Giorni di immensa grazia - I

Christopher McMahon  

 

parte prima  

parte prima - parte seconda - parte terza - parte quarta

 

     Il resoconto che segue è suddiviso in diverse sezioni. La prima parte è stata scritta prima della seconda visita a Sri Sant Sadhu Ram Ji, riguarda l’influsso della visita di luglio nelle nostre vite. Il resoconto è stato annotato non appena ci siamo seduti sull’aereo da San Francisco per l’India. La seconda parte riguarda gli eventi effettivi del programma di settembre e il modo in cui hanno avuto un impatto su di noi.
     Vi prego di osservare gentilmente che queste sono le parole di un vero principiante del Sentiero. Sì, ho trascorso tanti anni al servizio e nella compagnia di Baba Somanath Ji e di Sant Ajaib Singh Ji, tuttavia il numero di anni non significa assolutamente niente nella corte dei Santi. È la purezza del cuore che conta per lo più e spesso abbiamo notato che ci sono amati che giungono da Lui il primissimo giorno e progrediscono interiormente in un modo meraviglioso. Parimenti ce ne sono altri, come me, che godono di una stretta vicinanza al Guru, tuttavia non capiscono quello che Lui sta facendo per loro e, privi di una giusta comprensione, non progrediscono come dovrebbero. Ad ogni modo c’è speranza per tutti e se una persona rimane nella compagnia del Maestro per tutta la vita, c’è qualche possibilità che avvenga un piccolo risveglio. Accenno a questo perché per coloro che hanno fatto quello che Lui ha chiesto, le prime due parti di questo resoconto sembrano come le parole di un bambino della scuola elementare che sta appena imparando a leggere, a scrivere e a parlare. In quel caso possono saltare alle sezioni tre e quattro, dove per lo meno sapranno alcuni mirabili eventi avvenuti nella sua compagnia divina.
     Ancora una volta vorrei iniziare questo diario dicendo con semplicità e schiettezza che l’intenzione nel condividere questi pensieri con gli altri, non è di convincere nessuno della validità di ciò che ci è accaduto. Ogni persona ha la propria ricerca speciale da fare e piuttosto che accettare i punti di vista altrui su questo o su quel soggetto, uno dovrebbe comprovare personalmente quel che è giusto o vero per la sua vita. Questo soggetto riguarda l’apparizione del successore di un Santo perfetto, dunque è uno degli argomenti più importanti come impatto sulla nostra vita.
     Chiunque leggerà questo resoconto, senza dubbio, avrà un certo interesse nel soggetto; in caso contrario non lo starebbe leggendo. Può darsi che ispirerà le persone a fare le proprie ricerche sull’argomento, che è l’unico modo per sapere nel proprio cuore se le percezioni condivise hanno un certo significato nella vita personale. Per fare questo, uno dovrà ovviamente sedere nella compagnia di Colui che è diventato un faro di ispirazione, di luce e di amore nelle nostre vite e che ha risvegliato i nostri cuori alla bellezza, alla perfezione e alla verità degli insegnamenti dei grandi Maestri che abbiamo servito.
     Per coloro di noi che hanno frequentato la compagnia di Sri Sadhu Ram Ji e hanno ricevuto il tesoro dell’amore del Guru a Lui affidato, è ugualmente importante ricordare, e ricordare intensamente, che l’amore da Lui risvegliato nei nostri cuori è veramente mirato per essere vissuto in ogni aspetto delle nostre vite. Talvolta c’è la tendenza a volere che altri amati discepoli dei grandi Maestri, Hazur Sawan Singh Ji, Maharaj Kirpal Singh Ji, Baba Somanath Ji o Sant Ajaib Singh accettino il successore che uno percepisce come tale. Non è una strada saggia o prudente da seguire. Non importa quel che accade a questo riguardo, è di importanza suprema che nell’intimo rimangano custoditi un amore e un rispetto autentico per gli altri. Lo scopo finale del Sentiero, dopo tutto, è che ognuno di noi si consacri agli insegnamenti in un modo tale che prima di tutto si risvegli l’amore supremo nei nostri cuori con il risultato che riusciamo a scorgere il potere del Guru in ogni cellula della creazione.
     Non c’è dubbio sul fatto che l’apparizione di una grande anima causi mutamenti nel sangat del Santo che è venuto prima di lei, in questo caso dell’amato Sant Ajaib Singh Ji. Effettivamente Sant Ji non si è mai allontanato da noi e dimora nel cuore di tutti i diletti proprio come Maharaj Kirpal Singh Ji, Baba Somanath Ji e tutti i grandi Santi che sono venuti prima. Qualunque personalità sia stata utilizzata dal potere del Maestro per iniziare, rimane vera per sempre. Il successore viene unicamente per aiutare a mantenere vivi gli insegnamenti interiori e per ispirarci a meditare con sincerità, al fine di scansare le tendenze negative della mente e di rimanere devoti al Sentiero elevato e puro sul quale siamo stati posti. Si trae un enorme beneficio alla presenza fisica di quell’anima che si è unita totalmente al Guru attraverso una meditazione incrollabile sul proprio Guru per molti anni. Rappresenta un grande aiuto per coloro che si stanno sforzando di fare la stessa cosa, giacché la mente non si lascia sfuggire alcuna opportunità per forviarci dalla Via. Il suo unico scopo nel mondo è di ispirarci e aiutarci a tenere l’attenzione focalizzata sulla nostra meta, affinché anche noi possiamo godere la beatitudine del darshan del Guru in Daswan Dwar e nell’aldilà.
     Queste grandi anime fanno tutto il possibile per persuaderci amorevolmente a tralasciare i nostri attaccamenti alla mente e ai sensi, ad entrare nel regno di pura luce ed amore dove l’anima risplende nella sua gloria incontaminata. Ci rammentano con parole molto dolci e umili che il vero Guru non è il corpo né è il corpo il vero discepolo. Il vero Guru è lo Shabd e il vero discepolo è l’anima, che si assorbe nello stesso. Per attuare quella connessione, il Guru viene nel corpo fisico e attraverso il suo esempio e il suo darshan, Satsang e parshad si sforza di farci entrare nell’intimo e di farci incontrare la vera forma del Guru. Per la maggior parte di noi questo è un Sentiero lungo e arduo, perché siamo rimasti intrappolati nella creazione per milioni di vite. La rimozione delle impressioni che si sono accumulate sull’anima per periodi inconcepibili di tempo, avviene lentamente e sicuramente, se rimaniamo concentrati sul lavoro interiore. Quando chi ci ha iniziato è ancora sul piano fisico, tendiamo a procedere su questo sentiero di purificazione in un modo lento ma progressivo, tuttavia quando scompare dai nostri occhi, sovente si può notare che la mente ottiene di nuovo il predominio e incominciamo di nuovo a perdere terreno. Pertanto Lui manda il suo Figlio gurumukh per rinnovare il messaggio che ha dato mentre era vivo, cosicché possiamo praticare la devozione in modo tale da purificare e affrancare la nostra anima.
     Può darsi che molti devoti di Sant Ji non avranno alcun desiderio di esultare della compagnia del dolce, semplice, tenero e meraviglioso fachiro, Sri Sadhu Ram Ji. È una scelta che ognuno deve fare per conto proprio, però non c’è assolutamente alcun motivo per il quale dovrebbe diventare motivo di divisione, dolore o dispiacere. Siamo tutti sulla Via, di conseguenza i legami sericei dell’amore che ci uniscono sul Sentiero dell’Amore, ci uniranno sempre nell’intimo; quel che il Guru esige per lo più da noi sono il rispetto, la stima e l’amore dei nostri cuori.
     Nello stesso modo non c’è spazio per atteggiamento critico o calunnia da qualunque parte. Baba Somanath Ji ci disse molto amorevolmente qualcosa di cui credo ognuno possa beneficiare. Una volta disse: “Miei cari, non c’è dubbio che l’atteggiamento critico sia uno dei peccati più grandi, e getti un velo spesso e tenebroso sull’anima intrappolandola. Ma chi è il più grande peccatore del maldicente? Colui che ascolta le critiche. Perché? Perché chi ascolta le critiche, aggiungerà il proprio tocco rendendo le critiche ancora peggiori della versione originale. Perciò, miei cari, mettetevi in salvo gentilmente da questa malattia e dal dispiacere che vi causerà. Se qualcuno viene da voi con un sacco di critiche, per favore, fate questo: prima di permettergli di aprire quel sacco, unite gentilmente le mani davanti a lui e dite: ‘Caro amico, sono molto peggio di chiunque tu desideri criticare. Ho in me così tanti peccati, manchevolezze, vizi e la persona che tu desideri criticare, è sicuramente migliore di me in ogni modo’”. Baba Somanath Ji aggiunse: “Se seguirete questo consiglio, allora metterà fine all’atteggiamento critico, perché la persona che sta per fare questo grande errore, se ne renderà conto e guarderà nel proprio cuore per capire la verità della questione”.
     Il nostro secondo viaggio nella compagnia di Sri Sadhu Ram Ji è cominciato la sera del 24 settembre. Due mesi fa, per buona e grande ventura Lo abbiamo incontrato per la prima volta, e ciò si è dimostrato meraviglioso ed ispirante al di là di qualsiasi immaginazione. Attraverso le sue parole, e ancor di più con il suo dolce ed amorevole esempio, le nostre vite hanno assunto un nuovo significato e una nuova profondità. Gli insegnamenti di Baba Somanath Ji, di Maharaj Kirpal Singh Ji e di Sant Ajaib Singh (che ci siamo sforzati di mettere in pratica negli ultimi trent’anni e oltre), sono diventati vivi e luminosi di nuovo; la dolcezza e la bellezza del Sentiero in cui siamo stati iniziati, ci sono parse accessibili e realizzabili in un modo pratico.
     Nella grande tradizione spirituale della Sant Mat o degli insegnamenti dei Santi, l’aspirante spirituale iniziato da un perfetto Maestro vivente deve attraversare numerosi stadi di purificazione. Il primissimo giorno il Guru (la Parola personificata) rivela l’intera mappa dell’ascesa interiore dell’anima; inoltre viene a risiedere nel discepolo nella sua Forma radiante. Allorché attraverso sforzi accurati, prolungati e decisi, il discepolo riesce a ritirare la propria attenzione con la grazia del Maestro dalle nove aperture inferiori del corpo e ad entrare nella decima porta, al di sopra e dietro gli occhi, trova la Forma radiante che lo scorta nei reami della luce sublime e dell’amore di una sempre crescente bellezza.
     I metodi per fare questo sono talmente semplici e chiari nella loro spiegazione, tuttavia il processo effettivo di trasformazione personale e di purificazione iniziato quando si cerca di fare il Simran, il Dhyan e il Bhajan, è di nuovo ben altro. In effetti, il discepolo deve ricostruire totalmente la propria vita, mondare la mente dalle tendenze esteriori e nel profondo del cuore diventare nuovamente come un bambino. Solo quando si ripristina questa purezza naturale, l’anima riesce a percorrere facilmente il più elevato sentiero interiore senza alcuna difficoltà.
     Ancora si può pensare, qual è la difficoltà nel compiere questo lavoro apparentemente semplice? Sicuramente a parole è semplice da seguire, ma, di fatto, il processo di quello che i Santi chiamano “formazione dell’uomo”, è una delle cose più difficili in assoluto. Una volta andai da Baba Somanath Ji e dissi: “Maestro, avrò buon esito nella devozione al Guru in questa vita?”. In uno stato d’animo gioioso Baba Ji disse: “Mio caro, quale è la difficoltà nella realizzazione di Dio? Quando Bulleh Shah andò ai piedi di Inayat Shah, gli domandò come realizzare Dio. A quel tempo Inayat Shah, un contadino, stava trapiantando pianticelle di cipolle nel campo. Esclamò: ‘Oh Bulleh, qual è il problema nella realizzazione di Dio? Proprio come trapianto le pianticelle da un posto all’altro, così anche tu devi distogliere l’attenzione dal mondo e dirigerla ai piedi dell’Onnipotente’”.
     Le parole del Maestro, ovviamente, sono reali e vere; un’anima ricettiva fa semplicemente quello che Lui dice. Ma un’anima semplice è un’anima molto pura che riesce a condurre una vita di purezza esemplare e di innocenza. Al fine di raggiungere quello stadio, uno deve oltrepassare un processo reale di purificazione e permettere al Guru di incenerire nell’intimo tutti i desideri nella loro forma grossolana e sottile. Quando fui iniziato il 15 luglio 1971 nella stanza di Baba Ji a Kengeri (vicino a Bangalore) nel sud dell’India, non capii per niente che cosa esigesse questo processo di miglioramento di sé. Non capivo quello che un’introspezione profonda comportasse, e quindi non riuscivo a capire le conseguenze degli atti che avevo compiuto solo in questa vita. Non afferrai quanta pazienza sarebbe occorsa per disfare tutto quello che era già stato fatto e, come esamino il viaggio tra allora e ora, posso chiaramente capire che solo la sua grazia ha permesso a quest’anima di rimanere attaccata ai Santi e ai loro insegnamenti nel corso di tutti gli anni a dispetto di numerose prove, delusioni, alti e bassi e di tutte le cose che compongono la vita di un essere umano. I sei anni vissuti con Baba Ji insieme al tempo prezioso trascorso nella compagnia di Sant Ji dal 1977 al 1997, hanno rappresentato le uniche forze di sostegno che hanno mantenuto l’anima attaccata, per quanto in modo inadeguato, al Sentiero.
     Quando uno sente parlare degli insegnamenti elevati e nobili dei Santi, nasce il desiderio istantaneo di vivere e di dimorare in quelle regioni esaltate di luce e di amore, tuttavia le qualità richieste per viverci e dimorarci, si acquisiscono solamente attraverso una meditazione prolungata e applicando le cose imparate là nella vita di tutti i giorni. Bisogna andare oltre strati e strati di problemi autocreati e quando questo incomincia ad avvenire, la mente si impigrisce, diventa disattenta alle aspirazioni elevate che uno aveva nei primi giorni del discepolato. Rimuovere dalla mente le scorie accumulatesi da innumerevoli vite, non è una questione di giorni, mesi o anni, tuttavia nella maggior parte dei casi richiede un’intera vita di sforzi prolungati fatti con pazienza, gratitudine e amore. È un lavoro che deve accadere nella quiete della propria casa ed è invisibile agli occhi del mondo.
     Esaminando con realismo il mio viaggio, mi rendo conto che sono stato ben lungi dal fare il lavoro affidatomi nello spirito giusto. Non mi rendevo nemmeno conto benissimo di quello che significasse avere un cuore puro. I primi tempi cercai di entrare interiormente molto faticosamente con una disciplina intensa e severa (dalla mia prospettiva), senza ravvisare che avevo commesso abbastanza atti negativi da macchiare gravemente l’anima per le vite a venire. Ogni giorno trascorrevo molte ore in meditazione, ma la tenerezza e la dolcezza di cui uno ha anche bisogno per meditare con amore e stima, non trovavano spazio nella mia vita e nel mio cuore. Mi tenni in disparte dal mondo e condussi una vita isolata dal 1971 al 1984, ma non mi resi conto che vaste riserve di ira, ego, lussuria, eccetera erano nascoste nell’intimo. Non c’è dubbio che questo tipo di sforzi abbiano un certo rilievo, ma arriva sicuramente un momento in cui il Guru creerà una particolare situazione in cui si dovrà affrontare la radice vera e propria del dilemma della propria vita.
     Nel 1984, mentre ero seduto ai piedi di Sant Ji a Bombay, Lui creò i mezzi per andare a una fase del viaggio dove non ci sarebbe stata alcuna alternativa se non guardare sé stesso sotto una luce più realistica, e poi scoprire che cosa voleva dire mettere in pratica le virtù descritte dai Santi e dai mistici di tutti i tempi: l’amore, la gentilezza, il servizio dimentico di sé, la dolcezza, l’umiltà e tutti gli attributi divini. D’un tratto, nello spazio di dodici ore, passai da essere un “pseudo-sadhu” (poiché sentivo che non mi sarei mai sposato) a ritrovarmi una persona sposata. Attraverso una serie di circostanze troppo lunghe da narrare, mi fu fatto confessare che nutrivo veramente il desiderio di sposarmi. Sant Ji mi disse che sentiva che avrei dovuto sposarmi. Questo era al mattino, a mezzogiorno chiesi a Suzanne di sposarmi e la sera ci sposammo alla sua presenza.
     Da quel giorno in poi ha cominciato a rivelarsi una vita completamente nuova. Come quasi tutti gli iniziati sanno, non esiste luogo migliore del matrimonio per scoprire i propri difetti. È altresì il luogo dove uno può scoprire la propria forza, ma questa giunge solo quando uno impara ad amare un’altra cara anima nonostante i suoi difetti e debolezze (che alla fine si rivelano come nostri, sebbene all’inizio ogni cosa sembri sempre colpa dell’altra persona). Negli anni del mio celibato avevo fantasticato quello che doveva essere il sentiero spirituale, ma il matrimonio mi mostrò presto che c’è un’enorme differenza tra un’immagine che si è creata da sé e la realtà in cui uno deve veramente percorrere il viaggio della vita. Pensavo davvero di essere una persona spirituale fino a quel punto, ma una volta che la sfida quotidiana della vita con la propria compagna incominciò a palesarsi, si rivelò una dimensione del viaggio affatto nuova. Lasciatemi dire che non era così piacevole da vedere.
     Eppure la bellezza di quell’esperienza è il mezzo stesso per cui uno incomincia a costruire le qualità che hanno grande valore sulla Via. Il Maestro può aiutarci a diventare qualcosa di più solo nel momento in cui osserviamo la nostra condizione interiore nella vita quotidiana e cerchiamo con la sua grazia di cambiare noi stessi per essere più premurosi, amorevoli, dolci, umili, eccetera. Uno incomincia a fare questo solo percependo che non possiede quelle qualità, e si tratta di una prova notevole. Da parte del Maestro richiede molta grazia tenerci uniti in questi periodi perché la cultura occidentale è più propensa a incoraggiarci a svignarcela quando le cose diventano difficili. Ma la Sant Mat non ha nulla a che fare con le mode psicologiche del momento, bensì sostiene fermamente che l’aspirante consideri il matrimonio come uno degli eventi più sacri e importanti della vita e, nonostante numerose fragilità e debolezze rivelatesi da ambedue i lati, uno deve restare fedele affinché le persone coinvolte diventino più delicate, più sollecite e pazienti nella loro interazione mentre il processo di trasformazione va avanti
     Non v’è nulla di così drammatico in tutto questo (eccetto per i drammi estremi che si svolgono nella privatezza della propria casa). Occorre condurre una vita normale e in qualche modo trovare la forza interiore di credere nella bontà del proprio cuore e del cuore di colui con il quale si convive. È un potente strumento di trasformazione che i Maestri hanno utilizzato in tutti i tempi e luoghi per far accettare ai propri discepoli le responsabilità pratiche del Sentiero e per mostrare loro quali sono le qualità effettive dell’avanzamento spirituale. Sebbene si realizzino molti tipi di purificazione: fisica, emotiva e mentale, l’effettiva dimensione interiore di quest’esperienza trascende queste cose. È veramente la grazia del Guru, e solo la grazia del Guru, che fa andare avanti tutto, ma il discepolo ha bisogno altresì di pregare il Guru per avere aiuto e assistenza in un modo reale ed intenso. Occorre sostituire gli insegnamenti della cultura del momento con il suo insegnamento.
     Menziono tutto questo per un motivo importantissimo: non è affatto rilevante quali siano le personalità coinvolte, è un’esperienza alquanto universale e ha a che vedere con ciò che Sant Ji fece per noi durante la vita in questo piano. Come tutti sanno, Lui era Sat Purush stesso manifestato nel mondo, la sua gloria e perfezione non possono essere cantate in modo appropriato da una persona come me. Lui è aldilà di ogni encomio. Ma esteriormente posso dire con semplicità che Lui diede a ognuno di noi tanta grazia, e una delle cose principali che fece come parte del suo dono, fu di cercare di aiutare le persone in occidente a capire ciò che era richiesto per avere buon esito nella vita sul piano fisico. Con questo intendo che Lui si diede senza riserve, spesso a spese della propria salute, per impartirci non solo i più elevati insegnamenti spirituali (che erano il suo scopo principale), ma ciò di cui noi avevamo bisogno per costruire una vita quotidiana che ci permettesse di beneficiare realmente della meditazione. Per esempio, solo riandando al passato posso vedere quello che Lui stava facendo nelle nostre vite. Ogniqualvolta lo vedevamo come una coppia sposata, ripeteva alcune cose importanti: fate della vostra vita sulla terra un paradiso, vivete come un’anima in due corpi, fate insieme il seva del Maestro. Sarebbe facile pensare che Lui ripetesse qualche formula ma, come sappiamo ora, non era così. Ripeteva queste cose più e più volte con piena attenzione e concentrazione per risvegliarne in noi il significato interiore. Dovette utilizzare molta della sua pura spiritualità per far sì che noi prendessimo a cuore le sue parole, ma gradualmente incominciarono a rimanere impresse. Alfine, in occasione del nostro ultimo incontro con Lui a Bombay nel 1997, ci disse qualcosa di leggermente diverso (sebbene Lui ci stesse sempre dicendo di fare Bhajan e Simran anche nei colloqui): disse che avevamo fatto della nostra vita sulla terra un paradiso, dunque ora era il momento di meditare con profonda devozione.
     Nel giro di pochi mesi si ritirò dalla struttura mortale; tutti noi sappiamo quale shock fu la sua dipartita dal mondo, fu una perdita irreparabile. Suzanne ed io eravamo diventati cari amici come pure compagni sul Sentiero, ma le fondamenta della meditazione non erano così solide come desideravamo. Nei cinque anni successivi abbiamo lottato oltre, mentre con molto amore e affetto reciproco aspettavamo l’avvento dell’amato figlio gurumukh di Sant Ji. A livello esteriore lavoravamo ambedue in organizzazioni stimate e, attraverso le esperienze conseguite nella carriera professionale di successo, avevamo visto molte delle cose che i Maestri descrivono a proposito della natura del mondo e di come le persone si perdono nel potere, nella posizione, nella fama e rinomanza, e poi se ne vanno dal mondo a mani vuote. Sapevamo per certo che volevamo meditare in un modo che avrebbe conquistato davvero il suo consenso e approvazione interiore, ma Lui era scomparso dai nostri occhi proprio nel punto in cui il nostro viaggio insieme era diventato saturo di comprensione, stima e sostegno. Lui stesso ne aveva creato la struttura, ma ciò non va confuso con il Sentiero spirituale superiore.
     Come i giorni passavano senza il suo darshan meraviglioso sul piano fisico, la nostra gratitudine per Lui è cresciuta, è cresciuta, è cresciuta. In quel periodo siamo giunti a realizzare quanto Sant Ji avesse fatto per rendere il Sentiero dei Maestri una realtà vivente nel mondo occidentale. Non voleva che il Sentiero fosse una mera filosofia intellettuale per la nostra mente, bensì un modo di vivere reale e pratico. Perdonò e perdonò e perdonò con una gentilezza e un’umiltà che sfidano qualunque immaginazione. Comprese molto chiaramente che solo facendo amicizia con noi, avrebbe potuto incominciare ad avere un influsso maggiore della cultura in cui vivevamo, una cultura impregnata di erronea comprensione sullo scopo dell’essere umano. Non sarebbe sbagliato affermare che Lui sacrificò la propria vita per noi in un modo molto profondo. Fu il supremo Maestro di meditazione, ma fu altresì l’amico e il compagno che ci diede la giusta comprensione del valore della nascita umana permettendoci di fare centinaia e migliaia di domande su ogni tipo inimmaginabile di argomento. Che cosa possiamo dire di una tale grande Personalità? Penso che con il passar degli anni e a mano a mano che i nostri cuori diventeranno sempre più semplici, riusciremo solo a piangere nella sua rimembranza, poiché Lui fu il servo più completo del Sangat e fece tutto il suo lavoro senza mai menzionare quel che stava facendo per noi.
     Nel periodo in cui scomparve dai nostri occhi, ambedue ci rendemmo conto sempre di più di quello che aveva fatto per noi, ma capimmo altresì in un modo profondo che avevamo disperatamente bisogno che Lui si manifestasse ancora affinché potessimo avere veramente buon esito nella nostra vita sulla Via interiore, meditando intensamente e con sincerità. Lo invocammo di tanto in tanto di avvicinarsi a noi ancora una volta affinché potessimo diventare bambini, come Lui voleva che fossimo nel senso più completo della parola. Sapevamo che eravamo ben lontani dalla meta del Simran, del Dhyan e del Bhajan, ma sapevamo altresì che la desideravamo. L’anima ha bisogno del Maestro vivente prima di vedere realmente che cos’è veramente il Sentiero interiore. In ogni suo pensiero, parola e atto è scritto l’Amore del Guru; quando lo guardiamo, anche noi otteniamo l’infezione del suo amore. Sapevamo che nella nostra mente non potevamo formulare nessun pensiero di quello che Lui sarebbe stato, di dove si sarebbe presentato, quale lingua avrebbe parlato o qualunque idea preconcetta. Ogni Santo è unico, speciale nell’universo e quando al successore viene impartito l’ordine sui piani interiori dal proprio Guru e dall’intera assemblea dei Santi nella Guru Darbar, Lui viene plasmato in un modo dissimile, per molti versi, da chiunque altro venuto prima di Lui; i Santi sono Maestri di originalità e non di imitazione, come dice Sadhu Ram con grande eloquenza.
     Dunque questa preghiera era intrinseca nel nostro cuore e tutto quello che potevamo fare, era di aspettare il suo avvento nella speranza di riuscire a riconoscere la nuova forma dell’amore perfetto nelle sembianze del figlio gurumukh di Sant Ji. Quando a maggio di quest’anno abbiamo sentito il nome di Sadhu Ram Ji, nel giro di pochissimi giorni i nostri cuori sono stati trascinati follemente per andare a incontrarlo. Il resoconto di quel primo incontro con la sua gioia, esultanza e pura dolcezza appaiono nel sito www.ajaibsingh.it.
     In breve, quel primo incontro concerneva il risveglio della nostra responsabilità verso il Guru e i suoi insegnamenti. Sadhu Ram Ji ha chiarito pienamente durante quel viaggio, e lo ha sottolineato di nuovo in questo, che Lui non era affatto interessato alla posizione che avevamo nella missione di Sant Ji. Ci ha detto con grande enfasi che tutto ciò che Santi Ji intendeva darci per il seva, era già stato dato, ora dovevamo scordarlo e procedere alla fase successiva del viaggio. Per noi era più che evidente che il dono di Sant Ji era Sadhu Ram Ji stesso. A Bombay, Bangalore e Hyderabad nel corso del lavoro avevamo avuto un gran numero di opportunità per vedere che tutte le nostre idee concernenti la posizione, il potere, eccetera erano la fantasia ultima della mente e queste cose, piuttosto che avvicinarci al Guru, ci allontanano da Lui. Nel corso dei molti anni in cui abbiamo viaggiato in India, abbiamo appreso da Lui questo e ben altro. Alla fine voleva farci capire chiaramente che se volevamo la verità, saremmo dovuti semplicemente entrare nell’intimo, poiché ogni cosa - fuorché quella - è motivo di dolore e sofferenza.
     Pertanto quando siamo giunti da Sadhu Ram Ji, non nutrivano alcuna idea in base alla quale dovevamo essere qualcosa per Lui; da allora questo concetto è cresciuto ancora più profondamente.
     Una cosa è certa, la nostra più grande speranza e aspirazione è di avere il permesso di vederlo ogniqualvolta possibile in qualunque posto, vicino o lontano, poiché ci aiuterà incommensurabilmente a sviluppare un vita di dolce rimembranza, sia nella sua compagnia sia a casa. È un tesoro che non ci può mai essere sottratto. E come tutti abbiamo visto, è una pura gioia, un piacere ricevere il permesso di sedere con il suo amato sangat e meditare, fissare la sua forma meravigliosa e cantare bhajan; è il tesoro dei tesori.
     Nel nostro primo incontro Lui ha delucidato gli errori che stavamo facendo con una maestria sottile, ma abile. Ci ha reso consapevoli che per quanto riguarda la condizione delle nostre anime, era vivamente al corrente degli ostacoli che bloccavano la via interiore e ai quali avevamo permesso di penetrare nella nostra mente; ne ha altresì indicato i rimedi. Dunque quando siamo tornati a casa, abbiamo percepito con chiarezza quello che dovevamo fare per centrare le nostre vite sulla meditazione. Questo è, dal principio alla fine, un miracolo della sua grazia. Una persona non deve pensare che abbia fatto una cosa simile per conto suo; non è possibile senza l’aiuto del Guru. Lui fornisce l’ispirazione ad ogni passo, ma il discepolo deve prendere la medicina che ha prescritto. E per fortuna Lui ce lo ha fatto fare. In questo, l’essere d’accordo e in armonia ci hanno aiutato incommensurabilmente. Ancora ci ha reso infinitamente grati a Sant Ji per tutto quello che aveva fatto per rendere positiva la nostra vita insieme, basata sull’amore e sul rispetto reciproco.
     Quand’anche uno ottiene l’ispirazione, deve combattere contro le abitudini che si sono sviluppate quando non meditava come avrebbe dovuto. In effetti dobbiamo cominciare dall’inizio, proprio come quando siamo giunti sul Sentiero il primissimo giorno dopo l’iniziazione. Tutte le nubi della pigrizia, dell’esagerare nel mangiare, del dormire troppo, eccetera devono essere dileguate da uno sforzo paziente, ma poiché avevamo visto la sua amorevole forma, ci siamo sentiti ispirati a farlo. Lui ha cambiato la nostra attitudine verso quel lavoro, da un lavoro da temere a un lavoro da fare con gioia ed entusiasmo. Siamo altresì consapevoli che dobbiamo foggiare nuovi corpi che possano essere utilizzati per la meditazione negli anni che ci rimangono. Purtroppo avevo smesso di sedere sul pavimento senza alcun sostegno anni addietro, così è stato necessario ristabilire quell’abitudine. Sono saltati fuori in buona misura tutti i dolori e le magagne fisiche che accompagnano quel tipo di transizione, insieme con quelli mentali ed emotivi, ma non è sembrato impossibile e il cuore è fiducioso che se uno persisterà negli sforzi, tutte le cose si adegueranno.
     Lo facciamo insieme e l’atmosfera a casa è d’aiuto, quindi è stato più facile eseguire questo lavoro sacro. Di nuovo i nostri pensieri ritornano a Sant Ji ancora ed ancora, e lo ringraziamo per aver reso le nostre vite insieme dolci ed amorevoli affinché ci possiamo aiutare reciprocamente in questa nuova fase del Sentiero.
     Per coloro che non hanno letto i vari resoconti degli incontri del signor Oberoi con Sadhu Ram, li incoraggerei a farlo al sito http://www.ajaibsingh.it/sadhu-introduzione.htm.
     Dopo essere tornati a casa all’inizio di agosto, sono successi alcuni importantissimi avvenimenti che concernono molto come centrare la vita sulla meditazione. Sadhu Ram entra nei particolari riguardo i fattori d’aiuto e se uno desidera sapere davvero come farlo, allora occorre studiare a più riprese questi resoconti. Sono come sommari succinti “da raggio laser” su quel che è stato scritto sul soggetto; trattano esaurientemente in un modo immacolato il tipo di vita più vantaggiosa per il progresso spirituale. E non sono solo le parole che Lui usa, ma la carica che c’è dietro. Uno può dire tutte le cose - piacevoli, rosee e apparentemente innalzanti - dal livello della mente o dell’intelletto, ma non danno all’anima il nutrimento di cui ha bisogno. Al contrario le parole di un’anima nobile che abbia sperimentato tutti gli stadi dell’ascesa interiore e che abbia combattuto con la mente come un guerriero intrepido, sono caricate e recano il potere del significato divino, pur essendo semplici e concise.
     I giorni dopo il ritorno e invero tutti i due mesi di intervallo sono stati così pieni di numerose scoperte felici. Quando cantavamo i bhajan come Lui ci aveva suggerito, quando leggevamo i Satsang del Maestro Kirpal e di Sant Ji, sentivamo come se stessimo leggendo interiormente manoscritti illuminati. Prima di incontrare Sadhu Ram facevamo le stesse cose, ma c’era una tediosità nella mente che non si superava agevolmente. Ora le parole riverberavano nei nostri cuori, ogni mattina e sera erano semplicemente illuminate di bellezza radiosa e sature di significati; era un miracolo già di per sé.
     Ambedue non vedevamo l’ora di fare le nostre letture. I bhajan venivano cantati con grande zelo, gioia e i sacri insegnamenti del Maestro contenuti in questi mini-melodiosi Satsang hanno commosso il cuore e hanno creato l’anelito di sperimentare di persona in un modo più profondo quelle esperienze che descrivevano.
     È stato un contrasto vivido con le letture e i bhajan nei cinque anni precedenti. Avevamo come prima i nostri Satsang quotidiani, cantavamo i bhajan, eccetera, ma le nostri menti erano diventate grossolane e tediose, non ne percepivamo il vero significato interiore. Parevano ripetitivi e aridi, anziché sempre nuovi e raggianti, in grado di diffondere nell’aria una fragranza divina, come dovrebbe essere con gli insegnamenti dei Santi perfetti. Nel momento in cui la mente diventa più grossolana, tende a sentire le cose ma queste non hanno alcun impatto sulla vita nel modo in cui dovrebbero. Naturalmente si trattava di un nostro errore, perché se il Maestro non è presente fisicamente, uno può sentire gli insegnamenti nel profondo del cuore sia nei libri sia attraverso i bhajan, ma noi non avevamo meditato quel tanto da permetterci di fare queste cose per abitudine. Diventano una specie di rito o rituale, piuttosto che un’esperienza di vita trasformatrice.
     Eravamo appena stati nella sua compagnia e Lui ci aveva ispirato a meditare sia la sera sia il mattino, dunque abbiamo continuato a sentire l’esultanza che avevamo provato quando eravamo fisicamente con Lui. Anche se non possiamo vantarci di aver meditato veramente con accuratezza, tuttavia i nostri cuori sono rimasti felici ed entusiasti per gli sforzi che ci ha ispirato a fare. In accordo alle sue esortazioni abbiamo cominciato ad aggiungere cinque minuti alla settimana al programma giornaliero di meditazione. Una piccola quantità, ma se uno la persegue, nel corso di un anno aggiungerà quattro ore alla pratica regolare di meditazione.
     Eravamo altresì consapevoli che la seconda volta avremmo sperimentato in sua compagnia ancora più potere rispetto alla prima qualora avessimo mantenuto il corpo, la mente e l’anima nella disciplina della meditazione. La Forma del Guru appare ancora più radiosa e meravigliosa via via che il discepolo continua a rimuovere dalla mente la sporcizia di età ed età attraverso la meditazione quotidiana. Volevamo essere sicuri di trarre il massimo giovamento possibile dalla sua compagnia facendo la nostra parte, anziché andare semplicemente da Lui senza nulla a nostro credito e trascorrere tutti e tre giorni semplicemente per essere purificati di nuovo. In verità c’era qualche timore a questo riguardo. Abbiamo sentito nell’intimo che se non avessimo migliorato, le probabilità di incontrarlo sarebbero diminuite, mentre in realtà noi volevamo che aumentassero. Così ambedue, l’amore e il timore, giocano ruoli importanti nella devozione.
     In questo modo i giorni e le settimane sono volate. Alcuni di noi che avevano già fatto il primo viaggio insieme, hanno ricevuto il permesso per un secondo viaggio. Brock, Daryl, Suzanne ed io rientravamo in quella categoria. Si sono uniti a noi la sorella di Daryl, Debbie, suo fratello Jerry, sua moglie Terry, Romi e Chikku Batra, e Tim Dunn. Romi è stata la nostra capogruppo per molti anni finché si è trasferita di nuovo a Sausalito con Chikku. Lei fu iniziata da Hazur Sawan Singh quando era una bambina, mentre Chikku, il suo caro marito, fu iniziato da Sant Kirpal Singh Ji. Furono sposati da Sant Kirpal Singh in India molti anni fa. Tutti gli altri che viaggiavano con noi erano amici sin dai tempi passati ed è stato motivo di grande gioia avere tutte queste care anime come compagni di viaggio.
     Riguardo a Romi e Chikku, c’è una dolce storiella che riguarda il nostro primo incontro con Sri Sadhu Ram Ji. Fino a poco fa, Romi era la nostra capogruppo nel nome di Sant Ji e del Maestro Kirpal, per molti anni ha tenuto il Satsang in varie località della East Bay. Siamo stati molto fortunati ad essere in quel Satsang. Poi un giorno annunciò che lei e Chikku si trasferivano di nuovo nella North Bay e che dovevamo decidere in quale casa tenere il Satsang. Seguì una discussione e fu deciso di tenerlo temporaneamente a casa nostra. Noi non sapevamo a quel tempo che a Romi e a Chikku era già stato detto dagli amici indiani che il nuovo Maestro era apparso in Rajasthan. Di fatto non sapevano nemmeno il suo nome, ma solo che Lui stava iniziando il suo lavoro e che dovevano rimanere in silenzio sull’argomento per un determinato periodo. Poi anche noi venimmo a sapere in maggio che era apparsa una grande anima, tuttavia in questo caso conoscevamo il suo nome e, ancora di più, stavamo andando a vederlo. Sapevamo senza ombra di dubbio, ancora prima di incontrarlo la prima volta, che Lui era quello che aspettavamo.
     A casa nostra il Satsang veniva tenuto nel nome di Sant Ji e dunque dovevamo informare il sangat a luglio, prima del primo viaggio, che quando saremmo tornati, avremmo incominciato a leggere i messaggi di Sri Sadhu Ram Ji insieme a quelli di Sant Kirpal Singh, Sant Ji, Hazur Sawan Singh Ji, eccetera. Sapevamo che sarebbe stato inopportuno pretendere che gli altri amati del sangat Lo accettassero o sentissero come noi riguardo a Lui, dunque Suzanne parlò della questione con l’altro amato del nostro Satsang che aveva partecipato più a lungo quando Romi era capogruppo sotto l’approvazione diretta di Sant Ji. Si decise che il Satsang doveva essere spostato a casa sua affinché la gente avesse potuto continuare a riunirsi come prima senza alcuna pressione per sentire cose che magari non gradivano sentire.
     L’apparizione di una grande anima che possa essere considerata come il figlio gurumukh, è un evento di enorme rilievo e noi eravamo certi di non imporre le nostre vedute agli altri dato che questo era assolutamente contrario agli insegnamenti dei Maestri. La domenica quando tutte le varie fasi del trasferimento stavano per avvenire e tutti gli amati sono stati informati che il Satsang, tenuto esclusivamente nel nome di Sant Ji e di Maharaj Kirpal, sarebbe avvenuto in un luogo tal dei tali, d’un tratto è comparsa Romi. Eravamo sorpresi perché non l’avevamo vista per qualche tempo. Suzanne ed io abbiamo pensato che forse era venuta per controllare che tutto procedesse senza problemi, ma di fatto non era così. Erano accadute una serie di cose al di là del suo controllo che l’avevano portata a casa nostra quel giorno. Dopo il Satsang uno degli amati ci ha chiesto se stavamo andando a vedere Sadhu Ram Ji. In effetti avevamo detto solo che stavamo andando in India e nient’altro.
     Il signor Oberoi ci aveva esortato a rimanere in silenzio a proposito di Sri Sadhu Ram Ji, poiché Lui non voleva nessuna pubblicità in questo momento. Ma essendo la domanda così diretta, abbiamo risposto che stavamo partendo quella settimana per l’India con il proposito di andare a vederlo. Romi è rimasta anche dopo per parlare con noi. Quando le abbiamo riferito quel che sapevamo, il suo cuore si è saturato di gioia perché anche lei conosceva il nome di questo dolce e meraviglioso Fachiro, dove l’avevano trovato, eccetera. Lei, come noi, ha presagito immediatamente che era colui il quale Sant Ji aveva nominato per proseguire il lavoro interiore. Come uno viene a conoscere queste cose, almeno dalla propria umile prospettiva, non è descrivibile esteriormente. È un suggerimento interiore autorevole ed inequivocabile al punto tale che uno non può negarlo e deve assolutamente acconsentire con la mente e l’intelletto.
     Dunque, quando siamo tornati dal primo viaggio, Romi e Chikku sono stati i primi a venire al Satsang; quel giorno non è venuto nessun altro, eravamo solo noi quattro. È stato un momento di condivisione assai poderoso ed incantevole. Tutto d’un tratto è accaduta una cosa molto bella. Chikku, che era stato amico di Maharaj Kirpal Singh Ji ma non si era mai sentito profondamente incline a seguire il Sentiero in un modo attivo, si è sentito trascinato con forza dal Maestro. Nel corso degli anni avevamo sempre nutrito un amore profondo per Chikku perché lui è una delle persone più dolci e amorevoli, ma sapevamo anche che non aveva un particolare interesse attivo per seguire il Sentiero. Nella famiglia era Romi che aveva dedicato la propria vita al Sentiero e alla meditazione. Ma ora anche lui aveva scoperto l’amore per il Maestro. Ho letto una parte del mio primo resoconto e poi gli abbiamo fatto vedere i filmini del programma. Sono rimasti sbalorditi e stupefatti dalla bellezza di questo amorevole Fachiro. Ogni cosa concernente le sue parole e il suo fascino personale è penetrata nei loro cuori. La sua estrema semplicità e umiltà, il suo comportamento dolce, il suo modo elegante e al contempo diretto di spiegare il Sentiero, ogni cosa che hanno visto e sentito, è stata motivo di meraviglia e di stupore, che hanno trafitto il loro cuore. Chikku ha esclamato semplicemente: “Continuità perfetta”.
     È stata una mattina totalmente inebriante per noi, come ci siamo seduti insieme dopo il Satsang, a bere tè e a parlare di quello che avevamo sperimentato in sua compagnia. Durante quella conversazione li abbiamo informati che il programma successivo sarebbe stato a settembre. Senza sapere molti dettagli a proposito di Sadhu Ram, avevano deciso di andare a dicembre con un altro iniziato indiano che vive negli Stati Uniti e che sarebbe stato in vacanza quel periodo. Ma Romi non riusciva a contenere il proprio entusiasmo e ha detto che poteva andare prima a settembre e poi anche a dicembre. Allora Chikku ha detto: “Bene, andiamo tutti insieme”. Abbiamo deciso lì sui due piedi che avremmo condiviso questo sacro viaggio, purché avrebbero ottenuto l’approvazione dal signor Oberoi, che era stato vicino a loro sin dall’infanzia.
     Quei dolci momenti nella rimembranza del Maestro sono così caricati e significativi; sono i momenti eterni in cui l’anima danza di gioia ed inebriamento nel mistero infinito del suo amore.

 

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