L’amore ci attrae nella forma più nuova

Christopher McMahon  

 

parte seconda

 Dopo un viaggio senza problemi, scorrevole siamo arrivati a Delhi il 27 luglio alle nove e quarantacinque di sabato sera. Il passaggio attraverso la dogana e il ritiro dei bagagli sono stati velocissimi e agevoli, nel giro di trenta minuti eravamo già diretti alla porta della sala di attesa dove siamo stati salutati da alcuni Satsanghi locali, che avevano avuto l’incarico di accompagnarci alla casa della famiglia Ranna in cui avremmo soggiornato per il programma. Essendo tardi di sera, il viaggio per questa città gigantesca è stato rapido. La temperatura esterna era di trentadue gradi, ma le macchine in cui viaggiavamo, avevano l’aria condizionata e perciò siamo arrivati a destinazione senza stress o tensioni.
     La casa di quattro piani è situata in una zona residenziale, piacevole della città con numerosi piccoli parchi disseminati tra gli edifici a più piani. Vari membri della famiglia erano lì per salutarci e per aiutare a portare il bagaglio nelle stanze. Siamo stati contenti di scoprire che le stanze erano tutte ad aria condizionata, il che è piuttosto raro in India. Si è rivelata una vera e propria benedizione per tutti noi che non siamo abituati a riposare in condizioni climatiche torride e umide. L’eccitazione e l’attesa per l’incontro con Sadhu Ram, in ogni caso, predominavano nelle nostre menti e dunque abbiamo meditato per una buona parte della notte. Il giorno dopo (domenica, il giorno prima del suo arrivo) ci siamo radunati nella meravigliosa sala del Satsang per i bhajan con gli altri amati provenienti da Italia, Grecia, Venezuela, Gran Bretagna, Canada e Stati Uniti; in tutto eravamo ventiquattro dall’estero. Nella casa in cui ci ospitavano c’erano una ventina di persone, trattandosi di una grande famiglia. Dal momento dell’arrivo fino al giorno in cui siamo partiti, si sono presi cura di noi e ci hanno voluto bene in un modo impeccabile, il che ci ha permesso di focalizzare tutta l’attenzione nel programma.
    Le sessioni di bhajan sono state assai cariche, innalzanti. I diletti dal Sud America e dall’Italia hanno un modo trascinante di cantare i bhajan che ne anima il potere e la bellezza. I muri riverberavano, letteralmente, il canto melodioso, appassionato degli inni divini del Maestro. Questo, già di per sé, ha fatto in modo di lavar via dalle nostre menti tutte le impressioni del mondo, mettendo bene a fuoco la singolarità dell’evento. I bhajan dei Santi, parola per parola, hanno un influsso poderoso sul cuore e sulla mente, contribuiscono ad allontanarla dal mondo delle impressioni sensuali per dirigerla al regno interiore dove l’anima entra in contatto con tutto ciò che è puro, innocente e rinnovatore di vita. Abbiamo avuto alcune sessioni di bhajan e meditazione.
    La sera il signor Oberoi ha letto una specie di annuncio che era giunto prima, in giornata, da Sadhu Ram. Se tutto fosse andato bene, Sadhu Ram sarebbe dovuto arrivare tardi la domenica, però questo programma ha dovuto subire dei cambiamenti per varie circostanze particolari. La stesura completa della lettera è pubblicata sul sito internet e vale la pena leggerla. Tutti noi siamo stati naturalmente un po’ tristi poiché aspettavamo di vedere con grande entusiasmo quest’anima stupenda e radiosa, tuttavia eravamo pure contenti di sapere che Lui sarebbe venuto la sera del giorno dopo.
    Il mattino seguente dopo la meditazione abbiamo preso il tè, abbiamo fatto una piacevole passeggiata nel parco proprio davanti alla casa e poi siamo andati a sederci nella sala del Satsang per un programma di meditazione, che era stato organizzato il giorno precedente. Ho notato una smodata attività attorno al podio e a quel settore particolare della casa, ma pensavo che forse stessero semplicemente preparando le cose in anticipo per evitare le corse dell’ultimo minuto al suo arrivo. Suzanne ed io eravamo seduti lì quando è comparso Daryl. Lui e Suzanne hanno incominciato a conversare e poi lui ha chiesto se eravamo stati informati dell’arrivo immediato di Sadhu Ram. Sono state notizie gioiose per noi e ci siamo affrettati ad informare gli altri diletti per prepararsi per il programma dato il suo arrivo immediato. Presto tutti si sono radunati e le mura della sala risuonavano con i bhajan più melodiosi, stupendi. Suzanne ed io abbiamo trascorso gli ultimi tre anni studiando i bhajan parola per parola, quindi l’impatto del loro significato interiore ha colpito profondamente il nostro essere, che è stato inondato dalle onde radiose dell’Oceano della Divinità.
    In questa atmosfera caricata è giunto il momento di suprema importanza. La stanza era elettrizzata dall’avvicinamento di un’anima inebriata di Dio. Ovunque tali esseri camminino sulla terra, quel luogo diventa santo e sacro.

     Jis tha te per tikaya, darti bhag laya
    Ovunque i suoi piedi abbiano camminato, la terra è stata benedetta. 

Jitthe aa gai jot nirali e, o dharti nasiba vali
    La terra dove è venuta la luce unica, è il luogo fortunato. 

Aj jag vich khushia vasiya ne
    Oggi c’è felicità nel mondo. 

Il desiderio sincero di descrivere in modo appropriato questo primo incontro è radicato nel cuore, ma non può mai essere propriamente esaudito perché non c’è nulla a cui equipararlo nel mondo. Il tramonto o l’alba più superbi, gloriosi o qualsiasi altra scena della natura sono solo un riflesso remoto di ciò che accade all’anima quando contempla la forma del beneamato Fachiro. È un momento eterno, di gioia inesprimibile.
    Nel momento in cui si è vista la sua forma, l’anima ha tremato di pura gioia e ci siamo sciolti spontaneamente in lacrime. La forma davanti a noi era così perfetta e semplice in ogni modo. La bellezza radiosa della sua devozione per il Maestro ha rischiarato l’atmosfera e, a mano a mano che avanzava gentilmente, uno poteva notare che con ogni passo stava ricordando il suo Guru. Questo non è qualcosa di fattibile fingendo e atteggiandosi. Quel modo di camminare è saturo della più autentica umiltà e meraviglia poiché in ogni momento a una tale persona vengono rivelati l’amore e la magnanimità del Guru. 

Hamare pyare Satgur jaisa, hamne na koi aur dekha
    Non abbiamo visto nulla come il nostro beneamato Satguru. 

Shabad saroop hai roop unka, roop ko hamne aur dekha
    La sua forma è la Forma dello Shabd, abbiamo visto siffatta forma con i nostri occhi. 

Pyari moorat, pyari soorat, dekhnewala unka ho jaye
    La sua forma è amorevole, il suo volto è amorevole e chi lo contempla diventa suo. 

Noi che abbiamo visto questa scena unica, non la dimenticheremo mai. La nobiltà e la dignità di questo silenzioso, umile Essere, che cammina con un’andatura delicata, assorta ed inebriata di Dio, sono indimenticabili. Nessuno poteva immaginare questo tipo di movimenti eterei. Quando è entrato nella stanza e si è avvicinato al podio, ha alzato gli occhi brillanti, radiosi e ha toccato la base della foto di Sant Ji, che era appesa lì. Anche questa è stata una visione di bellezza inverosimile. In verità la scena fisica che sto descrivendo non era della terra; avveniva nell’intimo, eppure in qualche modo si stava altresì manifestando sul piano fisico. Il velo era molto sottile tra i mondi esteriore ed interiore; in un baleno i nostri cuori sono stati trasportati in un piano di devozione che non avremmo mai potuto raggiungere per conto nostro dopo molti anni. È stata la grazia naturale del Guru che in un secondo ci ha fatto uscire dal mondo e ci ha fatto sperimentare una specie di inebriamento, il quale è rimasto presente per tutto il tempo che Lui era con noi, sia che ne fossimo consapevoli o meno. Poi, inchinatosi al sangat con gli occhi illuminati dall’amore di Sant Ji, si è seduto e il programma è iniziato per davvero.
    Ora come faccio a descrivere quest’Essere che sembra a stento di questo mondo. È di corporatura snella, alto probabilmente un metro e sessantasette centimetri. Non peserà sicuramente più di cinquantadue chili. La pelle è di un colore soffice scuro-dorato radioso, le mani e i piedi sono fini, pur essendo quelli di un contadino. Indossa kurta-pajama bianchi che non sono assolutamente eleganti, ciò nonostante rivestono la sua struttura delicata con dignità e garbo. La testa con una sagoma meravigliosa è adornata da un turbante legato secondo lo stile campestre dei contadini della zona da cui proviene; la coda del turbante cade sulla spalla. Tutto il suo aspetto è, a dir poco, raffinato ed elegante.
    E poi ecco la barba, gli occhi e la fronte. Ora Sadhu Ram ha 56 anni, la sua barba è lievemente tinta di argento sul nero. Di lunghezza media, è stata fatta crescere in modo naturale senza tingerla come si nota spesso in città; ha un aspetto meraviglioso e simile alla seta. Gli occhi, ad ogni modo, rappresentano il tratto distintivo, pronunciato del suo nobile viso. Se uno desidera conoscere occhi mistici, allora dovrebbe fissare gli occhi di Sadhu Ram. Emanano una radiosità e un potere da togliere semplicemente il respiro. Questi occhi sono profondamente incavati e grandi; se li dirige verso qualcuno, irradiano un raggio poderoso di luce divina concentrata. Pur possedendo questo potere radioso, sono stagni profondi, quieti di tranquillità e di bellezza sublime. Ben di rado si riesce a godere la vista degli occhi del Fachiro inebriato. Di solito quando assumono l’incarico dal Guru, la maggior parte dei Santi occultano in qualche modo il potere dei loro occhi. Per lo più lo si sperimenta durante i Satsang quando è del tutto svelato o in qualche altra circostanza speciale, tuttavia, nel caso di Sri Sadhu Ram, i suoi occhi sono in quello stato manifesto di potere e bellezza. Forse tutto questo sta accadendo perché siamo ancora nei primi giorni della sua missione e poche persone stanno venendo a vederlo o forse si tratta solo semplicemente della volontà dei Santi che noi possiamo godere di questa visione per qualche tempo, affinché la nostra devozione diventi più reale. Infatti è assolutamente vero che avendo visto questo, uno può solo pregare che un giorno i propri occhi possano serbare così tanto amore per il Guru. In verità è questa stessa cosa che attrae al massimo il cuore perché i suoi occhi narrano la storia di uno che è totalmente assorbito nel proprio Guru. Si viene trascinati in quel mondo inebriante senza far nulla dal proprio canto, se non accettarlo con umiltà e riverenza. In questo sguardo troviamo tutta l’innocenza e la purezza che rappresentano l’essenza stessa della vera devozione. Questi sono gli occhi che Lo vedono dappertutto, che siano aperti o chiusi. Quello stato singolare di Sahaj Samadhi è pressoché invisibile nel mondo e coloro che gli si avvicinano, rimangono ammutoliti. Ogni cosa cara e preziosa nel cuore prorompe in modo evidente. Strati di ignoranza e tenebre vengono rimossi in un istante e il cuore danza con una gioia che travalica qualsiasi comprensione. Questo e molto di più si trova negli occhi del Beneamato di Dio. E per tutto il tempo in cui siamo stati con Lui, questa esperienza dei suoi occhi è proseguita senza interruzione approfondendosi sempre di più in base al grado di abbandono da Lui creato nella persona che contemplava questi gioielli inestimabili.  

Sohana mattha, chitti pagri, nur chamake, har liv lagri
    Ankhiya prema pyale bharia, barote nura palte aja

    Dalla tua fronte meravigliosa, dal bianco turbante risplende la luce da ogni parte. I tuoi occhi sono saturi dalle coppe dell’amore e le tue ciglia irradiano luce.

Nuri darshan da chamkara pa gaya
    Lui ha proiettato il darshan radioso.    

Tera dekh ke nuri mukharda-hove, dur dila da dukhara
    Guardando il tuo viso radioso, le pene del cuore scompaiono.  

Ik ankh kodi de muldi e, ik ankh moti nal, tuldi e Ik ankh de veri hajara ne
    Ik ankh diya lakha sakhiya ne
    Un occhio vale un guscio vuoto (il nostro occhio), un occhio è paragonato a una perla (l’occhio del Satguru ). Un occhio ha migliaia di nemici, un occhio ha milioni di amici. 

Anche la fronte ha un’attrazione formidabile. Ciglia folte, argentate-nere sovrastano gli occhi saturi di potere, di radiosità e l’ampia fronte dorata sprigiona un’energica luce brillante. A volte sulla fronte si sono rivelati segni mistici, segni che sono il frutto di numerosi anni di meditazione profonda e devota al proprio Guru. Quando un’anima si consacra al Guru e trascorre molti anni piangendo per tutta la notte nella sua rimembranza, allora quel corpo diventa la tesoreria di nettare e di benedizioni per tutti coloro che vanno da lei. Tali anime sono la ricchezza dell’universo sebbene il mondo ne riconosca raramente la grandezza.
    Anche i Satsang che ha dato, possiedono un fascino unico che cattura oltre misura il cuore in questo intreccio d’amore. Il suo modo di parlare è, come tutto il resto, armonioso, tenero e dolce. Quando incomincia a parlare, dice spesso: “Cari figli spirituali del Satguru (Sadh Sangat), milioni di ringraziamenti ai piedi di loto di Baba Ji (Santi Ji), che ci ha elargito la grazia, ci ha fatto meditare sul Naam, ci ha unito a sé e ci ha concesso la pace ispirandoci a meditare….”. La musica e la melodia cadenzata della sua voce inteneriscono il cuore e in quel momento uno contempla davanti ai propri occhi la forma della vera umiltà, del sacrificio. È di per sé un incanto. È il mondo in cui Lui vive sempre perché in esso c’è solo l’amore del Guru e nient’altro.
    Poi incomincia a spiegare con calma gli insegnamenti interiori di tutti i Santi con grande autorità. Le sue parole sono quelle di un contadino, utilizza spesso similitudini e analogie tratte dalla vita agreste, ma dietro ogni parola si avverte il potere dell’esperienza interiore; in verità, mentre lo si osserva, ci si rende conto che scaturisce dalle labbra secondo gli ordini istantanei del suo Guru. Di rado alza lo sguardo in questi momenti, piuttosto ascolta con attenzione il bani intonato dal cantore, e poi rimane assorbito nel Maestro intanto che rivela gli insegnamenti eterni dei Santi.  

Ve avi tu, ve avi tu, Satsang karle
    Ve moka hai, ve moka hai, sach rang chad le

    Vieni e pratica il Satsang, questa è l’opportunità. Tingiti nel vero colore.  

Satsang kar ke rahe samjhaunde
    Ruha Sach Khand le jania chahunde
    Naam jap lo na banio pazi
    Dando il Satsang, spiegò il Sentiero. Egli vuole portare le anime a Sach Khand. Meditate sul Naam, non diventate disobbedienti. 

Satsang me hai moti hire, milte hai par dhire dhire
    Jisne khoj nikali mehima, Satsang ki

    Nel Satsang ci sono perle e diamanti, ma sono conseguiti poco per volta da chi ha scoperto la grandezza del Satsang. 

Apparentemente è un contadino salariato, non colto, non istruito che lavora nelle fattorie dei suoi compagni di viaggio, nondimeno parla delle questioni spirituali più elevate e sublimi con serenità, sicurezza. Le sue parole provengono da quell’eterna Corte della Verità e prorompono in un flusso risoluto, inespresso. Una delle grandi benedizioni della mia vita è che il grande, beneamato Param Sant, Baba Somanath Ji, mi istruì a imparare l’hindi quando vivevo accanto a Lui. Mi disse che mi sarebbe stato grandemente d’aiuto nei viaggi in India. Non avrei mai immaginato che stesse parlando di quel tempo in cui avrei frequentato la compagnia di Santi Ji, ed ora di Sri Sadhu Ram Ji, ma quella stessa cosa è successa e riuscire a capire il Satsang nella loro lingua originale mi ha lasciato spesso stupefatto. Mette conto sperimentare il modo di spiegare gli insegnamenti della Sant Mat nella loro lingua originale. Le loro parole risuonano della loro profonda esperienza, conoscenza interiore. A volte Sadhu Ram spiega che non ha mai avuto possibilità di studiare le scritture, tuttavia il suo grande Guru, Baba Ajaib Singh Ji, gli ha fatto studiare il libro del corpo e così facendo è riuscito a capire il vero significato di tutte le scritture. Ma al disopra e al di là di tutte le considerazioni della lingua, lo scopo principale per cui Sadhu Ram tiene il Satsang è di ispirare ognuno di noi ad accettare finalmente la sfida di entrare interiormente consacrandoci al Simran e al Bhajan affinché possiamo vedere la verità per conto nostro ed entrare nella vita trascendentale laddove le lingue di questo mondo sono assolutamente inutili. Ogni parola che pronuncia serve a quello scopo.
    Dunque si può notare che in questo primo incontro si sono manifestate molte meraviglie. Ogni aspetto di questo contatto iniziale con Lui è stato carico di potere e di significato. La gratitudine cresce in modo molteplice nel rendesi conto che Lui e i suoi compagni contadini avevano viaggiato per tutta la notte in un veicolo soffocante, senza aria condizionata e che, arrivato alla sala, Lui non si era nemmeno fermato per fare colazione, per bere un bicchiere d’acqua, una tazza di tè, per lavarsi o qualsiasi altra cosa. È venuto subito e ha incominciato a servire il sangat.
    È avvenuto un altro evento particolare, meraviglioso dopo che ha completato il discorso di benvenuto. Ha servito il tè con le sue mani a tutti i presenti. Non avrei mai sognato che una cosa simile fosse scritta nel mio destino. Proprio prima di venire, Suzanne ed io avevamo visto delle foto della visita del sangat di Delhi al luogo dove Lui vive nella sperduta India rurale. In quelle immagini serviva ai presenti acqua in bicchieri metallici, era una scena incredibilmente bella. In ogni cosa che fa, pone tutta la piena, amorevole attenzione e uno poteva vedere l’incredibile contentezza dipinta sui volti di coloro che ricevevano questo parshad speciale. È stato altresì importantissimo renderci conto di quanto sia raro un evento simile da qualsiasi punto di vista. Sadhu Ram è di nascita un harijan, una delle caste più basse e di solito le persone delle caste superiori considererebbero un grande peccato ricevere l’acqua dalle mani di una tale persona. Ma attraverso la meditazione del Naam, Lui è diventato il Re dei Re e per coloro che hanno occhi per vedere il suo stato spirituale elevato, ricevere tali doni divini viene considerato il privilegio più raro e più grande.
    Dunque quando ho visto le persone che portavano grandi vassoi di tè, la gioia del cuore non ha conosciuto limiti. Ognuno di noi ha potuto inchinarsi davanti a Lui e ricevere questo amorevole parshad, il nettare stesso di Sach Khand, dalle sue mani. Con grande attenzione e sensibilità ha allungato le tazze nelle nostre mani. Nello scrivere queste parole, le lacrime fluiscono nel cuore poiché si tratta di qualcosa che non è possibile sognare. Lui stesso non ha preso alcuno spuntino dopo aver viaggiato per tutta la notte nella scomodità, nel clima torrido, umido e tuttavia con grande amore era lì a servire tutti noi. Che cosa si può dire di un tale Essere, il vero Sevadar del sangat!

 

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