi di Baba Jaimal Singh, questi chiamò la moglie di Baba Sawan Singh e le disse: “Ora devi considerare Sawan Singh come una grande anima, un Santo”. E la moglie del Maestro Kirpal ricevette lo stesso ordine dal Maestro Sawan Singh: “Ora devi mantenere la castità e devi considerare tuo marito come un Santo”.
     Kabir Sahib dice che i Sadhu, i Param Sant sono mandati da Dio stesso, pervengono alla posizione di Sadh e non sono attaccati né alle ricchezze del mondo né alla donna. Dice: “Se trovo un Sadhu simile, vorrei diventare la polvere dei suoi piedi”.  

Chi è felice all’arrivo del Sadhu e non piange alla sua partenza, Kabir dice: “Come può conseguire la liberazione questo discepolo?”.  

     Adesso Kabir Sahib dice che se troviamo un Sadh meditatore, un Sadh perfetto, e se Lui viene nella nostra casa o nel nostro cortile, che cosa dovremmo fare? La nostra gioia non dovrebbe conoscere limiti, dovremmo essere molto felici di dargli il benvenuto. E quando si allontana da casa nostra, dovremmo rattristarci. Quando la gente perde rubini preziosi o altre cose di gran valore, come diventa triste! Kabir Sahib dice che se non sviluppiamo questi due attributi – di rallegrarci quando arriva il Sadhu e di amareggiarci quando se ne va – non possiamo arrivare alla meta.
     Quando l’amato Hazur venne per la prima volta nel nostro ashram, gli amati sparsero l’acqua tutt’attorno sulla sabbia (la nostra terra è fatta di sabbia) e coprirono le strade polverose con lenzuoli, così che nemmeno la macchina di Hazur avesse potuto toccare la polvere della nostra terra. Quando Hazur arrivò, manifestammo molta gioia facendo esplodere petardi e cose del genere. Il Maestro arrivò e mi disse che non ne era compiaciuto. Gli dissi: “Capisco che Tu non sia felice, però considera per lo meno la nostra gioia, come siamo felici”. E allora disse: “Sì, d’accordo, sono compiaciuto della vostra gioia”.  

Dopo aver chiamato il Sadhu con amore, dategli vitto e alloggio; chi fa questo, è lodato mentre vive e alla fine perviene ad un alto stato.  

     Ora Kabir Sahib dice che cosa dovremmo fare se troviamo un Sadhu così perfetto, un Sadhu meditatore? Dovremmo servirlo con amore, poiché in questo modo conseguiamo la gloria nel mondo e quando andiamo nell’altro, nella corte di Dio, anche Dio ci elargisce molto amore e rispetto.  

Il Sadhu è la mia anima. Noi siamo le jiva del Sadhu; vivo in Lui come il ghi vive nel latte.  

     Adesso Kabir dice: “Qual è la mia relazione col vero Sadhu? Vivo in Lui come il burro è nel latte”.  

Come c’è ghi nel latte, così Egli è dappertutto; potete trovare molti oratori con un uditorio: pochi sono quelli che discernono.  

     Ora Kabir Sahib dice che non è facile trovare un tale Sadhu ma è facilissimo trovare conferenzieri, narratori, o persone in grado di parlare moltissimo: troviamo queste persone con estrema facilità.
     Tulsi Sahib dice che anche dopo aver letto i quattro Veda, gli Shastra e i Purana – tutte le sacre scritture degli Indù – anche dopo aver letto questi libri sacri con amore per Dio, se la nostra anima non è unita allo Shabd, è solo come quell’uccello che imita i versi degli altri uccelli.  

Il Sadhu è un fiume tale la cui acqua è l’amore: purificatevi in essa, Kabir dice: “In compagnia di un Sadhu si diviene puri”.  

     In India ci sono molti pellegrinaggi sulle rive dei fiumi sacri e la gente crede che il bagnarvisi conferirà la liberazione. Ma Kabir Sahib dice che nessun’acqua nel mondo ha il potere di liberare o di purificare le anime; l’acqua può pulire solo la sporcizia, la sporcizia esteriore.
     Dice: “Qual è il vero pellegrinaggio? Il vero pellegrinaggio è entrare nella compagnia di un Santo e in seguito purificare ogni parte del corpo”. Come dovete farlo? Con il nettare dello Shabd Naam. E solo in seguito potete purificarvi, rimuovendo tutti i vostri peccati.  

L’albero non mangia mai i propri frutti, il fiume non beve mai la propria acqua. Nello stesso modo il Sadhu si è incarnato per gli altri.  

     Ora Kabir Sahib dice che l’albero fruttifica per il bene degli altri; l’albero non mangia mai i suoi frutti. In modo analogo, il fiume scorre solo per dare acqua agli altri: non beve la sua acqua. Similmente i Santi non vivono mai per sé stessi, vivono per il bene altrui.  

Nel vedere il Sadhu arrivare, il mio corpo sorrise, i problemi scomparvero e gli occhi s’innamorarono di lui.  

     Adesso Kabir Sahib dice che quando riceviamo il darshan di un tale Sadhu, non solo gli occhi sorridono, bensì tutto il corpo sorride ed è felice. Il darshan di questo Sadhu - quando scambiamo lo sguardo, quando lui guarda nei nostri occhi e noi guardiamo nei suoi - ci porterà a Sach Khand.  

Nei loro posti tutti i Sadhu sono grandi, ma il Conoscitore dello Shabd è la corona di tutti. I Sadhu sono come i papaveri dei campi: alcuni sono rossi, altri bianchi.  

     Ora Kabir Sahib dice che i Sadhu che meditarono e raggiunsero Sach Khand sono tutti uno: non v’è alcuna differenza fra di loro.
     Ci sono due tipi di Mahatma: uno viene direttamente da Sach Khand, come Kabir e Nanak, mentre gli altri prendono l’iniziazione da un perfetto Mahatma, lavorano accanitamente e con la Sua grazia anch’Essi raggiungono Sach Khand; ma non v’è differenza fra di loro. Sono entrambi uno.
     Kabir Sahib ci spiega questo citando un bellissimo esempio del campo di papaveri: tutti i fiori possiedono la stessa ebbrezza anche se i loro colori sono diversi.
     Guru Arjan Dev Ji dice: “La Luce è la stessa, le pratiche sono le medesime, ma quel Potere viene in questo mondo solo dopo aver cambiato il corpo”.  

Il corpo del Sadhu è la dimora del Senza Forma. Se volete conoscere l’Inconoscibile, conoscete il Sadhu.  

     Kabir Sahib dice che se c’è qualche luogo nel quale Dio risiede, è il corpo di un Santo. Se vogliamo vedere Dio, possiamo vederlo solo nel corpo di un Santo. Non esiste altro luogo dove possiamo realizzarlo.
     Kabir dice: “Un giorno la mia mente volò in cielo, come un uccello, ed entrò nel paradiso. Quando arrivai, vidi che non c’era Dio poiché Egli dimorava nei Santi”.

 

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