L’ultimo incontro con Sadhu Ram Ji

A. S. Oberoi

 

Seconda parte 

    Una volta un famosissimo e avanzato discepolo musulmano del mio grande Guru, Hazur Baba Sawan Singh, gli domandò se uno che segue questo Sentiero del sé e dell’anima dovrebbe chiedere esteriormente al Satguru la concessione del progresso spirituale oppure se è il Guru stesso che adempirà il suo desiderio. Hazur Sawan sorrise in modo accorato e disse: “Come può uno diventare un discepolo finché non si rende umile, non si considera altro che un mucchio di polvere e non implora la sua pietà e misericordia nel profondo del cuore?”.
    Disse: “Il Guru è ben conscio di tutti gli sforzi che facciamo per avere buon esito in meditazione, e nel momento in cui vede che siamo sinceri e onesti nel nostro tentativo, lo ricompensa immediatamente in modo appropriato. Quando il Guru scopre che anziché chiedere la grazia per le cose del mondo, cerchiamo la grazia per progredire in meditazione, è compiaciuto e accelera prontamente il passo del nostro avanzamento interiore”.
    In una sessione pomeridiana tutti noi venticinque ci siamo radunati con Sri Sadhu Ram Ji. Tutti pensavamo di implorarlo per darci qualcosa di spirituale e inoltre di chiedergli il metodo più facile per avere buon esito in meditazione. Come se percepisse provvidenzialmente il nostro desiderio, si è rivolto a noi in questo modo:
    ”Miei cari, avete un’idea della misericordia e della pietà accordateci dal nostro grande Guru Sant Ajaib Singh Ji Maharaj concedendoci il dono del Naam, il cui valore è inestimabile, la cui grandezza non è descrivibile e il cui potere e potenza non sono realizzabili? Ma noi povere jiva ignoranti - non ci siamo preoccupati di utilizzarlo realmente, non ci siamo mai sforzati di accrescere il capitale spirituale concessoci al momento dell’iniziazione e non ci siamo mai curati di manifestare con il cuore una piena gratitudine al Guru per tutto il suo amore e grazia”.
    “Perché è accaduto tutto questo? Miei cari, è solo dovuto alla nostra stoltezza, al costante e continuo coinvolgimento nel mondo e nella mondanità. Questo Sentiero del miglioramento del sé e dell’anima non è difficile, però non solo l’abbiamo reso tale ma ci appare pure impossibile a causa dell’abitudine cronica di parlare e parlare piuttosto che di fare quel che ci viene richiesto, di rimandare e procrastinare piuttosto che di intraprendere il lavoro che dobbiamo svolgere subito senza perdere tempo, di essere instabili e titubanti, anziché determinati e risoluti”.
    “Miei cari, ogni gara viene vinta da chi si adopera più duramente e anche questa gara della meditazione può essere vinta solo attraverso un lavoro duro e prolungato. Per giunta anche la fede incrollabile e la massima fiducia nel Guru rappresentano un grande agente catalitico e fanno miracoli. Per conseguirle dobbiamo ripetere costantemente il Simran dei cinque Nomi caricati anche mentre camminiamo, parliamo, mangiamo e facciamo lavori tali che non richiedano un’attenzione concentrata. Dobbiamo fare tutto questo per compiacere il Satguru e renderlo benevolo nei confronti del nostro sé. Com’è difficile compiacere un’unica persona – il nostro Guru – che non è ostico, non è esigente, che non pretende un centesimo da noi, non ci impone tasse ed è il nostro servo a tempo pieno senza alcuna remunerazione?”.
    “Pensate che costi qualcosa o che sia impossibile compiacerlo? No, miei cari, NON lo è. Come uomini d’affari accontentiamo migliaia di clienti, che sono al tempo stesso pretenziosi e difficili, senza sentire alcun ostacolo. Un membro delle forze armate riesce gradito a centinaia di superiori senza alcuna difficoltà. Perché dobbiamo avere difficoltà ad accontentare il nostro Guru, che è unico, che è il nostro solo sostegno, benefattore e l’unico in grado di aiutarci nei momenti di massimo bisogno ed estrema difficoltà?”.
    “Siamo talmente assorbiti nelle cose esteriori della vita, che non abbiamo mai riflettuto su questo aspetto. Tutto quello che il Guru vuole che noi facciamo è di diventare puliti e puri, di guadagnare onestamente i mezzi di sussistenza, di nutrire amore e rispetto per tutti e mentre eseguiamo i doveri del mondo, di dedicare tre o quattro ore al giorno alla rimembranza del nostro Guru e alla ripetizione del Simran che ci ha accordato così misericordiosamente. Quant’è difficile?”.
    “Piuttosto ci siamo creati tutti i problemi. Cerchiamo di farlo da oggi, cerchiamo di essere regolari, puntuali, risoluti e osservate come il nostro amato Satguru – Baba Ajaib Ji – aiuta in modo incredibile. Ma dobbiamo farlo noi, e farlo concretamente da adesso in poi”.
    “Con la grazia del mio misericordioso Guru ho fatto tutto questo personalmente. Lui me lo ha fatto fare pienamente e completamente durante la sua vita, e solo allora mi ha chiesto di aiutare gli altri. Sono a vostra disposizione in ogni momento. Se avete qualche difficoltà, sono pronto ad aiutarvi e fiduciosamente le stesse saranno rimosse: questa è la mia parola d’onore. Ma badate, la parte pratica dovete farla voi e nessuno, ripeto, nessun altro. Quanto prima tanto meglio sarà per voi, e per l’amato Satguru che si sentirà sollevato e felice”.
    “Dunque spero che tutti voi cari figli di Baba Ji (Sant Ji) lo farete da adesso in poi, senza fallo, e senza interruzioni. Posso assicurarvi che la grazia dell’amato Baba Ji discenderà di sicuro su di voi e vedrete per conto vostro dove stanno operando la sua Vita, Luce e Amore”.
    “Sono solo un lustrascarpe del sangat e dell’amato Satguru, e farò il seva assegnatomi e concessomi da Lui con onestà e in modo dimentico di sé finché il mio fragile corpo respira. Il mio massimo amore e i miei migliori auguri sono con tutti voi amati”.
    “Per favore fatelo, e fatelo velocemente perché il tempo non dà affidamento e non ci fa compagnia per sempre. Perciò battete il ferro mentre è caldo. I miei rispetti e amore sono per tutti voi”.
    Durante la conversazione con Sri Sadhu Ram Ji gli ho chiesto che sembra che alcune persone provino rabbia e infelicità per il modo in cui lui si nasconde o per alcuni eventi o aspetti della sua vita perché costoro asseriscono che non avevano notato in precedenza questo metodo adottato da Hazur Sawan, Hazur Kirpal o dall’amato Sant Ji.
    Ha sorriso delicatamente come fa di solito nello spiegare alcuni punti, che noi troviamo originariamente difficili da capire ma che riusciamo a farlo in seguito se lui aggiunge un tocco esplicativo.
    Ha detto che un Santo o un Santo-in-formazione si nasconde sempre al pubblico e non vuole che la gente sappia che cosa sta facendo, chi è veramente, quel che ha conseguito o quale ammontare di grazia sta ricevendo dal suo Guru. Di fatto, il nascondersi fa parte della leggenda e della dottrina di questo Sentiero. Ripercorrendo la storia recente della Sant Mat, ha detto che sebbene Baba Jaimal Singh Ji Maharaj avesse affidato il lavoro spirituale all’amatissimo discepolo gurumukh, Hazur Sawan, lui (Sawan) non diede l’iniziazione per molti anni, nonostante le forti pressioni di alcuni discepoli avanzati di quell’epoca.
    Similmente dopo la dipartita di Hazur Sawan, il suo figlio spirituale, la Parola personificata, Hazur Kirpal, si ritirò sull’Himalaya e non volle principiare il lavoro spirituale né mostrare il proprio volto a chicchessia. Tornò a Delhi molto più avanti, solo dopo che il suo grande Guru lo aveva istruito in tal senso con celerità dato che molte persone venivano forviate dal Sentiero.
    Allo stesso modo il nostro rispettato e adorato Satguru Baba Ji, figlio gurumukh di Hazur Kirpal, se ne andò nel deserto dopo che Hazur Kirpal lasciò la struttura mortale e rimase sconosciuto nel luogo e tra le persone dove visse per un lungo periodo. Intraprese il lavoro spirituale e la missione pubblica molto più avanti quando il sangat occidentale incominciò ad arrivare e a fargli pressioni perché non si nascondesse più ed uscisse allo scoperto, come lo aveva autorizzato a fare il Grande Guru.
    Sri Sadhu Ram Ji mi ha spiegato che nel suo caso le circostanze erano sostanzialmente diverse poiché conduceva una vita comunitaria, senza nessuna privacy a disposizione. Dato che soleva meditare per molte ore (dieci o dodici ore al giorno) davanti alla gente con cui viveva, le persone attorno a lui lo sapevano fin troppo bene. Quindi ha dovuto adottare un metodo per cui poteva sembrare un membro della folla, e tuttavia è riuscito a continuare a meditare senza essere notato, in un modo tale che la gente attorno a lui non aveva idea dei suoi conseguimenti, della sua ascesa o di quel il Guru lo aveva reso o lo avrebbe reso.
    Dunque doveva essere divertente, entusiasta e spassoso parlando con gli altri attorno a lui mentre aveva esperienze/visioni spirituali e riceveva messaggi dal Guru di non farsi notare o di evitare le luci della ribalta per condurre una vita lontano dallo sguardo pubblico. In seguito quando Baba Ji gli affidò il lavoro spirituale, ricevette istruzioni per mantenere la facciata che si era creato e per tenersi nascosto dallo sguardo pubblico finché non gli fosse stato chiesto di uscire con il risultato che le persone più vicine a lui non avevano assolutamente idea né sentore di questo brusco e serio sviluppo. Non ha fatto trapelare nulla tant’è che la gente è rimasta inconsapevole e ignara come prima.
    Ha detto che è stato un compito assai ostico e i metodi insoliti da lui adottati lo hanno aiutato a rimanere nascosto; anche se a volte alcuni diletti hanno avuto qualche sentore del grande dono che gli era stato accordato e del difficile compito di cui era stato incaricato, ma quell’indizio non è stato preso con serietà.
    Ha confermato che non esita a chiedere perdono ai diletti per qualunque disagio, collera o imbarazzo causato loro aggiungendo che le circostanze lo avevano reso inerme. Inoltre i metodi da lui adottati sono diventati talmente una parte del suo sé esteriore e psiche che occorrerà del tempo prima che riesca a liberarsene.
    Un amato gli ha chiesto che la nostra mente, essendo fatta di materia, è assai appassionata di trovare somiglianze di comportamento, modo di vivere, modo di parlare e di vestire, eccetera prima di accettare chiunque come un  successore spirituale del Guru precedente, che è dipartito.
    Ha risposto che “dobbiamo capire che ogni perfetto Maestro è un genio a modo suo, ed è un Maestro di originalità e non di imitazione. A secondo della formazione mentale, dell’educazione e della società e famiglia in cui è vissuto, adotta uno stile che può o non può essere conforme a quello del suo Guru. Se osserviamo in profondità, i primi tre Guru della Sant Mat dopo i Guru sikh erano ben rasati, vestivano e conducevano un modo di vivere profondamente dissimile”.
    “Baba Jaimal Singh era un sikh ma amava una vita assai semplice e modesta, mentre Hazur Sawan era ben istruito ed elegante, visse e si comportò ben diversamente. La vita, il modo di vestire e altri dettagli di Hazur Kirpal non sono paragonabili né a quelli del suo Guru, Hazur Sawan, né a quelli del suo figlio spirituale, Baba Ajaib Ji. Sarebbe quindi forviante per chicchessia cercare affinità per decidere se lui ha ereditato il mantello spirituale del suo Guru o no”.
    “Sì, occorre esaminare essenzialmente e in modo preminente se ha molta meditazione, sacrificio e abbandono a suo credito proprio alla pari del suo Guru, se il tesoro del Naam e il perdono ereditati sono gli stessi o simili, se l’amore, l’umiltà, la semplicità e la spiritualità che uno viene ad acquisire e che lui viene a dispensare sono paragonabili a quelli del Guru o dei Guru precedenti”.
    Ha detto: “Un Santo è una personificazione della ‘Parola’ e se ne serbiamo anche solo un minimo a nostro credito, avvertiamo un richiamo immediato dentro di noi nel momento in cui ci avviciniamo o giungiamo alla sua presenza. Un semplice sguardo nei suoi occhi e fronte attizzerà le fiamme dentro di noi, se ne possediamo un po’, per quanto deboli dentro di noi”.
    Sadhu Ram Ji ha affermato: “Come spiegato da Baba Ji nel Satsang del 28 settembre 1986 (‘Chi medita ama la Volontà di Dio’), Guru Amar Das Ji dichiarò di aver piantato ‘il segno o il simbolo dello Shabd’ nel suo successore. Da quel segno o simbolo dello Shabd sarà stabilita senza ombra di dubbio l’identità e l’accuratezza del successore”.
    Miei cari fratelli e amati figli di Baba Ji, per favore, sappiate dunque che le somiglianze e i segni esteriori non aiuteranno gran che. Occorre vedere e percepire se uno ha ‘il segno e il simbolo dello Shabd’ seminato dal grande Guru, che in realtà è il Potere del Guru e che in realtà mostrerà dove risiede il Guru.

                                                                                              

                                                                                              3-5 giugno 2002

   

torna alla prima parte

 _______________________________________________

  torna a Un'introduzione o alla pagina principale