Festival dell’amore – quarta parte

Christopher McMahon  

 

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L’effusione di grazia è continuata copiosamente il quarto giorno del programma, il trentuno dicembre. Alle due e mezzo del mattino è avvenuto un insolito fenomeno fisico, che ha completato l’ondata d’amore di cui stavamo godendo ai suoi piedi. Ha cominciato a diluviare ed è andato avanti per tutto il giorno. Durante il programma Sri Sadhu Ram aveva parlato spesso di Hazur Sawan Singh Ji e alcuni suoi Satsang erano stati letti dal pathi in varie occasioni, dunque è stato perfetto per mantenere l’atmosfera. Alcuni di noi hanno meditato fuori sotto il balcone, dove potevamo godere il tempo inebriante mentre eravamo impegnati nel Bhajan e Simran.
    
Alle sei e mezzo è giunto alla sala, alle sette ci ha dato il darshan e ci ha posto in meditazione. Poi è salito sul terrazzo per dare l’iniziazione al sangat indiano. Abbiamo meditato mentre venivano date le istruzioni e le anime ricercatrici ricevevano il dono del Naam. È stato un vero privilegio essere accanto a Lui durante ambedue le iniziazioni. Sedere in meditazione in quell’atmosfera carica, che era fisicamente completata dalla pioggia copiosa, è stata una gioia dolcissima per tutti noi.
    Dopo l’iniziazione e un breve riposo, in tarda mattinata c’è stato un Satsang su un bhajan di Sant Ji, Andar jyoti jag rahi. Originariamente si doveva tenere il Satsang nella tenda che era stata predisposta il giorno prima secondo il desiderio degli organizzatori di Delhi, ma a causa della pioggia tutti gli amati dall’estero e dall’India sono stati sistemati all’interno. È stato uno sforzo sorprendente poiché la sala principale, quando è del tutto stipata, può accogliere solo circa ottanta persone e c’erano almeno duecento indiani che erano venuti per l’iniziazione e il Satsang. Per accogliere tutti, hanno spostato i bagagli e hanno aperto le stanze dove soggiornava la gente. Sono stati piazzati dei monitor in queste stanze affinché tutti potessero vedere il Satsang in videoconferenza. Quando Sadhu Ram è arrivato dalla sua stanza, ha detto sorridendo che avrebbe diviso la torta il più ugualmente possibile. Gli amati indiani avrebbero goduto il Satsang senza traduzione e quelli stranieri il suo darshan. C’è stato un Satsang superbo su Andar jyot jag rahi, il bhajan di Sant Ajaib Singh.
    Dopo il Satsang Sri Sadhu Ram ha camminato in mezzo a tutti nella sala principale e nelle stanze adiacenti dando un darshan dolce e affettuoso. Vederlo camminare con lentezza tra la folla è una scena di bellezza paradisiaca. I volti di coloro che lo guardano hanno una bellezza angelica e i suoi occhi irradiano una soffice luce eterica. Queste scene non sono prefissate in un tempo particolare o in un luogo particolare, ma sono avvenute ancora e ancora nel corso della storia del mondo. Quando uno partecipa a tali eventi, si rende conto che gli insegnamenti dei Santi sono veramente eterni e sono rivolti al mondo intero senza riguardo alla casta, al colore, al credo o alle divisioni create dall’uomo.
    Poi è stato servito il cibo a tutto il sangat sul tetto principale dove aveva dato il darshan il giorno prima; di nuovo le anime amorevoli del Sud America hanno fatto spazio nella loro stanza affinché tutti noi la utilizzassimo per questo rinfresco speciale nel giorno dell’iniziazione.
    È meraviglioso vedere quanto possa accadere in uno spazio angusto nel momento in cui ci rendiamo conto che aiutandoci l’un l’altro, rendiamo le nostre vite più gioiose e pacifiche. La cultura occidentale è completamente priva di questo tipo di conoscenza. Abbiamo tantissime comodità esterne e ricchezza materiale, tuttavia spesso cagionano in noi ancora più egoismo e riservatezza piuttosto che apertura e generosità. A casa dei Rana abbiamo imparato che aggiustando le circostanze e concentrando l’attenzione sulla dimensione spirituale delle nostre vite, possiamo gioire in un modo non riscontrabile con tutte le comodità esterne.
    Una volta il Maestro Kirpal Singh diede un’eccellente illustrazione di come possiamo rallegrare le nostre vite quando ci prendiamo cura gli uni degli altri:
 

Se amiamo, dobbiamo dare agli altri al meglio delle nostre possibilità. Se rendete gli altri felici, allora voi stessi lo sarete. Se rendete gli altri infelici, allora anche voi non riuscirete a sfuggire alla sofferenza. Una volta accadde che il Signore Vishnu, l’aspetto di Dio incaricato del mantenimento, invitò ad una festa tutti gli angeli e gli altri di qualità opposte, e li fece sedere in fila gli uni di fronte agli altri. Poi Vishnu disse: “Bene, cari fratelli, cari amici, tutto questo è per voi, mangiate a sazietà ma ad una condizione, non piegate i gomiti!”. I demoni, o come volete chiamarli, pensarono: “Che strano! Se non pieghiamo i gomiti, come facciamo a mangiare?”. Ci pensarono a lungo, ma non riuscirono a capire, dissero: “Il Signore Vishnu si sta burlando di noi”, si rifiutarono di mangiare e se ne andarono disgustati. Mentre gli angeli esclamarono: “Queste sono le parole del Signore Vishnu, ci dev’essere un significato, qualcosa che non riusciamo a cogliere”. Dopo un’attenta considerazione ci arrivarono: potevano rifocillarsi a vicenda! Era facilissimo e tutti mangiarono come previsto.     (Sant Kirpal Singh)

Immediatamente dopo il langar, Sri Sadhu Ram ha cominciato a tenere i colloqui per i fratelli e le sorelle indiani. Ha continuato a diluviare conferendo al giorno una delicatezza e una dolcezza speciali. Tutti erano consapevoli che l’amato Hazur Sawan stava benedicendo questo giorno con la sua grazia particolare e attenzione. Per vedere gli indiani Sadhu Ram era seduto su un podio leggermente elevato; le famiglie e gli individui giungevano da lui ad uno ad uno per cercare consiglio in meditazione. Mi è stato permesso di entrare nella stanza alcuni minuti preziosi, dato che ero andato per scattare alcune foto.
    Con gli indiani Sadhu Ram ha il proprio stile. Forse semplicemente perché non c’è bisogno di traduzione o forse ci sono altri motivi, tuttavia palesa una dimensione molto rilassata e gioviale del proprio essere quando si rapporta con coloro che vengono dall’India. Spesso prende in giro e celia in una maniera affascinante e alla buona con coloro che si presentano. Sono rimasto colpito dalla somiglianza incredibile con Sant Kirpal Singh. Di fatto, molte volte nel Satsang ho sentito che stavo ammirando proprio la forma di Kirpal come dev’essere apparso alla fine degli anni cinquanta. Ci sono state intere sessioni con Lui in cui avveniva questo. Altre volte assomigliava così tanto a Baba Somanath che era impossibile distinguere la forma di Sadhu Ram dalla sua. Tuttavia ad una distanza molto ravvicinata, come mi sono trovato in questo giorno particolare, la forma di Kirpal era in modo distinto di fronte a me; era semplicemente meravigliosa e incantevole.
    Nondimeno quando parla, c’è un’umiltà così autentica nelle sue parole che non si può fare a meno di piangere. Quando dice che è il lustrascarpe del sangat senza alcuna stima o ricompensa, lo dice per davvero. Quando la famiglia Rana e altri amati sono entrati in gruppo, ha detto loro che era un semplice anziano e che loro erano molto più saggi di lui. Stavano vagliando numerosi dettagli di alcuni programmi in un’altra parte di Delhi e c’era qualche problema da risolvere. Nel corso della discussione Lui è rimasto in silenzio, ma al momento giusto ha spiegato a tutti i presenti nel modo più toccante al cuore, che ognuno era unito nell’amore del Guru come un’unica famiglia spirituale e che, al di sopra e al di là di tutti i problemi e considerazioni, dovevamo amarci e stimarci reciprocamente. Piuttosto che considerare le divergenze, dovevamo sedere insieme e renderci conto che siamo tutti membri di un’unica famiglia; qualora avessimo realizzato questo, avremmo risolto agevolmente tutti i problemi.
    Quando un’amata si è presentata davanti a Lui, con le lacrime agli occhi, affermando che non aveva accesso interiormente, Lui le ha detto con grande amore: “Madre, dopo tutto Sant Ji mi ha elargito grazia e misericordia, così ci sono tutte le possibilità che faccia la stessa cosa con te. In qualche modo ha smarrito la strada o ha preso la strada sbagliata, è giunto alla mia porta e poi ha preso dimora in me. Dunque perché non dovrebbe fare lo stesso con te?”. Quando incomincia a parlare in questo modo, il cuore diventa soffice come la cera e ondate d’amore purificano la persona; è una cosa così profonda da sperimentate. È il re dei re, ma non ne ha lui stesso alcuna consapevolezza. Ammirarne la semplice bellezza fisica è quasi insostenibile; non è nulla di immaginabile. Quando si lascia la sua presenza, è difficilissimo ricordarla poiché non è paragonabile a nulla di questo mondo.
    Dopo il darshan e i colloqui con gli indiani, Sadhu Ram è andato da qualche altra parte a Delhi per un programma di tre ore; è rientrato alle sette di sera. Ci ha chiesto con amore di cenare prima di tornare per un programma serale. Gli amati che dovevano partire più tardi quella sera, hanno avuto l’opportunità di sedere vicino a Lui e hanno guardato in profondità nei suoi occhi. Un’anima amorevole non è riuscita a contenere i sentimenti interiori del cuore e ha chiesto il permesso di cantare un bhajan. Poi con una voce, che era la voce dell’anima, è esploso gridando: “Tu sei la forma di Tulsi, sei la forma di Swami Ji, sei la forma di Sawan, sei la forma di Jaimal, sei la forma di Kirpal, sei la forma di Ajaib. Oh Baba Sadhu Ram Ji, sono giunto alla tua porta come un mendicante”.
    Valeva la pena sperimentare la purezza e il potere della voce proveniente dal cuore di quell’amato. Sadhu Ram è rimasto seduto, pacato e in silenzio, e alla fine ha fatto cenno al cantore di aiutare gentilmente quell’amato a calmarsi. È stata una di quelle scene dei tempi di Hazur Sawan Singh, di cui abbiamo sentito parlare, e siamo rimasti tutti in uno stato di grande inebriamento. Sono quelle cose che accadono semplicemente nella volontà del Maestro; non si possono escogitare o programmare. Capitano semplicemente nella volontà di Dio e basta.
    Poi il signor Oberoi ha letto un messaggio (vedere Resoconto del programma di fine dicembre 2002 a Delhi
di A. S. Oberoi, il terzo messaggio) nel corso del quale è avvenuto un evento incredibile. Il signor Oberoi ha annunciato che Sadhu Ram avrebbe dato un darshan silente per cinque minuti. Mi è capitato di stare proprio di fronte a Lui dato che mi ero seduto davanti per fare una comunicazione. Tutti noi ci siamo concentrati sulla sua fronte e sugli occhi dai quali proveniva una luce pura e radiosa; è stato magnifico e potente.
    Quando si è alzato per andarsene, abbiamo fatto spazio nel mezzo della stanza. È andato fino in fondo alla sala, e il signor Oberoi gli ha chiesto tranquillamente di camminare una seconda volta, visto che nessuno di noi voleva vederlo partire. Ha acconsentito gentilmente, ma anche allora non potevamo sopportare di perdere la sua vista. Aveva bisogno di riposare dopo un lungo giorno in cui aveva soddisfatto i bisogni del sangat e quindi è sceso gli scalini. Prima di salire in macchina, si è fermato e ha guardato in alto verso tutti noi dandoci un ultimo darshan amorevole.
    Il primo gennaio ognuno di noi si è alzato per meditare e si è seduto nell’ora dell’ambrosia col cuore ricettivo. Quattro giorni meravigliosi, eterni erano passati in sua compagnia e ora era giunto l’ultimo giorno per godere la presenza fisica di questa cara e dolce anima inebriata di Dio. Alle otto è venuto per la meditazione e abbiamo goduto un’ultima sessione finale. In seguito ha dato un Satsang su un bhajan di Sant Ajaib Singh, Shabd nal jor datiya. Questo bhajan era diventato molto speciale per noi perché, prima di venire, avevamo visto un dvd di Sadhu Ram in cui lo cantava in Rajasthan. Era seduto in una stanza con un enorme mucchio di sacchi di grano alle spalle. Indossava gli occhiali e cantava da un libro dei bhajan con la voce più dolce, affascinante e cadenzata mentre il sangat cantava tranquillamente con Lui. Dopo aver cantato il bhajan, lo ha illustrato. Dunque quando ha fatto cantare questo bhajan dal pathi e poi lo ha commentato a Delhi, tutti noi ci siamo rallegrati. È stato un dono speciale.
    Alla conclusione del Satsang hanno distribuito l’halva e il tè mentre sedevamo ai suoi piedi. Sadhu Ram ha chiesto in modo particolare al signor Oberoi di preparare una festa speciale per noi come primo giorno dell’anno. Era molto felice e allegro durante questo evento; il sorriso di un Santo è indimenticabile. Dopo il parshad è stato cantato il bhajan Hamare pyare Satguru jaisa. Le lacrime sono fluite senza riserve dai suoi occhi e, di conseguenza, anche dai nostri. Questo bhajan descrive perfettamente il darshan del Satguru:  

Hamare pyare Satguru jaisa

Non abbiamo visto nessuno come il nostro amato Satguru. Il mio Satguru è grande. Non abbiamo visto nessuno grande come lui. 

È il possessore di ambedue i mondi, è Lui che dimora nei cuori del mondo. È il conoscitore di tutti i cuori, Lui conosce le questioni di tutti i cuori. La sua forma è la forma dello Shabd, abbiamo visto tale forma con i nostri occhi. 

Lo vede solo chi è in grado di farlo e continua a contemplarlo (ne rimane meravigliato). La sua forma è amorevole, il suo volto è amorevole, e chi lo contempla diventa suo. È attraente, la mente ne rimane affascinata. Tutti noi abbiamo visto tale Beneamato.

Probabilmente ogni occhio lo ha visto, ma naturalmente attraverso il proprio angolo di visuale. Ma chi lo ha guardato con amore, è uscito dal centro della corrente. Lui è il grande traghettatore, lo abbiamo visto portare una nave completamente carica.

Mio caro, Guru Kirpal è quel traghettatore. È l’amato dell’adorato Sawan. Mio caro, Kirpal è l’oceano della grazia. Ajaib lo ama più della propria vita. Lui è il meraviglioso, chi lo ha visto è diventato suo. 

Il canto di questo bhajan davanti all’incantevole sadhu di Sant Ji ha riepilogato completamente il significato del programma. In quell’atmosfera meravigliosa tutti noi abbiamo avvertito l’amore e le benedizioni dei grandi Maestri fluire in abbondanza.
    Di nuovo abbiamo avuto il dono benedetto del darshan silente prima che Sadhu Ram lasciasse la sala.
    L’ultimo programma con Sri Sadhu Ram è avvenuto a circa un’ora dalla casa dei Rana in una sala predisposta per l’occasione dai satsanghi locali. Trecento amati da Delhi si sono raccolti insieme con tutti noi dall’estero. Lui è arrivato e ha dato dei darshan individuali ai fratelli e alle sorelle indiani che non lo avevano incontrato prima e poi ha dato un ultimo Satsang poderoso su Rang roop da man na kariye di Sant Ajaib Singh. Alla conclusione del Satsang abbiamo avuto un’ultima opportunità di guardare in quelle finestre dell’Anima, gli occhi dell’amato fachiro, che avevano rinnovato in ognuno di noi l’amore per i nostri Guru e una riconsacrazione al sentiero dei Santi sui quali ci hanno posto misericordiosamente.
    Dopo questo addio amorevole è partito per il Rajasthan lasciandoci con una ricchezza di spiritualità che ci ispirerà a seguire il sentiero interiore nei mesi a venire.

 

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