Festival dell’amore – prima parte

Christopher McMahon  

  prima parte - seconda parte - terza parte - quarta parte

   

Se tutto il mio corpo diventasse un occhio, non sarei comunque pago nel guardare il Beneamato. Se in ogni cellula ci fossero milioni di occhi, ne chiuderei uno per aprirne un altro, ma anche allora non sarei soddisfatto. Che altro fare? Il darshan del Beneamato vale milioni e miliardi di pellegrinaggi. 

                                                                                    (Hazrat Bahu)

     Siamo appena tornati dal programma di dicembre-gennaio con Sri Sadhu Ram Ji a Nuova Delhi. A tutti gli effetti si è trattato di un vero e proprio festival dell’amore che è durato cinque giorni (dal 28 dicembre al 1 gennaio). Il vero dilemma è come riuscire a cogliere l’essenza di quell’esperienza a parole; in ogni caso vi viene presentato il seguente resoconto per coloro che non potevano essere presenti o per i partecipanti che gradirebbero recuperare sprazzi di quell’esperienza inebriante.
     Sono stati cinque mesi brevi dal primo incontro con Sadhu Ram alla fine del luglio 2002. Quell’esperienza è stata profonda, penetrante e rilevante sotto tutti gli aspetti, ma per i cinque anni precedenti eravamo stati privati della compagnia e del darshan del Maestro sul piano fisico. Non v’è dubbio che il dovere primario di un iniziato di un Santo è di meditare con sincerità e autenticità affinché l’anima possa incontrare il potere del Guru interiore ed essere con Lui in ogni secondo della vita, tuttavia per molti di noi che non sono progrediti sul Sentiero, la compagnia del Satguru sul piano fisico è una benedizione di grandi proporzioni giacché in Lui vediamo la Verità manifestata in una forma con cui possiamo interagire e dalla quale trarre ispirazione. Quindi nel momento in cui la forma immacolata di Sant Ji è scomparsa, tutti noi abbiamo sofferto una perdita che ha avuto un impatto sulle nostre vite a numerosi livelli. Nonostante i migliori sforzi ci siamo ritrovati avviliti e privi di quella determinazione di cui abbiamo bisogno per progredire in meditazione. Anche per gli ottimi meditatori la perdita del darshan della forma fisica del Maestro è molto significativa, poiché coloro che riescono a conoscerlo e ad amarlo sui piani interiori, ne stimano il darshan fisico ancora di più di chi sta semplicemente lottando con le fasi preliminari del cammino.
     Si legge nella storia di Hazur Sawan Singh Ji Maharaj che una volta si stava avvicinando al villaggio dell’amato Satguru, Baba Jaimal Singh Ji, e le lacrime incominciarono a fluire senza controllo dagli occhi. Affermò che se avesse potuto avere il darshan fisico del Guru anche per un solo istante, avrebbe ceduto volentieri ogni cosa del mondo. Se tale è la condizione dell’anima che ha raggiunto il reame della perfetta Verità, che dire di noi che stiamo ancora lottando per arrivare ai suoi santi Piedi interiori?
     L’apparizione di Sadhu Ram Ji ha avuto per noi un significato profondissimo. Alla fine di maggio con il solo sentire il suo nome le nostre vite sono cambiate in modo eccezionale. D’un tratto si è risvegliata nel cuore l’ispirazione a meditare con un entusiasmo ed una devozione maggiori e il Sentiero ha ripreso vita per noi. Nel leggere i messaggi e i Satsang di Sant Ji, di Maharaj Kirpal Singh e in realtà di tutti i Santi, abbiamo riscoperto in loro una luminosità e una bellezza che prima non percepivamo.Ogni singola parola sembrava satura di significato e di profondità, abbiamo esperimentato una gioia che non avevamo conosciuto sin dalla dipartita di Sant Ji.
     Ora vi viene presentato il terzo incontro di dicembre. Si è trattato nuovamente di una rivelazione ancora più profonda di quello che significa il Sentiero e di come si può sviluppare quelle qualità che permetteranno all’anima di trascendere la schiavitù della mente e della materia. Nel discepolo Gurumukh uno scopre infiniti tesori di spiritualità e si rende conto che i giorni trascorsi nella sua compagnia sono più preziosi di quanto non si possa mai immaginare. Queste stesse parole sono una milionesima parte di ciò che è accaduto realmente e forse mirano semplicemente ad ispirare gli amati a trarre giovamento dalla compagnia di quest’essere immacolato, poiché in quell’incontro dinamico il proprio destino assopito si risveglia e il Sentiero diventa quella pura gioia e felicità che deve essere. Nella sua compagnia si impara davvero che cosa significa meditare con amore, l’amato Satguru Ajaib Singh Ji lo ripeteva sempre.
     Il viaggio è incominciato il 23 dicembre all’aeroporto internazionale di San Francisco. Alcuni di noi che avevano già partecipato ad uno oppure ad ambedue i primi due programmi, si sono adunati per cominciare insieme il viaggio. Quelle anime con le quali uno condivide tali esperienze divine, sono sempre care al cuore poiché non c’è nulla di più prezioso nella propria vita come i giorni trascorsi insieme in compagnia del Guru. Nel frattempo da diverse parti del mondo altri diletti stavano cominciando il loro pellegrinaggio: dall’Italia, Nuova Zelanda, Australia, Sud Africa, Colombia, Gran Bretagna, Canada, Stati Uniti, Spagna, tutti venivano trascinati per condividere questo festival dell’amore, che in quel momento non era possibile concepire.
     Arrivati a Nuova Delhi la sera del 25 dicembre, ci siamo recati alla casa della famiglia Rana dove si erano tenuti i due programmi precedenti. Con la loro gentilezza e adattabilità è stato fatto spazio nell’edificio di quattro piani per alloggiare ottanta amati da oltreoceano. Nel programma di luglio eravamo in ventisei, in quello di settembre oltre sessanta e ora con i loro sforzi gentili avevano predisposto per ottanta. Di per sé è già un miracolo che così tanti amati siano stati alloggiati in uno spazio relativamente piccolo.
     Dopo poche ore di sonno siamo stati ispirati ad alzarci all’una di notte per meditare. Quando siamo arrivati alla sala riservata alle pratiche spirituali, abbiamo scoperto che era già piena di tanti diletti venuti dall’estero. La brama di trarre giovamento da questa preziosissima opportunità era palese in queste sacre meditazioni mattutine per periodi prolungati di tempo. In verità era il misericordioso potere del Maestro che ci stava ispirando a preparare il corpo, la mente e l’anima per i giorni a venire allorché il discepolo Gurumukh sarebbe venuto in mezzo a noi per far traboccare i ricettacoli con quel darshan che trasforma la vita in ogni modo.
     Per i due giorni seguenti ci siamo incontrati regolarmente per la meditazione, il Satsang e il canto dei bhajan al fine di ritirare l’attenzione dal mondo per fissarla in quel piano interiore dove potevamo ricevere il più pienamente possibile la sua grazia ed amore. È stata davvero una festa trovarsi in quell’atmosfera d’attesa carica di aspettativa per Baba Sadhu Ram poiché era satura d’amore e di devozione di tante care anime e Lui stesso stava elargendo a tutti noi che aspettavamo una grazia eccezionale.
     Accompagnato da un certo numero di contadini in mezzo ai quali ha vissuto negli ultimi trent’anni, Sadhu Ram Ji è partito da Anupgarh in Rajasthan la sera del 27. Ha deciso di prendere un autobus notturno piuttosto che viaggiare in macchina. Avendo condotto una vita semplice e tranquilla come lavoratore nei campi degli amati che lo accompagnavano, per Lui è naturale scegliere di spostarsi da un posto all’altro con grande modestia. Un autobus che viaggia per tutta la notte in India è molto disagevole per gli standard occidentali. Questi autobus sono affollati con pochissimo spazio per le gambe o per muoversi intorno. È sicuramente vero che se avesse voluto, tutti noi gli avremmo trovato un mezzo più confortevole per venire a Delhi, ma Lui non è interessato a queste cose e quindi decide di viaggiare con semplicità. Durante la notte del viaggio anche noi ci siamo seduti nella sua rimembranza, in attesa dell’arrivo di questa cara, semplice e amorevole anima - un’anima che segue gli ordini e la volontà del suo Guru, che ha meditato in un modo tale da rendere il proprio cuore uno spazio dove il potere del Guru si è potuto manifestare con tutto il suo splendore e gloria.
     Per buona ventura l’autobus è arrivato alla stazione dei bus a Delhi alle quattro dove lo attendevano il signor Oberoi ed altri amati. Da lì abbiamo ricevuto un messaggio telefonico in base al quale Sri Sadhu Ram sarebbe stato in mezzo a noi per le cinque del mattino. Che cosa si può dire dei momenti che precedono l’arrivo della forma fisica di quell’essere il cui cuore è la dimora della luce, dell’amore, della misericordia e della pace? Via via che il suo corpo si muove attraverso lo spazio fisico verso quegli amati che anelano incontrarlo, l’atmosfera trabocca di una carica unica che freme di emozioni particolari e di anelito. Coloro che sono seduti in quella atmosfera in qualunque momento e luogo, sanno che cosa significa. È qualcosa di nuovo, ma ugualmente eterno come gli insegnamenti dei Santi. Ovunque siano vissuti un Santo o i suoi devoti, è avvenuta questa stessa esperienza. Per tutti noi è uno dei momenti più preziosi della vita. Al momento del suo arrivo ero seduto proprio in fondo alla sala dove ho potuto notarlo mentre si avvicinava. È arrivato con serenità e calma davanti al Sangat che era girato verso il luogo dove poteva vederlo non appena compariva in cima alle scale.
     La gioia e la felicità che abbiamo provato nel vedere questa forma cara e adorata del potere del Guru, sono state indescrivibili. Indossava semplici abiti bianchi di cotone con un lungo capotto scuro e una coperta marrone. La testa era avvolta in un turbante grigio da viaggio. Si è fermato qualche tempo per guardare tutti noi con i suoi occhi luminosi e radiosi mentre il pianto del cuore riverberava nella stanza nella forma dei bhajan divini scritti da Santi Ji. In quei brevissimi istanti ha incominciato a trascinarci più profondamente nel suo mondo, un mondo saturo di amore per il Guru. Poi si è ritirato per alcuni minuti per poi ritornare di nuovo da noi nella stanza di meditazione.
     Prima di descrivere la sessione iniziale gradirei menzionare qualcosa che può interessare anche altri. Quando il potere del Maestro incomincia a manifestarsi ancora una volta nelle sembianze del discepolo Gurumukh, spesso assume una forma occulta o velata. Con questo si intende che all’inizio della missione il vero Gurumukh custodisce l’amore del Guru in qualche modo nascosto al mondo. In verità, prima dell’inizio della sua opera rimane nascosto per molti anni anche a coloro che sono attorno a Lui secondo gli ordini esteriori ed interiori del Guru. Nel caso degli amati con cui Sadhu Ram ha vissuto negli ultimi trent’anni, solo uno o due erano consapevoli della posizione che Sant Ji gli stava affidando. Il suo profilo era quello di un modestissimo contadino intoccabile che ha lavorato nei campi con un salario minimo per sostenere sé stesso e la propria famiglia. Tutti sapevano che era un buon meditatore ed era conosciuto come il Malik del bhajan, che significa “il signore della meditazione”. In effetti, dopo aver lavorato nei campi per tutto il giorno, sedeva a meditare eppure questi stessi amati per i quali Lui ha lavorato e che spesso lo hanno trattato con asprezza, non hanno mai pensato se non di recente che sarebbe diventato la forma stessa del suo Guru, Sant Ajaib Singh Ji. Poi gli eventi hanno incominciato a manifestarsi nella prima parte del 2002 e le cose sono cambiate in modo incredibile.
     Quando lo abbiamo incontrato la prima volta a luglio, la sua gloria non era celata ai nostri occhi, però in qualche modo era avvolta dal mantello del vero discepolo, ossia di uno che secondo gli ordini e le istruzioni del beneamato Guru ha trasformato ogni pensiero, parola e atto. Tuttavia si può certamente affermare che a quel tempo il suo volto mostrava una forma diversa da quella che abbiamo visto a settembre e di quella che avremmo contemplato nel programma di dicembre. Quando lo abbiamo incontrato a luglio, il viso portava i segni di chi ha fatto dei sacrifici eccezionali per il proprio Guru e ha trascorso tanti anni in profonda meditazione cancellando l’ego, attraversando il sentiero interiore di stadio in stadio e vincendo la guerra sulla mente nelle sue forme grossolane e sottili. Sant Ji diceva che voi persone dovete solo affrontare la mente nello stato grossolano mentre i Santi, i Beneamati di Dio devono conquistare Kal e Mahakal tramite una meditazione lunga e devota ed è solo grazie ai loro sforzi ed alla grazia del Guru che i loro iniziati e coloro che li amano riescono ad attraversare senza difficoltà le parti più difficili del viaggio interiore.
     Quando lo abbiamo incontrato, abbiamo visto la forma del Gurumukh discepolo che con un cuore d’acciaio e con la grazia del Beneamato aveva completato il viaggio, tuttavia non manifestava in alcun modo quello che era diventato come Maestro vivente. Era in uno stato di meraviglia, di inebriamento e ad ogni passo rivelava che il suo amato Sant Ji era completamente suo ed era tutto quello che esisteva nell’universo. Gli occhi e l’intero aspetto di Sadhu Ram Ji hanno commosso i nostri cuori con la massima profondità perché Lui era la vera incarnazione del servizio, dell’umiltà e del sacrificio. Si è seduto in mezzo a noi come un fratello discepolo esortandoci a capire la grandezza, la gloria di Sant Ji e a dedicare senza ulteriori esitazioni le nostre vite a Lui attraverso il Simran e la meditazione ad ogni passo del sentiero.
     Quando lo abbiamo incontrato a settembre, c’era stato qualche cambiamento nella sua forma. Aveva incominciato ad assumere una luminosità più armoniosa, i tratti dell’austerità e del sacrificio prendevano a dissolversi nell’alone più delicato del potere del Satguru manifestato nella forma del perfetto Maestro: bisognava vederlo! Non che uno fosse inconsapevole che Lui era ancora un discepolo, questo fa sempre parte anche del Satguru, tuttavia c’è un certo, inspiegabile addolcimento nelle sembianze, riconoscibile da chi ha visto in precedenza l’anima perfetta. È splendido osservare questa trasformazione. Ed ora noi ne dovevamo ancora vivere un’altra dimensione ed era totalmente incredibile e gloriosa. Spero che in qualche modo queste parole riescano a comunicare una parte di quel che abbiamo visto e sperimentato.
     Il programma era articolato in linea di massima in due parti. Sadhu Ram aveva riservato i primi due giorni esclusivamente per le persone provenienti da oltre oceano. Gli ultimi tre giorni erano dedicati a servire gli amati sia dall’India sia dall’estero. Ogni giorno è stato un universo di per sé e anche ora non riesco nemmeno a richiamare alla memoria in modo appropriato tutti gli eventi poiché Sadhu Ram ha il suo stile unico nel fare il seva affidatogli dal Guru. Non è un programma stabilito come eravamo abituati con Sant Ji, piuttosto è una sequela di eventi che spesso accadono in modo spontaneo. Senza dubbio si segue un certo programma, ma ci sono diversi eventi che capitano nell’arco d’un giorno che vengono annunciati nel giro di alcuni minuti da quando li ha decisi. Quel che sorprende quelli di noi che hanno partecipato, è quanto Lui riesca a dare sia individualmente sia collettivamente nel corso di una giornata. È sbalorditivo contemplare questo. Perciò nel tentativo di presentare in parte l’essenza di ciò che è accaduto, magari non riuscirò sempre a ricordare l’esatta sequenza e spero di essere perdonato per questo.
     La primissima sessione con Lui doveva dimostrarsi un intero programma già di per sé. Non ho affatto alcun dubbio al riguardo: molti di noi che hanno intrapreso il viaggio, sarebbero stati grati anche per questo unico incontro se mai non ce ne fossero stati altri. Chi ha letto il resoconto del programma di settembre, ricorderà che abbiamo avuto solo un giorno pieno con Lui con incontri minori in altre tre occasioni. Si è condensato così tanto in quei momenti che alcuni di noi sono partiti dopo quell’esperienza con la certezza che era un essere della natura più straordinaria, in pieno possesso della luce e dell’amore di Sant Ji. Dunque coloro che avevano esperimentato questo, sapevano che Lui può compiere in un breve periodo di tempo un miracolo di trasformazione nei nostri cuori.
     Si è presentato al sangat e poi ha cominciato ad elargire la grazia illimitata di Hazur Sawan Singh, Maharaj Kirpal Singh, Sant Ajaib Singh Ji e Baba Somanath Ji. Non ha sprecato affatto tempo per accertarsi che noi sentivamo le benedizioni immense di questi grandi Guru e tutto quello che loro avevano fatto per innalzare quelle anime giunte in loro compagnia. Quando è arrivato all’entrata della sala, è rimasto misericordiosamente in piedi davanti a noi con calma, intento a guardare il Sangat con quegli occhi radiosi e con quelle finestre splendenti attraverso i quali fluisce l’eterno amore di Dio nella creazione. Chi ammira quegli occhi anche con un minimo di ricettività, incomincia a sentire un’esultanza, un innalzamento che non si possono sperimentare dopo anni di meditazione. Come tutti noi ricordiamo, Sant Ji e i Maestri hanno detto che un istante nella compagnia di un Uomo-Dio vale cinquant’anni di meditazione a casa e questo ci è stato mostrato in termini reali e pratici numerose volte nella relazione con i Maestri che abbiamo conosciuto. La differenza è che nel momento in cui invecchiamo, la verità di quest’affermazione penetra più profondamente nell’intimo e ne sentiamo l’impatto sempre di più con il passare del tempo. La stima per questi sacri momenti diventa più pronunciata proprio quando impariamo quanto sono grossolane le nostre menti e quanto poco riusciamo ad applicarci nel modo in cui dovremmo alla meditazione e a una vita di tenerezza, gentilezza e compassione verso tutto ciò con cui entriamo in contatto. È altrettanto vero che nel momento in cui sperimentiamo il beneficio di questi sacri momenti, l’autentica brama per compiacere il nostro grande Guru viene altresì ricompensata e trasformiamo la vita in quei piccoli modi che ci rendono più ricettivi a chi è Lui e a quello che Lui vuole da noi.
     Dopo aver dato questo darshan radioso a tutti, si è avvicinato al podio con calma e dignità, grazia e riverenza. Ogni suo movimento parla ai nostri cuori di quello che vuol dire vivere ogni istante nella rimembranza del Guru. Nessuno può muoversi così fingendo o atteggiandosi, infatti Lui agisce pienamente secondo le leggi più sublimi del Universo. Quando l’anima si illumina con l’amore puro e perfetto, il corpo si muove in un modo che è attenzione totale, dolcezza totale, umiltà totale. Quel corpo è uno strumento perfettamente sintonizzato e in armonia con ciò che noi siamo veramente in essenza. Il modo pacato in cui si sistema sul podio, il modo in cui assume la posizione di meditazione, il modo in cui porta i vestiti e siede con la sua corporatura sottile sono immagini di perfezione. Un istante dietro l’altro Lui si impadronisce dei nostri cuori senza fare nulla da parte nostra se non rimanere assorbiti nell’amore del proprio Guru.
     Nel momento in cui si è accomodato sul podio, siamo riusciti a fissare un viso e una forma sereni, distesi, in pace e raffinati. Il pathi, Gurjant, lo ha aiutato a coprirsi le gambe con una coperta marrone. Il soprabito scuro cadeva sulla sua struttura fisica finemente abbellita con i vestiti bianchi che porta abitualmente. Il capo era coronato di un turbante bianco luminoso, avvolto con semplicità ma in modo esperto. Dalla nobile fronte fluisce una luce delicata, una luce fisica proveniente dall’intimo. Uno osserva quella fronte e avverte un piacere, una gioia singolari. I suoi occhi infossati sono così potenti, luminosi e penetranti che non si può immaginare come possano esistere. Quando sono diretti verso il Sangat, irradiano ondate e ondate d’amore e le anime assetate assaporano un nettare sublime.
     Sopra questi occhi di grazia e misericordia si trovano delle folte sopracciglia nere e venate di grigio argento. La barba cade gentilmente sul torace, è diventata più lunga da quando l’abbiamo visto l’ultima volta e ora ha delle delicate strisce ondulate e delle pieghe che affascinano semplicemente il cuore. Anche nella barba predomina il bianco con alcuni peli scuri. I baffi sono finemente formati e cadono graziosamente sulle labbra che sono di un colore luminoso rosa. Tutto l’aspetto è talmente magnetico e attraente che uno non vuole contemplare nessun’altra forma. Anche le mani sono una creazione di cui meravigliarsi. Unite quietamente sulle gambe, anch’esse emettono una soffice luce; sono lunghe e delicate, la pelle ha una radiosità dorata. Nel guardarle ci si chiede come possano essere così perfettamente scolpite quando le usa regolarmente per i lavori più duri di campagna. Possiamo conversare della bellezza di un tramonto o dell’alba o di qualsiasi altra scena sublime in natura, eppure tutte queste cose non sono che riflessi ben remoti della bellezza di tale nobile anima. Come ho già menzionato, ora c’è qualcosa riguardo a Lui che non ho visto prima: ci sono una tenerezza e uno splendore in più, rifulgenti e regali in ogni modo. Ora al mio cuore e alla mia mente Lui si presenta come il vero Re dei Re, l’Imperatore degli Imperatori. Non che l’umiltà del perfetto discepolo lo abbia abbandonato, poiché rimane anche quella ed è ancora più potente, ma adesso Sant Ji lo ha portato fuori nel mondo e mostra come ha trasformato il perfetto discepolo nel perfetto Guru, è la meraviglia delle meraviglie. Uno può solo vedere con la propria percezione interiore come Sant Ji irradia gioia poiché il suo caro Figlio viene rivelato al mondo. Quel Sadhu che è venuto ai suoi piedi e ha sacrificato la propria vita, ora viene glorificato da Lui e da tutti i Santi nella corte del Signore.
     Dopo aver cantato alcuni bhajan che hanno riempito la sala con una bellezza gloriosa e riverberante, ha incominciato il primo Satsang; è stata un’esperienza unica già di per sé. Ha rivelato un tema che avrebbe permeato tutto il programma. Ha fatto cantare al pathi il bani e poi gli ha fatto leggere uno dei Satsang di Hazur Sawan Singh Ji contenuto nel libro Sant Mat Prakash. La voce del pathi è satura di una rara bellezza, fascino e la lettura del Satsang di Hazur è stata molto avvincente. Hazur Sawan Singh aveva un modo molto semplice e diretto di presentare gli insegnamenti dei Santi con poche parole. I suoi discorsi non contengono molte storie, citazioni o abbellimenti. I Satsang di Maharaj Kirpal Singh, d’altro canto, erano riconosciuti per la ricchezza di dettagli, di cultura e quelli di Sant Ji per l’ampio uso di citazioni dirette dei Santi e dei Mahatma del passato come pure per una ricchezza di storie e aneddoti riguardanti il soggetto che veniva presentato. Hazur Sawan Singh presentava gli insegnamenti con pochissime parole semplici, i suoi Satsang (molto simili a quelli di Baba Somanath Ji) mi portano alla memoria tutti i momenti preziosi trascorsi ai piedi di Baba Ji e forse sono così semplici da non essere altrettanto attraenti per la mente occidentale come quelli di Sant Ji e di Maharaj Kirpal Singh, ma ora, seduti ai piedi di Baba Sadhu Ram, sono diventati immensamente carichi e significativi. Penetrano nel cuore come raggi luminosi di luce e verità. Gurjant leggeva ogni sezione del Satsang e seguiva la traduzione esperta in inglese e spagnolo ad opera del signor Sri Baldev e di Sylvia.
     Durante questa parte del Satsang Sadhu Ram è rimasto in uno stato di assorbimento con gli occhi chiusi. Era meraviglioso vederlo seduto davanti a noi in questa forma. Una volta che si mette a sedere, diventa inamovibile e rimane così per ore di fila.
     Nel corso di queste sessioni il suo corpo è così rilassato e aggraziato poiché ha completato il corso di meditazione prescritto da Sant Ji, ossia è morto veramente in vita e si è immerso in quella verità pura e radiosa che è l’essenza dell’esistenza. Perciò il suo corpo è semplicemente un ricettacolo ove dimora quel Potere e in esso vi è solo quel tanto di attenzione che basta per muoverlo da un posto all’altro. Quando siede, gli occhi e la fronte irradiano tutta l’attenzione. Non c’è dubbio che Lui ci ha dato questa forma di Satsang dove non deve parlare, bensì rimane assorbito nelle parole del Maestro affinché noi possiamo vedere con l’esempio pratico come dobbiamo imparare a sedere e ad ascoltare il Satsang con piena attenzione. Ci ha detto spesso che dobbiamo ascoltare ogni espressione del Guru pienamente concentrati affinché possiamo modellare conseguentemente ogni nostro pensiero, parola e atto; il suo esempio è stato il più bello. Si è seduto con la testa leggermente inclinata verso Gurjant, intento ad ascoltare con profondo rispetto le parole e gli insegnamenti di Hazur. È passata un’ora piena, poi ha aperto gli occhi, ha guardato con misericordia il sangat e ha dato un discorso sul bhajan scritto da Sant Ji, Aao yad maniye Sawan di.
     Anche la sua voce attrae i nostri cuori; è soffice, dolce e delicata eppure in essa si coglie l’autorità e il potere che assorbono del tutto l’attenzione, è una voce indimenticabile. Provenendo da una zona agricola, ha un modo campagnolo di parlare, ma le parole che sceglie sono eleganti, raffinate e sublimi e presentano gli insegnamenti puri e diretti di tutti i Maestri in un modo che la persona più semplice o quella più colta possono assimilare. Sono come raggi laser di luce che penetrano nell’intimo. In questa prima sessione ha fatto tradurre, ma nello svolgimento del programma ha usato altri sistemi per comunicare i suoi messaggi al sangat che parla spagnolo e inglese senza spezzare il flusso del Satsang attraverso la traduzione. C’è una bellezza particolare nel permettere a un Santo di discorrere senza alcun bisogno di traduzioni ed è stata una ripetizione dei Satsang solo in punjabi di Sant Ji a Bombay quando tutti noi dall’estero sedevamo e gioivamo del suo splendido darshan. Quando a un Santo viene permesso di parlare senza interruzione, si crea un flusso in cui i gesti delle mani, l’inflessione della voce e i movimenti degli occhi rivelano i significati interiori delle parole.
     Dopo aver completato i due Satsang, siamo riusciti a godere della meravigliosa opportunità di inchinarci davanti a Lui individualmente e di guardare profondamente nei suoi occhi; questi contatti ravvicinati sono incredibili. Uno riceve la grazia del Guru in molti modi, ma in modo particolare in questo tipo di approcci. A breve distanza, forse a settanta centimetri o a un metro e senza nulla tra l’anima e il Guru, la carica che si riceve è eccezionale. L’amore proveniente da Lui penetra in profondità nel proprio essere sopprimendo numerosi strati di scorie e di grossolanità senza far nulla se non godere di questo contatto con Lui durante il Simran. Lui permette a ognuno di sperimentare in parte che cosa significa essere puri e innocenti di nuovo. Non si tratta solo una sensazione interiore, lo si avverte anche fisicamente. Dopo questo scambio i nostri passi rivelano una luce e un’allegria che prima non c’erano. Questo sentimento cresce sempre di più durante il tempo trascorso con il Santo ed è un segno sicuro a livello interiore ed esteriore della trasformazione che Lui attua sotto tutti gli aspetti nel proprio cuore.
     Nel corso di queste sessioni rimane seduto immobile, serenamente con le mani giunte. Dopo quindici, trenta secondi china la testa davanti alla persona indicando che il darshan individuale è finito. Poi abbiamo fatto la fila per ricevere una tazza di tè e biscotti prima di radunarci di nuovo nella stanza. Abbiamo incominciato a cantare i bhajan con un entusiasmo ancora più grande, nell’arco di tre ore aveva ridestato nei nostri cuori il ricordo dei Maestri che abbiamo servito e il motivo per cui siamo venuti nel mondo. Non è solo un risveglio superficiale, proviene dal cuore e manifesta con impeto la brama sincera di ricostruire la nostra vita secondo le leggi eterne dell’amore e della devozione.
     Questa prima sessione amorevole è giunta alla fine nel momento in cui abbiamo fatto spazio per farlo camminare in mezzo a noi nella stanza. Seduti per terra con le mani giunte, intenti nel canto dei bhajan e con gli sguardi rivolti in alto verso questo Essere dolce e mite mentre cammina attraverso le persone radunate, si prova una felicità unica. Il suo modo di camminare è un altro aspetto che attrae il cuore, fa ogni passo con cura e delicatezza. Non ha alcuna fretta ed elargisce un’incredibile quantità di grazia a coloro che sono radunati nel ricordo del Guru. Le lacrime fluiscono spontaneamente nel momento in cui il cuore si satura di gratitudine per l’opportunità di stargli vicino. Così è finita la nostra prima sessione con Lui.  

  

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