Giorni di immensa grazia - IV

Christopher McMahon  

 

parte quarta

 

parte prima - parte seconda - parte terza - parte quarta

 

Per due giorni siamo stati guidati in questo crogiolo di purificazione, sostituendo i nostri pensieri e desideri con la rimembranza del Maestro, che è una grazia oltre qualunque credo e, penso negli anni a venire, capiremo con sempre maggiore profondità le ramificazioni dei suoi significati. La sera del primo giorno in cui Lui non è venuto, è accaduto un evento molto importante. Alla fine, verso le otto di sera, era chiaro che non sarebbe venuto. Abbiamo cenato con semplicità, abbiamo fatto una passeggiata e ci siamo ritirati per la notte; quasi tutti erano andati a letto. Ero sdraiato sul materasso e hanno bussato alla porta. Mi è stato detto di svegliare tutti poiché ci sarebbe stato il Satsang alla nove di sera. Non mi è stato riferito nient’altro in quel momento e dunque mi sono affrettato a tirar fuori tutti dal letto. Nella mia mente pensavo che Sadhu Ram stesse venendo ed era proprio così, ma in una forma diversa da quella che uno avrebbe aspettato.
     Quando ci siamo raccolti nella sala del Satsang, è apparso il cantore di Sadhu Ram. Il signor Oberoi ci ha spiegato che quando era tornato a casa, era andato da Sadhu Ram, il quale gli aveva detto che voleva che quella stessa sera il pathi leggesse un Satsang di Hazur Sawan Singh. Il signor Oberoi ha dichiarato che tutti gli amati erano andati a letto, pensava di far tenere lo stesso il Satsang? Sadhu Ram gli ha confermato di tenere il Satsang quella stessa sera. Dunque eravamo lì seduti e siamo stati testimoni di un evento incredibilmente toccante. Il cantore ha cantato un bani di Swami Ji Maharaj nel modo più potente e immacolato e poi ha letto i commenti del Satsang in hindi ad opera di Hazur Sawan Singh Ji. Veniva tradotto simultaneamente in inglese e spagnolo. Per quanto ne sappia io, è la prima volta che un Satsang di Hazur Sawan Singh Ji è stato tradotto in inglese e in spagnolo sotto la diretta autorizzazione di un perfetto Maestro vivente. È stata un’esperienza elettrizzante e ora, riandando il passato, per molti di noi è stato un punto di svolta principale nel programma. La giornata che sembrava pari ad epoche in sua attesa, adesso aveva una dimensione gioiosa, palpitante perché non c’era dubbio sul fatto che nella voce di Pathi Ji ci fosse una carica straordinaria, concessa come grazia e dono del Guru.
    Quando il Satsang è finito, il signor Oberoi ha fatto alcuni commenti molto affabili ed amorevoli. Ha detto che nel sentire il pathi che cantava il bani, gli ha ricordato moltissimo il modo in cui il pathi di Maharaj Kirpal Singh Ji faceva la stessa cosa. Ha altresì aggiunto che il modo in cui il pathi ha letto il commentario, somigliava moltissimo al modo in cui Baba Somanath Ji dava il Satsang. Poi ha affermato che aveva conosciuto Baba Somanath Ji sin dall’infanzia nel Durbar di Hazur Sawan Singh Ji. Questo ha commosso moltissimo il mio cuore poiché è raro che si parli apertamente di Baba Ji, anche tra i Maestri. Fu un Santo nascosto, operante nel sud dell’India e non è molto conosciuto nel mondo occidentale. Per qualche motivo i Maestri sono rimasti silenziosi riguardo a Lui, eccetto per le parole meravigliose che il nostro beneamato Sant Ji ha pronunciato a proposito della sua grandezza e gloria. Perciò sentir menzionare il suo nome, intenerisce e riscalda il cuore, poiché Lui rappresentava e rappresenta le fondamenta della mia vita e so che se non avesse lavorato costantemente per destarmi, non sarei mai venuto da Sant Ji e da Sadhu Ram Ji.
    Anche il giorno dopo, il secondo del programma, è stato di attesa. Per due volte il pathi è venuto e ha dato un Satsang di Hazur Sawan Singh. Credo che la maggior parte di noi si trovasse in uno stato di mente totalmente diverso dal primo darshan di Sadhu Ram. Eravamo tutti desiderosi di vederlo ancora, ma volevamo moltissimo che Lui riposasse. Nell’arco di due giorni brevi (che a volte sono sembrati un’eternità) il nostro intimo è stato riedificato e la brama di vedere la forma dolce e meravigliosa di questo Gurumukh inebriato è cresciuta in modo considerevole, forse a livello febbrile, ma non a costo della sua salute. Poi è giunto un messaggio gioioso che sarebbe venuto brevemente la sera per il darshan. Cercherò di descrivere quello che è accaduto con le povere parole che mi sono state date. Non posso dire quello che ha significato per gli altri, ma lo narrerò nel caso che risuoni vero in altri cuori. Altrimenti scartatelo semplicemente come le percezioni di una persona superficiale nell’intimo (il che è certamente vero). Può anche darsi che Lui abbia fatto percepire a questo cuore le cose correttamente.
    Quando è arrivato, era buio all’esterno. Lo abbiamo visto la prima volta mentre saliva le scale ed era insostenibilmente meraviglioso. Veniva gentilmente sostenuto da coloro che lo scortavano poiché era molto debole fisicamente.
    Lo hanno pure aiutato a sedersi sul podio. Il suo volto era sereno e tranquillo oltre ogni descrizione. Sono proprio certo che la sua attenzione era a stento nel corpo e che i suoi occhi sprigionavano il pieno potere dello Shabd Guru. Non appena si è seduto, gli è stato posto sulle spalle una coperta bianca, forse per tenerlo caldo. Sembrava così incredibilmente bello, l’essenza della semplicità e della serenità. Tuttavia era ovvio che il suo corpo stava soffrendo molto a causa della debolezza che era palese nei suoi passi.
    Per me è accaduto qualcosa del genere: non è possibile spiegare come sia avvenuta quest’esperienza, ma si è semplicemente rivelata. Quando i sevadar hanno posto la coperta bianca sulle spalle, l’anima dentro di me ha capito che il mantello del Guru veniva posto su di Lui. La coperta non era per niente una stoffa ordinaria, quantunque esteriormente apparisse come tale, in verità era il mantello sacro che gli era stato preparato in Sach Khand da Sant Ji e da tutti i perfetti Maestri. I sevadar - i panch pyare, come li chiama Lui - erano anime radiose che compivano questo lavoro di posare il mantello secondo quanto ordinato dai Santi.
    Tutto questo è successo in un baleno e poi è regredito negli eventi effettivi, che erano sorprendenti già di per sé. Si è seduto tranquillamente e ha dato questa volta un darshan aperto, il che vuol dire che i suoi occhi erano rivolti al sangat. Era estremamente calmo e tranquillo, i suoi occhi e la sua fronte scintillavano con la gloria e la luce di Dio. Cantare “Aja Pyare” di Sant Kirpal Singh Ji è il modo migliore per capire a che cosa assomigliava, per lo meno per me. E credo che questa bellezza elegante, accoppiata alla sua debolezza fisica, abbiano dissolto i dubbi rimanenti su chi Lui fosse o sia. Di nuovo, il signor Oberoi ha letto un messaggio energico che gli aveva dettato concernente l’accettazione della volontà del Maestro. Spero che sarà pubblicato presto.
    All’inizio avevano pensato di far ricevere singolarmente ad ognuno di noi il darshan, ma credo che ci fossero un totale di quattrocento persone, inclusi gli occidentali e il sangat indiano. Ci sarebbero voluti quarantacinque minuti ed oltre. Sarebbe stato difficile per Lui sedere così a lungo, per non parlare di dare il darshan. Dunque hanno deciso che saremmo scesi per le scale e ci saremmo allineati per la strada attorno al giardino. Siamo usciti tutti nell’aria notturna e abbiamo cantato bhajan in attesa di questo fausto evento.
    Lui è venuto e, seduto in macchina, ha dato a ognuno un darshan radioso mentre la macchina procedeva lentamente attorno al giardino. È stata un’altra occasione inestimabile e preziosa, una di quelle indimenticabili. In un tempo brevissimo e nonostante la sua debolezza fisica, ha risvegliato i sentimenti più sacri a proposito della devozione al Maestro. Pagine e pagine di testi sacri letti nel corso di vite, austerità e ripetizioni compiute con intenso fervore, riti e rituali eseguiti con sincerità e brama non sono paragonabili a un istante nella compagnia di un vero Mistico Adepto, che abbia trasceso alle massime regioni di purezza e verità in virtù dei suoi sforzi impareggiabili e della grazia illimitata del Guru. Sebbene non ci fosse rimasto che un solo giorno pieno in sua compagnia, tutti noi abbiamo visto in modo cristallino che non è il numero di giorni trascorsi con il Maestro, ma la condizione del nostro cuore ad essere la cosa che importa di più. Ritirandosi da noi, facendoci meditare e cantare bhajan con disciplina, Lui è riuscito a portare la nostra attenzione in un luogo dove potevamo ricevere la grazia che non saremmo riusciti a ottenere in altro modo.
    Il giorno seguente, all’alba, ci è stato detto che Sadhu Ram si era rimesso completamente e che dopo la colazione sarebbe venuto a dare i colloqui personali per tutti gli occidentali. Prima di arrivare alla sala, ha iniziato tredici persone, tra cui dodici della famiglia Ranna. Un amato dal Canada, che era un indiano, è stato benedetto con il Naam. Poi è arrivato alla sala e ha incontrato i diletti indiani per un breve darshan. I diletti dall’India sono molto miti di carattere e acconsenzienti. In questo programma non hanno ricevuto così tanta attenzione esteriore e tuttavia sono rimasti disciplinati, hanno ricevuto molto beneficio.
    Quando è arrivato, il signor Oberoi ha detto che ora era giunto il momento dei colloqui privati e gli amati dovevano risolvere dettagliatamente ogni problema in meditazione oppure, qualora non ci fosse nulla da chiedere, avere semplicemente il suo darshan e sentire quello che avrebbe detto. Hanno deciso di far entrare prima le persone che non avevano domande. Circa metà del gruppo è caduta in quella categoria e così ad uno ad uno, come coppie o come famiglie, siamo entrati per vederlo. Spesse volte Lui aveva un paio di cose da dire agli amati che non avevano domande. Nel nostro caso ha dichiarato, come prima cosa e come la più importante, che le nostre meditazioni ci dovevano portare a Daswan Dwar. Doveva essere il nostro unico obiettivo poiché lì si incontra il Guru nella sua forma pura e possiamo parlare direttamente con Lui. Ci ha detto gentilmente che qualunque cosa, al di sotto di questo, rientra nel reame dell’illusione.
    Ha espresso altri punti ispiranti e istruttivi. Nel corso del colloquio ha sorriso delicatamente un certo numero di volte e per un devoto è la cosa che affascina di più il cuore. È passata un’ora dopo l’altra mentre Lui accudiva ai bisogni di ognuno. Se una persona aveva bisogno di molto tempo, Lui gliene ha concesso molto. Alcuni individui sono stati con Lui per oltre quarantacinque minuti. È stato incredibile perché era assolutamente instancabile nel suo seva. Proprio il giorno prima non riusciva a camminare da solo, mentre ora sedeva eretto in una Forma poderosa e meravigliosa per dare consigli profondi e costruttivi a ognuno. Le sue parole erano cariche con l’esperienza di un’Anima che ha attraversato ogni stadio del viaggio spirituale.
    Molti di noi si sono seduti nella sala vicina alla sua stanza, in attesa di vederlo ancora una volta quando finiva. Ma è stato un lavoro che non poteva essere fatto in fretta. Lui solo conosceva la condizione di ogni cuore ed era deciso a sistemare ogni cosa per permettere alla persona di andarsene dal colloquio e di progredire sul Sentiero spirituale. Verso le otto di sera hanno avvisato tutti di prepararsi perché stava per uscire. Non sapevamo per quale scopo, c’erano ancora colloqui da fare e sapevamo che li avrebbe finiti quel giorno, il mattino successivo sarebbe ritornato alla sua casa in Rajasthan. È stato un evento speciale al quale ci hanno permesso di partecipare. Nel retro della sala c’era un computer ed era stato predisposto affinché Sri Sadhu Ram potesse conversare direttamente ed essere visto dal dottor Matai in Inghilterra. Sadhu Ram si è seduto su una sedia e in una posa naturale ha dato uno splendido mini-satsang al dottor Matai. Sorprendente per molti versi, incluso il fatto che in tutta la sua vita Sadhu Ram ha avuto pochissimo a che vedere con la tecnologia occidentale. Ora Lui parlava tramite internet con il dottor Matai, a migliaia di chilometri di distanza. È stato un utilizzo molto utile della tecnologia e tutti noi speriamo di organizzarci a casa in un modo tale per cui quando c’è un programma e non possiamo essere presenti, riusciamo a parteciparvi con la videoconferenza.
    Dopo quell’evento animato, si è ritirato nella stanza per finire i colloqui. Alle dieci e trenta di sera ha finito con l’ultima persona ed è venuto nella sala per un breve darshan. Abbiamo cantato alcuni bhajan e quando era pronto per partire, un’amata ha cantato un altro inno divino e poi ne è stato cantato un altro ancora. Era chiaro che finché non fosse stato fatta una richiesta specifica, avremmo proseguito a lungo e, dato che era stanco di tutta la giornata, gli abbiamo chiesto il permesso di lasciarlo andare.
    Dal balcone di sopra, noi tutti abbiamo avuto un ultimo darshan mentre saliva in macchina e tornava alla casa di Oberoi. Nel resoconto appena pubblicato sul programma, il signor Oberoi ha condiviso con noi l’essenza di numerose risposte che ha dato agli amati riguardo alla meditazione in generale:
 

a)         Beneficiamo veramente della meditazione se dedichiamo un minimo di cinque ore al giorno, per lo meno tre ore di buon mattino alle tre (chiamata l’ora dell’ambrosia), e due durante il giorno o la sera. Si dovrebbero cantare alcuni bhajan con amore e anelito per rendere la mente calma, umile e ricettiva.

b)   La posizione a gambe incrociate è molto più d’aiuto di qualunque altra posizione su una sedia.

c)   Per avere buon esito in meditazione non bisogna muoversi in alcun modo, grattarsi o sgranchirsi gli arti.

d)   I pensieri relativi alle questioni mondane dovrebbero essere limitati al minimo necessario. Se la nostra mente chiacchiera e si agita per tutto il giorno, come farà a calmarsi?

e)   Il coinvolgimento nel mondo e nei suoi affari è il massimo ostacolo. Fate il vostro dovere, ma senza coinvolgervi. Bisogna sviluppare questo gradualmente, con uno sforzo prolungato nell’arco di un certo periodo di tempo.

f)    Uno non può godere allo stesso tempo i piaceri del mondo e il piacere del Naam. Occorre lasciare i primi per riuscire a gioire del secondo.

g)   Noi dobbiamo meditare, nessun altro lo farà per noi. Il Satguru è pronto a rivelarsi a noi anche oggi, se completiamo il lavoro affidatoci; vuole che lo facciamo quanto prima affinché possa sentirsi sollevato.

h)   Coloro che tengono il Satsang, pretendono di aiutare gli altri o predicano, dovrebbero mettere in pratica prima loro stessi e poi aiutare gli altri.

i)     Una fede, una fiducia complete e irremovibili nel Satguru sono enormemente utili per avere buon esito in meditazione.

j)     Lo sforzo personale è di gran lunga essenziale su questo sentiero. Quanto più ci sforziamo, tanto maggiore sarà la grazia del Guru.

k)   Ogni istante l’amato Baba Ji ci sta chiamando a gran voce e ci sta chiedendo di innalzarci il più presto possibile. Quindi decidiamo che d’ora in poi faremo uno sforzo serio, prolungato e vivremo secondo i suoi comandamenti. Se faremo così, vedremo i risultati abbastanza presto.

l)     Non pensate male di nessuno, non criticate nessuno. Pensate sempre che il Guru è l’unico artefice e l’essere umano non è nulla. Augurate ogni bene a tutti; questo, di per sé, aiuterà la meditazione, oltre al Simran costante.

m) Il Satguru Ajaib era il nostro Guru, è il nostro Guru e sarà sempre il nostro Guru; non abbiamo bisogno di nessun Guru nuovo. Abbiamo solo bisogno di un aiuto per eliminare le nostre debolezze, manchevolezze ed errori. Se possiamo farlo per conto nostro, benissimo, altrimenti cerchiamo l’aiuto di qualcuno che l’abbia fatto per tutta la sua vita e che possa agevolarci in modo disinteressato a farlo.

n)   Concedendo l’iniziazione il Satguru ci ha reso un Leone. Ora è nostro dovere comportarci come tale e assolvere le nostre responsabilità. Dire semplicemente che uno è un peccatore, non servirà. Uno deve rendersi conto nel profondo del cuore che continua a commettere errori ogni secondo e questo si può modificare solo pensando al Guru, ripetendo il Simran costantemente e modellando la vita secondo le sue parole.

o)   Ogni Santo ha detto che una lampadina si brucia e un’altra la sostituisce, nello stesso modo un Santo lascia il corpo e un altro ne prende le veci. Notate una cosa, la lampadina nuova che sostituisce quella bruciata, non è stata fabbricata dopo aver bruciato quella precedente, è già lì e ne prende subito il posto. Similmente il Santo, che deve fare le veci del suo grande Guru, è pronto e preparato molto tempo prima che il Guru abbandoni il mondo. Non ci dovrebbe essere nessun dubbio a questo riguardo. 

Presto, il mattino dopo, si è tenuto il programma finale. Doveva essere in due parti, la prima sessione era riservata per le domande rimaste o per la confusione, i dubbi riguardo a dove il potere del Guru stesse operando. Tutti i presenti hanno avuto l’opportunità di chiedere quel che era nelle loro menti. Quando è stata posto il quesito, non c’erano assolutamente domande, solo silenzio. Poi c’è stata una breve sessione di bhajan prima che Sadhu Ram se ne andasse. È stata una partenza commovente. Come avevamo fatto un paio di notti prima, ci siamo allineati sulla strada intorno al giardino. Ci ha dato amorevolmente il darshan due volte a mano a mano che la macchina girava attorno al quartiere, poi ha intrapreso la via di ritorno in Rajasthan. È stato scortato al confine di Delhi dal signor Oberoi e dalla famiglia. Ha dato un darshan finale d’addio per loro: 

“L’addio è stato sia difficile sia speciale. Mentre tutti i presenti erano in lacrime, c’erano ancora più lacrime negli occhi di Sadhu Ram Ji, il quale ha confidato che non era facile da parte sua allontanarsi dalle anime amorevoli. Pochi altri ed io siamo andati al confine di Delhi per salutare e per prestare i nostri omaggi. Con le lacrime agli occhi e con la tristezza sul volto ha dichiarato: ‘Rimanete uniti, non permettete alla mente di creare differenze. Se avete lavorato molto duramente, è il Satguru Ajaib che, in realtà, vi ha permesso di farlo. Pensate che così tante care anime possano venire per conto loro a meditare nelle circostanze in cui stiamo vivendo, quando Kal è nella fase peggiore? No, miei cari, sono soltanto la grazia e la magnanimità del Satguru Ajaib. Dunque, miei cari, amatelo, ricordatelo e obbeditegli se volete essere salvati. Lui è il nostro unico salvatore e il nostro unico protettore. Il mio amore a ognuno di voi’”. 

Così tanti anni sono passati nella compagnia dei Maestri con innumerevoli errori fatti e forse da fare. Ma in profondità il pianto dell’anima implora il grande Maestro di portarci con Lui nonostante i nostri difetti. La sua bellezza e grandezza trafiggono il cuore, nella sua stessa essenza.
    Colui che ci è stato mandato dai nostri amati Maestri, è immacolato in ogni modo. La sua forma è meravigliosa e radiosa. Semplicità, umiltà ed innocenza sono i segni caratteristici del suo impeccabile carattere. L’amore che ha per il Guru, è ineguagliabile e profondo. Ogni singola parola che fluisce dalle sue labbra, è carica di significato e crea nel cuore la brama sincera di entrare interiormente e di incontrare il grande Maestro. Lui è l’amato e il diletto che il nostro misericordioso Ajaib ha mandato per rinfrescare i nostri cuori accaldati e per farci meditare sul suo sacro Simran. Possano i nostri cuori diventare soffici come la cera e ricevere il dono divino che Lui ci ha dato.

 

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