L’amore ci attrae nella forma più nuova

Christopher McMahon  

 

parte prima 

     Il titolo di questo resoconto del periodo trascorso nella compagnia di Sri Sadhu Ram Ji a Delhi dal 29 luglio al 1 agosto è tratto da un Satsang pronunciato da Sant Ajaib Singh Ji nel libro “Streams of the Desert”. In questo Satsang Sant Ji commenta un bani di Bulleh Shah. Il distico di apertura dice:  

     L’amore è sempre nella fioritura più nuova,
      l’amore ci attrae nella forma più nuova.  

   Tutto il Satsang è una descrizione meravigliosa di ciò che accade a coloro che riescono ad assistere all’avvento del perfetto Fachiro, del Sadhu, e dei Santi. Nel citare Mastana Ji, Sant Ji dice: “Dio abbraccia coloro che frequentano la compagnia dei fachiri. E in seguito Dio è sempre con loro e loro sono sempre con Dio”. Citando oltre il bani di Bulleh Shah, afferma: “Dio è venuto nelle sembianze di Inayat Shah. E riguardo alla legge secondo la quale non esiste nessun Profeta Santo dopo Maometto, non è vera, è sbagliata. Lui è venuto diventando nuovo; la mia forma è nuova e quindi anche Lui è venuto in una forma nuova.”
     Il Satsang è talmente affascinante, illuminante che vale la pena leggerlo più e più volte, lo stesso vale per un Satsang che compare più avanti nel libro dal titolo “Chi è un Sadhu?”. Se si leggono questi due Satsang uno dopo l’altro, si riuscirà a percepire con una certa chiarezza quello che è stato l’incontro con Sadhu Ram da parte di coloro di noi che sono riusciti a partecipare al festival dell’Amore e della Luce avvenuto a Delhi alcuni giorni fa.
     Prima di iniziare questo resoconto vorrei dire alcune cose importanti.  

1) Gli eventi e le impressioni descritte sono riportate per lo più e soprattutto per il sollievo e la gioia del mio proprio cuore. Se altri trovano ispirazione e incoraggiamento, allora va bene. Se questo dovesse accadere, posso solo dire che il passo successivo è di sforzarsi con sincerità per sedere ai piedi di questo meraviglioso e piacevole Fachiro. Ciò sarà un milione di volte più prezioso di qualsiasi altra cosa che abbia scritto perché alla Sua presenza fisica uno capirà la realtà molto, molto meglio. Nella Sant Mat uno dei principi fondamentali è che “bisogna vedere con i propri occhi”. Le opinioni altrui sono solo opinioni, uno dovrebbe impiegare il discernimento e la discriminazione concessogli da Dio per prendere decisioni riguardo alle cose del significato spirituale più profondo, trattandosi dell’innalzamento della propria anima. Anche se il mondo intero ci dice che qualcosa è in un modo, ma il nostro cuore ci suggerisce altro, dobbiamo seguire i dettami del cuore. Come possiamo ascoltarne i dettami e le inclinazioni? Facendo il Simran con un cuore vero e sincero, inoltre pregando con fervore il grande Guru che ci ha iniziato affinché ci aiuti a capire dove sta operando il suo potere.
     Se sentiamo che non ci può essere alcun successore, dovremmo leggere con attenzione gli insegnamenti dei Santi per capire se è scritto da qualche parte che hanno mai detto una cosa simile.
     Sant Ji stesso disse che se riusciamo a trovare qualcuno che ha meditato come il suo Guru lo aveva fatto meditare, possiamo trarre giovamento da lui e in quel caso ci aiuterà.  

2) Se il resoconto che ho condiviso, non è in alcun modo attraente o di ispirazione, allora lasciatelo stare e proseguite la vostra ricerca. È scritto da un altro essere umano con numerosi difetti e manchevolezze, dunque imperfetto. Sicuramente posso garantire chiunque lo legga che non serve a convincere nessuno della verità che ho visto con i miei propri occhi. Ogni anima è speciale ed unica, ha ricevuto da Dio il diritto di proseguire la propria ricerca in qualunque modo le si adatti. Questo è in accordo con gli insegnamenti di tutti i Santi e i Saggi. Nessuno dovrebbe mai cercare di impiegare la propria forza personale per convincere qualsiasi altra anima che una cosa è giusta o sbagliata. Ognuno di noi ha le proprie esperienze, opinioni e sono soltanto quelle, niente di più. Se si è ispirati a cercare il successore spirituale, allora come menzionato sopra, bisogna vedere le cose con i propri occhi.

3) Se uno non sente alcuna attrazione per incontrare un Fachiro così amorevole, va benissimo. Quando riceve il dono dell’iniziazione da un Santo perfetto, dispone dei mezzi per praticare l’arte del morire in vita attraverso il Simran costante e incrollabile al Terzo Occhio. Se farà questo con un cuore risoluto e amorevole, allora riceverà personalmente una guida diretta dal Maestro riguardo a quel che sarà richiesto da parte sua per proseguire oltre sulla via interiore. Tuttavia se si permette alla propria mente di farsi coinvolgere in maldicenze, critiche e calunnie, allora ci si accorge sempre che viene gettato sull’anima uno spesso velo, un velo che nessuna quantità di meditazione può penetrare. Basti dire che uno dovrebbe sempre focalizzare tutta l’attenzione nel Simran e nel contattare il Guru nell’intimo, affinché il suo cuore sarà saturo di amore e rispetto per tutti gli esseri e contemplerà la Sua forma in ogni particella della creazione.
     In questo contesto vorrei condividere un’esperienza importantissima che avvenne molti anni fa con Sant Ji a Nuova Delhi. Fui iniziato da Sri Baba Somanath Ji, un amato figlio Gurumuk di Hazur Sawan Singh Ji, nel 1971. Vissi con lui sei-sette mesi l’anno finché lasciò il corpo mortale nel novembre del 1976. Fu un periodo incredibile della mia vita, saturo di numerose esperienze semplici e illuminanti, della grazia e della perfezione del Maestro vivente. Quando Baba Ji morì, i membri più anziani del sangat scelsero un guru per fare le sue veci. La cosa mi ferì moltissimo a livello personale, dato che ero consapevole che il successore di un tale Essere Perfetto poteva essere plasmato solo dopo molti, molti anni di meditazione devota e di pianto continuo,  giorno e notte, per il Beneamato e non tramite le elezioni di un comitato. Reputavo la persona designata come guru un’ottima persona, ma non qualcuno che avesse fatto quel tipo di sacrificio. Per buona ventura non mi feci coinvolgere dalle critiche o dalla propaganda, ma la ferita fu profonda nel mio animo. Una sera Sant Ji, nella sua volontà, mi parlò e menzionò, senza che dicessi nulla da parte mia, che se uno critica anche i falsi guru, rinascerà come un cane. Fu una tale benedizione, perché d’un tratto il velo fu sollevato e capii che a volte la mente persuade una persona che è in grado di fare il lavoro dell’iniziazione e del Satsang per gli altri oppure per il proprio desiderio interiore. Può accadere alle persone migliori. Ma quel che uno non riesce a rendersi conto in quei momenti è l’impatto di ciò che sta facendo, poiché dovrà portare i fardelli di tutti i peccati di coloro che inizia. Ogni singolo karma dovrà essere liquidato. Quando capii questo, mi penetrò nel cuore una grande compassione per la persona coinvolta e per coloro che la circondavano. Solo un vero Santo può tollerare i karma dei discepoli e nello stesso tempo liberarli. Un Guru affida questo lavoro ad un Santo meditatore attraverso gli occhi e non tramite documenti mondani, carte o elezioni di comitati.
     Questo solo per dire che se questa storia non vi risuona nel cuore, lasciatela da parte, conservate appieno le energie spirituali e fate Simran con un cuore sincero. Ciò risolverà tutti i problemi e concederà al cuore la grazia e la misericordia del Guru, affinché riusciate a trovare quell’amore che permea ogni particella della creazione.
     Quando il nostro beneamato Satguru, Sant Ajaib Singh Ji, lasciò il corpo fisico nel luglio del 1997, Suzanne ed io sapevamo solo che un giorno il suo beneamato Figlio spirituale, ovunque fosse apparso, si sarebbe presentato per elargire ai nostri cuori tutta la grazia, l’amore e la misericordia del suo Guru. Quando una grande anima lascia questo mondo, coloro che hanno avuto il beneficio della sua compagnia, ricevono un duro colpo a tutti i livelli. Senza dubbio nel sangat ci sono sempre alcuni grandi meditatori in grado di ricevere la sua grazia interiormente, tuttavia ci sono molti come noi che, pur sforzandosi sinceramente con il massimo impegno, sono ancora ben lungi dall’obiettivo del Simran costante e incessante al Terzo Occhio, secondo quanto ingiunge il Maestro. In questi casi la perdita è insostenibile perché quell’ispirazione ed incoraggiamento esteriori scompaiono nella vita e uno deve per forza procedere con le proprie forze. Anche con le migliori intenzioni ci si trova spesso a recedere perché le influenze del mondo agiscono profondamente sull’attenzione e ci fanno dimenticare quanto sia vitale e critico il lavoro spirituale per la nostra esistenza.
     Già prima nella nostra vita avevamo sopportato la dipartita dei nostri grandi Maestri, nel mio caso, Baba Somanath Ji, e nel caso di Suzanne, Maharaj Kirpal Singh Ji, e dunque conoscevamo le difficoltà che si presentano prima che il successore si manifesti. Solo in virtù della loro grande clemenza abbiamo ricevuto l’opportunità di venire dal suo figlio spirituale, Sant Ajaib Singh Ji, per ricevere sostegno spirituale, guida e ispirazione. Per venti anni abbiamo goduto l’immensa fortuna di stare nella sua compagnia e del seva, anche per tre volte l’anno. Sebbene non abbiamo meditato a sufficienza e non siamo stati devoti secondo le sue ingiunzioni per trarre il massimo beneficio dalla sua compagnia, possiamo affermare con cuore sincero che ogni secondo trascorso nella sua compagnia è stato prezioso senza confronti. Ancora, con la sua infinita grazia e clemenza ci siamo sposati ai suoi piedi a Bombay nel 1984. Tali espressioni tenere del suo amore vivono per sempre nel cuore. Questo e altre miriadi di momenti sacri hanno formato il centro della nostra vita e devozione.
     Quando Lui si è ritirato dal piano fisico, si è spenta una grande luce nelle nostre vite e tutto quello che potevamo fare, era di aspettare quietamente finché non fossero giunte alcune notizie sulla sua nuova Manifestazione nella forma del beneamato figlio Gurumukh. Sapevamo e sappiamo per certo che in qualche luogo nascosto c’era qualcuno che si era afferrato a Lui nella via interiore ed era perso nella sua rimembranza. Dunque aveva reso il proprio cuore un degno ricettacolo di quell’amore immacolato, cuore e anima della creazione. Tuttavia non sapevamo dove trovare questo meraviglioso e autentico Fachiro.
     Nella tradizione della Sant Mat accade spesso proprio esattamente così. Quando il Maestro abbandona il corpo, non si conosce immediatamente il successore spirituale. I Maestri non sono attaccati ad alcuna proprietà o cosa esteriore e di solito si può notare che iniziano daccapo il loro lavoro in un luogo sconosciuto. La stessa cosa mi fu riferita spontaneamente da Baba Somanath Ji alcuni anni prima. Ritornato in India dagli Stati Uniti, Baba Ji mi chiese come fossero andate le cose nel tempo intercorso di sei mesi da quando lo avevo lasciato. Poi incominciò a parlare di come quando muore un Maestro, il cui ashram è diventato troppo grande o troppo conosciuto, allora il vero successore non continua a lavorare in quel luogo, bensì appare in posti inaspettati e in forme inaspettate per iniziare daccapo il lavoro. Nella stessa conversazione dichiarò spontaneamente: ”Christopher, dato che hai vissuto con me, riuscirai sempre a riconoscere dove si manifesta la Verità”. A quel tempo non avevo assolutamente idea di perché stesse dicendo queste cose dato che la sua forma meravigliosa era davanti ai miei occhi ed era impossibile pensare che sarebbe mai morto, com’era naturale che accadesse a tempo debito. In quel momento Lui era sull’ottantina e io avevo poco più di vent’anni. Solo più tardi quando riuscii a trovare Sant Ji (che a livello esteriore aveva avuto solo un breve contatto con Baba Ji ai piedi di Hazur Baba Sawan Singh molti anni prima), il significato delle sue parole fu chiaro. Quindi ero sicuro che dopo la dipartita di Sant Ji sarebbe avvenuta la stessa cosa.
     L’intervallo di tempo tra la dipartita di Baba Ji e la venuta di Sant Ji sul piano fisico non è stato altro che di pochi mesi e la verità è che io sapevo già che Sant Ji era un perfetto Maestro prima che Baba Ji lasciasse il corpo. Il mio caro amico e compagno di lavoro, Marc Rubald, mi aveva mostrato la rivista Sant Bani, “Un’introduzione ad Ajaib Singh”, prima che partissi per l’India nell’autunno del 1976 e proprio in quello stesso istante avvertii che Lui avrebbe dato conforto e consolazione agli iniziati di Maharaj Kirpal Singh. Tuttavia, essendo Baba Ji ancora nel corpo, non ero attratto oltre. In ogni caso, quando Baba Ji dipartì alcune settimane più tardi mentre mi trovavo all’ashram, mi saltarono in mente il significato e il valore di questo riconoscimento. Tornato negli Stati Uniti a dicembre, incominciai a leggere tutto quello che veniva pubblicato sul conto di Sant Ji ed ebbi l’immensa buona ventura di entrare nella sua compagnia nel luglio del 1977. Da quel momento ebbe inizio un periodo nuovo e meraviglioso che durò venti anni. 

Non si ripeté la stessa cosa quando Sant Ji ritirò la propria attenzione dal corpo nel luglio del 1997. Intendo dire che non c’erano indizi esteriori di dove sarebbe comparso il figlio Gurumukh. Accade spesso nella tradizione della Sant Mat in questo modo. Per motivi conosciuti solo ai Maestri possono passare alcuni anni prima che si presenti il successore e poi di solito viene in una forma che non è molto facile da riconoscere o da accettare, perché nei primi giorni della sua missione rimane ancora discepolo. Non proclama mai di essere il successore, ma svolge il lavoro assegnatogli dal Guru solo in base ai suoi ordini trattandosi del lavoro più difficile in assoluto. E spesso, per il massimo beneficio spirituale degli iniziati, il Maestro si occulta per un certo periodo di tempo. La maggior parte di noi non sono evoluti a tal punto e anche con tutte le nostre migliori intenzioni, in un modo o nell’altro noi diamo per scontato il Maestro vivente. Per capirlo veramente, occorre meditare in modo molto profondo, ma la cosa è effettivamente assai rara nel sangat. Alcuni ci riescono di sicuro e raccolgono l’eccezionale ricompensa della sua presenza fisica e spirituale, nondimeno la maggior parte confida per lo più sulla forma fisica del Maestro dato che il suo darshan e i suoi Satsang sono così puri, santi e inebrianti da far pensare che continueranno per sempre e in un modo sottile la mente ci raggira inducendoci a dimenticare il vero lavoro spirituale. Con i suoi modi pazienti e amorevoli il Maestro cerca di farci capire che l’unico modo per amare veramente il Guru, è di controllare la mente nelle ventiquattro ore del giorno attraverso il Simran, di morire in vita e poi di mettersi in contatto con il Potere del Guru interiore, che è il Potere imperituro, risonante nei piani interiori attraverso le correnti della Musica celestiale e della Luce divina.
     Dunque forse uno dei motivi per cui non appare immediatamente nella nuova forma dopo la dipartita di quella vecchia, è di darci l’opportunità di esaminare i nostri cuori e menti, di ammettere le nostre manchevolezze per consacrarci in un modo profondo e sincero alla meditazione e poi di pregare con vero tormento nel cuore di incontrare ancora una volta la sua forma radiosa e attraente affinché non veniamo fuorviati, piuttosto meditiamo secondo le sue istruzioni. Lui ascolta veramente tali suppliche, ma ci vuole una certa sincerità e occorre tempo per formare quel tipo di ricettacolo che interagirà con lui nell’intimo e non si farà trascinare dal seva esterno o da qualunque altra attività che impedirà di compiacere il potere del Guru interiore.
     Tutto questo è scritto dalla posizione di forza di qualcuno che è già stato iniziato. In effetti il lavoro principale del successore è di iniziare nuove anime nei misteri dell’aldilà e di guidarle nel loro viaggio interiore. Ma credo fermamente che si possa altresì affermare questo: quelli di noi che sono stati in qualche modo colpiti dal puro impulso di Vita del Maestro, brameranno sempre sedere ancora una volta ai piedi del meraviglioso Fachiro inebriato di Dio. In quell’atmosfera divina, caricata, si ha la possibilità di correggere i propri errori e di applicarsi nuovamente agli insegnamenti interiori annunciati dal Maestro in modo misericordioso.
     Dopo la dipartita di Sant Ji gli anni sono passati in questo modo ed è stato lapalissiano che noi non eravamo riusciti a stimare davvero chi era veramente Sant Ji durante la sua vita. E sapevamo anche senza ombra di dubbio che qualora Lui ci avesse perdonato, avremmo avuto l’opportunità di riconoscere quell’Essere in cui aveva riversato tutto il suo potere e benedizioni. Non si può riconoscere il successore con le proprie forze. È il Maestro che occulta sé stesso e a modo suo crea una situazione per cui vengono da Lui nella nuova forma soltanto coloro che confessano apertamente i propri errori al Maestro interiore. In verità, crea questo sentimento nel cuore dei discepoli. Fa tutto parte di un gioco divino e sublime che non può essere capito dalla mente, ma dal punto di vista del discepolo occorre fare uno sforzo per porsi nella posizione di ricevere la sua grazia. Uno deve diventare la polvere dei piedi dei Santi e del suo Sangat per ottenere questo dono.
     Alcuni sentono che quando muore il Maestro che li ha iniziati, non hanno bisogno di andare da nessun altro e possono progredire per conto loro. Benissimo. Ma la brama dei nostri cuori era profonda e sincera. Noi sapevamo di non avere alcun merito e di non essere evoluti nella via interiore. Lui sapeva che il suo darshan prezioso, sacro era la nostra unica speranza di vita. In tutta la sua saggezza Lui conosce il tempo e i luoghi quando avverrà questo incontro e non è sotto il controllo nemmeno degli ottimi meditatori sapere quando accadrà sul piano fisico.Uno dei nostri carissimi fratelli indiani che partecipava al programma, ci ha narrato la sua storia a questo riguardo. Proprio subito dopo che Sant Ji ha lasciato il corpo, gli è apparso nell’intimo; c’erano altri due esseri in piedi accanto a Lui. Sant Ji non disse nulla, ma indicò silenziosamente col dito uno dei due.
     Era Sadhu Ram Ji che lui (l’iniziato) non aveva mai visto e non sapeva dove cercarlo. Parlò della sua esperienza con altri iniziati che si trovavano lì per caso e costoro gli dissero che si stava sbagliando, che non c’era nessuno a loro conosciuto con quelle sembianze. Dunque per cinque anni tenne la bocca chiusa mentre aspettava l’apparizione di colui che Sant Ji gli aveva mostrato. Poi alcuni mesi fa attraverso il signor Oberoi sentì parlare di Sri Sadhu Ram Ji e alla fine ebbe l’opportunità di venire ai suoi piedi, in occasione della visita di Delhi a maggio. Nel primo scambio di sguardi riconobbe che Sadhu Ram era colui che Sant Ji gli aveva mostrato nell’intimo. C’è stato, di fatto, un altro vecchio iniziato di Hazur Sawan Singh che vive nel Rajasthan ad aver avuto un’esperienza simile. Sant Ji gli è apparso nell’intimo e gli ha rivelato la meravigliosa forma di Sadhu Ram Ji, però quando l’iniziato chiedeva a Sant Ji di dirgli dove vivesse Sadhu Ram, Sant Ji si metteva a ridere e scompariva. Così questo è un gioco conosciuto solo a Lui e noi non possiamo mai capire a fondo perché accade. Possiamo solo aspettare con tutto l’amore e la fede che si manifesti una tale anima pura e immacolata. Ma con la stessa certezza con cui sorge il sole, anche l’Amore ci attrarrà nella forma più nuova.
     Circa sei mesi fa Suzanne ed io abbiamo iniziato una nuova routine di vita. Lavoriamo a tempo pieno come giardiniere e bibliotecaria rispettivamente di pari passo con la gestione di una piccola azienda familiare di profumi naturali, ma abbiamo deciso spontaneamente di riservare del tempo ogni giorno per una passeggiata in una meravigliosa foresta situata vicino a noi. Durante quelle passeggiate abbiamo incominciato a pregare misericordiosamente il Maestro di non occultarsi più. Dicevamo che avevamo sentito nella storia dei Santi di come il Maestro potesse apparire in qualunque luogo desiderasse, poiché il tempo e lo spazio non sono di ostacolo per Lui, e quindi perché non poteva apparire nella foresta e dare consolazione, amore ai nostri cuori assetati? Gli dicevamo che stavamo seccando come uva passa e rischiavamo di trasformarci in polvere, spazzata via dal vento. Gli dicevamo che non solo era nel suo potere gonfiare di nuovo l’uva passa mettendola a bagno nell’amrit o nel nettare del suo Amore, ma che poteva perfino ricollegarci alla vite e renderci ancora uva fresca e felice. Gli abbiamo espresso molti pensieri teneri, dolci pregandolo di non indugiare più e di farsi conoscere a noi. Eravamo altresì ben coscienti che non avevamo la purezza richiesta per vederlo nella sua forma radiante, tuttavia sottoponevamo ai Suoi piedi le nostre umili suppliche. Quest’esperienza ha consolato alla grande i nostri cuori e in tutto questo tempo la natura ci rivelava uno splendore straordinario nelle sembianze di alberi, arbusti, fiori selvatici, giochi di luce, nebbie e innumerevoli, piccoli barlumi del Suo potere onnipervadente.
     Poi a maggio inoltrato abbiamo ricevuto una telefonata da un caro fratello iniziato, Marc Rubald, la stessa persona dalla quale avevo saputo di Sant Ji. Lui ha chiesto se avessimo sentito parlare di Sadhu Ram Ji, un iniziato di Sant Ji, che si diceva avesse meditato molto. Non ha espresso alcuna opinione su Sadhu Ram, ma ha domandato semplicemente se ne avessimo sentito parlare. Non avevamo ricevuto informazioni, ma subito un fremito di eccitamento è penetrato nei nostri cuori. Allora abbiamo deciso di chiamare il signor Oberoi in India; Suzanne aveva sempre sentito che lui avrebbe saputo chi è il successore. Il signor Oberoi e la sua cara moglie sono vecchissimi iniziati di Hazur Sawan Singh che hanno servito Maharaj Kirpal Singh con cuore sincero ed in seguito hanno fatto molto seva nella corte di Sant Ji. Marc ha pure menzionato che il signor Oberoi aveva pubblicato un resoconto della sua ricerca per il successore.
     Dunque Suzanne ha chiamato il signor Oberoi e ha risposto suo figlio, Sri Baldev, il quale ha confermato che il signor Oberoi era in quel momento con Sri Sadhu Ram Ji in Rajasthan, ma che ci avrebbe mandato felicemente tramite mail un breve resoconto della sua ricerca della verità dopo la dipartita di Sant Ji e delle sue impressioni sull’incontro con Sadhu Ram.
     Nel leggere il resoconto abbreviato ci siamo entusiasmati molto, dato che ogni singolo evento descritto penetrava profondamente nei nostri cuori. A stento potevamo credere a quel che stavamo leggendo e nei nostri cuori sapevamo che il Meraviglioso era ritornato di nuovo. Abbiamo implorato di avere la testimonianza completa.
     Contemporaneamente il nostro caro gurubhai, Daryl Rubin, aveva deciso di telefonarci a proposito di quello che stava accadendo. Daryl era la persona designata da Sant Ji come capo dei programmi di Bombay, Hyderbad e Bangalore per gli occidentali e nell’amore del Maestro avevamo lavorato insieme nel corso della missione di Sant Ji in quei luoghi.
     Da alcuni mesi Daryl stava ricevendo varie mail dal signor Oberoi riguardo alla svolta stupefacente degli eventi e ora sentiva che era giunto il momento di condividere con noi queste informazioni. Ha letto al telefono parti estese dei resoconti del signor Oberoi. Era assolutamente e totalmente eccitante, eravamo inebriati e lietissimi con ogni parola. Più tardi quella mattina abbiamo ricevuto il resoconto completo del primo incontro del signor Oberoi con Sadhu Ram.
     Gli eventi si sono susseguiti. Il signor Oberoi ha spedito ulteriori ragguagli degli incontri con Sadhu Ram Ji dato che lui, la moglie e un paio di Satsanghi viaggiavano regolarmente ai suoi piedi a circa cinquecento chilometri di distanza da Delhi. È sorprendente notare che si tratta di un viaggio di almeno dieci ore ed era durante la stagione più torrida dell’anno. Il signor Oberoi ha ora settantotto anni e dunque quel tipo di viaggio non era del tutto agevole, in ogni caso era assolutamente evidente che Sadhu Ram stava creando in lui quell’anelito che poteva essere rasserenato solo vedendolo. Era altresì chiaro che Sadhu Ram poteva comunicare tramite lui alcuni messaggi importantissimi e cruciali di cui il sangat aveva bisogno. Il signor Oberoi, a causa del contatto prolungato e intimo con i tre grandi Maestri, aveva assistito a tantissime vicende durante la vita dei Maestri come pure a quello che capitò alla loro dipartita; dunque poteva chiedere certe domande e ottenere da Sadhu Ram le risposte in un modo meraviglioso.
     Insieme con i resoconti del signor Oberoi avevano sviluppato un sito web che dava altresì i primi accenni su Sadhu Ram sia come foto sia come filmati. Sul sito erano stati pubblicati anche audio-Satsang, traduzioni e presto disponevamo di una vera e propria tesoreria di informazioni su questo umile, dolce Fachiro. Accadeva così velocemente che era difficile comprendere, ma la cosa più reale e sconvolgente per Suzanne e me era che d’un tratto ci siamo sentiti ispirati a meditare come non avevamo mai fatto prima. Tutta la nostra giornata ha preso ad essere imperniata sul fatto di alzarsi prima per meditare e di finire il giorno meditando per un paio d’ore di fila; non che fossimo inclini a farlo in modo naturale, accadeva ed eravamo felici di farlo. Poi mi sono reso conto con grande forza che solo un grande Santo avrebbe potuto far accadere una cosa simile in un modo tanto dolce. Non Lo avevamo mai incontrato personalmente, eppure la fragranza della sua meditazione era talmente grandiosa da spalancare i cuori di numerose persone in diverse parti del mondo e di far ricordare a tutti noi il nostro beneamato Sant Ji in un modo chiaro e penetrante. Questo, a sua volta,  ci ha ispirato a cercare di fare di più sulla via interiore per mostrare la nostra stima nei suoi riguardi e per commemorare la sua vita e la sua missione.
     In questo stesso periodo a Suzanne è venuto in mente di contattare il signor Oberoi ancora una volta per vedere se ci sarebbe stato un programma a Delhi. Ha avuto l’impressione che sarebbe accaduto a luglio. Ci è stato risposto che sì, Sri Sadhu Ram aveva progettato un viaggio a Delhi nell’ultima parte del mese e che lui (il signor Oberoi) gli avrebbe presentato la nostra richiesta. Molto semplicemente e amorevolmente abbiamo detto al signor Oberoi che non stavamo andando in India per mettere alla prova questo grande Mahatma poiché eravamo già convinti che Lui era l’erede spirituale di Sant Ji, ma che volevamo semplicemente avere il suo darshan meraviglioso e dolce.
     Nel profondo del cuore, più di ogni altra cosa, volevamo solo avere un piccolo spazio nel sangat. Non ci importava se Lui ci avesse riconosciuto o no, se ci avesse parlato o no. Sapevamo che non avevamo fatto veramente quel che Sant Ji ci aveva ordinato riguardo alla profonda e devota meditazione e non potevamo che pregare affinché ci permettesse un nuovo inizio: allora avremmo consacrato il nostro cuore ed anima a questo lavoro preziosissimo e incalzante. Era della massima importanza avere il suo darshan e Satsang, cantare le sue lodi e in qualche modo rettificare la situazione cosicché, a tempo debito, potessimo conquistare i suoi sguardi saturi di grazia, ed essere felici con Lui come figli che hanno seguito i suoi ordini.
     Con questi pensieri nel cuore abbiamo aspettato con ansia la sua volontà sul fatto di andare o meno. Dopo alcuni giorni abbiamo ricevuto da Lui un messaggio nel quale ci dava il benvenuto a braccia aperte per il programma di luglio. È stato uno dei messaggi più meravigliosi che avessimo mai ricevuto. Una felicità e una dolcezza particolare sono penetrati nei nostri cuori; non invidiava nulla al puro nettare per le nostre anime. Era come se il suo semplice benvenuto fosse un perdono che comprendesse tutto per le nostre dimenticanze. Sapevamo che dovevamo trarre pieno giovamento di questo periodo e di aprire a Lui i nostri cuori affinché le sue parole compissero il loro lavoro nelle profondità del nostro essere, in questo modo potevamo imparare davvero a meditare con amore e devozione, senza considerarlo un fardello, come Sant Ji ci aveva pregato così spesso.
     Penso che sia stato circa cinque settimane prima del programma di luglio quando abbiamo ricevuto il messaggio ed è sembrato un secolo fino alla partenza; non potevamo fare altro che meditare e prepararci nel modo migliore. Poi i giorni si sono dissolti e alla fine la sera del giovedì eravamo pronti per incominciare il viaggio.
     Daryl e Brock erano già partiti da Salt Lake City quello stesso giorno. Lillian dal Canada e noi ci saremmo incontrati presto all’aeroporto. Altri viaggiavano sullo stesso tragitto, per esempio Ari, che era sullo stesso volo, e Lillian si sarebbe unita a noi a Singapore dal Canada. Un'altra cara anima che avevamo conosciuto al programma di Bombay stava altresì volando da Singapore su un volo diverso. Chabela dal Venezuela era un'altra amata, di cui eravamo al corrente, che avrebbe partecipato al programma e il cui volo arrivava approssimativamente allo stesso momento del nostro.
     Abbiamo scoperto che un altro gruppo dall’Italia e dalla Gran Bretagna sarebbe stato nostro compagno in questa festa spirituale come pure un amato dalla Grecia. Per quanto riguarda il sangat indiano i nostri amati compagni erano circa duecentocinquanta.
     Quando siamo arrivati all’aeroporto quella sera sul tardi, abbiamo incontrato subito Brock e Ari che aspettavano al check-in. Nel frattempo Daryl era ancora in albergo dato che era stato molto malato nelle ultime due settimane e all’arrivo a San Francisco i sintomi erano peggiorati. Brock temeva che Daryl non riuscisse a partire e tutti noi eravamo preoccupati e ansiosi, ma Suzanne ed io eravamo fiduciosi che in qualche modo lui sarebbe salito a bordo. Daryl, Brock e noi ci eravamo incontrati molte volte per il seva del Maestro e la sua mancanza ci avrebbe spezzato i cuori poiché tutti sapevamo che stavamo viaggiando per vedere il beneamato Sadhu che aveva compiaciuto immensamente Sant Ji. Daryl è riuscito a salire sull’aereo e subito dopo la partenza tutti i sintomi sono scomparsi con nostro grande piacere. In seguito, quando un resoconto più completo del programma sarà completato, includerò alcune storie sulla venuta di Daryl da Sadhu Ram perché sono molto istruttive e affascinanti.
     E così, col Maestro nel cuore e i corpi sull’aereo, abbiamo intrapreso il viaggio verso l’India per un evento che sarebbe rimasto scolpito per sempre nei nostri cuori. Nella seconda parte del resoconto farò del mio meglio per descrivere quel che è accaduto con la speranza e la preghiera al misericordioso Guru interiore di comunicare a parole, in qualche modo, una parte di ciò che abbiamo sperimentato. Tutto quello che ho potuto fare a questo proposito è di sforzarmi di lasciare che il suo amore, la sua dolcezza vibrassero nella descrizione poiché abbiamo ricevuto solo il suo amore, dolcezza, e questa è una faccenda di cuore.  

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