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Impara a morire - Anche quando svolgete le vostre pratiche, non lo fate in modo coscienzioso. Se le eseguirete in modo accurato, trascenderete la coscienza fisica. Voi non siete il corpo. Incomincerete ad avere esperienze dell'Aldilà, dovrete lasciare il corpo. Questo è il destino di tutti e non esiste eccezione alla regola, nonostante ciò noi abbiamo paura della morte. La morte è solo un cambiamento, come il sole che tramonta da un lato del mondo e sorge dall'altro. Si tratta di una questione pratica, e se qualcuno vi dà una dimostrazione di come innalzarsi al di sopra della coscienza fisica, dovreste svilupparla giorno per giorno.
L'occhio singolo o terzo occhio - I Maestri ci dicono che esiste un altro occhio, chiamato il terzo occhio, occhio singolo o shiv netra. Finché non avrete aperto quel terzo occhio (il che è possibile solo quando siamo nel corpo umano), non andrete da nessuna parte. Quell'occhio interiore si apre quando la nostra anima, la cui espressione esteriore è l'attenzione, si ritira alla sua sede nel corpo, ossia dietro gli occhi. Al momento della morte vi eleverete a questo punto. Per questo si dice: "L'anima di coloro che vengono iniziati ai Misteri dell'Aldilà ha le stesse esperienze di lasciare il corpo e i sensi che prova al momento della morte".
Qualcosa che vale la pena sperimentare - All'inizio è molto difficile qualunque cosa cerchiate di fare. La mente diventa arida; è difficile meditare. Ma se continuiamo a meditare, se continuiamo a fare il Simran ogni giorno, allora diventiamo perfetti in qualunque lavoro facciamo con regolarità. Quando raccogliamo l'attenzione al Centro dell'Occhio, quando ci concentriamo in quel punto, allora cominciamo a godere il nettare che fluisce dal Naam (la Corrente Sonora). Possiamo gustare quel Nettare del Naam solo quando veniamo al Centro dell'Occhio. Solo l'anima può descrivere la qualità di quel nettare che sperimenta o gusta. Vale la pena sperimentarlo.
Meditazione spirituale - Che cos’è la “meditazione”? Sotto tutti i punti di vista è deplorevole che la parola “meditazione” significhi “pensare cose su”, dato che quando uno “medita” in questo senso è esattamente l’opposto: è l’assenza di pensiero. “Contemplazione” è meglio, ma ne descrive solo un aspetto. Forse il termine migliore è “pratica spirituale”, una traduzione del sanscrito sadhna e dell’hindi sadhan. Vi sono tre tipi di pratiche: Simran, ripetizione o rimembranza, Dhyan, contemplazione o visione della Luce interiore e Bhajan, ascolto della musica interiore o Corrente Sonora. Ognuna delle tre ha un valore proprio e la pratica del Surat Shabd Yoga coinvolge tutte e tre. Ognuna si realizza a modo suo, ma la meta finale della pratica nell’insieme è l’unione con il Potere Positivo o Padre Supremo.
L'importanza della meditazione - Chi ha meditato ha fatto ogni cosa. I conseguimenti della vita di chi non medita, non avranno alcun senso. C'è un grande scopo alla base di questa enfasi sull'importanza della meditazione. Se la vostra vita quotidiana non è sotto controllo, cercate di padroneggiarla o dedicate più tempo alla meditazione e riuscirete a ottenere controllo più velocemente. Chi diventa il cooperatore cosciente del piano divino noterà di aver reso virtuosa la propria vita. Qualunque cosa faccia, è eseguita con rettitudine; non riuscirà ad agire in altro modo.
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