Trascurate gli affari mondani, ma non trascurate mai la meditazione. Quindi la meditazione è una necessità, è la prima cosa, è la più importante. Se non mediteremo, dimenticheremo il messaggio e gli insegnamenti del nostro Maestro, ci divideremo in gruppi, trascureremo le meditazioni e le priorità del Maestro.


 

Il messaggio d’amore  

Sant Ajaib Singh Ji

 

Cari fratelli e sorelle in Occidente, 

          Vi comunico Namaste e amore. Già in precedenza avevo mandato un messaggio registrato su nastro, ossia che tutti i fratelli e sorelle dovrebbero essere uniti, dovrebbero meditare. Il nostro Satguru, Maharaj Kirpal Singh Ji, ha portato nel mondo un  messaggio di amore e ci ha insegnato ad amare. Anche ora dovremmo operare secondo il suo messaggio e i suoi insegnamenti.  Ognuno dovrebbe avere amore per tutti e meditare. Possiamo vederlo e ricevere il Suo amore perfino adesso se entriamo nell’intimo.  Egli pervade tutto, risiede in tutti. Se non serbiamo più amore per Lui e un profondo desiderio di incontrarlo, non possiamo entrare interiormente e vederlo. Come si può amare Dio se non si ama la sua creazione? Un Santo dice: “Quando due discepoli si incontrano, entrambi sono felici e si inchinano ai piedi dell’altro”, ecco l’unico Sentiero dei bhaktas o devoti, ecco l’unico vero modo di essere discepoli. Ma il Sentiero è molto tagliente, è ancor più sottile di un capello. Il Guru non si manifesterà laddove i discepoli non nutrono rispetto reciproco. I Santi affermano che il Guru non sarà mai con coloro che non hanno amore e rispetto per gli altri. Dunque tutti noi gurubhais (fratelli e sorelle nel nostro Maestro) dovremmo amarci l’un l’altro; ogniqualvolta incontriamo un iniziato del nostro Maestro Kirpal, dovremmo essere molto felici di vederlo e reputarlo  nostro proprio fratello. Se trattiamo gli altri in malo modo, il Maestro non ci aiuterà mai e non si manifesterà mai dentro di noi in quanto il Satguru ci ha insegnato ad amare. Il nostro Maestro Kirpal Singh Ji ha portato all’unione molte comunità e religioni su una piattaforma comune: non possiamo noi fratelli sederci tutti insieme?
    Per quale motivo manchiamo in tutto questo? Perché non meditiamo e abbiamo dimenticato il messaggio del Maestro. Anche ora coloro che meditano, coloro che accettano il messaggio e la volontà del Maestro, Lo vedono. Qual era questo messaggio? Per prima cosa, “conosci te stesso”. Possiamo conoscere noi stessi soltanto quando trascendiamo gli influssi della mente e della Maya; solo allora realizzeremo noi stessi. Noi siamo un raggio di Dio, la nostra anima è dell’essenza della Superanima. Allorché sperimentiamo dentro di noi che siamo tutti anime, della stessa essenza della Superanima, vediamo 1’anima in tutti e amiamo ognuno considerandolo un’anima, non un corpo. Non importa che sia buono o cattivo, dobbiamo amarlo nella consapevolezza che è un’anima, della stessa essenza della Superanima, che il Maestro Kirpal risiede in lui. Secondo la mia esperienza il Maestro Kirpal è il Possessore dell’intera creazione, è onnipervadente. Nell’acqua c’è Kirpal; sulla terra c’è Kirpal. Era Kirpal, sarà Kirpal, è Kirpal. Qui è Kirpal, anche là è Kirpal. Kirpal ha concesso la salvezza alla nostra anima; Kirpal ci ha uniti con Dio dal quale eravamo separati da molto tempo e anche ora pervade tutto. Chi medita, può incontrarlo oggi stesso. Kirpal non è mai nato, non è mai morto; non è mai entrato nel ciclo delle nascite e delle morti. Secondo l’hukam (la Volontà di Dio) Egli operò nel corpo e solamente per l’hukam abbandonò il corpo. Viene nel corpo per l’hukam e lo abbandona per l’hukam. Scompare per quelle persone che non praticano la meditazione, tuttavia non è mai scomparso per coloro che meditano e sono in contatto con Lui. Perché lodo sempre il Maestro Kirpal? Perché Gli sono così tanto grato? Pensate, se un uomo perde dell’oro, qualcuno lo aiuta a ritrovarlo e con l’oro costruisce molti edifici, fa altre cose: chi pensate che ringrazierà mai? Ringrazierà l’oro o quell’uomo che lo ha aiutato a riaverlo? Nello stesso modo il Maestro Kirpal Singh Ji ci ha riuniti con Dio dal quale eravamo separati da tanto tempo; per questo sono sempre grato a lui che ha unito me e noi a Dio che risiede nell’intimo. Questa è la ragione per la quale gli sono sempre grato. Egli è il Re dei Re, è il Donatore; è saturo di misericordia, si è incarnato per essere compassionevole con noi e per amarci. Elargisce misericordia e benedizioni anche ora pur risiedendo in Sach Khand. È misericordioso con tutti. Non esistono differenze; è al di sopra degli opposti. Dovremmo inoltre provare a divenire elemosinanti e aspiranti alla sua misericordia, alle sue benedizioni. Come possiamo farlo? Possiamo farlo quando gli obbediamo, quando agiamo in accordo con il suo messaggio, con i suoi insegnamenti e quando svolgiamo regolarmente le pratiche che ci ha insegnato al momento dell’iniziazione.
    Hazur soleva ripetere di abbandonare centinaia di lavori urgenti per partecipare al Satsang e migliaia di lavori urgenti per meditare. Diceva che come il nostro corpo ha bisogno di cibo per lavorare in modo appropriato, nello stesso modo anche la nostra anima, affamata da età ed età, ha bisogno di cibo: la meditazione è il cibo dell’anima. Ripeteva di non dare mai cibo al corpo senza prima averlo dato all’anima; prima di tutto viene la meditazione. Trascurate gli affari mondani, ma non trascurate mai la meditazione. Quindi la meditazione è una necessità, è la prima cosa, è la più importante. Se non mediteremo, dimenticheremo il messaggio e gli insegnamenti del nostro Maestro, ci divideremo in gruppi, trascureremo le meditazioni e le priorità del Maestro. A quel punto la lussuria, l’ira, l’orgoglio, l’attaccamento e l’egoismo prenderanno il sopravvento su di noi. Swami Ji afferma che chi non medita, soffre. Il sonno e la pigrizia lo tribola, cade nell’illusione. Coloro che non meditano, divengono pigri e spiritualmente poveri, si perdono nella grande illusione. Qual è la grande illusione?  È quel che reputiamo reale secondo il nostro proprio livello: questa è la mia comunità, questa è la mia religione, sono un uomo istruito, sono intelligente, eccetera; ma i Santi vedono questo mondo in accordo ad un altro livello e ci avvisano che niente ci accompagnerà dopo la morte. Nulla verrà con noi: né la nostra ricchezza, né la nostra salute, né i nostri figli e figlie, né le nostre abilità, neppure la nostra intelligenza. La sola cosa che vi accompagnerà e vi aiuterà è il Dio–Satguru, che vi ha iniziato e si è preso la vostra responsabilità – lo stesso che oggi noi non amiamo.
    Quindi i Santi dicono che se non mediterete, allora queste cose eserciteranno pressione su di voi perché la lussuria, l’ira, l’orgoglio, l’attaccamento e l’egoismo sono dentro di noi, nulla viene dall’esterno. Se manifestiamo il Naam dentro di noi, allora “dove c’è il Naam, non ci sarà kam”. Kam significa lussuria: dove c’è la lussuria, non potete manifestare il Naam. Come il giorno e la notte non possono coesistere, similmente non possono esistere contemporaneamente il Naam e kam. Quando arriva l’aquila dell’amore, non rimane più spazio per i piccoli uccelli dei peccati. Tutti devono meditare; la meditazione è la prima cosa. Quando mediteremo, l’amore si manifesterà automaticamente in noi. Se l’amore è manifesto in noi - dato che Dio è la forma dell’amore Dio - Dio è manifesto in noi. Guru Gobind Singh disse: “Vi sto dicendo una cosa vera, una formula vera. Ascoltate con attenzione: soltanto coloro che amano possono conoscere Dio”. Dunque la prima cosa è la meditazione e la seconda è l’amore per tutti. Se mediteremo, l’amore incomincerà a manifestarsi dentro di noi. La meditazione e l’amore vanno di pari passo. Come vi ho detto in precedenza, quando due discepoli si incontrano, dovrebbero essere felici di vedersi, essere rispettosi e sentire amore. Dovrebbero capire l’altro meglio di quanto facciano con sé stessi. Solamente quella è bhakti o devozione. Ma il Sentiero della devozione è più affilato della lama di un rasoio. Dobbiamo prepararci per percorrerlo. Inoltre, è più sottile dello spessore di un capello. Dobbiamo percorrerlo; siamo tenuti a farlo e dobbiamo prepararci per camminare su quel Sentiero. Il Guru non andrà laddove i discepoli non hanno rispetto e amore per i loro fratelli. I cinque dacoita non avranno spazio dove c’è amore per il Guru. Non vi saranno propaganda di gruppo ed altre cattiverie. Dobbiamo meditare come ci ha insegnato il nostro Maestro. Dovremmo essere responsabili di noi stessi e ricordare che il nostro Satguru ci ha detto di meditare; dovremmo meditare. Che cosa facciamo di solito? Non meditiamo, ma troviamo da ridire sugli altri, li critichiamo e li calunniamo. Non salviamo la nostra casa che sta per essere bruciata dal fuoco della lussuria, dell’ira, dell’orgoglio, dell’attaccamento e dell’egoismo, ma portiamo acqua per gli altri. Dunque Kabir dice che chi non medita ma insegna agli altri, si troverà con la bocca piena di sabbia. Che accadrà a chi non si preoccupa della propria fattoria, ma si affanna solo di quella altrui – che gli accadrà? La sua fattoria verrà distrutta.
    Quindi che cosa dobbiamo fare? Dovremmo riflettere se ci stiamo proteggendoci da tutte queste cattive azioni o no. Ne veniamo saccheggiati? oppure ci stiamo proteggendo? Infatti sia il potere di distruzione sia il potere di sopravvivenza risiedono dentro di noi. La cattiveria è dentro di noi come pure la bontà. Dobbiamo scegliere o il sentiero positivo o quello negativo. Se vogliamo incontrare il Satguru nell’intimo, dobbiamo scegliere il sentiero positivo. Quando Hazur Maharaj Baba Sawan Singh Ji abbandonò il corpo, la gente celebrò l’anniversario della “morte” il 2 aprile, ma che cosa fece Mastana Ji, un discepolo evoluto di Baba Sawan Singh Ji (ho avuto parecchie opportunità di stare con lui e di ascoltare i suoi Satsang)? Ne celebrò il compleanno, dichiarò sempre che il Maestro non muore mai. Anche Guru Nanak disse: “Il mio Satguru è eterno; non nasce mai, non muore mai. É immortale, è onnipervadente, non perisce mai”. Mastana Ji aveva manifesto in sé Sawan Singh ed ecco perché poteva dire che il Maestro non muore mai. Aveva manifestato in sé la verità. E quando la gente celebrò l’anniversario della morte, lui celebrò il compleanno. Soleva dire: “Perché avete accettato un guru soggetto a nascita e morte?”. A coloro che affermano che il Satguru Kirpal Singh è morto, adesso dico loro che non hanno mai percepito la fragranza e la consapevolezza del potere del Maestro. Anche ora il Maestro Kirpal - il Maestro di tutta la creazione, senza mai entrare nel ciclo delle nascite e delle morti - risiede nei piani più alti. Coloro che si accostano a Lui, ricevono il suo messaggio e Lo vedono, mentre gli altri vagabondano e chiedono in giro. Non si tratta di chiedere; si tratta di sperimentare. Coloro che vanno nei piani più alti, sono coscienti dello stato di meditazione di ogni satsanghi. Chi si trova su un piano più alto, vede ogni cosa. Non c’è affatto bisogno di chiedere a un lottatore: “Sei più forte di me?”. I lottatori si conoscono fra loro; i Santi conoscono i Santi. Chi raggiunge Sach Khand, è consapevole di quanto siano progrediti gli altri; coloro che non entrano interiormente possono mai sapere chi ha raggiunto una qualsiasi posizione? Se dopo aver chiesto, credono in qualcuno per un po’, dopo alcuni giorni non credono più a causa della mente. La mente esiste per ingannare. Ecco perché i Santi dicono: “Entrate e guardate interiormente. Manifestate in voi lo Shabd Naam, quello Shabd che non è descrivibile a parole. È una cosa da sperimentare e vedere, dunque entrate nell’intimo”.
    Kabir dice che lo Shabd non è il corpo, è incorporeo, non è descrivibile a parole. Entrate e vedete quello Shabd operare nel vostro corpo. Ecco perché i Santi e i Maestri ci danno il Simran, affinché possiamo innalzarci al di sopra del corpo e raggiungere lo Shabd incorporeo. Finché non si trascende questo corpo e il corpo del Maestro, non si può mai progredire dato che né il corpo del Guru né il corpo del discepolo vivranno in eterno. Qual è in realtà la forma del discepolo? L’anima è il vero discepolo - non il corpo - e lo Shabd è l’unico Guru. Il Guru non è il corpo; inoltre, pure il discepolo non è il corpo. La nostra anima è il discepolo dello Shabd, che opera nei Santi, ecco il nostro vero Guru. Quando veggenti e saggi domandarono a Guru Nanak: “Chi è il tuo Guru?”, Guru Nanak rispose: “Il mio Guru è lo Shabd. La mia anima è il discepolo del Dhun (Suono) che proviene da Sach Khand”. Quando la nostra anima si desta e si manifesta lo Shabd, in quel momento ogni problema viene risolto nell’intimo e non ci si chiede più se il nostro Guru è lo Shabd o il Naam, o se è il Guru è il corpo, o se lo è quel Potere mai coinvolto nel ciclo delle nascite e morti.
    Kabir dice che noi adoriamo il corpo del Guru, ma non abbiamo realizzato il vero Shabd Guru. Siamo attaccati al corpo e finché quel corpo rimane davanti a noi, diciamo: “Sì Signore, sì Signore, il nostro Maestro, il nostro Maestro”, ma non appena quel corpo si allontana da noi, cominciano a errare da una parte all’altra e andiamo fuori strada. Che cos’era richiesto a quel tempo? Fino a quando il corpo era di fronte a noi, avremmo dovuto ricevere il suo aiuto per migliorarci, per eliminare le nostre imperfezioni; purtroppo non ci siamo mai preoccupati di meditare e di progredire. Ora che quel corpo è dipartito – che se ne è andato - deviamo dal Sentiero che Lui ci ha mostrato. Anche adesso non stiamo cercando l’aiuto di qualcuno per trarne beneficio. Anche adesso coloro che hanno manifestato Kirpal nell’intimo, consigliano di amarci l’un l’altro e di rivelare la Verità in noi. Possiamo progredire sul Sentiero mostratoci dal Maestro, possiamo raggiungere la meta se cerchiamo l’aiuto di qualcuno che sia perfetto. I Santi perfetti, che si sono realizzati attraverso la loro meditazione, non diranno mai: “Io sono il tuo Guru”, al contrario renderanno saturi dell’amore del Maestro Kirpal. Sono qua solo per aiutarci a ricordare e a riversare su di noi l’amore del Maestro Kirpal. Questo è un fatto ben noto di cui forse siete a conoscenza, coloro che dopo la dipartita di Baba Sawan Singh Ji amarono e seguirono il Maestro Kirpal Singh, ricevettero lo stesso amore e beneficiarono da Lui,  perché era un vero discepolo, un Santo perfetto. Egli amava e lodava sempre il suo Maestro, Baba Sawan Singh. Nello stesso modo, anche coloro che andarono da Mastana Ji, ricevettero amore e ne trassero beneficio. Dunque Kabir dice: “Il Guru sostiene di rispettare i Santi e i Santi dicono di adorare il Guru. Vivendo in compagnia dei Santi, potete innalzarvi fino ad Agam” (il piano oltre Sach Khand, il piano irraggiungibile). Un Santo dice questo perché lo ha esperimentato ed ha manifesto il Guru nell’intimo. Questa è la sua esperienza personale ed anche noi dovremmo cercare di raggiungere l’obiettivo. Lui ci ispira. Reputiamolo nostro fratello, amico o in qualsiasi modo, ma non diverrà mai il vostro Guru.
    Fino ad ora nessun Santo è venuto nel mondo dicendo di essere un Guru. I Santi perfetti non dichiarano mai: “Sono il tuo Guru, o Maestro, o Pir”. Il nostro Hazur, il Maestro Kirpal Singh Ji Maharaj, diceva di solito: “Consideratemi vostro fratello, vostro amico”, ma non ha mai dichiarato: “Io sono il Guru”. Pertanto ora dovremmo trarre beneficio da un Santo perfetto che abbia meditato e sia immerso nell’amore di Kirpal. Lui è inebriato dell’amore di Kirpal ed anche noi possiamo ottenere qualcosa da Lui: anche noi possiamo ricevere una goccia di amore da Lui. La sola cosa è che non dobbiamo considerarlo nostro Guru. Per giunta non diverrà mai vostro Guru, anzi sarà il vostro vero servo. È il servo del Sangat. Hazur mi disse: “.Devi considerati il servo del Sangat, il lustrascarpe del Sangat”. Mi disse che se diverremo più umili, allora il Maestro riverserà ancora più grazia su di noi, perché l’acqua scorre sempre giù nei luoghi più bassi, non rimane in alto. Anche Guru Nanak disse “Gli umili riceveranno di più e porteranno di più. Il ramo di un albero che è maggiormente carico di frutti, si piega in basso”. Nello stesso modo un Santo perfetto non avrà mai alcuna opinione particolare di sé, anzi si comporterà come un servo: non c’è dubbio che lui è il vero sevadar. Ci aiuta come un vero sevadar, ci aiuta a ricordare l’amore che abbiamo dimenticato.
    Quindi dovremmo trarre beneficio dalla sua compagnia. Tutti noi dovremmo sedere insieme, amarci reciprocamente e ricordare il nostro Maestro Satguru Kirpal, che è ancora in attesa di riceverci in Sach Khand E vi dico in verità che perfino adesso, perfino oggi se qualche discepolo si innalza oltre le nove aperture, trascende le facoltà esteriori e giunge nel mezzo e dietro le sopracciglia, vede come Hazur sta operando, come Hazur è presente. Se diciamo che non andiamo a scuola e che l’insegnante dovrebbe fare il nostro lavoro, com’è possibile? È dovere dello studente andare a scuola, dopodiché spetta al professore istruirlo. Il Maestro non verrà mai nelle nove aperture, pertanto dovete ritirarvi da esse e raggiungere il posto mostratovi dal Maestro, dietro e fra le sopracciglia. Spetta al discepolo raggiungere quel luogo dietro le sopracciglia dopo aver controllato le facoltà esteriori: là vedrete come il Maestro è all’opera. Tutti devono meditare e guadagnarsi lo Shabd Naam - sentire sempre la presenza del Maestro Kirpal in ogni luogo, vederlo in tutto. Lui risiede in tutti. Vi ringrazio.

 

 

Sant Bani Ashram, Villaggio 77 RB, Rajasthan, India, 21 agosto 1976

 

 


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