Fate del vostro cuore una montagna

Sant Ajaib Singh Ji

 

10 luglio 1977 - Sebastopol, California

 

Un amante dovrebbe sviluppare il proprio amore e mantenere il proprio cuore come una montagna.

     Per incontrare Dio, per realizzare Dio e per praticarne la devozione dobbiamo ingigantire i nostri cuori come una montagna. Vengono molte tempeste, ma la montagna non si sposta; le tempeste vanno e vengono eppure la montagna è inamovibile. Allo stesso modo, dobbiamo rendere il cuore altrettanto grande. Quando pratichiamo la devozione di Dio, i parenti, perfino gli amici ci calunniano; anche i familiari e i genitori ci dicono che “nostro figlio è diventato un rinunziante”.
     Dunque quando pratichiamo la devozione di Dio, tutti vengono a denigrarci e la gente della religione o dell’ambiente nel quali siamo stati educati, cerca di imporci  quel credo religioso e ci costringe a seguire le sue pratiche religiose. Ma se abbiamo un cuore fortissimo e grande, non importa quel che si frappone, continueremo a praticare la nostra devozione.
    Una volta il Maestro Sawan Singh fu tribolato da questo problema della vergogna pubblica. Dopo aver accettato Baba Jaimal Singh come Maestro, lo invitò a tenere il Satsang nella propria città. Dato che il Maestro Sawan Singh era nato in una famiglia sikh, portò il Guru Granth Sahib e chiese a Baba Jaimal Singh di commentarlo affinché la gente non si fosse resa conto che lui non accettava più il sacro libro come Maestro, ma un altro uomo, Baba Jaimal Singh. Tuttavia dopo il Satsang, Bibi Rukko andò sul tetto della casa e prese a cantare inni scritti da Swami Ji Maharaj. Il Maestro Sawan Singh riferiva personalmente quest’esperienza per cui quando Bibi Rukko iniziò a cantare gli inni di Swami Ji Maharaj, tutto il problema della vergogna pubblica svanì e in seguito non ne fu più tribolato. Non poté impedire a Bibi Rukko di cantare gli inni di Swami Ji Maharaj dato che lei era la cuoca di Baba Jaimal Singh, e in quel modo tutto uscì allo scoperto di fronte al mondo, il Maestro Sawan Singh non fu più assillato dalla vergogna pubblica. Questa preoccupazione di quel che pensano gli altri, è un ostacolo sul sentiero della spiritualità.
    Il Maestro Sawan Singh Ji parlava di uno zio che diffamava moltissimo Baba Jaimal Singh. Ogniqualvolta il Maestro Sawan Singh parlava sul conto di Baba Jaimal Singh, lui glielo impediva; ma quando venne la sua fine, vide che il Maestro Jaimal Singh era venuto a prenderlo, disse: “Aiuta mio cognato a prendere l’iniziazione da Baba Jaimal Singh”.
    Anche il Maestro Kirpal Singh dovette affrontare lo stesso problema quando portò il Maestro Sawan Singh al proprio villaggio, Sayyad Kasran. In quel luogo, i sikh, gli akali si opponevano al Maestro Sawan Singh a tal punto da dire a tutti gli abitanti del villaggio di non dare nulla a Kirpal Singh, nemmeno il sale. Fu tenuto un raduno speciale per osteggiare l’arrivo del Maestro Sawan Singh, presero decisioni e progettarono di disturbare il Maestro Sawan Singh durante il Satsang, di portarlo fuori dalla casa di Kirpal Singh per tribolarlo. Il Maestro Kirpal Singh Ji soleva riferire questo avvenimento con le sue proprie parole: una volta quando il Maestro Sawan Singh Ji stava facendo la passeggiata mattutina, nel tragitto di ritorno a casa, arrivò in prossimità di un incrocio. Una strada era diretta al gurdwara, il tempio religioso dei sikh, e l’altra era diretta alla casa di Kirpal Singh. Ma lui disse che il Maestro Sawan Singh, arrivato in quel punto, espresse il desiderio di andare al gurdwara e domandò: “Dovremmo andare al Gurdwara?”. Il fratello di Kirpal Singh, Jodh Singh, disse: “Ma ci sono molti avversari al gurdwara e sono tutti radunati là per criticarti e contrastarti, dunque è meglio evitarlo”. Ma il Maestro Kirpal Singh, che conosceva il segreto interiore del Maestro Sawan Singh, disse al fratello: “Come consideri il Maestro? Lo reputi solo un essere umano? Egli è onnipotente! Facciamo come desidera”. Allora il Maestro Sawan Singh andò al gurdwara e, poiché rispettò le regole sociali, si inchinò al Guru Granth Sahib. In quel luogo un gruppo di akali stava tenendo un lungo discorso e parlavano criticando il Maestro Sawan Singh. All’arrivo del Maestro Sawan Singh, il capo degli akali si avvicinò e gli domandò: “Prima di tutto, qual è la tua religione?”. Il Maestro Sawan Singh rispose: “La mia religione è quella di Dio, ma essendo nato in una famiglia sikh, sono chiamato sikh”. Il capo degli akali domandò ancora: “Chi è il tuo Dio?”. Rispose: “Considero il Guru Granth Sahib come mio Dio e il Gurbani come mio Maestro. Ma questo Gurbani parla anche di un altro Bani, e quel Bani è il mio Maestro, quello Shabd è il mio Maestro”. Allora il capo degli akali gli chiese: “Perché tutte queste persone ti chiamano Maestro?”. Disse: “Questo sta a loro, chiamarmi maestro o amico; io mi considero il servo del sangat”. Nell’udire queste parole, il capo degli akali fu molto impressionato e fece numerose domande al Maestro Sawan Singh, il quale rispose in modo meraviglioso. Udite le risposte, anche tutti i presenti rimasero assai colpiti. Alla fine lo stesso capo che all’inizio si era opposto al Maestro Sawan Singh, scese dal podio e gli disse: “Questa parte dei tuoi insegnamenti è ottima, anche quella è ottima, sei molto buono”, e prese a lodarlo: “Ora ti reputo il Maestro perfetto e ora tu risplendi nella tua piena gloria”. Un altro fratello akali si alzò e affermò: “Una volta lo osteggiavamo, una volta dicevamo che non crede nel Guru Granth Sahib e non considera il nostro Bani come suo Maestro, ma ora tu lo stai elogiando; perché questo?”. Il capo disse: “Ho sbagliato. Finché uno non vede con i propri occhi, non è possibile rendersi conto di chi è realmente”. Anche lui fu tribolato dalla vergogna pubblica e, una volta realizzata la verità, non ebbe problemi a gridare dai tetti che il Maestro Sawan Singh era il perfetto Maestro. Il problema della vergogna pubblica vale per tutti.
    Quando Guru Nanak Sahib iniziò a praticare la devozione di Dio, i suoi genitori gli dissero di non farlo. I Maestri dicono che se una madre vuole partorire, dovrebbe dare nascita a un uomo coraggioso o a un donatore o a un Santo. Altrimenti, a che serve per una madre logorare il proprio corpo se il nascituro non diverrà uno dei tre? Tutti i Santi del passato che sono venuti nel mondo, hanno dovuto affrontare questo problema della vergogna pubblica e inoltre il problema delle persone mondane. Paltu Sahib dice: “Il devoto e il mondano sono nemici fra di loro e tutte le quattro età porteranno testimonianza a questo”. Anche Guru Nanak Sahib dice che i devoti e i mondani non possono andare d’accordo. Una volta Guru Nanak tornò al villaggio  dopo aver tenuto il Satsang da qualche parte e, nel guardarlo, alcuni lo chiamarono pazzo, altri un fantasma, altri ancora ebbero pietà di lui e dissero che era il povero Nanak, il figlio di Kalu, e che nessuno si prendeva cura di lui. A quel punto Guru Nanak disse: “Alcuni mi chiamano pazzo, altri mi chiamano fantasma, alcuni, che hanno pietà di me, mi chiamano il povero Nanak, il figlio di Kalu. Aggiungono questo: nessuno si prende cura di me dato che sono impazzito”. La famiglia di qualunque devoto viene sempre rispettata nel mondo.
    In questo inno Hazrat Bahu dice che se volete praticare il sentiero della devozione, dovete dilatare il vostro cuore; dovreste intraprendere il sentiero della devozione solo dopo aver pensato molto e con grande attenzione. Infatti il sentiero della devozione non è facile. Non è come prendere un pezzo di zucchero candito e mangiarlo. Per praticare il sentiero della devozione uno deve lottare con la propria mente, deve dominare i sensi e in quel modo deve lavorare con molta durezza. Se qualcuno ha buon esito in questo Sentiero in virtù di questo duro lavoro, che cosa ottiene? Ottiene il massimo stato da Dio. 

Dovrebbe reputare il biasimo e le calunnie come la comodità e i godimenti.

   Ora Hazrat Bahu dice che questo mondo non permette mai ad alcun devoto di praticare comodamente la devozione di Dio, fa sempre soffrire molto il devoto. Considerate Mansur: dapprima gli levarono gli occhi e in seguito fu impiccato, eppure non erano soddisfatti, e allora lo lapidarono a morte. Nell’udire queste cose, anche noi proviamo vergogna per quel che le persone mondane hanno fatto ai beneamati di Dio.
    Guru Arjan Dev Ji fu torturato a Lahore. Lo fecero sedere su carboni ardenti, dopodiché gli gettarono sabbia cocente sulla testa e poi gli fecero fare una doccia fredda per farlo soffrire di più. Mentre veniva torturato in questo modo, arrivò Mian Mir, un discepolo molto evoluto, e disse: “Guru Dev, se mi permetti, raderò al suolo la città di Lahore”. Ma Guru Arjan Dev disse: “No, questa è la volontà di Dio e dobbiamo accettarla con gioia. Amo la volontà di Dio più di tutto il resto. Anch’io posso fare quel che tu dici, ma rimanere nella volontà di Dio o del Maestro è la cosa migliore per un discepolo”.
    Guru Arjan Dev fu contrastato sia dai pandit sia dai maulana (preti indù e musulmani). Quando i Satguru tengono il Satsang, le persone vincolate ai credo religiosi o alle leggi della loro religione o coloro che temono che il loro mestiere ne risentirà perché le persone andranno da un certo Santo a partecipare al Satsang e diverranno discepoli – tutte queste persone si oppongono al Sant Satguru e insegnano come far soffrire i Maestri.
    Dunque Hazrat Bahu dice che se stiamo praticando la devozione di Dio, non importa quante lamentele abbiamo, non importa quanto ci faccia soffrire la gente, tuttavia come i fiori sbocciano ed emanano la loro fragranza, nello stesso modo anche noi, pur avendo ascoltato i dubbi delle persone del mondo, dovremmo seguitare a lavorare, a praticare la devozione di Dio e a diffondere sempre la fragranza della devozione; non dovremmo smettere anche dopo aver sentito le calunnie della gente.
    Quando iniziai la mia ricerca di Santi, Mahatma, e quando visitai molti Mahatma, accadde lo stesso con la mia famiglia. Si creò inquietudine, e i parenti vennero a tribolarmi. Mi dissero: “Andando dai Santi e dai Mahatma porti disgrazia alla famiglia e la insulti. Che cosa ottieni andando dai Santi?”. Una volta andai in Punjab a tenere il Satsang e là seduto v’era mio zio, ma io non lo sapevo. Si nascose e venne solo per vedere quel che facevo. Dopo il Satsang, quando vide che non raccoglievo denaro da nessuno e quella gente andava e veniva liberamente dal Satsang, si sentì dispiaciuto per me che facevo gratuitamente del servizio per la gente senza farmi pagare, così venne da me. Non sopportava il fatto che la gente mi usasse senza pagarmi, mi domandò: “Lavori per gli altri gratuitamente?”. Gli dissi: “Zio, se non prendo nulla dagli altri, allora dici che non faccio bene. Se mi faccio pagare, dirai che sto mendicando portando cattivo nome alla famiglia! Come faccio ad accontentarti? In ambedue i casi sei scontento. Dimmi in che modo posso compiacerti!”. In seguito, quando i miei genitori adottivi lasciarono il corpo, mi mandarono un telegramma; questo zio, che era presente, vide che Hazur Kirpal venne a prenderli entrambi. Allora disse: “Ora, credo in te; stai facendo una cosa buona e il tuo Maestro è perfetto”.
    Mio padre aveva novantacinque anni quando morì, e il suo corpo si era indebolito molto. Ma alcuni giorni prima di andarsene, iniziò a credere nel nostro Maestro essendosi il Maestro manifestato molte volte. Quando arrivai, mi disse: “Domani lascerò il corpo a mezzogiorno”. Alle undici mi chiamarono e mi dissero di sedergli accanto. Lui mi prese nel grembo, mi diede carezze, mi disse: “Ho fatto un grande errore. All’inizio ti ho detto di non praticare la devozione, ma ora vedo che il tuo sentiero è quello vero e qualunque cosa tu faccia, è la Verità perché il tuo Maestro è qui, lo vedo di fronte a me e anche dentro di me”. Fui molto felice di sapere che almeno alla fine aveva ammesso il proprio errore e credeva nel Maestro. Quando lasciò il corpo e il Maestro si prese cura di lui – il Maestro venne a liberarlo pur non essendo iniziato – anche gli altri familiari presenti elogiarono il Maestro: “È un grande Maestro”, anche loro ricevettero l’iniziazione.
    Il Maestro Sawan Singh diceva che un Maestro deve liberare anche i parenti dei satsanghi. Libererà i satsanghi, ma pure i loro parenti. Nella nostra famiglia c’era un ragazzo di quattordici anni che soffriva molto per il vaiolo. Ogniqualvolta mi sedevo accanto a lui, diceva: “Ora sento un po’ di sollievo”, ma ogniqualvolta mi allontanavo e i genitori o altri entravano e gli si sedevano accanto, esclamava: “Perché non mandi via gli insetti che mi stanno divorando i corpo? I serpenti vengono e mi mordono il corpo!”, parlava della sua sofferenza in quel modo. Ma non c’erano insetti – nulla sul suo corpo – la cosa procedeva nell’intimo, soffriva interiormente. In quel villaggio c’erano quattro o cinque satsanghi e con la grazia del Maestro – il Maestro fu così clemente con quel ragazzo e diede il darshan a tutti e quattro o cinque satsanghi di quel villaggio, disse loro che il quarto giorno sarebbe venuto a prendere quel ragazzo a mezzanotte. Il Maestro diede pure quest’esperienza alla madre del ragazzo. In una visione vide che il Maestro era venuto a dirle: “Non preoccuparti, innalzerò tuo figlio il quarto giorno a mezzanotte, prepara del tè e dopo aver bevuto il tè lo innalzerò. Ma abbi cura di non piangere dopo che lascia il corpo”. Quel giorno, a mezzanotte, tutti sedettero in meditazione e il Maestro venne ad innalzare quel ragazzo. La madre era stata sveglia; ma alle undici il Maestro le venne in sogno e le disse di alzarsi e di preparare il tè. Fatto questo, lei cantava inni e non era affatto preoccupata della dipartita del figlio, si sentiva molto felice perché il Maestro era venuto a prenderlo. Sebbene non fosse iniziata, aveva fede nel Maestro. Quando arrivò mezzanotte, cantava ancora inni; sapeva che finché il ragazzo non avesse bevuto il tè, non sarebbe morto. Voleva ritardare; a mezzanotte e un quarto, quando vidi che stava ritardando la dipartita, la chiamai: “Perché non gli dai il tè?”. Il ragazzo, non appena ebbe bevuto il tè, esclamò: “Ora il Maestro è arrivato e vado con lui”, d’improvviso lasciò il corpo. Tutti i presenti videro il Maestro interiore e come innalzò l’anima. Nel sogno il Maestro aveva detto alla signora che non avrebbe dovuto piangere perché ora quell’anima era sotto la sua protezione: “Ora gli darò un’altra nascita e in quel tal posto nascerà nel giro di dieci mesi da oggi. Puoi andare a vedere il bambino nato in quel posto e, in seguito, trattenendolo lì, lo porterò a Sach Khand dato che ora è sotto la mia protezione”. Dunque il Maestro è così clemente, libera le anime che non sono nemmeno iniziate da Lui. Come possiamo cantare le lodi di quel Grande Maestro? Anche una sola parola? Non possiamo nemmeno incominciare a elogiarlo in modo completo, era così grande.
    Hazur Maharaj diceva che dare il Naam non significa solo impartire la conoscenza di alcune parole, dare il Naam non significa solo far capire la teoria; dare l’iniziazione al Naam significa assumersi la responsabilità per l’anima di riportarla a Sach Khand. Una volta l’anima di un discepolo del Maestro Sawan Singh andò all’inferno per sbaglio e il Maestro Sawan Singh narrava questo episodio: quando gli fu ordinato nell’intimo da Baba Jaimal Singh di andare all’inferno a liberare quell’anima, il Maestro Sawan Singh lo fece. A quel tempo, l’anima aveva dimenticato tutto riguardo al Maestro e al Simran, ma soffriva molto. Il Maestro Sawan Singh le chiese: “Ricordi il Simran?”. Rispose: “No, non lo ricordo”. Poi domandò: “Ricordi la Forma del Maestro?”. Lei rispose: “No, non la ricordo”. Allora il Maestro Sawan Singh le domandò: “Puoi sentire la mia voce?”, al che rispose in modo affermativo. Allora il Maestro Sawan Singh le disse di seguire quella voce e in quel modo la liberò. I Santi, coloro che iniziano le anime, i Santi perfetti non abbandonano mai le anime, nemmeno all’inferno, o in qualunque altro luogo vadano, anche allora sono liberate dal perfetto Maestro. Se volete sperimentare questo, potete verificarlo al momento della morte di qualunque satsanghi. Fate uscire tutti i non iniziati dalla stanza e domandategli: “C’è il Maestro? Il Maestro è venuto a prenderti o no?”. Sicuramente riferirà che il Maestro è venuto a prenderlo e se ne andrà con lui. Se vi sono non iniziati, non dirà nulla riguardo al Maestro; anche se il Maestro verrà, terrà quella cosa per sé senza rivelarla.
    In un villaggio dove il Maestro Sawan Singh stava tenendo il Satsang, un satsanghi stava per lasciare il corpo e allora il Maestro Sawan Singh mandò ambedue i pathis (n.d.t. cantori) a vedere che cosa accadeva in quel momento, se il Satguru era venuto o meno. Andarono tutti e due i pathi e videro che il Maestro era presente per innalzare l’anima. Hazur diceva che si può chiamare Maestro solo chi considera il dolore altrui come proprio, e coloro che non considerano il dolore altrui come proprio, sono senza Maestri e vengono chiamati kafirs (miscredenti). Hazur ripeteva spesso: “A che serve accettare come Maestro uno che non viene al momento della morte? Dovreste salutare quella persona da lontano”.
    D’altro canto, il discepolo non dovrebbe sempre aspettare che il Maestro verrà, non dovrebbe sprecare la propria vita nei piaceri mondani e nei godimenti sensuali senza aver meditato. Dopo aver fatto tutti questi mali durante la vita, se pensa che il Maestro verrà a liberarlo al momento della morte, non è una cosa positiva. Il suo dovere è di meditare, di purificare la propria vita e di rendere il proprio ricettacolo pronto per lo spirito del Maestro. Kabir Sahib dice: “Che può fare il povero Maestro se i discepoli si allontanano dal Sentiero? Come il cieco non capisce alcun segno, oppure se soffiate in una canna di bambù, l’aria entrerà ed uscirà – nello stesso modo, se ascoltiamo il Satsang con un orecchio e lo facciamo uscire dall’altro senza mettere in pratica il lavoro del Satsang, che può fare il Maestro?”. 

Perseguitarono Mansur, che conosceva tutti i segreti di Dio;
Bahu dice: “Non dobbiamo allontanare il nostro capo dal Maestro anche se la gente ci chiama kafir”.
 

    Ora Hazrat Bahu dice che quando un discepolo ha inchinato la testa ai piedi del Maestro, non è bene per lui allontanarla o inchinarsi ai piedi di qualcun altro; una volta inchinata la testa ai piedi del Maestro, dovrebbe sempre rimanere lì ai piedi di loto del Maestro. Molti amati vengono a riferirmi che la loro madre o padre sostengono che il Sentiero non è positivo, oppure lo dicono i parenti, altre persone, e allora abbandonano il Sentiero, ma questo non è il modo di fare di un discepolo. Una volta inchinatosi ai piedi di un Maestro, un discepolo non dovrebbe mai allontanare la propria testa; non è bene credere nel Maestro e poi, tribolato dagli altri, allontanarsi dal Sentiero.
    Bulleh Shah era della casta sayyad, la più alta fra i musulmani; le persone ordinarie adorano la gente sayyad come adorano qualsiasi persona elevata. Quando egli accettò come Maestro Inayat Shah che era della casta arai, una casta bassa tra i musulmani, la madre e il padre gli dissero: “La gente ci adora, ma tu stai andando a frequentare uno di bassa casta”. Bulleh Shah disse alla famiglia: “Chi guarda Inayat Shah dall’esterno, vede che è uno straccio sporco e che indossa abiti sudici; ma coloro che lo contemplano nell’intimo, non sono nemmeno tentati dai cieli dato che lui è il possessore di tutta la creazione”. Quando domandarono: “Qual è la gloria di Inayat Shah?”, lui rispose: “La gloria di Inayat Shah è superiore a quella di Dio, al messaggero di Dio, che posso dire della gloria del mio Maestro?”.
    Anche Kabir Sahib dichiarò: “Sia il Maestro sia Dio stanno di fronte a me, a chi dovrei prestare omaggio?”. Lui stesso risponde: “Presterò rispetto al mio Maestro, infatti senza il Maestro non sarei riuscito a realizzare Dio”. Il discepolo stava meditando e sia il Maestro sia Dio gli apparvero, così era confuso su chi rispettare e a chi inchinarsi per primo. Ma poi decise: “Sacrificherò senza dubbio tutto il mio cuore ed essere al Maestro, poiché se non avessi avuto il Maestro, realizzare Dio sarebbe stato fuori discussione”.
    Una volta due ricercatori vennero dallo sceicco Silvi per essere iniziati e gli fu detto di venire separatamente; alla prima persona lo sceicco disse: “Ripeti questo, per favore: ‘Esiste un solo Dio e lo sceicco Silvi ne è il messaggero, è Dio stesso’. Ma la persona disse: “Mi pento, mi pento”. E allora anche lo sceicco Silvi dichiarò: “Mi pento, mi pento”. In seguito Silvi domandò a quella persona: “Perché ti sei pentito? Di che cosa ti penti?”. Rispose: “Stavo per commettere un grande errore, considerandoti come Dio. Tu sei solo un uomo, ma ti stai chiamando Dio, il che è impossibile. Ecco perché mi pento avendo fatto un grande errore venendo da te”. Poi chiese allo sceicco Silvi: “Tu perché ti penti?”. Rispose: “Mi pento perché stavo per darti il grande dono del Naam, il grande dono della ricchezza di Sach Khand; stavo per porre quella ricchezza in un cuore sudicio, ma grazie a Dio non ho commesso quell’errore, per questo mi pento”.
    Quando arrivò la seconda persona, le disse la stessa cosa: “Esiste un solo Dio e lo sceicco Silvi ne è il messaggero”. Ma prima di ripeterlo, la persona disse: “Aspetta”. E anche lo sceicco Silvi disse: “Aspetta”, e poi domandò: “Perché dici di aspettare?". Ribatté: “Perché sono venuto qua considerandoti come un Param Sant e tu stai dicendo che sei solo il messaggero di Dio”. Allora lo sceicco Silvi disse: “Ti stavo mettendo alla prova, per vedere fino a che punto mi hai aperto il tuo cuore, come mi consideri. Stavo per rivelarti tutta la mia competenza, ma volevo che tu aspettassi un minuto mentre ti mettevo alla prova, per questo ti ho detto di aspettare”. 

Gli amanti non si allontanano mai da Dio e dal Maestro.

    Ora Hazrat Bahu dice che coloro che amano il Maestro e nel cui intimo serbano amore per il Maestro, non se ne allontanano mai. Se dormono, allora vedono il Maestro nei sogni; quando sono desti, anche allora il Maestro è di fronte a loro. Vedono la Forma del Maestro in tutte le particelle e in tutte le creature di questa creazione. Scorgono la Forma del Maestro anche nelle foglie degli alberi.
    C’era un discepolo avanzato del Maestro Sawan Singh, di nome Phajita e soleva abbracciare gli alberi e gli animali dicendo che il Maestro Sawan Singh era anche in loro. Molte volte quando il Maestro Sawan Singh teneva il Satsang, lui non vi partecipava. La gente gli chiedeva: “Perché non vieni al Satsang?”. Lui rispondeva: “Io faccio qua qualunque cosa il Maestro dica di fare, a che serve andare il Satsang e semplicemente ascoltare quel che Lui vuole che noi facciamo? È meglio fare quel che Lui desidera”.
    C’era un discepolo del Maestro Sawan Singh chiamato Lehna che era un harijan o intoccabile. Lehna portava sempre vestiti sudici e non sembrava un gentiluomo, non gli veniva permesso di sedere nella fila di fronte al Satsang e allora sedeva sempre in fondo. Ma era un discepolo molto evoluto, era progredito molto in meditazione, anche se non gli permettevano di toccare nessuno. Una volta il Maestro Sawan Singh lo chiamò e disse: “Lehna, vieni a sederti davanti”. Quelli che lo detestavano, si allontanarono dalla fila di fronte e dal Satsang. Alla fine del Satsang il Maestro Sawan Singh lo invitò a parlare: “Lehna, vieni e anche tu getta la tua bomba”. Lehna si presentò e disse a tutti i presenti: “Per amore di un tale Maestro voi tutti siete radunati qua e cercate sempre di avere uno sguardo fugace del Maestro. Ma quel Maestro risiede sempre dentro di me e trascorre tutte le sue notti in questo corpo sudicio che voi odiate”. Il Maestro Sawan Singh disse: “È sufficiente, ora siediti”.  

Il sonno diventa illegale per coloro che conquistano il vero Amore.

    Ora Hazrat Bahu dice che per i veri amanti del Maestro, il riposo diventa illecito – non sono controllati dal sonno, ma è l’incontrario; non ne sono schiavi, è il sonno il loro schiavo.
    Kabir Sahib dice: “Sei addormentato e il tuo Dio è sveglio; allora che tipo di amore è questo che hai per il Maestro, tu dormi e il tuo Maestro è sveglio?”. Ma se un giorno per errore ci alziamo alle tre e meditiamo per due ore, poi dormiamo per quattro ore; qualunque cosa abbiamo guadagnato in due ore, la perdiamo in quattro.
    Hazrat Bahu afferma che i veri amanti non sono attaccati al sonno, Hazur Maharaj lavorava venti ore al giorno.
 

Non riposano nemmeno per un istante; giorno e notte piangono per il darshan.

    Ora dice che gli amanti del Maestro non riposano mai, nemmeno per un istante. Di notte fanno il Simran e anche durante il giorno fanno il Simran, implorano il darshan del Maestro. E proprio come i pazzi – quelli che errano nelle strade, senza preoccuparsi di quel che gli altri dicono sul loro conto – anche loro diventano folli nell’amore del Maestro, e non importa quel che gli altri dicono, continuano a ripetere il Simran e praticano la devozione del Maestro.
    Ma qual è la nostra condizione? Alcuni hanno ricevuto l’iniziazione dieci anni fa, venti anni fa, trenta anni fa, ancora chiedono: “Che cosa dovremmo fare? Prima il Simran o il Bhajan? Quanto tempo dovremmo dedicare al Simran e al Bhajan?”. Dico loro: “Dovreste piangere per il Maestro durante il giorno e anche la notte dovreste fare il Simran. Questa è la devozione del Maestro, e non il negozio di un commerciante, per cui se fate più Simran  avrà un effetto sul vostro lavoro. Ecco perché di giorno dovreste piangere – fare il Simran – e così pure la notte. Se siete infastiditi dal sonno, alzatevi e fate il Simran del Maestro in piedi”. Guru Nanak Sahib dichiara: “O Signore, se ti dimentico anche per un solo secondo, avvertirò un vuoto di cinquant’anni di separazione”. Dice che se dimentica il Maestro anche per un secondo, un istante, allora prova un vuoto di cinquant’anni. 

Coloro che hanno realizzato Dio sono i fortunati, dice Bahu.

    Ora Hazrat Bahu dice che sono molto fortunati e benedetti quegli amanti, mi sacrifico per loro poiché reputano il Maestro per quello che è realmente, e vanno a Sach Khand. 

Gli amanti rimangono sempre accanto a Lui inebriati nel cuore.

    Ora dice che coloro i quali amano davvero il Maestro e sono attaccati all’amore del Maestro, e in seguito coloro i quali sono andati alla corte del Maestro, sono stati alla casa del Maestro e vanno alla taverna del Maestro, coloro che gustano il vino del Maestro, ne ottengono un tale inebriamento che non provano mai alcuna stanchezza: giorno e notte cantano sempre le sue lodi. 

Coloro che hanno abbandonato la propria vita al beneamato, vivono in ambedue i mondi, sempre.

    Ora Hazrat Bahu dice che coloro i quali hanno abbandonato totalmente l’anima al Maestro, vivono nel mondo come pure nell’aldilà. Diverranno immortali, la loro tomba diverrà immortale e in tutto il mondo la gente li ricorderà. Tale discepolo glorifica il nome del Maestro. Da parte sua esce nel mondo per cantare le lodi del Maestro, ma il Maestro dà a quel discepolo fama e rinomanza. Il Maestro Kirpal Singh mi disse questo fatto interessante, che lui aveva in mente di cantare le lodi del suo Maestro Sawan Singh e di parlare del Maestro Sawan Singh. Voleva cantare la gloria del Maestro Sawan Singh in tutto il mondo. Ma quando uscì nel mondo, che cosa accadde? La gente prese a ripetere: “Kirpal, Kirpal”, allora lui disse che era venuto per elogiare il Maestro, ma la gente prese a elogiare lui. 

Coloro che hanno sempre lampade accese in casa, perché dovrebbero bruciare candele?

    Ora Hazrat Bahu dice che per coloro i quali sono desti e nei quali si è manifestata la luce dell’anima, non importa se è notte o giorno. Non han bisogno di un momento speciale per bruciare le lampade, dato che la luce risplende sempre in loro. Quando il Maestro Sawan Singh era malato, il Maestro Kirpal Singh era pure presente e il Maestro Sawan disse: “Il sole è sorto; la gente di Jullundur lo sta vedendo?”. Il Maestro Kirpal Singh conosceva il segreto interiore del Maestro Sawan Singh, ma gli altri presenti non sapevano e pensavano che il Maestro Sawan Singh avesse detto una cosa folle. Tuttavia il Maestro Kirpal Singh disse: “Che dire degli abitanti di Jullundur, anche la gente dell’America, dell’Africa e di tutti i paesi vede che quel sole è sorto. Lo vedono tutti coloro ai quali glielo fai vedere”. Chi non conosceva questo segreto interiore del Maestro, non sapeva quel che il Maestro stesse cercando di dire con quell’affermazione: “La mente del Maestro è impazzita, non è più in uno stato di mente sano”. Ma il Maestro Kirpal conosceva il segreto interiore; ecco perché capì il vero significato.
    Anche Guru Nanak Sahib disse la medesima cosa a suo figlio, quando stava per lasciare il corpo: “Il sole è sorto”, ma a quel tempo era in effetti mezzanotte. Il figlio esclamò: “È mezzanotte. Sei invecchiato e per questo la tua mente è insanita, sei folle. Dici che il sole è sorto, ma vedi è mezzanotte”. Invece Bhai Lehna, in seguito chiamato Guru Angad, il successore di Guru Nanak, conosceva il segreto interiore e disse: “Sì, Maestro, il sole è sorto. C’è qualcosa che posso fare per te?”. Allora Guru Nanak gli diede alcune lenzuola e gli disse di andare a lavarle. Lui entrava interiormente e conosceva il segreto interiore, per cui accettò quell’affermazione del Maestro. 

O Bahu, intelletto e ansietà non li infastidiscono; pervade solo l’amore.

    Hazrat Bahu dice che l’amore e l’intelletto sono nemici fra di loro, infatti dove opera l’intelletto, l’amore non può avere buon esito e dove c’è l’amore, non v’è spazio per l’intelletto. Per avere buon esito sul Sentiero dei Maestri anche chi ci sembra molto intellettuale, chi è pervenuto alla laurea in qualunque campo, deve diventare come un bambino di cinque anni, un bambino innocente. I Mahatma dicono: “O uomo, tu parli in base ai libri, riporti quel che hai letto nei libri, ma noi stiamo parlando di quel che abbiamo visto con i nostri occhi, della nostra esperienza”. Guru Nanak Sahib disse che le anime che ripetono il nome di Dio, che praticano la devozione di Dio, che siano illetterate o colte, tutte tornano alla loro casa. Che cosa sono tutte queste scritture religiose e questi libri sacri? Rishi, Muni, Mahatma, Santi, Maestri, Beneamati di Dio e coloro che percorsero questo Sentiero, dopo esser venuti nel mondo, trascrissero gli ostacoli che dovettero affrontare e come li superarono, come lasciarono il Pind per entrare nel Brahmand, come s’innalzarono al di sopra della coscienza fisica e trascrissero sotto forma di scritture, Veda, Shastra qualunque cosa sperimentarono in meditazione, nelle pratiche, nelle esperienze per il nostro beneficio, per la nostra guida. Ma con la semplice lettura di quei libri sacri, delle scritture religiose non possiamo avere quelle esperienze dei Santi. Le avremo solo quando faremo il lavoro di quel libro sacro o il lavoro di quelle scritture religiose mettendole in pratica. Altrimenti, con la sola lettura, non possiamo godere le esperienze di quelle grandi anime.
    In tutti i libri religiosi e le sacre scritture i Mahatma hanno sottolineato tre cose importanti: una è il Satsang, visto che senza il Satsang non possiamo sviluppare la brama, l’intenso anelito di incontrare Dio. Senza il Satsang non possiamo conoscere i nostri pensieri e in quel modo l’introspezione non è completata. Un’altra cosa di cui parlano è il Naam e la terza è il Maestro: infatti senza il Naam, non esiste liberazione e non possiamo ottenere il Naam senza un Satguru competente, senza un Maestro perfetto. 

L’amore del mio beneamato ha appiccato il fuoco dentro di me; chi altro se non lui può estinguerlo?

   Chi può estinguere nell’intimo il fuoco dell’amore del Maestro? Solo colui che l’ha creato. Sadhu Sadaran dice: “Se c’è qualcuno che nutre lo stesso dolore come me, solo lui può capire”. Coloro che non sperimentano il dolore, come possono conoscerne il vero significato? Conosce l’amore per il Maestro solo colui nel quale l’amore è manifesto, altrimenti come può conoscerlo la persona mondana? Guru Arjan Dev Ji Maharaj dice: “Il volto del mio Beneamato è talmente meraviglioso e lo amo a tal punto che viene nella mia mente e voglio sempre continuare a guardare il suo viso”. Disse: “Se in qualunque momento si allontana dalla mia vista, e non ho il suo darshan, impazzisco. E quando ancora comincio ad averlo, ridivento una persona normale”. Swami Ji Maharaj dice: “Se qualcuno contempla il volto meraviglioso del mio Signore, non guarderà più i visi belli delle fate e degli angeli”.
    Nel nostro ashram quando venne Hazur Maharaj, riferì un’esperienza di quando una volta si sentì di andare a vedere il Maestro per ricevere il darshan. Era il mese più caldo in India (il mese di agosto) ed era mezzogiorno. Il Maestro Sawan Singh stava riposando e, da un lato, il Maestro Kirpal Singh era preoccupato della sua salute e non voleva disturbarlo; tuttavia, dall’altro lato, ardeva il fuoco della separazione e desiderava ricevere il suo darshan. Coloro che nutrono vero amore per il Maestro nell’intimo, quell’amore è rispettoso e onorano le regole. Dunque il Maestro Kirpal Singh mi disse che rimase in piedi sul pavimento cocente, rovente per tutto il giorno, in attesa che il Maestro aprisse la porta e uscisse a dargli il darshan. La sera rimase pago quando il Maestro Sawan Singh uscì. Il Maestro Kirpal diceva che quando si recava all’ashram per vedere il Maestro, diventava mezzo pazzo. Quando il Maestro Kirpal scese dalla camera del Maestro Sawan Singh, dopo essersi rinfrescato, provò ancora il desiderio di vederlo di sfuggita. Tornò indietro e il Maestro Sawan Singh lo rimproverò: “Sei pazzo, torni ancora? Sei appena uscito e ora torni già a disturbarmi?”. Allora il Maestro Kirpal Singh disse che colui nel quale brucia il fuoco dell’amore, solo lui sa chi ha creato quel fuoco; lui solo può estinguerlo.
    C’erano solo quindici minuti dal Kunichuk Ashram a Ganganagar dove una volta soggiornò il Maestro quando venne nel giro. Andai all’ashram per prendergli il latte. Sebbene l’avessi visto solo venticinque minuti prima, sentii una brama talmente forte di rivederlo che non aspettai l’autista della corriera per tornare a Ganganagar, io stesso sequestrai la corriera e senza avvisare l’autista portammo la corriera fino a Ganganagar. Quando il Maestro vide che era arrivato una corriera, pensò che fossero venute a vederlo molte persone. Uscì e fu sorpreso di notare che eravamo soltanto in due sulla corriera, gli dissi: “Questa corriera ha subito molti incidenti e allora ho consigliato la persona che è con me di venire a richiederti di benedirla”. Pur avendo rubato la corriera, dichiarammo: “Abbiamo portato questa corriera qua per fartela benedire”. 

Non conosco questo amore che fa inchinare a tutti.

    Avere fede in qualcuno è difficilissimo, eppure senza la fede non si può ottenere nulla. Allora Hazrat Bahu dice: “Che cosa insegna questo Sentiero? Che cos’è l’amore nell’insegnamento del Maestro? L’amore del Maestro ci insegna ad avere fede in lui, ad inchinarci a lui”. 

Non dorme né permette di dormire agli altri: desta dall’assopimento.

    Chi ama il Maestro, porta sempre la sua presenza dentro di sé. Durante il giorno sente la presenza del Maestro e quando sopraggiunge la notte, anche allora il Maestro viene e dorme con lui. Se il discepolo sta dormendo profondamente, allora il Maestro lo sveglia. Il Maestro non dorme, inoltre non permette al suo discepolo di dormire profondamente.
    Se un discepolo sta dormendo, come possiamo dire che è innamorato del Maestro? Come possiamo dire che è un Maestro se non ridesta il discepolo? È mia esperienza personale che se il discepolo sta facendo il lavoro del Maestro e sente caldo, il Maestro viene a fargli vento per rinfrescarlo. Il Maestro si prende cura di me. Il nostro Maestro è onnipotente, si prende cura di noi in ogni singolo istante. Come può essere chiamato discepolo chi dorme sempre di notte? Paltu Sahib dice che se il discepolo sta sudando, il Maestro sente come se stesse versando il suo proprio sangue.
    Una volta quando Guru Arjan Dev Ji Maharaj andò a Lahore, tutti gli chiesero il permesso di fare i preparativi del langar e di preparare il cibo per tutto il sangat. C’erano due discepoli, Saman e Musan, padre e figlio. Erano poverissimi e tutto quel che guadagnavano durante il giorno, lo usavano per comprare del cibo che mangiavano di notte. Tuttavia sentivano di fare questo servizio al sangat, dunque si impegnarono per cui un giorno particolare avrebbero servito e preparato il cibo per il sangat. Accadde così nella volontà di Dio che alcuni giorni prima del loro turno, ambedue si ammalarono gravemente e tutto il denaro messo da parte per servire il sangat, fu speso per le medicine, non avevano più soldi. In quel giorno quando i cuochi si presentarono per chiedere dei preparativi e che cosa avrebbero fatto in cucina per la gente, sia Saman sia Musan dissero: “Ora non abbiamo nulla, ma per favore tornate domani mattina e vi prepareremo ogni cosa per la cucina”. Non avevano denaro e così, dopo aver pensato a lungo, decisero che avrebbero rubato del cibo dal negozio di un commerciante. Ambedue entrarono nel negozio e presero tutto il cibo che serviva per il langar. Ma in seguito si resero conto che non avevano rubato il sale. Dapprima pensarono che avrebbero dovuto dimenticarsi del sale, ma poi pensarono che senza il sale non potevano preparare un buon cibo, ritornarono nel negozio per prenderlo.
    Mentre stavano per rubare il sale, il commerciante si svegliò e accorse nel negozio. Trovò un uomo che stava prendendo delle cibarie dal negozio e la testa era fuori dalla finestra, le gambe erano nel negozio. Allora lo afferrò per le gambe, e dall’altro lato, Saman, il padre di Musan, lo teneva per le mani. Musan disse al padre: “Padre, tagliami la testa e vai a casa a preparare per il sangat. Ti prego, tagliami la testa, perché se lo farai, la gente non saprà che sono un discepolo di Guru Arjan Dev. Se non mi taglierai la testa e verrò catturato da questo commerciante, insulteranno il nome del mio Maestro. E che dirà la gente? Che un discepolo di Guru Arjan sta rubando? Ti prego, tagliami la testa”. Ma Saman non voleva dato che si trattava di suo figlio. Alla fine, per salvare il prestigio del Maestro, tagliò la testa al figlio e, prendendola con sé, scappò a casa.
    Quando il commerciante vide che non c’era più la testa attaccata al corpo, si spaventò; pensò: “Quando la gente vedrà il cadavere nel negozio, che penserà? Sospetteranno di me, che ho assassinato quest’uomo. Non so nemmeno chi sia!”. Allora chiamò Saman e gli domandò: “Per favore, vieni e prenditi cura di questo cadavere che c’è nel negozio; portalo in un posto dove nessuno saprà, e seppelliscilo. Se la gente scopre questo cadavere, sospetteranno di me, ma non è vero. Ti darò tutta la ricchezza che vorrai”.
    Saman non ebbe difficoltà a prendere il cadavere trattandosi di suo figlio, con gioia ritornò a casa con il cadavere del figlio. E il mattino dopo, quando il cibo fu preparato, e tutto il sangat era venuto per mangiare, arrivò anche Guru Arjan Dev Ji. Saman fissò la testa del figlio alla parte rimanente del corpo e quel corpo giaceva senza vita. Saman coprì il cadavere con un lenzuolo come se stesse dormendo o fosse ammalato. Quando tutti mangiavano, Guru Arjan Dev Ji si rese conto dell’assenza di Musan e allora chiamò Saman: “Saman, dov’è Musan?”.
    Saman rispose: “È molto malato e sta dormendo”, ma Guru Arjan Dev Ji disse: “No, chiamalo e digli di venire qua, perché il cibo è pronto e anche lui dovrebbe unirsi a noi”. Ma Saman disse: “No, Maestro, se non glielo dici tu, non verrà. È molto malato, verrà solo se lo chiami tu”. Allora Guru Arjan Dev Ji disse: “O Musan, perché stai dormendo? Vedi che tutti stanno mangiando parshad; vieni anche tu e goditi il parshad”.
    Quando Guru Arjan Dev Ji disse questa cosa, la vita ritornò nel cadavere e Musan uscì. Quelle persone che hanno tale amore per il Maestro, che per il nome del Maestro sono pronte persino a tagliarsi la testa, anche il Maestro concede loro qualcosa. Il Maestro può ridare la vita al cadavere di tali anime che sono davvero innamorate del Maestro. 

Mi sacrifico per colui che, dice Bahu, riunisce i separati.

    Ora Hazrat Bahu dice che mi sacrifico per una persona che mi ispira a realizzare il mio separato Dio.

  

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