Giorni di immensa grazia - III

Christopher McMahon  

 

parte terza

 

parte prima - parte seconda - parte terza - parte quarta

Arrivati a Delhi abbiamo incontrato all’aeroporto alcune care anime responsabili del trasferimento con tassì alla casa dei Ranna. Era una serata settembrina fresca e piacevole. Quando siamo venuti a luglio, la temperatura serale era di circa trentasette gradi mentre ora era attorno ai ventiquattro. Tutti hanno avuto rapidamente un posto nel tassì e ci siamo diretti a sud di Delhi dove vivono i Ranna. Il viaggio vero e proprio attraverso la città fino a destinazione è stato agevole e veloce secondo gli standard indiani. Sono stati fatti grandi miglioramenti in questa sezione di Delhi con strade più ampie, cavalcavia, eccetera. L’India è cambiata in un modo drastico a questo riguardo. Non molti anni addietro il tragitto che abbiamo percorso nell’arco di quarantacinque minuti, avrebbe richiesto almeno il doppio e i polmoni sarebbero stati investiti da un inquinamento tale da ammalarsi; mi è accaduto molte volte a Delhi e a Bombay negli anni passati. Come prima, la famiglia Ranna ci stava aspettando; ci hanno condotto alle rispettive stanze. Per alloggiare trentacinque persone in più dell’altra volta hanno costruito un piano aggiuntivo sul tetto della casa. Hanno aggiunto altri materassi, ancora più vicini gli uni agli altri, come in una specie di dormitorio. Suzanne ed io, con grande gioia, siamo stati accolti in una stanzina con Romi e Chikku. Lilian, che era stata con noi nell’ultimo gruppo, era la nostra quinta compagna. È stata una compagnia dolce ed amorevole. Quando uno entra in questo tipo di atmosfera caricata, il bisogno di riposo e di sonno viene assai ridotto; abbiamo dormito un po’ prima di alzarci per meditare di mattino presto.
     Le ore preziose dell’ambrosia hanno una grande carica e lo si avverte in modo particolare in India. Sin dai tempi antichi grandi anime si sono alzate per meditare nelle ore dalle tre alle sei del mattino e hanno saturato l’atmosfera di luce e di amore; anche in quest’epoca moderna vale la stessa cosa. È ugualmente splendido trovarsi con delle anime provenienti da tutto il mondo, accorse per bere profondamente dalla tazza di nettare di Sadhu Ram o per lo meno per rendersi conto di persona se il potere del Guru sta operando in Lui. Pertanto questi momenti sono preziosissimi e inestimabili a tutti i livelli. Dopo la meditazione ci siamo radunati nella piccola sala del Satsang per il canto dei bhajan. I ricordi dell’ultima visita con Sadhu Ram hanno inondato di nuovo i nostri cuori con rinnovato potere e lucidità, perché il canto dei bhajan, in un modo assolutamente unico, ha liberato possenti ondate dell’amore dei Maestri. I bhajan sono uno dei doni unici e speciali di Sant Ji al sangat. Sant Ji era un poeta-Santo straordinario e per trasportarci tutti nel suo mondo di amore e devozione, scrisse svariate centinaia di canti sacri che descrivono ogni aspetto della ricerca spirituale. Ogni bhajan è un mini Satsang, che rivela esperienze interiori profonde vissute dall’anima nell’ascesa del sentiero interiore.
     Quando siamo tornati a casa dall’ultima visita, si è risvegliato nei nostri cuori il desiderio di cantare bhajan, di memorizzarli e di contemplarne il significato interiore. Sadhu Ram stesso ci aveva mostrato la bellezza e il potere dei bhajan mentre cantava con noi durante il programma di luglio, ed è stato dolce vedere le lacrime d’inebriamento scendere dalle sue guance durante quelle sessioni cariche d’amore. Nel momento in cui abbiamo cercato sempre di più di portare i bhajan nella vita quotidiana, abbiamo incominciato a scoprirne il pregio. I bhajan non sono come gli altri canti poetici del mondo, poiché descrivono la realtà dall’intimo all’esterno. Ogni singola parola, ogni singola frase sono cariche di significato divino, poiché quando un’anima entra nell’intimo e sperimenta tutte le fasi del Sentiero e poi si esprime attraverso i bhajan, essi si caricano del potere della regione da cui provengono. I bhajan di Sant Ji erano e sono la pura rivelazione della sua coscienza come è stata illuminata dalla luce di Kirpal. Chiunque li canti, ottiene definitivamente un beneficio spirituale eccezionale, incurante del fatto che ne sia più o meno cosciente del vero significato. Sant Ji ispirò tutti noi a studiarne ogni parola, ogni linea con un cuore sincero affinché quando li cantiamo, anche la nostra anima si immerga nella sua.
     Quando un intero gruppo di devoti si riunisce e intona questi canti d’amore e d’anelito, permette alla grazia del Maestro di rilasciare un’ondata di spiritualità su coloro che partecipano a questo evento divino. È uno dei pochissimi casi della vita in cui possiamo abbandonare coscientemente, sia esteriormente sia intimamente, le nostre identità individuali e diventare parte di una coscienza unica, che invoca la grazia e la misericordia del Guru interiore. Anche se il Maestro non è presente durante quelle sessioni, fa comunque miracoli nell’intimo purificando la mente e il corpo di numerosi peccati. In ogni caso, se il Maestro vivente viene e siede tra gli amati e dà il darshan durante quei momenti preziosi, allora si gode di una grazia unica. Ondate ed ondate di luce spirituale fluiscono dai suoi occhi e dalla fronte, e in verità da ogni cellula del corpo. Le anime vengono bagnate nello stagno incontaminato di nettare non appena si uniscono in Lui. Durante il giorno ci siamo radunati svariate volte per meditare e per cantare bhajan, il che ha contribuito ad accrescere la brama per ciò che sarebbe avvenuto in seguito, al suo arrivo.
     Sadhu Ram è arrivato venerdì sera dopo aver viaggiato oltre cinquecento chilometri dal villaggio in Rajasthan. Preferisce viaggiare in una piccola macchina stipata con i contadini per i quali lavora nei campi. È una situazione così incredibile su cui soffermarsi! Lui è un operaio salariato nei loro campi e tutti loro sono diventati i suoi più cari discepoli. Come già menzionato nel resoconto di luglio, viene considerato un harijan o intoccabile secondo gli schemi della società indiana ed è stato considerato per molti anni come un umile servitore, spesso lo trattavano con parole piuttosto aspre. Le stesse persone attorno a Lui non si sono rese conto della sua grandezza interiore sebbene sapessero che meditava per tutta la notte mentre loro dormivano. Durante il giorno lavorava duramente nelle loro fattorie per una paga molto esigua con cui sosteneva la moglie e i figli. Ora non abbandonerà la vita rurale quantunque ci siano numerose persone che farebbero volentieri qualunque cosa pur di facilitare la sua vita. Continua a fare il lavoro nei campi come prima, anche se le persone che desiderano vederlo, crescono giorno per giorno nella zona in cui vive.
     Un amato occidentale, Ed Murphy, ha avuto l’incredibile opportunità di trascorrere alcuni mesi vicino a Lui, proprio nei momenti in cui si erano sparse le prime voci che forse il potere del Maestro si era manifestato di nuovo. È riuscito a testimoniare in modo dettagliato la semplice vita che conduce insieme con i suoi amici contadini. Nella stagione più calda quando Ed era lì, ha detto che la loro dieta quotidiana consisteva di ciapati e di cipolle. In occasioni speciali veniva incluso un po’ di gombo. Basta semplicemente vedere la sua macchina per capire la semplicità di quest’anima meravigliosa. Si può dire che la macchina è della stessa grandezza di una piccola Volkswagen. Tre o quattro persone si pigiano nel sedile posteriore mentre Sadhu Ram e l’autista di fronte. Ma la loro vita è stata in comune sin dall’inizio e sanno come sopportare le scomodità apparenti e godere la dolce compagnia reciproca - ora hanno la compagnia più dolce in assoluto: il perfetto Maestro. In quale modo unico e speciale è apparso il Maestro! Alla periferia di Delhi ha tenuto tre programmi separati prima di procedere alla casa dei Ranna, pertanto a tutti i livelli Lui e i suoi compagni hanno avuto una lunga giornata prima di venire a incontrarci.
     Segue un resoconto del signor Oberoi avvenuto alla periferia di Delhi. Vogliate gentilmente leggere tutto il resoconto, molto dolce e significativo, all’indirizzo: www.ajaibsingh.it/sadhuesperienze.htm.  

     Sri Sadhu Ram è arrivato in macchina al confine di Delhi, venerdì 27 settembre alle due pomeridiane. Io ed altri amati eravamo già ad attenderlo; ci ha salutato con grande amore e ha chiesto sorridendo del benessere delle nostre famiglie e del nostro, ha detto che era felicissimo del fatto che con la grazia del suo Satguru, Sant Ajaib Singh Ji Maharaj, ogni amato stesse bene e stesse facendo del proprio meglio per la causa divina. Ha anche riferito con grande enfasi che tutti dovrebbero fare il Simran costantemente, rimanere umili, e mostrare amore e rispetto appropriati a coloro che vengono per il programma, senza mai perdere di vista che è l’amato Baba Ji (Sant Ajaib Singh Ji) a fare ogni cosa e che farà ogni cosa; noi non siamo altro che un mucchio di polvere e una combriccola di esseri ignoranti.
     Mi doveva dare alcune istruzioni su un certo numero di punti e volevo utilizzare il viaggio per quello scopo, quindi gli ho chiesto di venire con noi in macchina, cosa che ha fatto misericordiosamente. Ad ogni modo, prima che potessi aprire bocca, d’un tratto è diventato pensieroso e tranquillo, ha dichiarato con grande forza: “Sii sempre consapevole di Kal e della Maya, poiché non risparmiano nessuno ed attaccano tutti al momento opportuno. Una persona può sembrare molto intelligente, assai educata, dotata di grande esperienza, ben versata e competente sia nel mondo sia nelle questioni spirituali, e tuttavia è vulnerabile agli attacchi e alle pagliacciate del potere negativo. Quanto più è assennata e sensibile, tanto più è sottile e pesante l’attacco che le verrà sferzato; di rado qualcuno è in grado di scansarlo. Diventandone vittima, involontariamente uno pensa, dice, parla o fa cose che sono assolutamente contrarie ai principi fondamentali della Sant Mat, e nondimeno confermerà con tutto il suo potere di sapere qual è la cosa migliore e che il suo comportamento è il più corretto”.
     “Miei cari, non criticate mai e poi mai nessuno, non denigrate e non pensate mai male di nessuno, augurate sempre il massimo bene ad ogni amato e pensate profondamente prima di dire o fare qualunque cosa, in modo da non deviare dal retto cammino e dispiacere il Satguru Ajaib Singh Ji”.
     Gli ho detto che sono un grande peccatore, che ho commesso innumerevoli errori, che sono ignorante e non ho nessuna meditazione a mio credito: dunque come posso salvarmi dalla rete del potere negativo? Ha risposto in modo assai significativo, “la costante rimembranza del Satguru, il Simran, una fede incrollabile e la fiducia in Lui sono il rimedio”.
     Un altro amato gli ha chiesto come comportarsi con coloro che cercano di infrangere la legge o la tradizione e di fare le cose a modo loro durante il programma. Ha risposto: “Amore, umiltà e persuasione aiutano alla grande in tali situazioni e accertatevi di non essere mai offensivi o ingiuriosi e di mantenere calma e compostezza”. A conclusione ha detto: “Coloro che si considerano importanti, in primo piano e vicini al Guru devono stare più attenti e cauti degli altri, giacché Kal crea ego in loro e li invoglia a suggerire molti argomenti agli altri mentre loro stessi li ignorano quando si tratta del loro turno”.
     Prima di arrivare dove si teneva il programma e dove attendevano i fratelli e le sorelle occidentali, Sadhu Ram Ji ha incontrato il sangat in tre luoghi diversi, presso i quali si erano radunati numerosi devoti di Hazur Kirpal e dell’amato Baba Ji, e ha tenuto brevi Satsang. Mi ha spiegato che anziché permettere agli amati di presentare i problemi personali, Lui spiegherà loro brevemente che l’avversità, la sofferenza, l’isolamento, l’alienazione e tutto il resto di cui soffriamo, sono dovuti principalmente alle reazioni karmiche passate e che il Simran è l’unico rimedio che procurerà sollievo e consolazione.
     Malgrado questo, un’amata gli ha fatto notare con ripetuti tentativi che tutta la sua famiglia stava parlando male di lei e Lui ha risposto all'istante: “Dovresti essere grata a loro, ti stanno aiutando e stanno riducendo i tuoi peccati senza che tu stia meditando. Sai che i perfetti Maestri hanno sempre pregato affinché i calunniatori fossero vicini a loro e alla loro porta? Dovresti essere felice e pregare, anziché essere delusa e in collera”.  
 

Lui è arrivato da noi nella dolce e tenera forma che avevamo conosciuto. Sembra che a stento posi i piedi sulla terra, tanto delicato è il suo passo. Ogni movimento è perfetto, calmo e pacato, il volto è l’incarnazione della tranquillità e della serenità. Nel corso di questa prima sessione sono stati cantati un certo numero di bhajan, poi ha fatto leggere al signor Oberoi un messaggio che aveva dettato un paio di settimane prima; voleva che fosse comunicato al sangat. Prima di dattilografarlo, è importante notare che durante questa sessione Sadhu Ram non ha quasi mai dato il darshan al sangat. Ha tenuto gli occhi in basso e non ha mai alzato lo sguardo. Coloro di noi che lo avevano visto prima, sanno che Lui fa spesso questo e abbiamo altresì appreso che sebbene non guardi esteriormente il sangat, di fatto irradia semplicemente dal corpo un darshan possente. Ma per le persone abituate a Sant Ji e al Maestro Kirpal, questa qualità che Lui esibisce è stata un po’ sconcertante. Come vedremo, questa prima sessione e il modo in cui è stata presentata hanno avuto un significato elevato a molti livelli e hanno agito come catalizzatori interiori di trasformazione per ognuno di noi secondo la propria natura.
     Ecco il messaggio, lo trovate sul sito, ma lo riporto per intero in modo da diventare sempre più parte della mia esperienza e memoria; è così autorevole e profondo. Occorre studiare parola per parola e linea per linea. Di fatto, dopo che è stato letto, il signor Oberoi ci ha riferito che Sadhu Ram ha chiesto di tenere sempre questo messaggio con noi e di leggerlo ogni giorno prima della meditazione:  

     Tutti voi siete benvenuti a questo programma dal profondo del cuore. Mi rendo conto e stimo gli sforzi che avete fatto e le difficoltà che avete affrontato per arrivare fino a qua, ben lontano dalle vostre case.
     Questo è il lavoro del mio beneamato Satguru, Sant Ajaib Singh Ji Maharaj, e io non sono altro che un burattino per Lui e faccio solo quel che mi ordina di fare. Come sapete, Lui era la manifestazione di Sat Purush e assunse il corpo umano, che è immancabilmente causa di dolore e sofferenza, solo per il nostro bene. Il suo grande e misericordioso Guru, Sant Kirpal Singh Ji Maharaj, gli aveva detto amorevolmente che c’erano molti in grado di spiegare la teoria in modo meraviglioso con parole fiorite, senza però alcuna ascesa e conseguimento interiore a loro credito e senza aver realizzato Dio, nemmeno il Sé; loro stessi erano nell’ignoranza e conducevano anche gli altri nel fosso dell’ignoranza. Pertanto aveva consigliato il suo figlio Gurumukh, Sant Ajaib Singh Ji, di accertarsi che questo sacro sentiero interiore della realizzazione di Dio, ossia la meditazione, il sacrificio e l’abbandono, rimanesse sempre a disposizione delle anime sincere e ricercatrici, che ne hanno fin sopra i capelli del mondo, della mondanità e vogliono liberarsene per incontrare Dio. Il mio misericordioso Guru, l’amato Baba Ji, mi ha detto con vigore, nonostante la mia umile protesta, che “ti ho fatto fare il Simran e la meditazione come un guerriero coraggioso e ti ho reso pari a me. Ora è tuo dovere unire quelle anime che sono insoddisfatte del mondo, dei suoi affari e dei suoi attaccamenti, e vogliono incontrare sinceramente Dio, persuadendole a districarsi gradualmente dal sempre crescente flusso delle passioni e dei possedimenti, dell’io e del mio, dell’orgoglio e del pregiudizio, della fama e della rinomanza, e a meditare con la tecnica in cui ti ho reso perfetto. Questo permetterà loro di progredire interiormente, di innalzarsi di piano in piano con sforzi prolungati e con la grazia illimitata del Guru, e di raggiungere, a tempo debito, la loro Casa eterna”.
     Miei cari, so che la maggior parte di voi sono desiderosi e ansiosi di incontrarmi. Permettetevi di dirvi che anch’io ho un desiderio intenso e impetuoso di incontrare ognuno di voi, per due motivi principali: primo, per riuscire a vedere lo spettacolo di come il mio grande Guru è dentro di voi in varie sfumature e colori e, secondo, per informarmi del vostro benessere spirituale (l’amato Baba Ji ne è immensamente preoccupato e desidera migliorarlo, quanto prima tanto meglio), e per offrire la mia umile assistenza ed aiuto a coloro che hanno qualunque tipo di problema a questo riguardo. In tal modo i nostri cuori, diventati aridi e desolati, possono rinfrescarsi e rinverdirsi con l’acqua spirituale del Satsang ed essere ispirati a fare il Simran e a meditare con zelo rinnovato, entusiasmo per progredire ulteriormente.
     Stimati fratelli e sorelle, questo è lo scopo principale per il quale ho viaggiato a lungo per venire qua. Sono un povero uomo e rimanere lontano dal lavoro con cui mi guadagno da vivere, non è facile, ma sono la grazia e la clemenza dell’amato Baba Ji ad avermi portato qua, in mezzo a tutti voi, i suoi figli spirituali, per il vostro bene e per l’innalzamento delle vostre anime.
     Perciò miei cari, non esitate, non continuate a rimuginare, venite con un cuore aperto e con una mente pulita e chiara quanto più possibile, e giovatevi del mio servizio e seva sinceri, disinteressati. Spero che sappiate perché vi sto sollecitando a farvi avanti con i vostri problemi e difficoltà in meditazione, affinché gli stessi siano risolti con il mio aiuto e seva. Allora sarete incoraggiati a dedicare più tempo al Simran e alla meditazione: quanto più tempo dedicherete, senza inciampi e stenti, tanto più progredirete e tanto più sarà felice e compiaciuto il mio Guru. Dopo tutto, qual è l’ottimo che noi tutti desideriamo su questo sentiero: la felicità, l’accettazione e il consenso di Baba Ji e se li otteniamo attraverso la meditazione corretta, costante, allora che altro rimane da fare? Adempiamo lo scopo della nostra vita.
     Pertanto supplico voi – miei cari fratelli del Sentiero – di risolvere i problemi in meditazione, e di centrarvi con sincerità di cuore e con fermezza sulla meditazione.
     Sono sempre il lustrascarpe dello stimato sangat e il suo sevadar, servo a tempo pieno, senza alcuna ricompensa e stima.
 

Vorrei che tutti nell’universo fossero stati presenti per quest’occasione caricata. Non c’era nulla di drammatico nella presentazione esteriore, ma è stato supremamente potente dato che le parole vibravano e prendevano dimora nel cuore. È stato talmente potente da illuminare e da rivelare in un modo nascosto, riscontrato solo da ognuno di noi, qualunque cosa fosse occultata nel cuore. Anche in quello abbiamo visto che il Maestro ci aveva misericordiosamente perdonato e ci stava offrendo l’opportunità di uscire dall’illusione, creata da noi stessi, e di fare l’unico lavoro, che è il nostro unico vero lavoro. Ma come le persone mi hanno riportato più tardi, il potere è stato così grande e il modo in cui Lui si è presentato così tranquillo e modesto, che è stato impossibile assimilare ogni cosa in quella prima sessione. Di fatto, da quel momento non l’abbiamo più visto per due giorni a causa della malattia che lo ha colpito quella sera.
     Durante questo breve darshan con Sadhu Ram, mi sono accorto di una cosa che mi ha colpito molto. Ad un certo punto Lui stava strofinandosi gli occhi e mentre l’osservavo con grande attenzione, ho notato sul suo fazzoletto una lunga sostanza collosa. Non ho capito di che cosa si trattasse, ma faceva presagire la malattia che stava per venire.
     Alla conclusione del Satsang si è misericordiosamente sistemato sul podio per distribuire ciapati a ognuno di noi con le proprie mani. Di nuovo ha alzato lo sguardo raramente, però ha prestato piena attenzione al compito di dare a ognuno di noi il divino parshad. Ancora ero fortunato per aver già conosciuto il suo modo di fare e sapevo che era impeccabile in tutti i suoi lavori. È quel tipo di essere raro che fa una cosa per volta e la fa con piena attenzione. Di fatto stava elargendo la grazia dei Maestri con ogni singolo ciapati prima di posarlo gentilmente nelle nostre mani. È davvero inestimabile ammirare la dolcezza e la bellezza di ogni suo movimento. Ma so che c’erano molti nel gruppo che erano semplicemente perplessi ed addolorati dal suo apparente riserbo. Come ogni cosa concernenti i Santi, ci sono tanti livelli per cui fanno le cose e non funzionerà alcuna spiegazione, ma dal mio misero punto di vista cercherò di condividere quel minimo di comprensione del perché l’evento si è manifestato in quel modo. Prego che Lui possa permettere a qualche corretta percezione di fluire in questo resoconto.
     Una volta completato il lavoro, si è ritirato alla casa del signor Oberoi con i suoi compagni di viaggio per riposare la sera. Il mattino successivo c’è stata la meditazione come al solito con le persone che si sono alzate alle tre o prima e hanno meditato fino alle cinque e un quarto. Ci doveva essere un darshan dei bambini alle sei, ma Lui non è venuto. Poi abbiamo preso del tè e abbiamo fatto una piccola passeggiata in giardino prima di tornare alla sala per meditare e per attendere il suo arrivo. Abbiamo aspettato e aspettato cantando i bhajan divini dei Maestri. Alla fine ci siamo seduti per meditare senza che Lui fosse apparso fisicamente. Ad un certo punto il signor Oberoi si è presentato con le novità che attorno alle undici della sera prima, Sadhu Ram si era improvvisamente ammalato e aveva avuto la febbre fino a quaranta gradi. In verità, Suzanne aveva già intuito che qualcosa fosse andato storto perché intorno alle cinque del mattino aveva visto Daryl e Jerry, suo fratello medico, lasciare la sala in tutta fretta. Erano stati chiamati presso il signor Oberoi per fare un controllo a Sadhu Ram. Hanno riscontrato un’infezione respiratoria grave, febbre, che gli procuravano grande fastidio e disagio come pure una debolezza generale.
     Ciò ha accelerato un’intera catena di eventi interiori in tutti noi che dovevano rivelarsi di profondo significato per aprire le porte della ricettività nei nostri cuori. Non importa se una persona era venuta per controllare chi fosse o se fosse già mentalmente aperta per assaporare la fonte perenne del nettare spirituale nel corpo del discepolo Gurumukh, l’effetto della sua scomparsa dai nostri occhi nei due giorni successivi ha aiutato alla grande a “riassettare” il nostro intimo, affinché potessimo ricevere la grazia del Guru in una semplice maniera diretta.
     In seguito un amato mi ha detto che questo era necessario. Quando ha visto Sadhu Ram la prima volta e ha sentito il messaggio letto dal signor Oberoi, non è riuscito ad elaborare il tutto sui due piedi. Ogni cosa era talmente diversa dal modo in cui sia Maharaj Kirpal Singh sia Sant Ji dispensavano le cose e la sua mente non sapeva come assimilarlo. Nei due giorni successivi in cui Sadhu Ram si è ammalato, ha sperimentato una sequenza di purificazioni interiori che gli hanno permesso di rendersi conto che il potere del Guru ha i propri modi unici di manifestarsi, ben oltre qualsiasi concetto mentale. La mente cerca sempre di classificare le cose, di fissarle nel tempo e nello spazio, di pretendere che siano in un modo o nell’altro. Questo è vero per tutti noi, non solo per l’amato che condivideva la sua esperienza con me. I comportamenti grotteschi della mente a questo riguardo fanno sì che i devoti più amorevoli non riescano ad accettare la nuova forma in cui il potere del Maestro ha scelto di operare.
     Quasi sempre il successore ha modi e attributi esteriori diversi rispetto al suo Param Guru, eccetto per una cosa. Il messaggio e il potere perfetto che fluiscono tramite il suo ricettacolo umano, sono esattamente gli stessi. Riguardo al messaggio, può darsi che vengano sottolineati punti in un modo leggermente diverso secondo i bisogni del momento, tuttavia nell’essenza è esattamente e precisamente lo stesso. Per portare gli amati al punto in cui considerano la meditazione con serietà, i Maestri spiegano le cose a modo loro, ma l’unico scopo della loro vita è in qualche modo di persuaderci di meditare secondo le istruzioni impartite al momento dell’iniziazione e di farci entrare interiormente per vedere la Verità con i nostri occhi. Anche quell’amato mi ha detto che non è stato l’unico ad attraversare questa esperienza particolare giacché c’erano molti altri, a lui conosciuti nel gruppo, che avevano intrapreso il viaggio solo perché erano stati incitati nell’intimo a vedere di persona chi era Sadhu Ram, piuttosto che confidare sui pettegolezzi.
     È un fatto assolutamente sorprendente che nonostante le esortazioni di tutti i Santi in base alle quali dovremmo e dobbiamo vedere con i nostri occhi, molti amati abbiano scelto di farsi prendere dalle supposizioni e dalle congetture riguardo al successore senza aver nemmeno studiato quello che Lui dice o senza essersi nemmeno presi la briga di incontrarlo personalmente. La macina delle dicerie si è messa in moto e sono circolati tutti i tipi di strane informazioni senza nessuna base reale. È sicuramente e perfettamente normale che una persona non si senta attirata o trascinata in una direzione particolare e quindi rimanga neutrale e assorbita nel proprio amore e devozione al Guru che l’ha iniziata. Va altrettanto bene che una persona sia attirata a incontrare un essere che possa sentire come successore e poi non senta che quell’anima abbia l’autorità di proseguire il lavoro, che debba semplicemente continuare la propria strada, però la Sant Mat non ha nulla a che vedere con lo sprecare il proprio tempo in critiche e calunnie di qualunque tipo.
     Come l’amato Sant Satguru, Hazur Sawan Singh Ji, diceva: “La Sant Mat non è un argomento di discussione, bensì la gloria dell’amore”. Dunque penso che tutti noi, devoti ai principi elevati e nobili della Sant Mat, dovremmo tenerlo presente in ogni istante. Non dobbiamo necessariamente acconsentire su chi sarà il successore, è una questione molto individuale. In verità, alcuni sentono magari che desiderano trascorrere il resto della loro vita ad eseguire le pratiche suggerite dal Maestro e per loro non c’è alcun bisogno di andare dal successore. Di nuovo questo va bene. Ma non c’è veramente nessun bisogno da parte nostra di gettare o sperperare il tesoro di quella poca devozione che abbiamo fatto, accondiscendendo all’atteggiamento critico. Nella sua forma grossolana o sottile proietterà sicuramente un velo compatto e tenebroso sul cuore, sebbene chi vi è coinvolto, senta di star bene e di essere giusto e corretto in quello che sta facendo.
     Ora nessuno di noi sapeva quanto Lui fosse ammalato. Per come andavano le cose, è parso come se arrivasse da un momento all’altro. Abbiamo aspettato tutti cantando bhajan o meditando secondo il programma, nella speranza di vederlo ancora. Poi è arrivato il signor Oberoi con un breve messaggio di Sadhu Ram in cui diceva che era molto desideroso di stare con noi, ma era debole e non poteva uscire. In questo breve messaggio meraviglioso ha detto a tutti gli amati di non preoccuparsi perché ogni cosa accadeva nel volere del suo amato Sant Ajaib Singh. Noi avremmo dovuto continuare a meditare e a cantare bhajan, avremmo dovuto fare il massimo Simran possibile perché sarebbe stata la cosa migliore per la sua salute e ha citato una serie di altri punti importanti e dolci. Mi auguro che il signor Oberoi condividerà tutti questi messaggi con noi in futuro dato che sono estremamente importanti a vari livelli.
     L’incredibile bellezza della situazione è che tutti sono rimasti disciplinati. Tutti hanno continuato a meditare, a cantare bhajan, eccetera. Non nego che personalmente sia stata un’esperienza molto struggente per il cuore, ma credo che sia stata reale per ognuno. Inizialmente era quasi insopportabile, tuttavia a mano a mano che l’atmosfera si è permeata con la rimembranza del Maestro, hanno preso a manifestarsi nel cuore una nuova comprensione e consapevolezza. Nel momento in cui la premura e l’amore per il suo benessere sono diventati più profondi, è stato chiaro che stavamo ricevendo una delle opportunità più belle della vita, ossia lasciar perdere i pensieri e i desideri su ciò che doveva accadere e che dovevamo ricevere per offrire semplicemente dal cuore delle preghiere di augurio affinché Lui riposasse e migliorasse. Anche coloro che lo avevano visto solo brevemente, sapevano che è un uomo dolce e semplice; vedere anche solo questo, intenerisce e ingentilisce il cuore.
     Nel momento in cui sono stati letti i brevi messaggi, l’intimo si è commosso oltre perché ci stava dicendo nel modo più chiaro e penetrante di non preoccuparci, ogni cosa accadeva nel volere del suo Guru. Lui ci aveva ispirato a meditare, che è il mezzo migliore per conseguire la ricettività, e quindi i messaggi sono penetrati nell’intimo e hanno cagionato un risveglio che non sarebbe potuto accadere in nessun altro modo. Per quanto riguarda questo evento, posso solo dire che è stata una cosa rarissima, ossia che il sangat sia rimasto disciplinato sebbene Lui non fosse davanti a noi. Fui personalmente molto vicino a Baba Somanath Ji negli ultimi anni della sua vita e fui testimone oculare del caos che capitò attorno a Lui quando la sua salute peggiorò. Il sangat si smarrì completamente e pochissimi si impegnarono in meditazione. Non entrerò nei particolari, ma so che questo arrecò a Baba Ji molto dolore e dispiacere. Probabilmente avrebbe sofferto comunque, tuttavia se in quel periodo avessimo meditato, avremmo visto con la chiara visione interiore quanto karma si stesse addossando nel modo più profondo e questo avrebbe reso i nostri cuori veramente delicati e dolci piuttosto che caotici e confusi.
     Sento che questa è stata una delle lezioni più importanti e vitali di questo periodo. Era semplicemente così: se amiamo e ci preoccupiamo veramente di qualcuno (che sia un Uomo-Dio, un familiare, un amico o qualunque essere della creazione), allora lasciamo da parte i nostri desideri personali di quello che otterremmo da lui e piuttosto pensiamo a quello che possiamo fare per lui. L’ego ci fa rapportare generalmente con gli altri per motivi egoistici. Se quella persona non appaga i nostri desideri, viene scacciata dal nostro campo di visuale. È un modo molto crudele e grossolano di vivere e indurisce, rende indifferente il cuore. Ma se per buona ventura otteniamo una carica interiore divina, allora l’angolo di visuale incomincia a cambiare. Piuttosto che focalizzarci sul soddisfacimento dei nostri desideri, pensiamo al benessere di quella persona in un modo amorevole e ci impegniamo a ricordare quel Potere che permette al cuore di irradiare tenerezza e dolcezza. Queste qualità trasformano la vita e aiutano a formare un’attitudine in base alla quale il discepolo può progredire sul sentiero interiore.

 

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