Giorni di immensa grazia - II

Christopher McMahon  

 

parte seconda  

 

parte prima - parte seconda - parte terza - parte quarta

  

     Nelle settimane seguenti abbiamo sentito il bisogno impellente di fare tutto il possibile per prepararci sinceramente al prossimo incontro. Sant Ji era solito porre moltissimo l’accento su questo punto. Soleva dirci in termini estremamente chiari che se vogliamo beneficiare dai viaggi ai piedi del Guru, dovremmo dedicare quanto più tempo possibile alla meditazione, ma noi non capimmo le sue esortazioni come avremmo dovuto. Spesso eravamo intrappolati nelle occupazioni, nelle prove e nelle tribolazioni del mondo; anziché andare da Lui saturi d’amore del Guru che erompe da un cuore purificato dalla rimembranza divina, arrivavamo completamente sfiniti con le preoccupazioni e le ansietà del mondo che riempivano i nostri cuori e le nostre menti. Allora Lui trascorreva otto-dieci giorni per rimettere insieme i suoi “Humpty Dumpties” spirituali.
     Tutta la sua grazia veniva utilizzata solamente per riportarci al punto in cui ricordavamo lo scopo per il quale eravamo venuti nel mondo. Non appena rientravamo nel mondo, in ogni caso, venivamo sopraffatti di nuovo e poiché non avevamo sviluppato l’abitudine di meditare in modo devoto, la sua grazia veniva dissipata. È semplicemente sorprendente quanta grazia riuscisse ad elargire e come noi riuscissimo a sperperarla, perché nella sua clemenza spesso andavamo da Lui due volte l’anno, o in India o negli Stati Uniti. Tuttavia questa era la realtà e tutto quello che potevamo fare, era di pentirci della nostra stoltezza. Credo che abbiamo imparato la lezione dopo la sua dipartita fisica. È un modo terribilmente difficile di imparare una lezione di queste proporzioni, ma, di fatto, era necessario che capissimo quanto fosse stato prezioso e stimabile il tempo trascorso con Lui e quanto non fossimo riusciti a giovarcene perché non avevamo praticato il lavoro interiore che ci aveva chiesto di fare.
    Non c’è dubbio che la sua dipartita sarebbe stata sommamente difficile anche se avessimo meditato con sincerità, tuttavia credo che il contatto con il Guru interiore ci avrebbe sostenuto in un modo più favorevole piuttosto che inaridirci ed angosciarci. Con questa lezione scolpita nei cuori e nelle menti, capivamo che dovevamo prepararci e quando Sadhu Ram ci ha detto che dovevamo fare della meditazione la priorità assoluta della nostra vita, l’abbiamo preso a cuore ricordando gli errori passati. Ogni singolo giorno abbiamo organizzato un dolce programma di meditazione, Satsang e bhajan. Abbiamo incominciato a preparare cibo molto semplice, ma nutriente a casa e mentre cucinavamo, intonavamo sempre i canti dei Santi. Anche durante il giorno ci siamo sforzati di ricordare il Maestro attraverso il Simran e di memorizzare i canti scritti da Sant Ji e dagli altri Santi.
    Senza dubbio i nostri sforzi erano come quelli dei bambini piccoli che imparano a mala pena a camminare a quattro zampe e questa è ancora la nostra condizione attuale. Sappiamo benissimo che non si diventa competenti in un nuovo lavoro semplicemente rendendosi conto degli errori passati, ma uno deve incominciare e poi procedere pazientemente alla costruzione delle fondamenta pietra su pietra. E ancora di più, poiché Lui ha reso molto dolce la nostra vita coniugale, ed eravamo in totale accordo su quello che dovevamo fare per avere buon esito, siamo riusciti a fare i nostri piccoli sforzi con amore e dolcezza. Non riesco ad esprimere quello che questo significa per me.
    Come ho menzionato prima, nella mia vita avevo meditato a lungo, in modo prolungato ma veniva fatto per lo più sulla base di una percezione intellettuale del Sentiero. Fu fatto altresì perché intuitivamente sapevo che un coinvolgimento nel mondo avrebbe rivelato in modo terrificante la mia effettiva condizione spirituale. Utilizzavo la meditazione come un mezzo per nascondermi, il che è proprio l’opposto di quello che mira a fare. Non intendo essere eccessivamente critico perché sono pure emerse molte cose positive in quel periodo. Il semplice fatto era che io non sapevo che cosa volesse dire meditare con dolcezza ed amore anche quando si viene colpiti duramente dalla mente. Questo risveglio è avvenuto solo perché Sant Ji aveva tenuto me e Suzanne uniti nella buona e nella cattiva sorte, ci aveva fatto capire che il Sentiero era la nostra priorità assoluta da vivere nella quotidianità. Come i nostri amati Guru ci avevano amato a dispetto delle nostre manchevolezze, così Lui voleva che noi ci amassimo reciprocamente nonostante gli innumerevoli difetti che si palesavano nella vita coniugale.
    È stata unicamente la sua grazia e nel vedere questo, ci siamo inchinati ai suoi piedi; camminando a passi incerti mano nella mano, abbiamo incominciato a sforzarci insieme per conquistare il suo amore nella Via interiore. Non abbiamo mai pensato di aver meritato un dono simile. Il Sentiero è dall’inizio alla fine un suo gioco di misericordia e grazia, e via via che la vita procede, ci rendiamo conto sempre di più che non rimarremmo in questo corpo e ne siamo consapevoli con una chiarezza incontaminata e meravigliosa. Quando Lui ci ha dato questo dono di riconoscerlo, voleva altresì farci capire come la mente ci aveva ingannato. Ci ha mostrato nell’intimo come la mente era venuta da noi nelle sembianze di un amico e ci aveva suggerito che non dovevamo preoccuparci di meditare, poiché dopotutto era una cosa impossibile. Era destinata a qualche altra nobile anima. Invece a noi ha detto che avevamo fatto molto seva nella corte del Maestro e questo era sufficiente. Il frutto di quel seva sarebbe rimasto nel nostro conto spirituale e al momento finale il Maestro sarebbe venuto a liberarci. Sì, ci ha suggerito che potevamo fare un po’ di meditazione, ma non di stressarci più di tanto poiché causava molto dolore al corpo e alla mente. Questa specie di sussurri insidiosi erano penetrati nel nostro intimo e avevano causato un blocco alla grazia e alla misericordia del Guru, ai quali si può avere accesso solo attraverso una meditazione sincera.
    Tale interazione con la mente ad un livello sottile assume numerose forme secondo la natura di ogni individuo. Dispone di molte armi e le usa sagacemente. Non appena il perfetto Maestro abbandona il corpo, la mente diventa ancora più sfrontata ed escogita dei sistemi per derubare completamente il frutto del tempo trascorso nella sua compagnia. Soltanto i forti meditatori riescono a sopravvivere a questa tempesta. È questo stesso tipo di cosa che induce molti a perdere perfino interesse nel trovare il Successore. Il Successore o il Gurumukh è colui che viene mandato per rinnovare gli insegnamenti e per ispirare ogni iniziato a meditare con accuratezza, tenacia, intensità e devozione, cosa che la mente o i suoi agenti non fanno mai. Il Gurumukh sprona le anime a vivere in base agli insegnamenti, tuttavia l’arroganza nella sua forma sottile impedisce a molti diletti di rendersi conto che si sono allontanati dai santissimi e sublimi insegnamenti dei Santi e che stanno perdendo terreno giorno per giorno. Non è la condizione di tutti, ma credo che molti di noi rientrino in questa categoria.
    Basti dire che per qualche miracolo Lui ha deciso che per lo meno saremmo riusciti a sentire la voce di Sadhu Ram e a vedere il suo esempio di devozione inflessibile agli insegnamenti interiori del Guru che lo aveva trasformato da un intoccabile o harijan al Re spirituale dei re. Nel nostro primo colloquio ci ha reso consapevole di tutte queste cose e di ben altro. Ogni singola parola era caricata con l’autorità interiore del Guru. Come le parole inestimabili fluivano dalle sue labbra, sature d’esperienza, e la fronte, gli occhi scintillanti si manifestavano a noi, diventavamo consapevoli degli inganni della mente.
    In un modo estremamente autorevole, ma gentile, ci ha reso coscienti di come la mente ci aveva abbindolato e di come potevamo correggere il nostro operato. Ci ha detto che i Maestri non hanno mai dichiarato che avremmo ottenuto la liberazione dopo la morte. Ci ha detto con amore che se volevamo la liberazione, occorreva farlo in vita praticando la sacra scienza interiore della “morte in vita”. Per fare questo avremmo dovuto abbandonare la pigrizia e tutti gli altri inganni esteriori della mente. Ci ha assicurato che si poteva farlo molto felicemente pur conducendo una vita di famiglia perché bisogna procedere sul Sentiero cambiando il corso della mente dall’esterno all’interno, facendo il Simran con amore e devozione. In quel momento ha condiviso con noi queste e molte altre cose dall’abbondanza del cuore. E ci ha assicurato che ci avrebbe aiutato ad elevarci a Daswan Dwar dove avremmo trovato definitivamente l’amato Maestro, che ci ha iniziato, e poi saremmo stati con Lui per sempre e per sempre. Clemenza, dolcezza e bellezza spirituale si riversavano da ogni cellula del suo corpo; sono stati momenti indimenticabili.
    Preso atto di tutto ciò, sapevamo che non importa quel che era accaduto, dovevamo fare del nostro meglio per superare alcuni blocchi creati da noi stessi nei confronti del suo amore attraverso la meditazione e le altre pratiche spirituali. Avevamo un grande anelito di andare da Lui con qualcosa a nostro credito in termini di sforzi cosicché Lui non avrebbe dovuto trascorrere tutti i tre giorni per purificarci. Sapevamo che qualora fossimo riusciti a far questo, anche in un modo minore, Lui ci avrebbe dato una spinta verso l’alto sulla via interiore. Ecco uno dei grandi misteri del Sentiero che sono certo tutti, eccetto me, hanno realizzato, ossia il dolore, le difficoltà sperimentati in meditazione rappresentano uno dei doni più dolci e preziosi da parte sua; è un’elevatissima forma di parshad.
    Che sia fisico, emotivo o mentale, è un suo autentico dono. Nei momenti di difficoltà Lui ci sta permettendo di portare un po’ del nostro fardello, anziché gettare ogni cosa sulle sue spalle. In quel dolore o inquietudine ci aiuta a purificarci con il potere della vera forma dello Shabd Guru. Quella vera forma del Guru, essendo infinita ed eterna, è sempre presente per aiutarci; se ci consacriamo ad essa e capiamo il suo modo di operare, allora la forma fisica del Guru non deve soffrire così tanto per causa nostra, sebbene esista una legge in base alla quale è la natura stessa del Guru a voler aiutare il discepolo in ogni modo possibile, addossandosi perfino sul proprio corpo sofferenze incredibili che il discepolo non può liquidare per conto suo. Tuttavia è altrettanto vero che noi possiamo aiutarlo facendo la nostra parte.
    Una delle cose più belle che abbiamo sentito dire dal nostro carissimo amato Sadhu Ram Ji è: “Miei cari, per favore aiutatemi nella missione meditando con sincerità di cuore”. Queste parole sono penetrate profondamente nell’intimo e ci hanno aiutato incommensurabilmente a capire quello che dobbiamo fare. Questa semplicissima comprensione riguarda l’accettazione del dolore o del malessere durante la meditazione e il fatto di tentare un po’ più duramente ogni giorno di tollerarlo con amore e gratitudine per tutto quello che il Maestro fa per noi; è stato un enorme fattore d’aiuto per stabilire un programma regolare di meditazione. Tutti questi dolori e sofferenze sono, dopotutto, la manifestazione della nostra situazione karmica da età ed età e si presentano in una forma o nell’altra solo perché Lui cerca di innalzarci nel suo mondo di innocenza e di purezza dove esiste solo l’amore. Dobbiamo superare queste cose prima di riuscire a stimare chi è nella sua vera forma.
    Anche allora Lui non ci tiene lì per sempre. Nel momento in cui impariamo ad accettare le responsabilità dei nostri atti, Lui ci mostra che sta cambiando il nostro cuore. Con la nostra sofferenza giungiamo altresì a capire quella altrui, e di conseguenza se il nostro cuore si addolcisce e si intenerisce, se diventa più paziente e comprensivo verso di sé e verso gli altri con i quali Lui ci porta in contatto, allora si incomincia a creare un paradiso sulla terra. Di nuovo questo è un principio centrale dei Maestri, ossia che il cuore di una persona veramente spirituale s’intenerisce nel vedere le sofferenze degli altri. Tutto quello che dobbiamo capire a questo riguardo, è che se noi stessi le abbiamo patite, comprenderemo la sofferenza altrui. Invece di chiuderci e bloccarci a causa del dolore, se impariamo a reputarlo come una manifestazione di grazia e di parshad allo scopo di renderci più gentili ed amorevoli, allora credo che Lui non si occulterà a noi molto a lungo.
    Abbiamo completato il primo tratto del viaggio da San Francisco a Hong Kong. Come potete immaginare, sono rimasto seduto la maggior parte del tempo a scrivere la prima parte di questo resoconto. È un momento molto particolare perché non ci sono lavori mondani che mi stressano ed è possibile cercare di condividere quello che ci è accaduto interiormente sin dal primo incontro con Lui. Ogni istante ci avvicina sempre di più alla forma fisica in cui vive il misericordioso potere del Guru. Non esiste un modo per sapere quello che ci aspetta o quale forma assumerà questa nuova esperienza. Sappiamo solo che sarà sublime e significativa in ogni modo possibile.
    Nel primo tratto del viaggio è accaduto un piccolo incidente che mi ha impressionato profondamente il cuore. Per me questi semplici eventi rappresentano certezze sul fatto che Lui sta cambiando veramente il cuore nell’intimo, pur essendo solo agli stadi iniziali della ricerca spirituale. È una rarità avere vicino a sé una sedia vuota su un volo della Singapore Airlines. Ho viaggiato molte volte in India con questa compagnia aerea, sia per vedere il Maestro sia per affari, e solo raramente c’è stato un posto libero soprattutto nella prima parte del viaggio, che dura quattordici ore. È accaduto che ho avuto una sedia vuota vicino a me. Anche Suzanne, che era seduta dall’altra parte del corridoio, ha avuto una sedia vuota ed eravamo immensamente grati per questo dono, dato che siamo alti e abbiamo gambe lunghe. Le due sedie davanti a quelle vuote erano occupate da una coppia cinese più anziana.
    Quando l’aereo è decollato, è stato chiaro che la donna non stava bene e il signore mi ha chiesto con dolcezza se poteva muoversi nella sedia vicina a me affinché lei avesse due posti per sgranchirsi. Immediatamente ho sentito che era giusto farlo. Di solito quando accadono queste cose, mi sento un po’ stipato, perché la mia dimensione fisica e la dimensione fisica delle sedie della compagnia aerea non corrispondono esattamente, ma in questo caso non è stato così, mi sono sentito ben a mio agio e felice. Quando è stata servita la colazione mattutina e ho incominciato a scrivere di nuovo il mio diario, ho spostato leggermente il vassoio e ho iniziato il mio lavoro. Lui mi ha sorriso con grande dolcezza e ha preso il vassoio dal suo lato affinché avessi tutto lo spazio. La tenerezza di questo gesto mi ha colpito il cuore, è stato così semplice e dolce, senza nessuna ostentazione, molto sincero e amorevole.
    E poi è sopraggiunto nel mio cuore il pensiero di Sadhu Ram. Nel luglio scorso era venuto da noi dopo aver viaggiato tutta la notte in una macchina affollata e con un clima torrido. Arrivato a Delhi di mattino presto, era venuto direttamente alla casa dove stavamo e, senza fermarsi per lavarsi o per prendere il tè o cose del genere, aveva incominciato il Satsang. Dopo aver colmato i nostri cuori con l’amore del Maestro attraverso le sue parole semplici, dolci e gli sguardi teneri, aveva servito a tutti il tè con le sue mani. È stata un’esperienza che capita una sola volta nella vita. È chiaro, secondo me, che si trattava di un evento che si manifestava sul piano fisico, ma in realtà avveniva sui piani interiori e in qualche modo avevano permesso esserne partecipi a tutti noi. È stata un’esperienza vedere il vero lustrascarpe del sangat, che, di fatto, era il Re dei re mentre serviva tutti noi che non abbiamo alcuna virtù.
    Che cosa possiamo dire di tali eventi? Solo le lacrime agli occhi possono narrarli perché i Maestri danno l’impressione come se noi stessimo facendo qualcosa di buono, mentre di fatto Loro fanno ogni cosa. L’impressione che ha lasciato nel mio cuore, non è stata dimenticata. Attraverso questo ho notato che la preoccupazione di volare in India nella scomodità, era stata superata nell’intimo, inoltre Lui aveva reso ancora più chiaro che possiamo aiutarci reciprocamente in innumerevoli piccoli modi se pensiamo agli altri come a un unico corpo nell’amore del Maestro. Questo si estende ben oltre la famiglia immediata dei Santi, nella creazione in genere. Se ravvisiamo in ogni modo, per quanto minore, che Lui vive in ogni infinitesima cellula della creazione, il nostro comportamento migliorerà ed ecco perché mi ha fatto agire in un modo simpatico verso la coppia cinese. A sua volta l’uomo mi ha ricompensato in modo molteplice prendendomi il vassoio. Quando stavamo uscendo dall’aereo, ambedue mi hanno sorriso con grande amore negli occhi e si sono inchinati. Sul loro volto ho visto la sua luce, il suo amore che mi sorridevano.
    Penso che molti di voi rammentano la storia più incredibile che Sant Ji ci abbia narrato della sua vita. Suzanne ed io eravamo presenti, era ad una sessione di domande e risposte in Rajasthan. Un diletto pose una domanda sul fatto se dovremmo amare i diletti che seguono lo stesso sentiero come noi oppure dovremmo amare nello stesso modo gli altri esseri umani? L’amato Santi Ji rispose nel modo più dolce ed amorevole. Ci disse che dovevamo amare l’intera creazione, per non parlare degli altri esseri umani. Poi ci parlò di come avevano sparato ad un cane nella zona in cui Lui meditava e aveva la schiena rotta. In qualche modo quel povero cane riuscì ad arrancare vicino alla sua stanza di meditazione sotterranea. Qualche amato gli disse che c’era un cane fuori e che stava morendo per una ferita. Sant Ji uscì immediatamente per prendersene cura dandogli cibo ed acqua, cercò di medicare la ferita come poteva. Ma la schiena era rotta e non si poteva fare nulla. Ebbene, Sant Ji tenne quel cane con sé nella stanza di meditazione e il cane gli parlava attraverso gli occhi. Gli diceva quando doveva andare in bagno, eccetera. Quel cane fortunato visse in questo modo con Sant Ji per svariati anni prima di morire. Chiunque fosse presente e anche chiunque abbia seguito questa storia, non potrà mai dimenticarla. Sicuramente Lui desidera accordarci questo tipo di visione in cui si contempla il Guru in tutta la creazione.
    I giorni a venire sono giorni eterni di vita. Il semplice fatto di sapere che stiamo per vedere la forma più meravigliosa e gentile di questo semplice ed amorevole Santo, è sufficiente a spalancare al massimo il cuore. Nell’affidare la propria vita a un tale amato, penetra nell’intimo una felicità rara e preziosa. Nell’istante in cui abbiamo completato il nostro lavoro e abbiamo chiuso le porte dell’appartamento, è cresciuta la consapevolezza che ora stavamo viaggiando in quel luogo dove si sarebbe manifestato lo stesso reame di Sach Khand nelle sembianze di questo Maestro meditatore. In quel momento il cuore si libera totalmente dalle preoccupazioni perché uno sa che riceverà un dono ineguagliato di spiritualità semplicemente facendo lo sforzo di sedere nella compagnia del Beneamato di Dio. In sua compagnia ogni singolo attimo è prezioso e se uno ha fatto del proprio meglio per prepararsi, per quanto siano fievoli quegli sforzi, può essere ben sicuro che riceverà in cambio un tesoro spirituale che è molto di più di quanto meriti.
    Tutti noi sappiamo che è vitale condurre le nostre vite quotidiane nella sua rimembranza, ma non possiamo nemmeno negare che tre giorni nella sua compagnia siano un’eternità di grazia. Uno si sente come un bambino molto piccolo nel grembo di una madre amorevole. Il bambino sa che è perfettamente al sicuro e protetto, che nessuno può fargli del male poiché è avviluppato nel suo amore. Prima di partire, sapevamo che altre anime da tutto il globo erano in viaggio o all’inizio del viaggio come noi. Viaggiavano dal Sud America, Mexico, Australia, Nuova Zelanda, Canada, Stati Uniti, Gran Bretagna, Spagna, Italia e altri luoghi per incontrare questa cara anima che è stata mandata da Sant Ji affinché le nostre vite abbiano buon esito. Era una felicità in più perché nella felicità altrui sta racchiusa anche la nostra. Eravamo altresì consapevoli che la famiglia Ranna ed altri amati indiani stavano facendo dei preparativi amorevoli per il nostro arrivo. Organizzavano nella loro casa tutto per il programma.
    L’amore e la dolcezza che abbiamo ricevuto dal Maestro attraverso di loro nell’ultimo viaggio, sono eccezionali di per sé. Non abbiamo potuto fare a meno di meravigliarci di come riuscissero ad alloggiare un numero di occidentali quasi tre volte superiore al programma precedente, perché pur avendo una casa grande, anche loro dovevano predisporre durante il giorno il langar e il satsang, e in più ducentocinquanta-trecentocinquanta diletti da Delhi e dalle zone vicine. Sapevamo che sarebbe stato perfetto nel suo volere. Il signor Oberoi era perplesso su come portare avanti il programma in un ambiente così stipato e tempo addietro aveva chiesto a Sadhu Ram se forse gli amati potevano essere ospitati nelle case vicine ai Ranna. Questa fu la sua risposta: “No! Tutti gli occidentali dovrebbero stare in un luogo per permettere loro di dedicare più tempo alla meditazione. Beneficeranno di più se mediteranno insieme. A loro non importerà qualche scomodità e sconforto per il beneficio spirituale. Li visiterò occasionalmente per ispirarli e per incoraggiarli. Lo scopo principale della loro venuta è spirituale, dato che hanno molti confort a casa, dunque fate del vostro meglio per renderne il soggiorno confortevole e lasciate il resto al mio Satguru, Sant Ajaib Singh Ji Maharaj, che si prenderà cura di tutto”.
    Ora quando abbiamo letto questa frase dopo il programma, ha assunto un significato notevole ben oltre quello apparente. Sarà più chiaro a chiunque legga questo nel momento in cui si accosta alla parte principale di ciò che è accaduto. Questo breve messaggio dovrebbe essere letto ancora ed ancora per stimarne appieno il significato, dato che assume vari livelli di significato e riguarda specificatamente ciò che è accaduto effettivamente durante la nostra visita, nessuno lo avrebbe mai pensato o previsto.
    Ci aspettano giorni di grande illuminazione spirituale. Vedremo palesarsi un’altra dimensione del suo lavoro. Il tredici settembre, Sadhu Ram ha condotto la prima iniziazione della missione nel suo villaggio, 4LM. Occorre riflettere con attenzione sul significato di questo evento. Nessun’anima risvegliata incomincia questo incarico senza gli espliciti ordini interiori ed esteriori del proprio Guru. Innanzi tutto, il Guru le confida mentre è ancora in vita che dovrà eseguire il lavoro e in seguito istruisce quell’anima interiormente su quando e dove principiarlo in modo specifico. È una responsabilità talmente enorme perché significa che il Guru si assume pienamente la responsabilità di liberare quell’anima. È il compito più esigente e difficile, dato che i fili dell’acconto karmico che sono nelle mani del Signore del Giudizio, vengono ceduti al Satguru, il quale da quel momento si adopera per la liberazione del discepolo nel modo che ritiene migliore.
    Commentando questo, Baba Ji (Baba Somanath Ji), disse una volta: “Miei cari, i più grandi stolti sono coloro che desiderano diventare Guru. Questo lavoro viene svolto sotto i severi ordini interiori dei Santi perfetti”, poi aggiunse: “Prima che Hazur (Sawan) mi affidasse questo lavoro, mi pose al collo la ghirlanda della sofferenza. Prima d’allora, sedere in samadhi ventiquattro ore al giorno non era un problema e questo corpo non aveva nessuna difficoltà, ora potete vedere come soffre”.
    A questo riguardo vorrei narrare un incidente vero che mi è stato riferito da un iniziato di Hazur Sawan Singh Ji. Questo diletto era originario dal Punjab, ma molti anni fa si trasferì a Bangalore per iniziare una piccola attività. Nell’infanzia fu iniziato da Hazur. Sua madre e altri familiari erano altresì iniziati da Hazur. Un giorno Hazur si recò al loro villaggio per il Satsang e per dare l’iniziazione. Una donna del villaggio che era una discepola devota, arrivò da Hazur e disse: “Maestro, ho un’ottima amica che vorrei raccomandare per l’iniziazione”. Hazur le disse: “Cara figlia, gentilmente non chiedermi di iniziarla. I suoi karma sono pesantissimi e non riesco ad addossarmeli sul corpo”. La donna gli disse: “No Maestro, è molto brava e molto pura, dovresti iniziarla”. Lui rispose: “Per favore, raccomandami qualche altra persona, ma non questa signora perché non posso sopportarne i karma”. La signora disse: “Maestro, se non prenderai i suoi karma, lo farò io”. Hazur disse: “Ti addosserai tu i suoi karma? D’accordo, che venga per l’iniziazione”.
    Dal momento in cui quella signora fu iniziata, e nei sei mesi successivi, la satsanghi che aveva acconsentito di assumere i suoi karma, urlò agonizzante per tutte le ventiquattro ore e si ridusse a pelle ed ossa prima che la sofferenza ebbe fine. Questo è per spiegare che dare il Naam non è una cosa dappoco. Intraprendono questo lavoro soltanto quelle anime con un cuore vero, coraggioso, in virtù dei loro sforzi incontaminati e prolungati in meditazione per molti anni e solo attraverso la grazia illimitata del Guru. Lo fanno su insistenza del loro Guru. Per buona ventura il signor Oberoi e un certo numero di satsanghi da Delhi, come pure alcuni amati dalla Gran Bretagna, sono stati in grado di partecipare a questa fausta occasione, e si può leggerne il resoconto a www.ajaibsingh.it (nella sezione dedicata a Sadhu Ram – esperienze).
    Un altro amato, Sri Harvinder Singh Ji, ha fatto una documentazione fotografica consultabile a http://www.santbani.com/delhigallery/photo gan1.html.
    Da questo resoconto e da quelli precedenti del signor Oberoi, sappiamo che la zona in cui Sadhu Ram vive, è talmente semplice e pura, e talmente austera nella parvenza esteriore, dato che è addentro nel deserto di Thar. È ancora più remota del 77RB. Non ci sono elettricità e comodità moderne come noi le conosciamo. La vita quotidiana semplice della comunità agricola e l’amore, il rispetto reciproco di ognuno costituiscono la base di una vita divina alla quale, credo, tutti noi aneliamo. Seduto su una semplice branda di legno, il vero Re dei re ha accettato per l’iniziazione venticinque semplici abitanti del villaggio, le cui menti e cuori non sono sovraccarichi di tutti i problemi del mondo moderno complesso; difatti sono riusciti a godere di buone esperienze interiori al momento del Naam Dhan. Occorre apprezzare il resoconto del signor Oberoi affinché la rimembranza di questo periodo possa penetrare nel cuore.
    Ora che questo lavoro dell’iniziazione è incominciato, è probabile che i suoi giorni di occultamento siano finiti. Quando lo abbiamo visto l’ultima volta, era del tutto palese quello che il Guru lo aveva reso, ma non gli era stato ancora posto il mantello del Guru, che viene conferito quando uno intraprende il lavoro dell’iniziazione. Era ancora nella forma del Sadhu meditatore, di colui che è sempre perso nella rimembranza del Guru. Il fascino di quei tre giorni rimarrà custodito per sempre in coloro che hanno avuto la buona ventura di essere vicino a Lui in quel periodo. Non significa che in futuro sarà meno incantevole. Ad ogni punto del tempo e dello spazio il Guru rivela semplicemente nuovi aspetti di sé ed ecco perché uno deve essere guardingo in meditazione per essere pronto e disposto ad accettare qualunque cosa sia nel volere a questo riguardo.
    Basti dire che nessuno di noi sa quello che gli aspetta. Lui rivelerà ciò che desidera di questo mistero glorioso dei Santi e si può solo sperare di essere flessibili nella propria comprensione. Non appena incominciamo a cercare di forzare il Maestro ad essere in un certo modo, si subisce una grande perdita spirituale. Se prendiamo a rapportarci con Lui con una certa familiarità e perdiamo il senso di timore riverente e di meraviglia che si possono mantenere vivi solo attraverso la sincera meditazione, davvero è un errore da parte nostra. Lui è quello che è, e se gli permettiamo di condividere il suo cuore con noi nel modo in cui vorrebbe fare, allora sarà una cosa meravigliosa. È molto meglio ricevere un posticino nel sangat dove possiamo sedere quietamente in mezzo agli altri con uno spirito di amore, devozione, e ricevere collettivamente i suoi sguardi clementi e radiosi.
    A rigor di termini Lui non ha bisogno che nessuno si presenti come un satsanghi importante o strategico. Senza dubbio deve far fare del lavoro ad alcune persone, ma la responsabilità di tali amati è veramente solo quella di predisporre le cose dietro le quinte in modo che chiunque venga ai suoi santi Piedi, possa ricevere la sua misericordia e grazia, e possa riceverla come un’unica grande famiglia spirituale, del tutto unita nei legami sericei dell’amore. A modo suo Sadhu Ram ha dato accenni più che sufficienti a questo riguardo. Non si cura veramente di ciò che abbiamo fatto nel passato riguardo al seva o ad altre cose esterne, è unicamente interessato al fatto che noi andiamo a Daswan Dwar ed incontriamo il Guru.
    Penso che se tutti noi ci sforziamo con sincerità di stimare i sentimenti del cuore, possiamo ridurre immensamente ogni tipo di tensione e difficoltà che si presentano quando sopraggiunge l’idea che una certa persona o un certo gruppo siano in qualche modo più importanti di altri. Non è mai così. Gli siamo ugualmente cari e possiamo conquistare il suo favore solo se facciamo quello che ci chiede. Sadhu Ram ha detto a tutti noi con amore che quando il suo amato Satguru, Sant Ajaib Singh, pronunciava dieci frasi, nove riguardavano la meditazione. Purtroppo, non abbiamo prestato attenzione alla sua ispirazione per fare questo preziosissimo lavoro con cuore sincero, piuttosto ci siamo coinvolti in altre attività, che a volte gli hanno fatto molto male.
    Bene, ora quel tempo è passato e tutti noi ci possiamo riunire con uno spirito di dolce amore e fare ogni cosa nei limiti delle nostre possibilità per riconoscerci vicendevolmente come i suoi cari figli e per aiutarci in modo gentile ed amorevole. Ora dal cuore erompe con sincerità e veridicità una preghiera: “Non importa se tu ci conosci, ci riconosci o no. Non importa se conosci i nostri nomi. Per favore, amato Satguru, permettici gentilmente di custodire il tuo santo Naam nei nostri cuori. Permettici in qualunque modo possibile di fare il tuo Simran e di giungere ai tuoi santi Piedi interiori in Daswan Dwar, dove ha inizio la vera relazione con te, una relazione che non potrà mai essere sottratta da qualunque tiro mancino della mente. Permetti con clemenza a tutti noi di venire da te quanto più possibile e di sederci insieme come Sadh Sangat. Permettici di cantare le tue lodi e di bere dallo stagno radioso di nettare dei tuoi occhi affinché meditiamo con autentico affetto sul mistero eterno del tuo Amore. Per favore, concedici il dono di riconoscere che tu vivi in ogni cellula della creazione. Permettici di amare e di servirci reciprocamente con equanimità e dolce umiltà, affinché possiamo sempre essere una fonte di gioia per te senza mai causarti dolore”.
    Ci siamo radunati a Singapore dove ci hanno raggiunto Alehea, la sua dolce figlia Amira, Peter dalla Nuova Zelanda, Ron dal Hawaii, Steve dalla Florida e Faye dall’Australia. L’inebriamento e l’aspettativa del prossimo incontro con Sadhu Ram Ji aumentano enormemente. Un viaggio dolce e sacro in amorevole compagnia è una delle gioie più grandi della vita su questo piano. Qualcosa di prezioso, al di là di tutto, attende ognuno di noi secondo il modo in cui Lui ha preparato i nostri cuori. Tra poche ore saremo a Delhi alla casa della famiglia Ranna. Non vediamo l’ora di posare i piedi sul suolo dell’India e di crogiolarci ancora una volta nell’amore radioso di un Santo di tale natura meravigliosa, compassionevole e dolce.

 

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