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Il suo volere è dolce

un resoconto del primo giro del mondo di Sadhu Ram - estate 2003

Christopher McMahon

(prima parte)

  

L’incontro in India e la partenza per Londra

“Andare da una grande Anima e non seguire i suoi insegnamenti equivale a umiliarla. Cristo disse, ‘questo è il mio comandamento, che vi amiate l’un l’altro come io ho amato voi’. Senza dubbio siamo orgogliosi della grande anima che ci ha iniziato, ma lei è orgogliosa di noi? Chi vive in base alle aspettative del Maestro è un vero discepolo. I Maestri dicono sempre che un’oncia di pratica vale più di tonnellate di teoria. La semplice conoscenza teoretica senza la pratica non è di alcun aiuto. Sheikh Saadi ha dichiarato che un uomo colto ma privo di senso pratico è come un somaro carico con un mucchio di libri. Una volta fu chiesto a Guru Amar Das a proposito del destino delle persone prive di senso pratico. Rispose che erano come un cucchiaio immerso nel budino che non lo assaggia mai. Tale è il destino di coloro che sono sempre occupati in lotte intellettuali. Noi sappiamo come predicare agli altri, ma non a noi stessi. Ascoltiamo i Mahatma, ma per lo più dimentichiamo qualunque cosa ci dicano oppure utilizziamo quella conoscenza per atteggiarci come loro. Che cosa significa ascoltare veramente? Significa attenersi alle parole del perfetto Maestro”.              Sant Kirpal Singh Ji

 

 Domenica 13 luglio 2003 alcuni di noi, che avevano ricevuto l’opportunità di viaggiare con Sadhu Ram Ji e con il seguito indiano, si sono radunati all’aeroporto internazionale di San Francisco per iniziare il viaggio a Delhi dove tutti ci saremmo incontrati e avremmo dato il via al giro in Sud America, Stati Uniti, Gran Bretagna e Italia. È stato un dolce momento poiché quattro di noi (Suzanne, Brock, Daryl e io stesso) avevamo intrapreso questo stesso viaggio per incontrarlo nel luglio 2002. Quell’esperienza condivisa con amore è stata indimenticabile e ci ha unito per sempre in un legame di profonda amicizia. Altre cinque visite ai suoi Santi piedi nel corso dell’anno 2002/2003 hanno ricolmato i nostri cuori e menti con una sensazione di dolce gioia e gratitudine per il fatto che ancora una volta ci era stata concessa la vicinanza di un’anima inebriata di Dio, pienamente immersa nell’amore del proprio Guru.
     La città di Delhi è stata investita da una notevole massa di pioggia monsonica nelle settimane precedenti il nostro arrivo e dunque l’aria, pur essendo calda e umida com’è normalmente in questo periodo dell’anno, era pulita. Anche gli alberi, le piante e gli arbusti parevano traboccanti di vita e di vigore, il che ha accresciuto la nostra gioia durante il tragitto nel cuore della città che è stata la casa fisica di Maharaj Kirpal Singh, un grande imperatore della spiritualità dei nostri tempi.
    Questa vasta metropoli ha continuato a svolgere un ruolo importante nella missione di Sant Ajaib Singh Ji dato che venne qui tantissime volte per tenere dei programmi. Ora è diventata un centro importante nell’opera di Sri Sadhu Ram, il quale ha visitato la casa dei Rana ogni sei-otto settimane nell’anno passato. Non si può fare a meno di sentire la radiazione e il potere dei grandi Maestri che hanno ingentilito questa città brulicante, poiché la loro vita e i loro insegnamenti sono parte integrante del tessuto delle vite di molti amati. Arrivati a casa dei Rana, ci hanno mostrato affettuosamente la stanza che ci avevano preparato; per molti versi è più di una casa per noi. L’amore e la dolcezza che permeano l’esistenza di questa grande famiglia (vive sotto un unico tetto) e il modo in cui ci hanno accettato nelle loro vite, costituiscono un dono che soltanto i Maestri potevano concedere. Il signore e la signora Rana, i figli adulti, le mogli e i nipoti, tutti vivono insieme come un’unica anima che palpita in corpi diversi. Coloro che hanno partecipato ai programmi, l’hanno sottolineato a più riprese. La modestia con cui accudiscono ai bisogni di ognuno ti fa sentire protetto e curato in un modo profondo e confortante, il che di riflesso li aiuta a focalizzare la loro attenzione sul Suo amore e luce.
    Delag1.jpg (161185 byte)Di fatto il signor Rana fu iniziato da Sant Kirpal Singh nel 1950 e sua moglie alcuni anni più tardi. Hanno trascorso tantissimi momenti preziosi in sua compagnia. Di pari passo con l’opportunità d’oro di una stretta associazione con il Maestro Kirpal, il signor Rana ha avuto un contatto prolungato con Mastana Ji, e in questo viaggio ha condiviso con noi un certo numero di storie basate sulle sue esperienze nella compagnia di questo amato discepolo Gurumukh di Hazur Sawan Singh. Dopo la dipartita del Maestro Kirpal i figli e le figlie dei Rana sono stati attirati nella compagnia di Sant Ji e hanno goduto una certa intimità con Lui nel corso della sua vita e missione. L’effetto profondo di questi tre uomini immacolati sull’intera famiglia è percepibile in tutto quello che fanno tra di loro e anche per gli altri.
    L’armonia e l’unità fluiscono in modo naturale da questi amati e ci aiutano a rendere il sentiero gradevole e delizioso sia a livello individuale sia a livello di gruppo. Spesso Sadhu Ram ci ha rammentato che il Simran porta i massimi frutti quando impariamo davvero a vivere con umiltà e semplicità. Nel momento in cui ci rendiamo conto chiaramente che siamo semplici esseri umani con numerose manchevolezze, piccole e grandi, allora addolciamo e mitighiamo le nostre vite chiedendo sempre perdono a coloro con i quali interagiamo se in qualche modo abbiamo commesso errori. Non si tratta di atteggiarsi, di fingere oppure di mettere la maschera della falsa umiltà. Questo sentimento è frutto di un’accurata introspezione che ci porta al luogo interiore dove riusciamo a vedere come ogni pensiero, parola e atto influenzano chi ci circonda. Quando incominciamo a percepire che Lui solo vive in tutti i cuori, allora diventiamo sensibili alla realtà che qualunque cosa sgarbata o sgradevole facciamo, offende il Maestro. Nel momento in cui tale consapevolezza spunta nell’intimo anche a un grado minore, notiamo che è più facile chiedere perdono nelle nostre vite quotidiane, il che permette l’effusione di correnti infinite di grazia nell’ambiente in cui viviamo.
    Se in caso contrario la mente ci convince che qualunque cosa facciamo, è sempre giusta mentre quello che fanno gli altri è sbagliato, e che sono gli altri a dover chiedere perdono per i loro errori - non noi - allora il calore e la dolcezza si dileguano nella vita. È sorprendente quanto sia facile sviluppare tale abitudine. A volte quest’attitudine è giustificata dal fatto che stiamo dedicando parecchio tempo alla meditazione, che stiamo seguendo alla lettera tutte le regole e i precetti del sentiero, eccetera. In realtà la nostra cultura sostiene spesso questo tipo di mentalità proprio come tutto ciò che accade nel mondo occidentale a livello culturale ha un’impronta assai egoista. Scendere dal piedistallo e condurre una vita normale, amorevole mentre proseguiamo nelle pratiche interiori in un modo concentrato, richiede una certa dose di grazia.
    Sadhu Ram ha messo in enfasi a più riprese che i punti suddetti e la sua stessa vita rappresentano un modello per noi. Come membro di una casta intoccabile ha dovuto tollerare molteplici offese e trattamenti aspri per tutta la vita. Coloro che ora sono più vicini a lui a livello fisico, ammettono francamente di averlo trattato in una maniera irriguardosa e sgarbata per molti anni, ma lui non ha mai reagito in quel modo. Anzi è sempre stato benevolo, gentile e sollecito nei loro confronti e ha cercato di servirli al meglio (era un lavoratore pagato a ore nei loro campi). È stato così per molti anni mentre Sant Ji riversava sempre più il proprio impulso di vita nel cuore di quest’anima gentile.
    Ci ha detto con amore che in primo luogo dobbiamo veramente chiedere perdono per tutti gli errori che facciamo. Poi dobbiamo creare un’atmosfera di unità e di amore nei confronti di coloro con cui siamo in contatto quotidianamente. Ha detto che se facciamo fiasco in questo, come possiamo rendere più costante il Simran nell’intimo per avvicinarci al Maestro interiore? Ci ha ricordato la semplicità spiegata da tutti i Santi: “Come possiamo amare Dio che non vediamo se non amiamo coloro che vediamo e nel cui cuore Lui dimora?”. Ci ha ispirato oltre per farci capire che il Simran fatto nel modo corretto, intenerirà sempre di più il nostro cuore e la nostra mente, li renderà dolci e gentili. Sapremo che il Simran porta frutto quando quelle pure qualità del Guru prenderanno a fluire dentro di noi.
    Sant Sadhu Ram era già arrivato a Delhi a tarda notte, ma non siamo riusciti a incontrarlo fino al mattino successivo. Di solito Lui si ferma dagli Oberoi durante la notte e trascorre tutto il giorno a casa dei Rana, dunque è arrivato alle sei e mezzo circa. È stato molto eccitante aspettare l’arrivo della sua jeep. Gli Oberoi chiamano prima per farci sapere che stanno partendo da casa (che è a circa dieci-quindici minuti) e allora tutta la famiglia insieme con gli ospiti si raccoglie al piano terra e al primo piano per attendere il suo arrivo. L’aria si carica di attesa poiché la sua forma è così incantevole e seducente. Le ragazze più giovani della casa spazzano e puliscono i gradini, la zona in cui arriverà la macchina. Una luce stupenda appare sui volti di coloro che aspettano. Poi si vede la jeep e tutto ciò che è caro e prezioso sboccia nel cuore. L’auto fa il giro attorno al parchetto e si ferma di fronte alla casa. Lui esce dalla jeep vestito con quei semplici abiti di cotone bianco; il suo volto meravigliosamente dolce, gentile e gli occhi inebriati da Dio travolgono tutti noi radunati lì. Silenziosamente correnti d’amore penetrano nel cuore attraverso questo ricettacolo umano che Sant Ji ha preparato in un modo così minuzioso nel corso degli anni.
    La stanza dove lui sta è al primo piano ed è proprio adiacente alla sala più grande che viene usata per le sessioni di darshan. Ci siamo raccolti lì per cantare alcuni bhajan. Le voci amorevoli e melodiose della famiglia Rana si alzano nell’aria mattutina in lode al potere del Maestro sotto forma dei bhajan scritti da Sant Ji, dal Maestro Kirpal e dagli altri Santi. In quell’atmosfera caricata i suoi occhi luccicanti e impregnati d’amore si muovono da una persona all’altra, saturando l’intimo con l’elisir della vita. In questa scena serena di primo mattino le care anime stanno contemplando la beneamata forma del Maestro. L’aria è briosa e dolce, è il momento fresco del giorno dopodiché arriveranno il caldo e l’umidità della stagione dei monsoni. In seguito nel corso della giornata si sono addensate spesso nubi buie, sono balenati e rimbombati nel cielo tuoni e lampi, ma in questo primo momento del mattino anche la natura sfoga la propria brezza vivace su tutti coloro che sono radunati nella sua rimembranza. Nella stanza si avverte in modo poderoso la presenza di Hazur Sawan Singh poiché il volto di Sadhu Ram possiede quella qualità di rivelare la grazia e la grandezza di ognuno dei Santi che abbiamo conosciuto e amato. Una leggera inclinazione del capo e lui è Kirpal, un altro movimento gentile ed è Ajaib, poi ancora Somanath e molti altri, ma nella quiete di questo benedetto mattino i suoi lineamenti luminosi parlano di Sawan, quel grande Luminare spirituale nato in questa stagione dell’anno.
    Dopo l’amorevole sessione di bhajan si è ritirato nella sua stanza e ci hanno chiamato per stare brevemente con lui. Quando si trascorre un po’ di tempo in sua compagnia, diventa evidente che è la persona più amichevolmente amorevole che si possa mai di sperare di incontrare a livello umano. Tanti si sono rattristati per il fatto che nei primi incontri lui non guarda negli occhi, ma ciò è dovuto in parte alla sua abitudine di tutta una vita di lavorare per gli altri come membro della comunità intoccabile, al quale non è permesso di guardare negli occhi di coloro che sono superiori. Nella società indiana viene considerata una grave trasgressione e quelle leggi di casta prevalgono ancora con forza nelle zone rurali. In qualche modo lui è anche una persona timida nel modo più innocente e caloroso. Magari ci sono altri motivi per i quali a volte all’inizio occulta gli occhi luminosi. Ma dopo qualche tempo questa timidezza iniziale si attenua e a quel punto non esistono parole per descrivere che cosa vuol dire sedergli accanto ed essere abbracciati dalla sua generosità, dolcezza, amore. Uno rimane semplicemente sopraffatto, sente che come se ogni poro si saturi di un’amichevolezza incantevole che avvolge ogni parte dell’essere. Quando incomincia a parlare, quando saluta con la sua voce morbida e tenera, il mondo intero sembra traboccante di musica e di luce. Tutto quello che Sant Ji era ed è, è racchiuso in questi momenti preziosi.
    Poi Sadhu Ram ha esordito dicendo che è stata tutta la grazia dell’amato Sant Ji ad averci riunito per fare il suo seva. Ha detto che noi tutti eravamo uguali davanti a lui, che non c’era la benché minima differenza tra ognuno di noi e che dovevamo lavorare nella sua rimembranza per servire tutti i cari figli affinché il Signore Ajaib sia ricordato ancora. Ci ha rammentato che Lui solo ci ha fatto radunare a Delhi, che Lui solo ci sta mandando insieme per i vari programmi di Satsang nei diversi paesi. Ha detto che non dovremmo avere alcuna ansietà nel cuore poiché in fin dei conti è stato tutto il suo lavoro e Lui farà ogni cosa necessaria in ogni momento e in ogni spazio.
    Per tutto il giorno Sadhu Ram ha incontrato gli amati dall’India e nel tardo pomeriggio ha dato una seduta di meditazione e un breve Satsang. Questa stessa sera sono arrivati gli ultimi visti per il giro, quelli per l’Italia. Tutta l’avventura dei visti si è dimostrata più complicata di quello che chiunque di noi immaginasse. È stato un mondo nuovo per tutti coloro che erano coinvolti e il tempo richiesto per averli è andato ben oltre la nostra immaginazione. Diletti da ogni paese hanno mandato tutta la documentazione di sostegno per la visita di Sadhu Ram, eppure a causa dei problemi della tragedia dell’undici settembre è stato difficile procurarsi i visti - in particolare modo quelli per gli Stati Uniti. E se per qualche motivo l’ambasciata americana nega una richiesta di visto, allora gli altri paesi sembrano fare altrettanto. Sadhu Ram e quattro dei setti amati che vivono in India e che dovevano accompagnarlo, non hanno avuto problemi ad ottenere i visti per tutti i paesi benché ci siano voluti quasi due mesi. Hanno negato i visti per gli Stati Uniti e l’Italia a tre del seguito, benché avessero ricevuto il permesso di entrare in Colombia.
    Quando è saltato fuori questo diniego iniziale, tanti erano preoccupati poiché i compiti di quegli amati venivano considerati indispensabili per aiutare a mantenere la salute fisica di Sadhu Ram. Uno di loro vive con Sadhu Ram tutti i giorni e conosce i dettagli concreti dei suoi bisogni fisici. Un altro è il suo pathi, la persona che canta il bani durante il Satsang. La terza era la signora che prepara il cibo secondo le sue semplici necessità. Ma quando hanno consultato Sadhu Ram stesso a questo proposito, ha detto che non dovevamo preoccuparci di queste cose poiché era il lavoro di Sant Ji e Lui si sarebbe preso cura di tutti i dettagli come riteneva opportuno. Ha rammentato a tutti ancora e ancora che non dovremmo mai pensare che stiamo facendo queste cose per conto nostro e quindi non dovremmo preoccuparci in alcun modo di come si sviluppano. Inoltre dovremmo sempre ricordare di rimanere felici e paghi nel suo volere poiché il suo volere è dolce.
    Osservarlo in quest’umore rilassato e privo di preoccupazioni, è già una lezione di per sé. Occorre aver presente che a livello esteriore lui ha vissuto per tutta la vita in una delle zone più remote dell’India rurale e in base agli standard esteriori non ha alcuna conoscenza del mondo e delle sue problematiche. Tuttavia non ha mai mostrato alcuna ansietà o preoccupazione sui problemi che si sono presentati nella fase di richiesta dei visti degli amati che erano considerati essenziali per il suo benessere fisico nel viaggio all’estero. Non si può simulare questo, fa semplicemente parte della coscienza di chi è totalmente assorbito nell’amore del Guru e sa che Lui si prenderà cura di ogni singolo dettaglio della vita. Di fatto nessuno dei tre è venuto in nessuna tappa del giro e, come lui stesso ha indicato, Sant Ji ha fatto in modo che coloro che lo accompagnavano, si prendessero cura di lui magnificamente.
    Giovedì 17 luglio ha visto il giorno della partenza per la Gran Bretagna. Abbiamo incontrato Sadhu Ram diverse volte durante il giorno. Come sempre ha dedicato il massimo tempo a vedere gli amati. C’è stata una sessione particolarmente memorabile in cui ha fatto raccontare a Babu Gurjant un certo numero di storie divertenti, inclusa quella famosa di Shital Das. Sadhu Ram ama vedere le persone ridere e lui stesso si gode le storie come chiunque altro. Gurjant ha un modo meraviglioso ed espressivo di dire le storie e tutti noi abbiamo riso accoratamente via via che lui e Sadhu Ram interagivano durante la storia. Lo scambio tenero tra di loro e le risate che irradiavano gentilmente dai loro dolci cuori ci hanno portato in quel raro luogo dove esistono soltanto innocenza, purezza e nient’altro.
    Alle nove e mezzo di sera Sadhu Ram ha dato un potente darshan d’addio alla casa dei Rana. Era lapalissiano per noi che ora Sant Ji stava facendo uscire totalmente dal nascondiglio il suo caro figlio Gurumukh. Il potere maestoso e la radiosità sulla sua fronte e nei suoi occhi erano stupefacenti. Il suo grazioso corpo snello, vestito di puro bianco era saturo del potere magnetico dello Shabd. A volte il Maestro rivela liberamente la gloria che il suo Maestro ha posto in lui ed è stato proprio vero in occasione di questa serata della partenza.
    La maggior parte della famiglia Rana è venuta all’aeroporto per salutarlo. È stata una scena graziosa dato che i bambini, gli adolescenti, gli adulti giovani e vecchi si sono fatti avanti per ricevere le sue benedizioni. È stato un darshan d’addio toccante. Tutti erano lietissimi che stesse andando all’estero per condividere con gli amati il messaggio di Sant Ji di amore e di luce, ma al tempo stesso erano tristi di vederlo partire. Molti volti hanno versato lacrime copiose, senza limitazioni. Eravamo felici di non doverci allontanare da lui in questo momento, anzi stavamo andando con lui in questo viaggio che capita una sola volta nella vita. Uno sente che queste cose non accadranno ancora e ancora, si può solo assaporare il momento e inchinarsi davanti ai Maestri che hanno permesso un’occasione simile. Intuitivamente si avverte che solo la sua grazia può permettere tale opportunità. Di pari passo c’è la responsabilità di serbare memoria di tutto ciò che accade affinché altri amati (che si sentono attirati in tal senso di sapere) abbiano un’idea di come vive un Santo e di come si muove nel mondo e, ancor più di questo, di permettere che il suo amore perfetto rimanga impresso nella parte più profonda del loro essere. In tal modo l’anima rimane il più intimamente connessa a quel puro Potere nel corso di tutti gli alti e i bassi della vita terrena.
    È stato piuttosto impegnativo nel terminal, ma con l’aiuto di Ajay, un iniziato di Sant Ji che lavora all’aeroporto, siamo riusciti a superare il controllo e ad avere agevolmente le carte d’imbarco. Poi siamo rimasti alla “Ashok Lounge” dove un certo numero di satsanghi di Delhi si erano radunati per un breve darshan d’addio. Lui si è seduto calmo e quieto per quasi un’ora mentre tutti noi eravamo accovacciati attorno a questo Santo meraviglioso e immacolato. Poi siamo passati attraverso l’ultima cintura di sicurezza prima di salire sul volo.
    Alle due del mattino di venerdì 18 luglio siamo saliti sul volo per Londra dove si sarebbe svolta la prima parte del giro.

 

 

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