I Maestri vengono per i peccatori

 Sant Ajaib Singh Ji

 

16 Giugno, 1977 - Nanaimo, Columbia Britannica, Canada

 

Oh Dio, ora attirami verso di te.

    Questo è il bani di Sehjo Bai. La ragione per cui si considerano gli scritti di differenti Mahatma e Santi è di mostrare che tutti i Santi e i Maestri del passato hanno annunciato un unico messaggio. I Mahatma ci fanno capire che Dio, di cui siamo in cerca e che ha dato la vita a tutti noi, è Uno. Il Dio degli americani, il Dio degli indiani e di tutti gli altri è lo stesso.
     I Mahatma dicono che c’è una sola pratica con la quale possiamo raggiungere Dio, e quella via, quel Sentiero è dentro tutti i corpi umani. Fino ad ora, Egli non è mai stato raggiunto al di fuori del corpo umano, né mai lo sarà. Guru Nanak dice che chi cerca di realizzarlo al di fuori del corpo umano fa sforzi inutili e spreca tempo. Non c’è questione di uomo o donna. Non è vero che solo gli uomini, e non le donne, possono realizzare Dio: entrambi possono praticare la devozione di Dio. Anche la casta è fuori discussione; le persone di tutte le caste possono praticare la devozione di Dio. Molte donne sono diventate Mahatma: Sehjo Bai, Daya Bai, Mira Bai, e tra i musulmani: Mahatma Gargi e Rabia Basri; erano tutte Mahatma perfette.
    Ecco perché vi viene presentato il bani di Sehjo Bai. Il Maestro di Sehjo Bai era Charan Das. Ella nacque in una famiglia Rajputana ed era una perfetta meditatrice; iniziò molte persone e fece attraversare loro l’oceano della vita.
    I Mahatma vengono in questo mondo con una grande umiltà; la loro sola caratteristica è l’umiltà. Il Maestro diceva: “Dio ha ogni cosa eccetto l’umiltà; è il Possessore di Tutto, a chi dovrebbe dimostrare la sua umiltà?”. Così ora con moltissima umiltà lei supplica Dio: “O Dio, attirami verso di Te ed elargiscimi la grazia! Solo tramite la tua influenza posso creare l’anelito di incontrarti e solo con la tua grazia, amore e aiuto sarò in grado di praticare la devozione”.
 

Non contare le mie cattive azioni. Perdonami, così che Tu manterrai la reputazione di perdonatore.

    Se il Guru prendesse in considerazione unicamente le nostre cattive azioni e qualità, non potrebbe perdonarci; e per il resto delle nostre vite non saremmo in grado né di andare al Satsang né di ricevere da lui il Naam.
    Kabir Sahib dice: “I Santi vengono nel mondo come lavandai. Il lavandaio accetta i vestiti di chiunque, non gli importa se appartengono al mercante d’olio o al fornaio oppure al gentiluomo”. Ma il fatto è che i vestiti del fornaio o del mercante d’olio hanno bisogno di più attenzione, più lavoro, mentre gli abiti del gentiluomo saranno lavati senza problemi. Sicuro della propria abilità e consapevole che può pulire qualsiasi abito, il lavandaio accetta i vestiti di chiunque.
    Similmente, i Santi conoscono e fanno assegnamento sul Naam. Sanno dentro chi custodiranno quel Naam e chi un giorno ritornerà a Sach Khand.
    Kabir Sahib dice: “Quando il Naam dimora nel cuore, scompaiono tutti i peccati, proprio come una scintilla di fuoco incenerisce un mucchio di fieno”. Guru Nanak dice: “Noi, persone mondane, abbiamo commesso molti peccati, ma quando abbiamo ottenuto il Naam, ha agito come il fuoco e ha distrutto i nostri peccati proprio come la legna viene consumata dal fuoco”.
    Kabir Sahib dice: “Anche un lebbroso che medita sul Naam è migliore di una persona con il corpo fatto d’oro”. Sehjo Bai dice: “Chiedi a Dio, ‘Oh Dio, elargiscimi la grazia e non considerare le mie cattive qualità, poiché ora ti preoccupi per me e ti prendi cura di me”.
 

Età dopo età la Tua gloria è immutata, come inneggiano i Veda e i Purana.

   Sehjo Bai dice: “Non ti sto chiedendo nulla di nuovo, tutti i Veda e i Purana ne sono testimoni: Dio libera sempre i peccatori, per cui ti chiedo di liberare anche me”. Il Maestro diceva: “I Maestri vengono sempre per i peccatori”. C’era un certo Udham Singh che era un ladro molto famoso di Mazar ed era solito tormentare i discepoli del Maestro Sawan Singh che andavano a vederlo, talvolta li gettava nel fiume. Quando però capì l’importanza dei Santi, andò dal Maestro Sawan Singh e ricevette l’iniziazione. In seguito era solito mettere un pezzo di stoffa in bocca e lodare costantemente il Maestro di fronte al Sangat. Quando Sawan Singh gli diceva: “Smettila”, lui affermava, “Lascia che rimuova tutti i miei peccati, poiché con questa bocca ti ho criticato moltissimo; ora permettimi di risolvere quei peccati lodandoti”.
    Similmente, in Rajasthan c’era un famoso dacoita che aveva commesso molti omicidi. Quando venne dal Maestro, Lui gli chiese: “Qual è la tua professione?”. Rispose: “Per tutta la mia vita sono stato un cacciatore di uomini”. Il Maestro gli domandò: “Ora come la pensi?”. Rispose: “È tutto finito; adesso sono venuto a pentirmi e a prender rifugio ai tuoi piedi”, il Maestro gli dette l’iniziazione e divenne un uomo molto buono.
    Nello stesso modo c’è la storia di Ajamal. Ajamal era il figlio di un pandit, ma fu colto in adulterio e venne diffamato nella sua comunità o casta. Come sapete, in India se qualcuno commette cattive azioni, viene espulso dalla casta e gli altri membri non hanno nessuna relazione con lui, lo odiano. Pertanto Ajamal venne allontanato dalla casta e dal villaggio. Costruì fuori dal villaggio una piccola capanna e vi si trasferì.
    Una volta arrivò un perfetto Mahatma e fu sorpreso di trovare una capanna all’esterno del paese. Chiese ad Ajamal: “Perché questo?”. Rispose: “Sono un peccatore; questa è la capanna di Ajamal, il peccatore. Nella mia giovinezza ho commesso questo errore e le persone della comunità mi hanno cacciato. Sono un grandissimo peccatore”. Come sapete, i Santi hanno pieno potere e possiedono molti trucchi per rimproverare le anime, hanno i loro modi per liberare le anime. Non è necessario che le liberino solo dando l’iniziazione al Naam. Se vogliono, possono liberare le anime con un unico sguardo, hanno molti modi. Quel perfetto Mahatma sapeva che l’attenzione di Ajamal era dispersa nel mondo e quindi sapeva che non poteva essere liberato ricevendo l’iniziazione; doveva usare altri mezzi. Così gli disse: “Va bene, dimentica qualunque cosa commessa nel passato. Avrai un figlio e dovresti chiamarlo ‘Narayan’ (Narayan significa Dio) e tuo figlio, Narayan, ti libererà”.
    Quando il Mahatma gli disse: “Avrai un figlio e lo chiamerai Narayan”, tutti i cattivi pensieri di Ajamal che erano dispersi nel mondo si concentrarono sul nome “Narayan”. Pensava sempre a quell’anima, a quel figlio che sarebbe venuto in casa sua, era molto grato al Mahatma. Ricordava sempre Narayan e allorché sopraggiunse la fine, lo ricordò ancora. Quando gli angeli della morte vennero a prenderlo per fargli passare un momento molto difficile, gridò: “Narayan, Narayan, vieni a salvarmi”. In quell’occasione Guru Nanak scrisse un bani: “Praticò la devozione di Dio considerandolo come suo figlio; ripetendo il nome ‘Narayan’, Narayan venne a salvarlo”. Perciò praticò la devozione di Dio considerandolo come suo figlio, e Dio venne a liberarlo.
    Ecco perché il Maestro Sawan Singh Ji diceva: “Se non potete meditare e la vostra mente non è calma, per lo meno serbate amore per il Maestro”. E voi potete amare il Maestro; quanto più pensate a Lui, tanto più potete amarlo e sarete inclini nella sua direzione. Più ricorderete, più diverrete la Sua forma.
 

Il tuo Naam è il liberatore dei peccatori – ascoltando questo, la mia mente è decisa.

   Sehjo Bai dice: “Quando mi resi conto che solo il tuo Naam può liberare i peccatori, allora ebbi fede e risolutezza in te. Con fede in te ho ricevuto il Naam e ora ti supplico di liberarmi poiché so che il tuo Naam può rimuovere tutti i miei peccati”. Se faremo uso di sapone o detersivo con i vestiti sporchi, tutto il sudiciume sarà rimosso; allo stesso modo il Naam sopprime tutti i nostri peccati.
    Tulsi Sahib dice: “La ruggine non può corrodere l’oro; le formiche non possono mangiare il ferro. Kal non può accettare il devoto del Maestro, sia egli buono o cattivo, e non può andare all’inferno”.
 

Sono ignorante, Tu conosci ogni cosa di me. Sei onnipervadente, onnicosciente.

   Molto spesso ho detto questo nel Satsang; quelli che stanno meditando in accordo con le istruzioni del Maestro, non hanno mai detto che il loro Maestro o questo Sentiero sono falsi dato che questa Via è vera, chi medita in accordo con le istruzioni del Maestro, ritorna a Dio. Questo Sentiero conduce l’anima verso Dio, poiché scaturisce da Dio e Dio stesso lo ha creato.
    Noi lodiamo i Maestri ma li consideriamo soltanto uomini. Finché  non pratichiamo la meditazione, non li consideriamo superiori agli esseri umani. Coloro che sono entrati interiormente, non pongono mai domande al Maestro, poiché sanno che è onnicosciente. Che cosa dovremmo chiedere a chi conosce ogni cosa?
    Bhatt (un discepolo) dice a Guru Arjan Dev: “Siamo illetterati e sciocchi, non abbiamo buone qualità. Abbiamo messo da parte il tuo nettare il Naam per mangiare veleno”. Quali sono i veleni? I veleni sono i piaceri mondani. Disse: “Abbiamo conosciuto il tuo buon sentiero e nel percorrerlo ti abbiamo compreso sopprimendo la paura degli angeli della morte”.
    Sehjo Bai dice: “Ti sto chiedendo anche se Tu conosci ogni cosa del mio cuore”.  

Ho preso rifugio ai tuoi piedi di loto. O Kirpal (misericordioso), compassionevole Swami (Maestro).

   Ora Sehjo Bai dice: “Ho solo il sostegno dei tuoi piedi di loto e ora devi essere clemente. Elargiscimi la grazia; ora soltanto Tu puoi aiutarmi”.
    Guru Nanak Sahib dice: “Se quel clemente Sant Kirpal (il misericordioso) riversa grazia sulla vostra anima, anche i calunniatori possono essere liberati insieme agli amati”.
 

Ti supplico a mani giunte: per favore accettami e lasciami sedere nel tuo grembo.

   Ora Sehjo Bai dice: “Ti supplico, ti prego a mani giunte: per favore portami nel tuo grembo, fammi sedere nel tuo grembo per poter sapere che siedo nel grembo di mio Padre”.
    Il mio amato Satguru Kirpal non mi permise mai di inchinarmi ai suoi piedi. Mi abbracciava sempre, mi faceva sempre sedere sul suo grembo. Non ho mai ottenuto un amore simile e non potrò mai più ottenere tale amore in questa vita. Non mi faceva sedere sul suo grembo solo quando eravamo soli; ma di fronte a tutta la gente; i presenti cantavano questo inno: “Benedette sono le anime abbracciate dal Guru, assai benedette sono le anime a cui il Maestro permette di toccare il corpo”. Hazur Maharaj Ji era l’oceano d’amore e ognuno ricevette in base alla capacità del proprio ricettacolo.
    Hazur diceva pure: “Non c’è nessun problema per il donatore, il problema riguarda soltanto coloro che ricevono”.
 

Sono venuta alla tua porta, o Param Purush (essere supremo); non ho nessuna buona qualità.

    Anche ora dopo aver raggiunto il Sach Khand, quanta umiltà possiede Sehjo Bai. Dice: “Non ho nessuna buona qualità. Tutte le buone qualità sono in te, sono ancora piena di errori”.
    Kabir Sahib dice: “Siedi sempre alla porta dei Santi anche se sei respinto e allontanato. Rimani sempre attaccato a quel luogo”.
 

Tutti i ricchi sono infelici, i poveri sono la forma dell’infelicità; Sehjo dice: “I Sadhu, che hanno conosciuto il segreto dell’unico sentiero, sono le sole persone felici”.

    Ora Sehjo Bai dà un bellissimo esempio per farci capire che non possiamo ottenere la felicità e la pace accumulando la ricchezza mondana. Dice: “Quanto più possedete la ricchezza mondana e raccogliete soldi, tanto più diventerete irrequieti e meno felicità, pace avrete”. Dice anche: “Se ne accumulate centinaia di migliaia, ne vorrete milioni; se avete accumulato milioni, ne vorrete miliardi. In quel modo la mente perderà tutta la pace e la felicità”.
    Il Maestro Sawan Singh diceva: “Solo i desideri dell’uomo lo rendono sempre povero”.
    D’altronde, Sehjo Bai dice: “Anche le persone che non possiedono nessuna ricchezza sono infelici, poiché alla sera hanno bisogno di cibo e anche di un rifugio. Sono divenuti la forma dell’infelicità, né il ricco né il povero sono felici”. Sehjo dice: “Solo quelli che hanno ottenuto la conoscenza dei Santi, la conoscenza di Dio, sono felici”.
    Anche Tulsi Sahib dice: ‘‘Alcuni sono infelici a causa della mente, altri a causa dei corpi. Tutti hanno un tipo o l’altro di sofferenza, solo il servo, il dass del Mahatma, che pratica la devozione, è felice”.
    Guru Nanak Sahib dice: “O Nanak, tutto questo mondo sta soffrendo, soltanto coloro che hanno il Naam come rifugio sono felici”.
 

Né nel leggere né nel discutere c’è felicità; Sehjo dice: “I Sadhu che hanno fatto del terzo piano la loro dimora, sono gli unici felici”.

   Ora Sehjo Bai dice: “Né l’istruito né gli illetterati sono felici”, poiché apprendono tutti i tipi di conoscenza, noi ci abituiamo a discutere e a dibattere. Né gli illetterati sono felici,  ma soltanto quelli che si sono messi in contatto con Dio, che hanno stabilito la loro unione con Dio.
    Ho avuto l’opportunità di vedere molti uomini istruiti e di partecipare ai loro incontri. Ho visto che se qualche dotto tiene una conferenza o un discorso, anche le altre persone che sono sedute si sentono stimolate e vogliono parlare. Se non hanno questa opportunità, se ne vanno via con la mente incollerita.
    Hazur Maharaj Ji diceva: “Per entrare nella Sant Mat anche una persona con il grado di un insegnante deve diventare un bambino di cinque anni”. Guru Nanak dice: “Anche se leggi un milione di tonnellate di carta, anche allora la tua mente non otterrà nessuna pace. Possono avere pace quelli che ricordano il nome di ‘Gobind’ (Dio)”. Qui non si tratta di studi o di analfabetismo. Solo chi medita, può conseguire la pace.
 

Come le tenaglie del fabbro sperimentano l’acqua un momento e subito dopo il fuoco. Tali sono i dolori e le gioie di questo mondo. Sehjo, abbandonali e allontanatene.

   Ora Sehjo Bai dice: “Siamo venuti nel mondo portando le buone e cattive azioni, portando felicità e dolore”. Se avessimo compiuto solo buone azioni, ci sarebbe stato permesso di soggiornare nei cieli per sempre; se avessimo compiuto solo cattive azioni nel nostro acconto, saremmo stati costretti a restare nell’inferno per sempre. Ma a causa dei buoni e cattivi karma, buone e cattive azioni, siamo stati mandati nel mondo e abbiamo ricevuto il corpo umano. Ecco perché non troverete nessuno che non abbia sperimentato  felicità o nessuno che non abbia mai sofferto dolore. Tutti godono la felicità e tutti patiscono dolori e sofferenze.
    Guru Nanak dice: “Questa è la città delle buone e cattive azioni e solo prendendo rifugio nel Mahatma uno se ne può liberare”.
    Ora Sehjo Bai ci dà questo esempio meraviglioso per farci capire che la felicità e il dolore di questo mondo sono proprio come le tenaglie del fabbro. Vedete, le tenaglie del fabbro rimangono nel forno cocente per qualche tempo e poi per qualche tempo nell’acqua fredda. Così dice: “Otteniamo felicità e dolore come le tenaglie del fabbro”.
 

Sehjo dice: “Vivete nel mondo come la lingua vive nella bocca. Anche dopo aver mangiato il ghi (burro), non ne assorbe l’untuosità”.

   Hazur era solito dare un bellissimo esempio per farci capire: noi dovremmo essere come quella mosca che si siede sull’orlo della tazza piena di miele, lo mangia e si allontana volando con le ali asciutte. Ma c’è un’altra mosca che si posa nel centro della tazza di miele, ma non può né mangiare il miele né volare. Quando cerca di uscire, le zampe rimangono invischiate e le ali incollate. Così in quel modo non può mangiare il miele né può spostare il corpo e muore nella tazza di miele senza nemmeno averlo assaggiato.
    I Mahatma non ci consigliano di abbandonare il mondo e di andare nel deserto, dicono: “Vivete nel mondo come quella mosca che ha gustato il miele seduta sull’orlo della scodella ed è volata via con le ali asciutte”. Dicono: “Assolvete qualunque dovere abbiate ricevuto - prendersi cura di una famiglia, di bambini - vivete in questo mondo e prendetevi cura di quei bambini considerandolo vostro dovere, ma conservate la vostra meta, ricordatela sempre, e tenete sempre l’attenzione rivolta allo Shabd Naam.
    Sehjo Bai dà un altro esempio stupendo: “La lingua è in bocca ma anche se mangia sempre il burro chiarificato (ghi), non diventa lucida o grassa”. Similmente, se vivremo nel mondo ricordando sempre la nostra meta, rimarremo insensibili alle sua contaminazione.
    I Mahatma arrivano al punto di dire: “Questa piccola lingua ha trentadue nemici da combattere eppure è sempre al sicuro”. Noi diciamo che mediteremo solo quando avremo tempo libero, mentre i Mahatma ci dicono: “Osservate la lingua, vive nella prigione di trentadue denti eppure è al sicuro e fa il suo lavoro”.
 

Dobbiamo andare, non dobbiamo vivere qui per sempre; dobbiamo andarcene presto. Sehjo dice: “Non sacrificate la testa per il piacere di un momento”.

    Ora Sehjo Bai dice: “In questo mondo siamo come viaggiatori, tutti i nostri compagni sono colleghi viaggiatori e non è saggio dimenticare la meta quando vi fermate e riposate all’ombra di un albero per pochi istanti. Se cominciate a costruirvi una casa, non va bene”. Se il viaggiatore riposa, è suo compito ricordare sempre la meta e tenerla sempre di fronte a sé. Similmente, noi siamo come viaggiatori in questo mondo, il nostro compito è di ricordare la meta e di continuare sempre a procedere verso di essa. Il nostro obiettivo non è di dimorare permanentemente in questo mondo poiché non vivremo qui per sempre.
    Il re Ibrahim Adham di Balkh Bukhara era solito dormire su un letto molto confortevole fatto di tonnellate di fiori. Una volta Dio stesso mandò un uomo il quale vagava sul tetto del suo palazzo. Il re gli chiese: “Chi sei?”. Replicò: “Sono un pastore”. Il re di Balkh Bukhara gli domandò ancora: “Che cosa fai qui?”. Disse: “Ho perso uno dei miei cammelli e lo sto cercando”. Il re esclamò: “O sciocco, come possono i cammelli salire sul tetto di un palazzo?”. Rispose: “Proprio come tu pensi di realizzare Dio dormendo su un letto di fiori”.
    Quando quell’uomo si allontanò, il re pensò: “Perché non gli ho chiesto come realizzare Dio?”. Comunque andò a letto a dormire. Un altro giorno si recò  alla corte e vi trovò la stessa persona, la quale era arrivata direttamente fino al re senza curarsi del portiere o delle guardie, cosa di cui il re rimase sbigottito. Disse al re: “Voglio sostare in questa locanda per viaggiatori; cosa dovrei fare?”. Il re gli chiese: “Chi ti ha detto che questa è una locanda per viaggiatori? Questo è il mio palazzo!”. Disse: “Chi viveva qui prima di te?”. Il re rispose: “Prima di me viveva qui mio padre”. Poi chiese: “Chi viveva qui prima di lui?”. E in quel modo contò molti antenati, per cui l’uomo interrogò: “Quando la gente va e viene in continuazione da questo palazzo, non è una locanda di viaggiatori”, dopodiché se ne andò.
    Allora il re di Balkh Bukhara si rese conto: “Veramente, questa è una locanda per viaggiatori; poiché la gente viene e va da questo luogo in continuazione. Nessuno vive qui permanentemente”. Di nuovo pensò: “Perché non gli ho chiesto come realizzare Dio e qual è la nostra vera casa?”.
    Desiderava Dio, quindi abbandonò del tutto il potere regale e cominciò a cercare Dio. Andò in India e infine a Kashi. Kabir era un musulmano e anche lui era un musulmano, per cui pensò che sarebbe andato bene con Kabir. Così andò e rimase con lui. Kabir Sahib gli disse: “Sono un povero uomo e tu sei un re, come riuscirai a restare qui?”. Replicò: “No, sarò soddisfatto di qualunque cosa mi darai; per favore, permettimi di vivere con te”.
    Visse con Kabir Sahib, che era un tessitore; per tutto il giorno intrecciavano fili e facevano tutti tipi di tessitura, e in quel modo, servendo Kabir Sahib, passarono sei anni.
    Le donne hanno sempre cuori dolci e Mata Loi pensò: “È il re e noi siamo poveri, è vissuto qui sei anni al nostro servizio; Kabir dovrebbe dargli qualcosa”. Chiese a Kabir di iniziarlo.
    Ma Kabir Sahib disse: “No, il suo ricettacolo non è pronto”. Mata Loi disse: “Come posso crederci quando fa qualunque cosa gli dica? Significa che è pronto e tu dovresti dargli qualcosa”. Ma Kabir Sahib rispose: “No, non è pronto”. Mata Loi non ci credeva e allora Kabir Sahib disse: “Va bene, lo metteremo alla prova”. Kabir Sahib suggerì a Mata Loi di andare sul tetto con un cesto di bucce di alcuni frutti e altra spazzatura. Una volta chiamato il re di Balkh Bukhara, lei avrebbe dovuto gettare i rifiuti su di lui e allora avrebbero visto cosa sarebbe accaduto. Kabir Sahib chiamò il re: “Vieni qui!”. Mentre stava per uscire fuori sulla strada, Mata Loi che stava sul tetto gettò tutti quei rifiuti sulla sua testa. Il re si incollerì molto, guardò Mata Loi e disse: “Se fossimo a Balkh Bukhara, ti darei una buona lezione e vorrei sapere perché hai fatto questo!”, e proferì anche molte volgarità. Mata Loi fu molto sorpresa poiché pensava che fosse molto umile, dunque credette: “Sì, non è ancora pronto”.
    Passarono altri sei anni. Ma Mata Loi aveva paura di non vedere la verità, considerava il re di Balkh Bukhara come prima. Non raccomandò a Kabir di dargli l’iniziazione. Ma un giorno Kabir Sahib chiamò Mata Loi: “Ora è pronto per l’iniziazione, poiché il suo ricettacolo è adatto”. Mata Loi disse: “Come posso crederci, lo guardo ed è esattamente come prima! Non vedo nessuna differenza”. Kabir Sahib disse: “Va bene, questa volta nasconditi con un cesto molto grande di rifiuti e di sporcizia al posto di quelle bucce di frutta. Ancora quando lo chiamo, rovesciaglielo sulla testa e poi vedremo”. Kabir Sahib lo chiamò e mentre il re passò, Mata Loi gli gettò quel cesto di immondizia sulla testa, al che il re di Balkh Bukhara alzò gli occhi e disse: “Sono grato a chiunque lo abbia gettato perché io sono molto più sporco di questa spazzatura, ti sono molto grato”.
    Poi Kabir Sahib disse a Mata Loi: “È pronto”, e gli dette l’iniziazione. Quando Kabir Sahib gli dette le istruzioni dell’iniziazione, la sua visione interiore si aprì e in quel modo, fin dall’iniziazione, s’innalzò.
    Dopo l’iniziazione, una volta mentre era seduto sulle rive del fiume Dhajal intento a cucire un cuscino, arrivò il primo ministro: “O re, mi sono preso cura dei tuoi figli e ho insegnato loro a combattere in battaglia. Inoltre, mi sono preso cura del tuo regno fino a questo giorno, ma ora dovresti ritornare ad essere re. Lavorerò sotto la tua guida. Per favore ritorna al regno, poiché non voglio più dirigerlo”.
    Quando quel ministro ebbe detto questo, il re gettò l’ago con cui stava cucendo nel fiume, e disse: “Ministro, prendimi quell’ago”. Replicò: “Se mi concedi mezz’ora, posso darti migliaia di aghi come quello,” ma il re disse: “No, voglio proprio quell’ago”, e non poteva farlo. Allora il re concentrò la sua attenzione e uscì un pesce tenendo l’ago. Il re disse al ministro: “Non voglio il tuo falso regno. Se vuoi prendertene cura, fallo; in caso contrario, non farlo, in ogni caso non voglio quel falso regno poiché ora ho raggiunto quello vero, Sach Khand”.
 

Sehjo dice: “Con la grazia del Maestro ho imparato: non fare affidamento sui tuoi respiri, poiché la morte ti sta sul capo”.

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