Nel suo nuovo colore

Lillian Kelly 

       Riportando le mie esperienze con Sadhu Ram Ji, innanzi tutto vorrei chiarire che sono una persona senza qualità particolari o speciali. Non sono una meditatrice evoluta, tanto meno mi considero lontanamente una buona meditatrice. Pertanto, in questa testimonianza intendo solo condividere le mie esperienze parlando senza alcuna autorità. Qualunque esperienza abbia avuto, è solo dovuta alla grazia del Maestro, e non va attribuita ad alcuna qualità o bravura personali. Di conseguenza, il merito va solo a Lui; tutto questo è accaduto e vi viene riferito solo in virtù della sua grandezza, della meraviglia del suo amore e del potere del Maestro.
     Inoltre, desidero assicurare che nel condividere le mie esperienze, non intendo persuadere nessuno a formulare una determinata scelta o un certo punto di vista sul conto di Sadhu Ram Ji. Se siete interessati ad ascoltare o a leggere riguardo a quello che ho esperimentato, siete più che benvenuti.
     Ad ogni modo, va da sé, ognuno è libero di prendere le proprie decisioni e di seguire il proprio cuore e la propria aspirazione. Mentre scrivo, rispetto proprio questo principio in tutti noi, miei fratelli e sorelle nell’amore del Maestro. Per favore, nel condividere questo, ricordate che concerne solo il Maestro, nonché la meraviglia e l’amore per Lui. Ogni cosa va a suo credito ed è solo opera sua. Questo è il modo in cui ho sempre sentito e quando ho queste esperienze, le considero totalmente sue, in verità sono totalmente sue. Accadono unicamente per la sua gloria, la sua grazia e il suo amore.
     Vorrei andare brevemente al luglio 1997, quando Sant Ji lasciò il corpo. Nel giorno in cui Sant Ji lasciò il corpo stavo guidando al Kootneys con mio marito Jim e con Bodhi, il nostro figliastro. Stavamo andando a prendere Lilah e Myriam per portarle con noi allo Shamaz, dove sarebbero state iniziate. Nel tragitto parlammo molto a proposito della morte, dell’abbandono del corpo e della Corrente Sonora. Quel giorno, Jim aveva deciso di andare al motel per meditare, mentre io avrei accompagnato Bodhi da sua madre, il che era totalmente insolito da parte di Jim, è una cosa che voleva sempre fare lui. Intanto che guidavo su nella valle, avvertii un senso di smarrimento come se tutto il mio essere fosse fuori fase.
     Quando arrivammo a casa di Bodhi, mi sentii confusa e disorientata, non capivo che cosa mi stesse accadendo. Mi dissetai e poi mi avviai ad incontrare a pranzo il mio amico Bill Steele (anche lui iniziato) giù nella valle. Mentre ero seduta al ristorante con Bill, mi sentivo stranissima, come se mi stessero strappando le viscere. Alla fine dissi a Bill che dovevo uscire e andammo a fare una passeggiata. Mentre stavamo camminando, mi fermai improvvisamente e dissi: “Devo chiamare Jim”. Tornammo al ristorante e chiamai Jim al motel, ma la linea era occupata. In quel momento il nostro figliastro stava chiamando Jim per informarlo che Sant Ji aveva lasciato il corpo. Fui avvertita solo quando tornai al motel e Jim me lo disse mentre entravo per la porta: “Sant Ji ha lasciato il corpo”. Non potevo crederci. Quel giorno, e anche il successivo, la mia esperienza fu che tutta la natura, ogni cosa si oscurò; il giorno dopo, durante il viaggio di ritorno, in mezzo alle montagne, tutta la natura sembrava buia e in lutto.
     Condivido questo con voi perché in primavera ho incominciato a percepire una nuova vita, una nuova vitalità che tornavano nella terra. Ciò accadeva già prima di sapere nulla sul conto di Sadhu Ram Ji, lo avvertivo. Anche nel sangat notavo uno slancio che non era presente prima. Ho fatto osservare ai nostri amici e a Jim che stava accadendo qualcosa, potevo presentirlo.Avevo già sentito il nome “Sadhu Ram”, ma nient’altro, ad eccezione di un giorno quando ho chiesto a Steve Bishop se c’erano delle novità e lui ha risposto che c’era qualcuno in cui era interessato il signor Oberoi; penso che abbia menzionato il suo nome. A quel punto ho detto: “Se il signor Oberoi è interessato a qualcuno, allora sono interessata anch’io dato che ho rispetto per lui”. Non ho saputo nient’altro a proposito di Sadhu Ram Ji finché non ho incominciato le ferie all’inizio di luglio. A quel tempo Vinod Chalhotra è venuto a lavorare per un giorno con mio marito Jim. La prima ora di lavoro Vinod ha parlato a Jim sul conto di Sadhu Ram Ji. Jim è arrivato a casa e mi ha detto quello che gli aveva riferito Vinod e quello che aveva esperimentato mentre Vinod parlava. Ho chiamato immediatamente Vinod al cellulare, ma in quel momento non poteva parlarmi, tuttavia mi ha dato l’indirizzo del sito, che sono andata subito a vedere e ho letto ogni cosa. Sul sito ho notato che forse ci sarebbe stato un programma a luglio e ho mandato senza indugio una mail al signor Oberoi per sapere di più e per dirgli che ero interessata. Mi ha risposto tramite posta elettronica che non c’erano più posti, ma nel mio caso avevo il permesso di andare. Ho pensato: “Interessante… visto che sto iniziando una vacanza e si presenta proprio ora”.
     Ho sentito che dovevo andare, ho detto al signor Oberoi: “Verrò, però sto andando al ritiro questa settimana e dopo tre giorni di meditazione comunicherò la mia decisione finale”. Dopo tre giorni mi sentivo ancora nello stesso modo, molto attirata, ma insicura. In ogni caso avevo sperimentato a più riprese che ogniqualvolta nella mia mente rifuggivo l’idea di andare in India, tutto il mio corpo si spegneva e si adombrava. Ogniqualvolta decidevo di andare in India, tutto il mio corpo diventava vivo. Mi sono lasciata guidare da questo perché per me è il sé interiore a parlarmi e ho deciso di andare avanti in questa direzione, di lasciarlo nelle mani del Maestro: se Lui voleva che io andassi, l’avrebbe fatto accadere. Sono stata scoraggiata dall’agenzia di viaggio a partire a causa degli allarmi per i voli verso l’India e inoltre ho avuto difficoltà ad avere un biglietto di ritorno da Delhi con qualunque compagnia aerea, eccetto una compagnia con la quale non mi sentivo sicura. Ad ogni modo ho continuato a insistere lasciando ogni cosa nelle mani del Maestro.
     È accaduta una magia, alla fine sono riuscita a prendere un volo con la compagnia aerea che preferivo: la Singapore Airlines, con uno scalo a Singapore. Quando ho mandato una mail al signor Oberoi con quest’informazione, mi ha risposto che altri dal Nord America avrebbero volato con lo stesso volo da Singapore a Delhi. Prima di allora avevo sentito ed espresso il mio timore al signor Oberoi sul fatto di andare in India da sola, soprattutto di atterrare a Delhi e di trovarmi lì da sola. Il Maestro ha compiuto la sua magia e, senza che nessuno di noi lo predisponesse, tutti i nord americani si sono ritrovati sullo stesso volo fino a Delhi, proprio come Sant Ji ci esortava a fare quando andavamo a vederlo.
     Prima di partire mi ero ammalata. A cominciare dalla sera antecedente il giorno della partenza, ero molto indisposta con vomito, diarrea, febbre e brividi. In qualche modo temevo che forse non sarei riuscita ad andare, ma percepivo anche con grande e forte determinazione che il Maestro mi avrebbe aiutata se ero destinata ad andare. Quando sono salita sull’aereo, ero ancora sofferente, sebbene stessi molto meglio grazie a Jim e alla mia amica Linda. Ho sofferto ancora un bel po’ sul volo sino a Singapore, poi a metà viaggio Sant Ji è venuto e mi ha liberata dalla malattia in un istante. Il mio amato Maestro, con la sua grazia, ha avuto pietà di me, addolorata e sofferente, ed è venuto sull’aereo a guarirmi. Questa è la mia esperienza. In seguito è stato il viaggio più scorrevole in India che non abbia mai avuto. Per tutto il viaggio mi sono sentita totalmente protetta. Sant Ji disse che può far fare il suo lavoro anche alle pietre e ho sentito che Lui stava lavorando attraverso numerose persone durante il viaggio per aiutarmi, per prendersi cura di me e per proteggermi.
     Sono rimasta una notte a Singapore, ove sono accadute molte piccole cose meravigliose con le quali ha mostrato il suo amore e la sua protezione. Vi dirò che Sant Ji è venuto e mi ha svegliato di mattino intorno alle sette. L’ho visto davanti al letto, che rideva e giocava con i miei piedi. Ero stanchissima perché ero arrivata all’hotel, mi ero addormentata solo alle tre, avevo dormito pochissimo sull’aereo. Ad ogni modo, Sant Ji mi ha trasmesso, ridendo, la sua energia dai piedi in tutto il corpo e mi ha fatto rivivere facendomi alzare per meditare.
     È stata una meravigliosa esperienza d’amore. Ti ringrazio, mio misericordioso Maestro.
     Dopo la meditazione, intanto che mi preparavo per partire e parlavo con Jim al telefono, ho mangiato qualcosa e poi sono andata ad aspettare l’autobus per andare all’aeroporto. Ho cominciato a sentirmi in ansia perché l’autobus era in ritardo. L’autista dell’autobus è arrivato con dieci minuti di ritardo, si è scusato con me per il ritardo con grande cortesia e mi ha preso le valigie. Ero sorpresa della sua premura e gentilezza, non ricordo di aver mai incontrato un conducente di autobus che si scusasse per un ritardo. Ho sentito che il Maestro si stava prendendo cura di me in un modo così benevolo.
     Un altro esempio dell’amorevole protezione del Maestro è avvenuto all’uscita mentre aspettavo gli altri del gruppo da Singapore a Delhi. L’unica persona che conoscevo, era Daryl Rubin, ma tramite mail ero d’accordo di incontrarmi con Chris McMahon e Suzanne. Quasi tutti i passeggeri erano già saliti a bordo e c’era solo Daryl, il quale era molto preoccupato perché Chris e Suzanne non erano ancora arrivati pensando che l’aereo partisse quindici minuti più tardi di quello previsto. Ad ogni modo, quando Daryl ha espresso i suoi timori all’incaricato del check-in, lui ha risposto con amore: “Non preoccupatevi, non partiremo senza di loro”, ho sentito che stava parlando il Maestro. Daryl si è calmato, alla fine Chris e Suzanne sono arrivati e siamo saliti insieme sull’aereo. Ero felicissima e molto più al sicuro in compagnia dei miei fratelli iniziati.
     Siamo arrivati a Delhi lievemente in anticipo, alle nove e trentacinque di sera e il pilota ha detto che c’erano trentadue gradi. Abbiamo incontrato i satsanghi indiani che erano venuti gentilmente per condurci alla casa dove avremmo soggiornato per il programma. Ho avvertito il “bombardamento” delle folle, delle persone e dei veicoli fuori dell’aeroporto ed ero così grata per l’aiuto e la protezione predisposti dal Maestro.
     Quando abbiamo lasciato l’aeroporto, sono stata ferita. Ho sentito tanto dolore e anelito per Sant Ji. Qui, nel paese della sua casa fisica dove ero venuta soltanto per vederlo, la pena della perdita e il mio amore, brama per Lui hanno scosso tutto il mio corpo con un’emozione intensa e dolore fisico. Nell’intimo ho pianto: “O Sant Ji”, e mi sono venute le lacrime agli occhi. Mio adorato Sant Ji, essere qui senza di te è un dolore talmente intenso, un grande dispiacere. Ho sentito come se ogni cosa sprofondasse dentro il mio corpo. Non parlavo, in silenzio ci siamo diretti alla casa dove avremmo soggiornato per pochi giorni.
     Quando siamo arrivati, la famiglia che ci ospitava, ci ha salutato e ci ha mostrato dove avremmo soggiornato. Chris, Suzanne ed io eravamo in una stanza e c’era un quarto letto per Maria dal Venezuela, che sarebbe arrivata più tardi. Ci hanno accolti con grande premura, rispetto e hanno dato a tutti noi un benvenuto molto caloroso; per tutto il soggiorno sono stati così amorevoli! Si sono presi cura di noi in modo eccezionale e non abbiamo avuto bisogno di nulla con l’amore e la grazia del Maestro.
     Sadhu Ram doveva arrivare la sera del giorno dopo. Al mattino abbiamo iniziato il solito programma con la meditazione delle tre. Abbiamo seguito una specie di programma estemporaneo di meditazione, satsang e canto dei bhajan con il solito tè e il langar, c’era pure del tempo libero. Personalmente attendevo con ansia l’arrivo di Sadhu Ram, volevo vederlo. Devo dire che non ero venutaa vedere Sadhu Ram con la convinzione che lui fosse il Maestro nella nuova forma.
     Sono venuta perché sono stata trascinata e perché desideravo vedere per conto mio. Ho sentito nell’intimo che dovevo andare ed ero molto interessata a scoprire quello che avrei visto e sperimentato. Jim ed io avevamo discusso di questo viaggio e lui aveva detto (ero d’accordo anch’io) che, essendo Sadhu Ram un meditatore evoluto, sarebbe valsa comunque la pena meditare con lui e, per di più, sarebbe stato conteggiato nella mia devozione. Dunque ero venuta con questa consapevolezza.
     In aggiunta, ho sentito molta paura. Avevo paura di sbagliare, di seguire un falso Maestro, e come me ne sarei accorta? Se lui era il Maestro, come lo avrei riconosciuto? E se non fossi riuscita a riconoscerlo come il nuovo Maestro? Mi sono consolata dicendomi, o forse è stato il Maestro a dirmi, che mi sarebbe stata rivelata la realtà e la verità, ho pregato Sant Ji per questo. Confidavo che Sant Ji me l’avrebbe mostrata. Provavo anche paura e ho continuato a sentire in quel modo di tanto in tanto per tutto il programma. So che non ero l’unica ad avere questo tipo di sensazioni. C’erano per lo meno alcuni di noi che incontravano Sadhu Ram per la prima volta con queste stesse paure e preoccupazioni.
     Quella sera del 28 luglio ho atteso con ansia il suo arrivo. Ad ogni modo, nel corso della giornata, ci è stato detto che Lui aveva chiamato e, purtroppo, non sarebbe riuscito ad arrivare quella sera. Da quel momento mi sono sentita molto scoraggiata e delusa. Ho incominciato a sperimentare uno stato in cui mi sembrava di non avere più nulla. Mi sembrava come se mi avessero tolto il respiro ed ero depressa con un grande vuoto. Mi sembrava che tutto quello che possedevo, fosse scomparso. Mi sentivo come la sabbia nel deserto, come se mi avessero tolto la vita e non mi fosse rimasto nulla. Il mattino seguente in meditazione ho sperimentato la stessa cosa, che non avevo nulla in meditazione. Non avevo forza, nulla ed era una meditazione completamente inutile, come sabbia soffiata dal vento. Ho avvertito come se tutto quello che Sant Ji mi aveva dato, la vita interiore che Lui mi aveva donato, fossero scomparsi. Potreste dire che è impossibile, che il dono del Maestro non svanisce mai, tuttavia questo è quello che ho sperimentato. Mi sentivo desolata.
     Dopo la meditazione del mattino presto e il tè, ricordo di aver parlato nell’intimo a Sadhu Ram Ji e di avergli detto: “Sant Ji veniva sempre alle sette del mattino per la meditazione, perché non vieni anche tu?”. Subito dopo questo, stavo scendendo le scale per la meditazione delle sette del mattino e ho guardato l’apertura tra la tenda, che avevano messo sul balcone, e il pilastro. Ho visto una luce, una luce bianca, sfolgorante, dappertutto all’esterno. Ho pensato: “Lui sta arrivando e la sua luce sta arrivando prima di Lui”. Quando mi sono seduta per il Satsang nella sala, hanno annunciato: “Sta arrivando per la meditazione delle sette”.
     Abbiamo aspettato cantando bhajan e atteso il suo arrivo, alla fine è arrivato. Ricordo di averlo visto la prima volta in cima alle scale, sono rimasta colpita da Lui e impressionata dalla sua umiltà, ecco come Lui mi ha colpito, con la sua umiltà. Era così palese, così “esasperantemente” e poderosamente palese, potevo percepirla e vederla. Anche Sant Ji aveva questa umiltà, ora ricordo. Tuttavia, non ricordo di esserne mai stata così impressionata come con Sadhu Ram (senza dubbio è dovuto alla mia mancanza di ricettività o di ricordi precisi).
     Nondimeno questo è quello che ho esperimentato la prima volta in cui l’ho visto, e ho continuato a sperimentarlo ripetutamente per tutto il programma. Lui era di profilo quando l’ho visto la prima volta, proprio come la prima volta con il Maestro. Guardava dritto alle persone sul balcone, poi si è girato e ci ha guardato. Era piccolo e molto esile, barcollava quando è arrivato in cima alle scale come sotto un peso, proprio come faceva Sant Ji. La sua barba è in parte nera, Sadhu Ram è giovane e sembra forte, in effetti, molto forte, anche se tenero e vulnerabile.
     Ha camminato fino al podio e, prima di sedersi, ha guardato la foto di Sant Ji con le mani giunte, poi l’ha toccata con un tale amore, una tale devozione, una tale riverenza. Dentro di me provavo emozioni di intensa devozione e di un tale amore mentre lo osservavo. Dopo si è seduto e ha incominciato a parlare, ancora sono stata colpita dalla sua voce, dalla sua tenerezza, dalla gentilezza e dall’umiltà con cui parlava così amorevolmente. Ha guardato verso il basso gran parte del tempo, con la testa spesso da un lato. Mi è sembrato schivo, umile, restio ad assumere qualunque posizione di altezzosità e di autorità. La sua vulnerabilità mi ha commosso.
     Nei tre giorni alla presenza di Sadhu Ram Ji ho avuto molte esperienze, ne riporterò alcune tra le più belle. Innanzi tutto ho avuto un’esperienza alcuni mesi dopo la dipartita di Sant Ji in cui Sant Ji si trasformava in qualcun altro e subito dopo, mentre stavo per fare un ritratto di Sant Ji, il ritratto si trasformava nello stesso uomo che avevo visto nella visione, sebbene avessi intenzione di disegnare Sant Ji. Non avevo nessun controllo su questo, il ritratto finiva con le fattezze di quest’altro uomo. Ho sempre ricordato il viso di quest’uomo e pensavo che lui fosse la nuova forma del Maestro. Quando ho visto le foto di Sadhu Ram in internet, sebbene avesse alcuni lineamenti dell’uomo in cui si trasformava Sant Ji, non gli assomigliava proprio del tutto. Considerando questo prima di partire da casa, ho pensato: “D’accordo, mi sarà mostrato se Sadhu Ram è lo stesso della mia visione”.
     Poco dopo aver visto la prima volta Sadhu Ram, ho capito che era Lui quello della visione, il che mi ha permesso di capire, proprio come ha detto Sant Ji molte volte, che “vedete il Maestro in base al vostro angolo di visuale”. Per giunta, successivamente mi è stata mostrata molte volte la forma di Sadhu Ram trasformarsi nella forma meravigliosa dell’uomo che avevo contemplato nella visione. Oltre a questo, vi dirò, mi sono state mostrate ripetutamente le forme di Sant Ji, del Maestro Kirpal, di Baba Sawan e di Baba Somanath dentro e attraverso Sadhu Ram Ji. Ho visto e sentito Sant Ji in Sadhu Ram. Ho visto molte volte anche il Maestro Kirpal.
     A volte quando vedevo il Maestro Kirpal o Sant Ji, dicevo a me stessa: “Assomiglia a Sant Ji o a Kirpal o a Sawan”, mentre altre volte era così simile a Sant Ji, a Kirpal, a Sawan o anche a Baba Somanath che era molto più di una semplice somiglianza. Loro stavano parlando lì. Una volta mi sono stati mostrati tutti loro con Sadhu Ram nello stesso tempo. Un’altra volta Sadhu Ram stava tenendo il Satsang ed ero seduta intenta a guardarlo e Lui rassomigliava così tanto a Kirpal! Ho continuato a osservarlo, ho visto che non assomigliava semplicemente a Kirpal, era proprio Kirpal seduto lì ed è rimasto seduto a parlare probabilmente da venti minuti a mezz’ora; e dopo ha continuato a dare il Satsang: era Kirpal a dare il Satsang! Attraverso questa esperienza mi rendo conto che Sant Ji mi stava mostrando la realtà. Solo il Maestro poteva far questo e Lui ne è stato assolutamente l’artefice, con la sua grazia.
     È accaduta un’altra cosa di grande significato per me nella linea del darshan, la prima sera con Sadhu Ram. Il signor Oberoi ci aveva detto a tutti di metterci in fila e di passare individualmente davanti a Lui per ricevere il darshan. Questo accadeva dopo una giornata intera di programmi in giro per la città di Delhi. Mentre stavamo facendo la fila nella stanza, dietro di me un altro satsanghi stava parlando con qualcuno e faceva domande e commenti sul conto di Sadhu Ram.
     Mi sono voltata e gli ho detto: “Sii presente ora!”. Volevo essere d’aiuto e compassionevole, in un certo senso anch’io ero ipercritica mentalmente e trasmettevo le mie ansietà. Dopo qualche istante mi sono trovata di fronte a Sadhu Ram per ricevere il suo darshan e Lui si è rifiutato perfino di guardarmi, ha fatto cenno con la testa di andarmene in modo piuttosto risentito. Me ne sono andata. Mi sentivo molto impaurita e devastata. Mi sentivo rifiutata come se mi avessero scacciata. Mi sentivo anche imbarazzata perché Lui aveva fatto questo di fronte a tutti. Devo aggiungere che mentre lasciavo la stanza, potevo comunque sentirmi avvolta dalla pace, dalla sua pace, tuttavia ho avvertito un dolore tremendo nel corpo; mi sentivo spaventata, risentita, confusa e devastata.
     Dopo questo trauma sono rimasta lì per un po’ e poi me ne sono andata in camera barcollando. Quella notte ho sperimentato varie emozioni: rifiuto, risentimento, confusione e rabbia. Ero abbastanza arrabbiata e ritenevo di non meritarmelo, così ho pensato di andarmene. Mi sono detta un paio di volte: “Adesso faccio i bagagli e me ne vado”, e poi invece: “Non me ne vado assolutamente, rimango”. Ho fatto un profondo esame di coscienza, ho esaminato e ripensato a tutto quello che avevo fatto quel giorno. Ho notato molte manchevolezze dentro di me, non solo per quel commento, tutt’altro che amorevole, fatto anche con le migliori intenzioni; consideravo molto peggio alcune attitudini egoiche piuttosto moleste.
     Devo altresì confessare che la mia attitudine al cospetto di Sadhu Ram non era umile, piuttosto era piena di pretese ed esigente. Bene, Lui l’ha notata, proprio come faceva Sant Ji, e ha reagito nel modo come io avevo bisogno per il mio bene. Dopo questo ho vissuto fino in fondo la sensazione di non essere nulla, di non avere nulla perché “se il Maestro non mi accetta e non è contento di me, allora che cosa mi rimane? Non mi rimane più nulla”. Sono arrivata al punto in cui mi sono resa conto di essere una mendicante e, in effetti, meno di una mendicante perché per lo meno un mendicante ha qualche abilità, io no, non so nemmeno come mendicare, questo è vero. È proprio vero perché sono una mendicante davanti al Maestro, tuttavia non so nemmeno come farlo.
     Quindi, come il mio amato Maestro, Sant Ji, Sadhu Ram è anche il Maestro-terapista. Lui sa esattamente quello che mi succede e quello che ho bisogno, con la giusta risposta terapeutica per farmi procedere nel cambiamento richiesto (per coloro di voi che non mi conoscono, lavoro come psicoterapista, solo che non sono del suo livello di competenza). Questa esperienza è stata un dono, doloroso da sperimentare. Mi ha fatto arrivare dove avevo bisogno di arrivare. Possa sempre serbare questa consapevolezza con la sua grazia! Molte altre volte Sadhu Ram mi ha mostrato che sapeva esattamente dove si trovava la mia mente.
     Sapeva che cosa stavo sentendo anche il mattino dopo, quando mi ha dato il darshan due volte con grande potere, e l’ha reso lampante agli altri (o per lo meno questo è quello che ho percepito, anche se sono certa che gli altri sono stati ignari di questo e stavano vivendo le loro esperienze). Ebbene, so che altri osservavano chi stava guardando. Sono grata per l’amore misericordioso del Maestro, per il potere del Maestro all’opera attraverso Sadhu Ram. Umiltà.
     Quantunque possa sembrare motivo di confusione per alcuni, condividerò un’altra esperienza. Forse a volte il Maestro crea confusione nelle nostre menti perché quando la nostra mente si misura con qualcosa che non capisce, ne risultano confusione e caos. Come terapista so che il caos e la confusione sono i primi passi verso il cambiamento. Nella sessione di domande e risposte riservata agli occidentali il primo giorno, ci è stato detto attraverso il traduttore, il signor Oberoi, che potevamo fare qualunque domanda. Tuttavia prima di questo Sadhu Ram ci ha fatto capire con chiarezza, e credo che lo abbia fatto replicando a qualcuno in questa sessione, che avrebbe risposto solo a domande pertinenti la meditazione. Ha detto che se avevamo bisogno di aiuto in meditazione, ci avrebbe aiutato. Così gli ho fatto una domanda a proposito della meditazione che mi sembrava vitale. Ho chiesto: “Il Maestro ci dice di ripetere il Simran con amore. Come possiamo imparare a dire il Simran con amore, come possiamo sviluppare questo amore?”.
     Sadhu Ram non ha risposto alla domanda, ha dichiarato che non poteva rispondere (se ho sentito bene) e ha detto: “Non sono ancora perfetto”, era molto animato nel dire questo. Da parte mia ho sentito confusione e mi sono sentita in conflitto. Ho pensato senza dire nulla: “Se non sei ancora perfetto, come puoi essere un Santo perfetto?”. Poi gli ho detto: “Penso che tu stia giocando a nascondino con noi”, Lui ha sorriso e ha abbassato il capo in modo schivo. Ad ogni modo, dopo che ho lasciato la stanza, ho ricevuto la risposta: mi stava dicendo che Lui, di per sé, non è perfetto, di fatto, non è nulla. Mi stava dicendo che tutto quello che è, lo è per i suoi Maestri; senza i Maestri, Sawan, Kirpal, Ajaib, eccetera Lui non è nulla, non è perfetto. Il Maestro è perfetto.
     Inoltre ho avuto la risposta all’altra domanda sul fatto di dire il Simran con amore. L’ho avuta a livello empirico che è l’unico modo; ora che ho ricevuto questo, posso ottenere la risposta. Lui sapeva e mi ha risposto con la sua grazia e con la sua totale competenza, consapevolezza. Mi inchino davanti a Lui poiché Lui è ogni cosa e anche questo viene da Lui ed appartiene a Lui, non a questa piccola jiva. Mi ha dato ogni cosa, incluso questo barlume della realtà.
     Ho sperimentato molto di più, incluso l’incredibile amore di Sadhu Ram Ji, la sua premura nei miei riguardi proprio come da padre a figlia allorché mi ha detto, attraverso il signor Oberoi, di non uscire senza indossare le scarpe. È successo quando Lui stava partendo e questa volta il cuore mi balzava dalla gioia (dopo essermi ripresa da un breve momento di paura) perché Lui mi amava e si prendeva cura di me al punto che in tutta questa folla ha notato i miei piedi nudi sulla strada scottante, sporca e mi ha detto che non gli piaceva. 

Tu mera pita, tu hai mera mata, tu mera bandhap, tu mera barata.
     Tu sei mio Padre, tu sei mia Madre, tu sei mio parente, tu sei mio fratello.
     Tu sei il mio Protettore in ogni luogo, allora perché dovrei serbare alcuna paura?
     Con la tua grazia ti ho realizzato. Tu sei il mio sostegno, sei il mio onore.
     Non v’è nessun altro eccetto te. Tutto questo universo è il tuo terreno di gioco.
     Hai creato tutti gli uomini e le altre cose, e secondo il tuo Volere li hai mantenuti in tutti i luoghi.
     Tutto ciò che accade è opera tua, noi non facciamo nulla.
     Meditando sul Naam ho ricevuto la Felicità suprema; la mia mente si è calmata cantando le lodi di Dio.
     Tutta la gloria al perfetto Maestro (con la cui grazia) Nanak ha vinto questa battaglia.
 

     Se ne è andato con questo bhajan dopo avermi detto nel colloquio, quando ho esclamato che non sapevo come chiamarlo, che noi siamo iniziati dallo stesso Padre, dunque Lui è mio fratello. Ha mostrato il suo amore e la sua premura nei miei riguardi come una cara figlia. Mi ha fatto altresì ricordare Sant Ji nel colloquio finale che Jim e io abbiamo avuto a Sampla, nel dicembre del 1996, in cui Sant Ji mi disse: “Tu mera pita, tu hai mera mata”.
     Diamanti su una collana, ogni esperienza è al culmine, ogni volta con il Maestro è un rubino prezioso al di là di qualsiasi prezzo, che vale molto più di qualsiasi altra cosa, al di là delle parole, al di là di qualunque espressione. 

Per grazia e per amore del Maestro,
     possa Lui farmi sempre inchinare ai suoi piedi.
     I suoi piedi misericordiosi,
     la sua luce radiosa,
     anche le sue mani
     e i suoi occhi profondi, saturi d’amore,
     sorgenti d’amore, gioia e beatitudine
     che irradiano gioielli di felicità.
     Mi inchino ai piedi del mio beneamato Sant Ji,
     il potere del Maestro,
     con i suoi nuovi colori,
     Lui mi ha dato e mi ha mostrato
     la sua nuova forma,
     umilmente,
     Sadhu Ram Ji Maharaj 

     Posso solo parlare della mia esperienza, non ho alcuna autorità. Come ha detto Sadhu Ram Ji, potete solo ottenerlo nell’intimo, e non esteriormente.
     Dunque spero che perdonerete qualunque errore abbia commesso, e ricordate che sono un ricettacolo indegno, assolutamente incapace di riconoscere un Santo.
     Nell’amore di Sant Ji, il mio beneamato Maestro,

                 Lillian Kelly
 

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