L’amore ci attrae nella forma più nuova

Christopher McMahon  

 

parte quarta

E ora veniamo al giorno finale con Sri Sadhu Ram Ji. È impossibile misurare il tempo trascorso con un Santo in termini convenzionali. Nei primi due giorni avevamo già ricevuto così tanta grazia incredibilmente meravigliosa e in questo ultimo giorno è proseguito il flusso di amore infinito e misericordia.
    Lui ha avviato la giornata con un’ora di meditazione, seguita dal Satsang; la benedizione al langar è avvenuta subito dopo. Poi gli occidentali si sono recati alla casa di un devoto Satsanghi dove Sadhu Ram ha tenuto un programma speciale per noi. Qui tutti noi ci siamo seduti insieme per una sessione di domande e risposte durante la quale Lui ha chiarito con vigore che la sua unica responsabilità nei nostri confronti, per lo meno in questo stadio della missione, è di aiutarci con qualunque problema in meditazione. Sono state poste alcune domande che non erano direttamente collegate a questo tema e ha dato risposte che parevano in qualche modo enigmatiche. Tuttavia ritengo che abbia veramente voluto farci capire che non era venuto per rispondere a domande come avevano fatto il Maestro Kirpal e Sant Ji. Nella loro magnanimità ci permisero di porre numerosi quesiti che non erano direttamente connessi al nostro vero e personalissimo lavoro, ossia il perfezionamento del Simran. Facemmo loro centinaia, se non migliaia, di domande ed essi ci risposero con gentilezza; in ogni caso, e lo abbiamo proprio imparato, la mente non si fa problemi a generare domande, per giunta può fare la stessa domanda da numerose angolature. Anche questo va benissimo al momento e nel luogo appropriati. Tuttavia i tempi cambiano e ogni Maestro intraprende il proprio lavoro secondo i bisogni effettivi del momento. Ritengo che se chiunque di noi, giunto da Lui dopo aver servito Sant Ji, Baba Somanath e il Maestro Kirpal, farà anche una minima sincera introspezione, noterà che ci manca la devozione nei confronti della meditazione, sulla quale tutti questi grandi Maestri hanno posto la massima enfasi. Il messaggio di Sadhu Ram è semplicissimo: ora il tempo ci sta scappando di mano, i grandi Maestri vogliono che meditiamo. Lui è qui per aiutare coloro che sono pronti a dare priorità assoluta a questo lavoro, senza ulteriori indugi. Le domande che le nostre menti serbano, possono agevolmente ricevere risposta senza che Lui dica nulla all’esterno. Anziché fare domande all’esterno, ci ha chiesto di fare il Simran con concentrazione al centro dell’occhio dove il Guru nella sua Forma radiante è in attesa di risolvere tutti i nostri problemi. In breve e a modo suo ci stava chiedendo di entrare nel suo mondo, che è saturo di dolcezza, innocenza, purezza, amore, devozione e sacrificio, piuttosto che fare entrare Lui nel nostro mondo, che è pieno di complessità e di problemi senza fine. Nel proporre questo invito ci stava dicendo con piena attenzione che il lavoro, ovvero la meditazione, della cui impossibilità ci siamo convinti, è in realtà possibile e non solo: Lui era pronto a essere il nostro servo a tempo pieno gratuitamente, se solo fossimo stati disposti ad agire senza cercare ulteriori pretesti.
    Dopo questa sessione amorevole ha dato un altro Satsang meraviglioso, prima del quale sono stati cantati alcuni bhajan stupendi, incluso Guru saman nahin data jaga men. A questo riguardo devo ulteriormente menzionare una cosa di cui non ho parlato in precedenza. Sadhu Ram Ji stesso gradisce cantare i bhajan. Per tutto il programma ha cantato con noi e in alcune occasioni il microfono era proprio di fronte a Lui durante le sessioni dei bhajan. Abbiamo sentito la sua voce tenue e dolce nel momento in cui si univa alle lodi del Maestro. È un altro di quegli aspetti che non avremmo mai potuto immaginare. In quei momenti il suo comportamento è saturo di un meraviglioso entusiasmo e zelo per i canti sacri di Sant Ji e degli altri Maestri. A volte le lacrime scendevano dagli occhi sebbene il suo volto rimanesse composto e sereno.
    Durante il canto osserva spesso con profondità gli occhi del suo pathi (cantore). Il volto del pathi diventa luminoso e stupefatto nel momento in cui questo flusso divino di amore penetra nel suo cuore attraverso le espressioni di Sadhu Ram. Nel vederlo cantare i bhajan, si ha veramente una comprensione nuova del significato di tutto l’evento; è un altro modo in cui espugna i nostri cuori e ci mostra come anche noi possiamo praticare la devozione. In effetti in ogni cosa che ci ha rivelato, c’era questo unico, profondo messaggio: “Miei cari, anche voi potete fare quello che io ho fatto con la grazia del mio Guru. Tutto quello che dovete fare è credere nel Maestro e poi consacrarvi alle pratiche da Lui ingiunte. Ora la volontà di Sant Ji è di dare il Naam interiore con profusione. Venite e prendete questo tesoro della devozione, che ha accordato a questo povero fachiro. Viene distribuito liberamente ventiquattro ore al giorno”.
    Nella casa dell’amato dove sono avvenuti questi eventi divini, ci era stato preparato un pranzo gustoso e siamo andati in una stanza separata per assaporare questo pasto delizioso. Entrati nella stanza dove il cibo era apparecchiato davanti a noi, abbiamo potuto altresì guardare fuori e vedere la pioggia monsonica che stava cadendo a catinelle. Sono state le prime piogge durante il programma e speriamo che siano foriere di altre a venire, poiché la zona attorno a Delhi non ha ancora ricevuto gran che di questo dono della natura datore di vita. Abbiamo preso i piatti con il cibo e siamo rimasti in piedi all’esterno godendoci questo piacevole clima. È stato esattamente simile al nostro incontro con Lui: eravamo arrostiti, rinsecchiti a livello spirituale e Lui è venuto a rinfrescare i nostri cuori accaldati con i preziosissimi doni del darshan, del parshad, del Satsang e dei bhajan.
    Sadhu Ram Ji ha completato l’amorevole programma alla casa distribuendo il parshad a tutti noi e dando il darshan durante la visita alla nuova clinica dentistica gestita dalla famiglia nella cui casa avevamo gioito di questi momenti speciali.
    Tornati alla sala, sapevamo che il tempo con Lui stava per finire. Ci ha posto tutti in meditazione ed è seguito un Satsang amorevole durante il quale ha fatto leggere al signor Oberoi uno dei messaggi chiave di questo programma di tre giorni.
    Questi sono i momenti toccanti nella vita di un’anima quando d’un tratto si rende conto che presto sarà priva degli amorevoli sguardi del Guru sul piano fisico. Prima di partire eravamo affatto coscienti che il prossimo futuro sarebbe stato come il vero paradiso sulla terra, giacché sarebbero state spalancate davanti a noi, semplicemente per una questione di grazia, le porte dell’amore. Tutto quello che dovevamo fare, era di muovere i nostri corpi da dovunque vivessimo fino in India e in seguito il grande mistero e miracolo della grazia del Guru si sarebbero rivelati a noi nella forma più nuova. Ma quello che di fatto è accaduto, ha di gran lunga oltrepassato milioni di volte le nostre aspettative. Anche all’epoca di Sant Ji abbiamo avuto esperienze simili. Ogni volta che tornavamo da Lui dopo essere stati lontani per sei mesi o un anno, rimanevamo attoniti di come fosse ancora più bello di quanto ne serbassimo mai memoria. La mente è così lesta nell’assumere il colore della compagnia che frequenta e, a causa dell’associazione con gli oggetti grossolani del mondo e dell’insufficiente meditazione, noi non riuscivamo a mantenere intatta nei nostri cuori la sua bellezza radiosa. E ora, lontani da oltre cinque anni da quella forma in cui risiede il Potere del Maestro, lo stupore era ancora più preponderante. In realtà, la misericordia e il perdono sono stati talmente grandi da farmi sentire che i Maestri sui piani interiori avevano deciso di dare ai partecipanti il frutto di tutto il tempo che avremmo avuto con Sant Ji qualora fosse rimasto con noi. Forse di più, sì, ancora di più. Penso che si possa altresì dire che il velo con il mondo esteriore era molto sottile. Tutte queste cose che abbiamo visto e sperimentato all’esterno erano, in qualche modo sublime, eventi interiori che rivelano l’unione dell’anima con il Beneamato.
    Abbiamo concluso la serata con questo beneamato, mistico, dolce Adepto, il dono più prezioso di Sant Ji al sangat, inginocchiati davanti a Lui per ricevere il suo darshan traboccante di grazia.
    I lacci dei nostri cuori venivano tirati con piena forza. Nell’intimo l’anima tremava  sapendo che l’amata, meravigliosa forma di questo umile e gentile Santo stava per allontanarsi dai nostri occhi e l’unico modo per tenere vivo il legame, era di viaggiare interiormente e di incontrarlo là nella compagnia di tutti i perfetti Maestri. Tutti noi sappiamo che è un compito difficoltoso penetrare le tenebre che si trovano sopra e tra i due occhi attraverso l’arte del morire in vita. In questo Kali Yuga la mente è dispersa in numerose attrazioni, stimoli esterni e per raggiungere la vera Forma dei Maestri, bisogna ritirare l’attenzione da questi attaccamenti e viaggiare nell’aldilà. Ma ora con l’incredibile bellezza di questo amorevole Sadhu dinanzi ai nostri occhi, sarà possibile procedere con più zelo ed entusiasmo verso quel regno interiore dove la separazione finisce una volta per tutte.
    Come siamo passati davanti a Lui, in fila, con gli occhi pieni di lacrime, ci hanno dato anche il parshad; poi ci siamo allineati accanto ai muri per ricevere il suo darshan d’addio mentre usciva dalla sala. È sceso per le scale per arrivare giù alla macchina, si è fermato e a quel punto siamo venuti a sapere che sarebbe venuto, ancora una volta, al mattino per il darshan prima di tornare nuovamente in Rajasthan. Cantando bhajan di anelito e separazione, l’abbiamo seguito fuori dalla sala e per strada. In questa festa dell’amore ci siamo scambiati uno sguardo amorevole dopo l’altro. Non si può fare a meno di pregare: “Oh mio carissimo e amato Maestro, per favore, predisponi le cose in modo tale affinché saremo chiamati ancora e ancora ai tuoi Piedi. Finché ci rimarrà fiato in corpo, permettici di avere il tuo darshan radioso. Per te si tratta solo di uno sguardo, mentre per noi riguarda tutta la nostra vita. Permettici di venire sempre da te con il cuore sempre più pulito e puro attraverso la meditazione, il Simran sì che possiamo bere ancora più profondamente allo stagno inesauribile di nettare dei tuoi occhi. Insegnaci sempre ad amare e a servirci reciprocamente poiché anche questo ti soddisfa”.
    L’abbiamo seguito per strada e ancora una volta si è girato per darci un darshan dolce. Anche mentre la macchina si allontanava, ci ha salutato con le mani e ha mantenuto tutta l’attenzione verso di noi, poi se ne è andato.
    Le ore notturne e le prime ore del mattino sono state addolcite dall’idea che presto lo avremmo visto un'altra volta. Dopo la meditazione mattutina e il tè ci siamo di nuovo radunati nella sala, a quest’ora c’erano forse cento persone. Lui è arrivato alle nove del mattino e dopo l’incontro con la famiglia che aveva ospitato questo evento, è uscito e ha dato un breve darshan d’addio. A conclusione ha fatto leggere al signor Oberoi un messaggio speciale che aveva dettato.
    Poi ci siamo inchinati davanti a Lui l’ultima volta e le lacrime fluivano senza limiti. Questa volta l’anima sapeva che doveva tornare nel semplice villaggio da cui era venuto. Lui e i contadini che lo avevano accompagnato, avevano sottratto molto tempo prezioso al proprio lavoro per stare con noi, ma i loro campi non potevano essere trascurati più a lungo. Si è ritirato nella sua stanza per alcuni minuti e poi è uscito di nuovo per dare il darshan a tutti noi che eravamo allineati di fianco ai muri. È passato davanti a una fila, è tornato nella stanza ed è passato davanti all’altra fila affinché nessuno perdesse gli ultimi, amorevoli sguardi. Le lacrime fluivano non solo dai nostri occhi, ma anche dai suoi. A mano a mano che si dirigeva verso le scale, tutti noi ci siamo affollati attorno a Lui in ginocchio. I singhiozzi, i pianti erano irrefrenabili e la stanza era satura delle suppliche del cuore ai suoi santi Piedi. Ci ha salutato nel modo più tenero e poi è sceso le scale fino alla macchina, si è fermato e ha guardato in alto verso tutti noi che eravamo in piedi per dare un ennesimo darshan d’addio.
    C’è stato un altro dono alla partenza per Suzanne e per me di cui rimarremmo sempre grati. Nei mesi prima di incontrare Sadhu Ram, abbiamo parlato spesso alla forma invisibile del Maestro dicendole che stavamo diventando uva secca e qualora fosse passato altro tempo, non solo ci saremmo seccati del tutto, ma la polvere ci avrebbe spazzato via. Gli dicevamo che non solo ci potevamo riprendere, ma che avremmo potuto trasformarci di nuovo in uva felice e gioiosa sulla vite della sua grazia: per quello avevamo bisogno ancora una volta della sua compagnia. Ebbene quando Lui è salito in macchina, come uno di quei dolci segnali dal Maestro che aveva udito le nostre suppliche, abbiamo notato che un grappolo di uva adornava lo specchietto retrovisore della macchina.
    Poi la macchina si è allontanata lentamente e il nostro beneamato, adorato Fachiro si è allontanato dai nostri occhi, ma non dai nostri cuori.

 

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