Festival dell’amore – seconda parte

Christopher McMahon

 

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     Sadhu Ram si è ritirato brevemente dopo questa sessione mattutina iniziale per lavarsi e per fare colazione dato che aveva viaggiato per tutta la notte sull’autobus e non si era ancora riservato alcun istante per fare questo. Non intraprende mai questi viaggi per riposare o per rilassarsi, bensì desidera solo servire il sangat il più possibile col tempo che ha a disposizione.
     Quando facciamo una pausa per considerare quanto Lui sia disponibile durante questi programmi, non riusciamo a immaginare il modo in cui ciò avvenga. In ogni singolo secondo tali Esseri divini si danno senza assolutamente nessuna cura della propria comodità personale. C’è un solo, unico desiderio: chi viene da loro, si liberi dell’illusione e realizzi lo scopo per il quale è stata concessa l’inestimabile vita umana. Spesso vanno oltre i limiti concepibili e tuttavia non accennano mai a nessuno di aver fatto qualcosa, al contrario condividono con i diletti solo la grazia del Guru. Nondimeno coloro di noi che hanno avuto l’opportunità di essere vicini al Maestro nella forma di Kirpal, Ajaib e Somanath, sanno che il corpo fisico del Santo deve patire tremendamente in una forma o nell’altra per il bene di coloro che li amano. È proprio il karma dei discepoli che impedisce loro di entrare interiormente: il Santo deve assumersi quel karma oppure i discepoli devono pagare per gli errori compiuti. È la legge inflessibile dell’universo in base alla quale nessuno ottiene la liberazione senza aver prima pagato il proprio debito. Pertanto è importantissimo che quando sediamo nella compagnia di un Maestro, il nostro cuore diventi molto ricettivo al suo messaggio affinché incominciamo a vedere che non importa quel che dobbiamo patire, se siamo progrediti tanto o poco sulla via interiore, dobbiamo cercare di fare la nostra parte e di aiutarlo nella sua missione meditando con sincerità e conducendo una vita che sia, per quanto possibile, retta e semplice.
    Alle nove circa Sadhu Ram è tornato da noi e ha dato di nuovo il darshan al Sangat prima di iniziare i colloqui che sono una parte importante del programma. In questo frangente della sua missione emergente Sadhu Ram ha dedicato una discreta quantità di tempo per incontrare individualmente i diletti. È difficile dire quanto possa continuare così perché nell’arco di alcuni mesi la sua fama si è sparsa in numerosi luoghi; in paesi come la Colombia e il Venezuela migliaia di iniziati e di persone che desiderano l’iniziazione sono in attesa di vederlo. Ma per lo meno qua in India ha tempo di incontrare ognuno di noi e si prende quel tanto che è richiesto per aiutarci con i problemi che ostacolano la via interiore.
    A questo riguardo ha chiesto a ogni persona che viene per il colloquio di osservare certi principi fondamentali. Ha chiesto di andare da Lui con un cuore cristallino e puro per quanto possibile, di non portagli domande mondane, di parlargli dell’amore di Sant Ji oppure di risolvere i problemi che affrontiamo in meditazione. Senza ambiguità ha dichiarato in numerose occasioni che il lavoro principale affidatogli da Sant Ji è di aiutare ad eliminare i problemi in meditazione affinché possiamo progredire sulla via interiore senza ostacoli o impedimenti. Avendo messo in pratica tutto personalmente, possiede la competenza e la conoscenza per aiutarci a risolvere quelle difficoltà. Chiunque abbia parlato con Lui a proposito della meditazione, ha ricevuto senza dubbio le risposte più illuminanti che lo hanno aiutato in modo incommensurabile nelle pratiche.
    Per ogni persona che attraversa quella porta, c’è in serbo un’esperienza unica. Uno non può predire quello che Lui dirà per ispirare a cambiare la propria vita, tuttavia si può essere certi che se si riesce ad andare con un cuore aperto, chiederà con amore di tralasciare la pigrizia, la vanità o qualunque cosa impedisca la via e di procedere sul sentiero interiore con coraggio e fermezza. Non sono tanto le parole che pronuncia quanto la carica dietro ad esse. È un Maestro di meditazione ed ha un’unica meta in mente: vuole persuaderci che l’unica soluzione reale ai nostri problemi è di meditare e di ripetere sempre il Simran per poter incontrare il potere del Guru interiore. Non è interessato a creare attaccamento per la forma fisica del Guru o per la sua missione, piuttosto per la pratica della meditazione attraverso la quale si può incontrare il vero Guru interiore e diventare un’anima libera e illuminata. È così semplice e dolce nei modi, nell’esempio: tutto quello che dice e fa, s’incunea profondamente nel cuore. Rimanere accovacciati accanto a Lui mentre siede sul lettino, è assolutamente la cosa più incantevole. Ci si sente sempre più attratti e l’unica cosa nell’universo che conta è ascoltare la sua voce melodiosa, guardare nei suoi occhi brillanti, abbeverarsi in ogni modo possibile a questa fontana dell’amore di Sant Ji. Si rimane attoniti quando si è seduti in quest’atmosfera caricata. Il corpo di un Santo è immacolato in ogni modo, sia che indossi gli abiti del re o del mendicante; è saturo di pura coscienza. È l’unico luogo nel mondo dove uno può contemplare a occhi aperti il potere risplendente del sommo Potere. Non si riesce a scandagliare che cosa significa sedere in quella luce intima, la quale satura l’ambiente, finché non lo si sperimenta personalmente. Per giunta, nella corte dei Santi, con il pieno potere e con le benedizioni di Sant Ji, è stato deciso che questo Santo sarebbe stato uno dei più meravigliosi. Quando abbozza il suo tenero sorriso tranquillo oppure quando ride di soppiatto o ride nel suo modo gentile, il portale dell’aldilà si apre al cuore e l’anima si innalza libera anche se solo per alcuni brevi istanti. Questo è il modo migliore in cui posso spiegare che cosa significa stare vicino a Lui.
    I colloqui per i sudamericani sono stati i primi e sono proseguiti dal mattino fino alle undici quando si è tenuto un programma di meditazione e di Satsang. Poi è seguito il pranzo e Sadhu Ram Ji è venuto a benedire il cibo. Mentre avvenivano i colloqui, abbiamo meditato e in seguito è stato annunciato che avremmo dovuto radunarci per il darshan in una delle grandi stanze in cui alloggiavano gli amati. Era proprio fuori dalla zona dove veniva preparato il cibo. Mentre cantavamo bhajan seduti per terra, Lui è venuto davanti a noi con la sua amorevole forma e ci ha dato il vero nutrimento con il suo darshan stupendo.
    Quando uno canta i bhajan nella compagnia del Maestro, le parole riprendono vita e tutto ciò che è contenuto in essi diventa reale per noi.
 

     Non dobbiamo cantare come una cerimonia, un rito o rituale; dovremmo cantare i bhajan con anelito. Guru Nanak dice: “Ogniqualvolta cantate bhajan con amore e anelito nell’intimo, quel canto vi darà un tale inebriamento e pace che lussuria, ira, avidità, attaccamento ed ego, tutti questi fuochi che bruciano in voi, incominciano ad affievolirsi”. L’inebriamento che otteniamo dal canto dei bhajan carico di anelito e di amore, rimuove la nostra sofferenza. I bhajan che cantiamo esprimono le parole dei grandi Maestri e ne rivelano la brama. Quando li cantiamo, anche noi cerchiamo di sviluppare quella brama.

                                                                               Sant Ajaib Singh Ji  

     I bhajan sono molto cari ai nostri cuori poiché sono l’unico modo che abbiamo per elogiare il potere del Maestro. Sant Ji ci diceva spesso che i Maestri non gradiscono apertamente elogi dagli amati, tuttavia essi possono cantare i bhajan e in questo modo fanno affiorare tutta la brama del cuore. Quando noi tutti siamo raccolti insieme in quel luogo speciale dove siede il Maestro vivente, ogni parola diventa satura della sua rimembranza. I bhajan cantati collettivamente ci permettono di far scomparire le nostre individualità e ci eleviamo come un’unica anima, la cui voce unanime implora il Maestro di elargirci la grazia e la misericordia. In quelle sacre suppliche collettive a Lui rivolte, i torrenti dell’amore si riversano su tutti i presenti; si tratta in assoluto di una delle esperienze più esilaranti.
    Dopo aver condiviso il suo amore con noi, si è recato alla zona dove è custodito il cibo. Poi ha chiamato i compagni contadini attorno a sé per recitare una meravigliosa preghiera a Sant Ji affinché venisse a benedire il cibo. In seguito abbiamo gioito di questo semplice parshad preparato per noi dalla famiglia Rana e benedetto da tutti i grandi Maestri attraverso di Lui.
    Dopo il pranzo Sadhu Ram ha continuato a tenere i colloqui fino alle cinque di sera quando si sono tenuti la meditazione pomeridiana e il Satsang. Di nuovo ha fatto leggere al pathi gli insegnamenti di Hazur Sawan Singh Ji seguiti dal suo discorso illuminante su un bani di Sri Arjan Dev Ji. Questo programma è proseguito fino alle sette per quel che ricordo.
    Sadhu Ram ha ripreso i colloqui seguiti dalla meditazione, dal Satsang ed è ricomparso di fronte a noi per l’ultima volta alle nove e mezzo circa di sera. Ci ha dato un darshan da scaldare il cuore mentre si cantavano i bhajan e se ne è andato dalla sala diretto alla casa del signor Oberoi dove passa la notte.
    Come ho già menzionato, è difficile soppesare come un Santo riesca a fare così tanto nel corso di una breve giornata. Per noi la grazia ricevuta e l’innalzamento sperimentato sono stati al di là della nostra comprensione. Tutto quello che potevamo dire per certo, era che attraverso il corpo di Sadhu Ram venivamo trascinati sempre più in profondità in un mondo dove esisteva solo la rimembranza del Guru.

29 dicembre 2002

     Dopo alcune ore di riposo ci siamo alzati tutti per meditare, molto prima delle tre. Questa è una delle rare volte in cui non è difficile alzarsi presto e consacrarsi al ricordo del Maestro. Vorremmo sempre aver avuto la consapevolezza di stimare il tempo come ora, ma almeno adesso ci siamo riusciti e questo crea una comprensione migliore di come modellare la propria vita in futuro. È altresì una grande benedizione condividere quest’esperienza di meditazione prolungata con tante anime devote. Chiunque sia venuto qua, lo ha fatto per meditare e per cercare la guida e l’ispirazione di questa santa Anima; ciò ha un influsso profondo sullo spazio che condividiamo.
    Alle cinque e mezzo abbiamo concluso la prima sessione di meditazione e abbiamo preso una tazza di tè prima di sistemarci nuovamente per la sessione mattutina con Sadhu Ram. È arrivato alle sei e trenta e abbiamo avuto il suo darshan nel momento in cui si è recato nella stanza per incontrare la famiglia Rana prima di cominciare la giornata di impegni. Alle sette è giunto nella sala per la meditazione e il Satsang.
    Quando è arrivato, siamo rimasti sbalorditi da un’ennesima dimensione della sua bellezza. Di solito si lega il turbante con uno stile informale o semplice, mentre oggi era annodato nel modo più elegante e affascinante; saliva con una piega delicata dopo l’altra dal collo attorno alla fronte e fino alla testa. Mi ha portato subito in mente le immagini di Hazur Sawan Singh e del suo modo elegante, raffinato di vestirsi che noi tutti abbiamo notato nelle foto. Anche l’abito era di un cotone fine, con un lustro unico e una bellezza distinta. Non sappiamo come si sia legato questo turbante con una tale attenzione ai particolari, di solito il suo aspetto rivela una grande bellezza, ma con uno semplice stile agreste mentre questo era il turbante di un imperatore o di un re. Era una manifestazione totalmente diversa che non avevamo mai visto.
    Messosi a sedere, ci ha posto misericordiosamente in meditazione e poi ha proseguito con questo sublime evento dei Satsang di Hazur Sawan Singh e di un suo Satsang su un bhajan scritto da Sant Ji, Sawan Kirpal pyare. A questo proposito vorrei menzionare che una delle più grandi gioie della vita di un discepolo è di ascoltare le lodi dei Santi che ha servito. Durante la loro vita non cantano le proprie lodi, ma una volta abbandonato il corpo, allora è il discepolo Gurumuk a farlo. Da quando lo abbiamo incontrato, Sri Sadhu Ram ha dato un certo numero di Satsang su bhajan scritti da Sant Ji. Quando il pathi legge il nome del bhajan e poi dice Sant Ajaib Singh Ji Maharaj, uno sente l’intero essere saturo di uno slancio di gioia penetrante. Con l’inizio di questo Satsang Sadhu Ram ha smesso di far tradurre i Satsang, piuttosto si è concentrato completamente nella spiegazione del profondo significato interiore dei bhajan di Sant Ji con un flusso ininterrotto sapendo che a tempo debito sarebbero stati tradotti. Era più importante che potessimo apprezzare i sentimenti del suo cuore senza le interruzioni causate dalla traduzione.
    Dopo i Satsang sono ricominciati i colloqui con i pochi sudamericani rimasti dal giorno prima e poi con le persone che parlavano inglese. All’ora di pranzo ha fatto una pausa ed è venuto di nuovo al langar per benedire il cibo.
    Nel tardo pomeriggio, alle tre e trenta circa, Sri Sadhu Ram si è presentato davanti a noi e ha tenuto un programma di Satsang e di meditazione. Il pathi ha letto un Satsang con la traduzione in inglese, seguito poi dal commento di Sadhu Ram su un inno di Swami Ji Maharaj. Seduti continuamente vicino a Lui, il nostro cuore ha percepito molte cose in modo naturale e abbiamo cominciato a renderci conto in un modo un po’ più profondo di come funziona la rimembranza del Maestro. La sua concentrazione e attenzione focalizzata su ognuna singola attività sono un esempio perfetto di quello che il Maestro Kirpal citava dicendo di fare una cosa per volta. Quando Sri Sadhu Ram dà il darshan, dà il darshan pienamente; quando tiene il Satsang, tiene il Satsang pienamente; quando ascolta il Satsang, ascolta il Satsang pienamente e quando distribuisce il parshad, lo fa pienamente. In ogni singola attività in cui è impegnato, ci mostra come essere totalmente e unicamente assorti in quello che stiamo facendo affinché nel lavoro trabocchi la rimembranza del Guru. Non c’è nessun sentimento di fretta e di preoccupazione nei suoi movimenti che sono un altro grande esempio per noi. Nel momento in cui fa ogni cosa con il dovuto amore, cura e considerazione, ci mostra che concludiamo in effetti molto di più di quando agiamo in modo frettoloso. Il tempo dipende da Lui e non viceversa.
    Dopo il programma del tardo pomeriggio è tornato nuovamente nella stanza per proseguire i colloqui con gli amati dall’estero. Questo lavoro è continuato fino alle nove di sera quando tutti i colloqui, se non uno o due, sono stati completati. Anche se non ha smesso di dare per tutto il giorno, tutti noi abbiamo avuto la possibilità di sedere con Lui ancora una volta e di cantare un certo numero di bhajan mentre ci elargiva misericordiosamente l’amore di Sant Ji e di tutti i grandi Maestri. Se ben ricordo correttamente, ancora una volta ci ha dato l’opportunità di presentarci individualmente e di fissare i suoi occhi per colmarci della pura essenza della Spiritualità. Quando è passato in mezzo alla sala per il darshan di addio intanto che i bhajan risuonavano tra le mura, il cuore di ognuno di noi si è saturato con una stima particolare per quello che Lui è. In questo e in tutti gli altri eventi del programma ci aiuta ad incominciare a vedere che la vita più elevata del devoto inizia quando incomincia a preoccuparsi sempre di meno di quello che può “ottenere” da Lui: anzi uno comincia a capire che è di vitale importanza mettere da parte un’infinita varietà di oscillazioni che sorgono costantemente nella mente, e focalizzare l’attenzione preferibilmente nel perfezionamento del Simran. In realtà, ci insegna a “dare” il nostro cuore al Maestro, ossia a porre tutta l’attenzione nella ripetizione dei cinque Santi Nomi. Di fatto, l’unica cosa che ci ha chiesto, è stata di purificare le nostre vite ritirandoci dalle facoltà esteriori al centro dell’occhio attraverso il Simran costante. Ancora ed ancora ci ha pregato di tralasciare le lotte mentali e le domande per dedicare invece tutti i momenti possibili alla rimembranza del potere del Guru interiore. Ci ha detto senza ambiguità e con chiarezza che se faremo questo lavoro con un cuore sincero, allora ci affrancheremo dalle coperture che avviluppano l’anima e incontreremo il Beneamato in Daswan Dar, laddove si riceve l’eterno darshan reale del Guru e l’anima gioisce di una relazione eterna con il Maestro. Chiaramente non vuole che soffriamo di alcuna scarsità obiettiva poiché sa benissimo che se il discepolo rimane vincolato nel luogo dove brama il riconoscimento del Guru esteriore, allora sussistono molte possibilità che tale amato si farà intrappolare nel pensiero di essere in qualche modo più speciale di altri per il Maestro.
    Si accenna a questo tema perché essendo riusciti ad amarlo un po’ più profondamente, mi sembra che di proposito Lui mantenga al minimo un’interazione esteriore con noi mentre al contempo ci ispira a fare il lavoro che ognuno di noi deve fare, ossia il Simran. Non si prende molto la briga di conoscere i nostri nomi, da dove veniamo, eccetera, piuttosto sento questo: vuole che tutti noi diventiamo uniti nel profondo del cuore trascendendo in modo pratico le differenze delle nostre esistenze individuali e concentriamo l’attenzione nella rimembranza pura e perfetta del Guru contenuta nel Simran. In quel luogo dove non esistono né alti né bassi, ci sono solo l’anima e il Guru. Ogni istante trascorso nella rimembranza del Guru, è un vero momento di unità e beatitudine, e in quello stato ricettivo il suo amore fluisce a ognuno in modo totale ed equanime. Può darsi che se rendiamo la mente calma il più possibile attraverso il Simran sedendo insieme come un unico Sangat senza distinzioni di occidente e di oriente, di nord e di sud, lo possiamo aiutare al massimo nel lavoro che deve fare. Dopotutto che cosa c’è di più bello e rappacificante che sedere insieme cantando le sue lodi e ricevendo il suo darshan come un unico cuore e anima che anelano l’unione con Lui? Allora credo che se siamo seduti insieme una dozzina oppure migliaia, sentiremo le stesse benedizioni interiori perché il potere che vive dentro di Lui è venuto solo per dare.
    Se faremo questo, allora sarà enormemente d’aiuto quando verrà il momento in cui Lui viaggerà nel mondo per condividere con i diletti l’amore di Sant Ji e l’amore di tutti i Santi. Se sostituiamo i nostri desideri individuali per un’attenzione personale con la brama che Egli possa riuscire a elargire quanta più grazia possibile al Sangat in generale, allora Lui può aiutarci a vedere come possiamo organizzare dei programmi che non siano così pesanti per il suo corpo. Non v’è alcun dubbio che verrà il momento in cui inizierà a viaggiare nei diversi paesi, tuttavia è dovere dei diletti che vivono in quei luoghi pensare con attenzione a come Lui possa venire in un unico posto ed elargire la sua grazia piuttosto che fare numerose tappe. Sarebbe molto meglio se tutti noi facessimo qualche sacrificio per arrivare da Lui piuttosto che costringerlo a soddisfare i bisogni di molti Sangat più piccoli. La realtà è che dovremmo amarlo al di là dei nostri desideri personali, il che ci aiuterà ad avere la giusta comprensione di come organizzare i suoi viaggi futuri.

 

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