Nota: seguono due discorsi dal Maestro fatti al terzo gruppo di occidentali che lo visitarono in Rajasthan nel novembre del 1984, proprio dopo l’assassinio del Primo Ministro Indira Gandhi e i tumulti, le violenze che seguirono. Il primo è una parte del discorso del 9 novembre 1984, il secondo è la risposta di Sant Ji a una domanda fatta il giorno seguente, una domanda generata dalla prima parte.

 

   Nel libro del signor Oberoi è riportato un resoconto dell’epoca del Maestro Sawan Singh. Fui testimone oculare di quell’avvenimento allorché si costituirono l’India e il Pakistan nel 1947. A quel tempo la gente veniva uccisa da ambedue le parti. Molte ragazze furono violentate e furono perpetrati molti omicidi dappertutto. A quel tempo il Maestro Sawan Singh dovette versare il proprio sangue per salvare le Sue anime. Un comandante dell’esercito, con cui lavoravo anch’io, era un discepolo molto devoto del Maestro Sawan Singh. Quando andammo a vederlo, al Maestro Sawan Singh occorsero due ore per parlarci della sua malattia. E disse all'accompagnatore mentre perdeva sangue: “Lascia che il sangue fluisca sia in oriente sia in occidente”, perché in occidente si trovava il Pakistan dove c’erano molti musulmani che venivano uccisi dagli indù e nel lato orientale c’erano indù che venivano uccisi dai musulmani. Il Potere Negativo non risparmia alcuna anima; vuole che tutti i karma vengano liquidati o dal discepolo o dal Maestro. Pertanto quando avvengono queste cose, i perfetti Maestri del momento devono dare molto sangue del loro corpo per mantenere l’equilibrio. In quel momento c’era una persona che, pur avendo udito le parole del Maestro Sawan Singh, non aveva fede in Lui e non ci credeva, per cui gli domandò se stesse scontando karma suo personale spargendo sangue del proprio corpo. Il Maestro Sawan Singh rispose che non era karma suo dato che i Santi sono liberi dal karma, che si trattava dei karma dei discepoli. Disse semplicemente di immaginare la condizione del padre i cui figli vengono bruciati nel fuoco: non sentirà nulla quando vede che i suoi figli sono bruciati nel fuoco? I Santi nutrono un amore molto più grande di quello di migliaia di genitori mondani messi insieme. Per salvare le loro anime, devono sempre versare il proprio sangue o devono sempre soffrire le conseguenze dei karma dei discepoli sul proprio corpo.
   Nel 1971 ci fu una grande guerra tra India e Pakistan. Da ambedue i lati usavano cannoni e distruggevano luoghi anche a ottanta chilometri da dove sparavano. Una notte il movimento delle truppe fu molto intenso, stavano portando molti carri armati nella zona di combattimento. Quella notte vidi in meditazione che il Maestro Kirpal si recò nel luogo dove ambedue gli eserciti stavano combattendo. E tagliatosi la testa, sparse molto sangue dal corpo per rappacificarli. Molti diletti che stavano meditando a quel tempo ebbero quest’esperienza: dopo alcuni giorni la guerra terminò. Quando si tagliò la testa e versò il proprio sangue, in quel momento erano presenti Baba Jaimal Singh, il Maestro Sawan Singh e tutti gli altri Santi. Il Maestro Sawan Singh disse che non voleva trattenere i suoi discepoli nel mondo nemmeno per un istante, che era inerme; dovevano vivere nel mondo e fare il loro lavoro. E voi sapete che dopo alcuni anni il Maestro Kirpal lasciò il corpo. Prima di abbandonare il corpo, dovette subire un’operazione e lasciò il corpo a causa di quella malattia.
   I politici non sanno quel che dicono perché non sono coscienti che la morte verrà anche per loro. Durante quella notte in cui avvenne quel che vi ho appena riferito, il Primo Ministro del Pakistan aveva dichiarato che avrebbero combattuto per mille anni. Quando le persone nel mio ashram sentirono queste notizie, rimasero preoccupate. Non sapevano quel che sarebbe accaduto, ma io dissi loro di non angosciarsi perché la guerra sarebbe finita e tutto si sarebbe aggiustato. In seguito lo stesso Primo Ministro si arrese e la guerra finì. Sono spiacente di dire che il Primo Ministro, il quale aveva dichiarato che avrebbero combattuto per mille anni, non riuscì ad arrivare nemmeno all’età di cinquant’anni. Lasciò il corpo prima della cinquantina.
   Dunque il discepolo prega al cospetto della Forma dello Shabd che è venuta a salvare le anime. Dice: “Oh Maestro, sono intrappolato nell’illusione dei dubbi. Rimuovi l’illusione e chiariscimi i dubbi… O Swami, o Satguru, elargiscimi la grazia affinché possa sviluppare fede in te e possa credere che tu stia facendo qualsiasi cosa per noi. Le nostre menti non credono in quel che stai facendo per noi e serbiamo dubbi e sospetti, perciò elargiscimi con clemenza la grazia affinché incominci a credere che tu stai facendo ogni cosa per noi”.    

 

DOMANDA: Maestro, ieri ci hai parlato di come il Maestro Sawan Singh sparse sangue quando ci fu la lotta tra i musulmani e gli indù nel 1947 e come anche il Maestro Kirpal dovette sacrificarsi durante la guerra del 1971. E noi sappiamo che anche tu hai perso sangue per quindici giorni dopo l’assassinio della signora Gandhi. Dunque vogliamo sapere quanto questo colpirà la tua vita, come si percuote nella tua vita visto che siamo molto preoccupati di come possa influenzarti.  

SANT JI: Non dovreste preoccuparvi di nulla, perché nella Sant Mat ci viene insegnato a trascendere tali ansietà e confusioni. Ieri nel Satsang non volevo dirvi tutto quello che ho detto all’inizio, ma lo stato d‘animo nel Satsang era tale che sono stato costretto a dire tutto. Quel che è accaduto quindici giorni fa ha colpito anche me in modo negativo, e mi sono ammalato a tal punto che prima dell’arrivo del gruppo, tutti qui nell’ashram erano preoccupati per quel che sarebbe accaduto dato che il gruppo sarebbe arrivato in un paio d’ore e io non mi sentivo bene. Ho detto agli amati che questo è il lavoro del Maestro Kirpal e se vuole farmi servire i suoi figli, allora eseguirà qualche miracolo; e Lui ha eseguito un miracolo quando è arrivato il gruppo. La maggior parte di voi avranno notato che quando scendevo le scale, mi sentivo talmente debole che avevo bisogno del sostegno di qualcuno anche per camminare. Ma mentre ero seduto sulla sedia di fronte a tutti voi, non so come ma il Maestro Kirpal ha mandato questa corrente nel corpo e ho incominciato a sentirmi meglio. Avrete notato che quando salivo le scale, non mi sentivo così debole, era molto diverso da come mi sentivo quando le scendevo.
   Dunque è solo la grazia del Maestro Kirpal che mi ha elargito e sono in grado di servirvi nel gruppo. È interessantissimo sapere che questo è uno dei gruppi più numerosi che abbiamo mai avuto, e in questo gruppo ho ricevuto molte più lettere, quasi il doppio, di quanto ricevo negli altri gruppi. Ma è solo per sua grazia che tutto il lavoro viene svolto e ogni merito va attribuito a Lui.
   Quel che ho detto ieri nel Satsang, sono stato costretto a farlo perché ho ricevuto molte lettere da molti amati, satsanghi e non-satsanghi, riguardo a quel che è successo e come sono stati protetti dal Potere del Maestro. Ho ricevuto anche molte lettere da persone che non credono in me e vanno da qualcun altro. Proprio recentemente è arrivata una lettera da Delhi da una persona che segue qualcun altro, e lei diceva nella lettera che finché il Maestro Kirpal è vissuto a Delhi, non è mai accaduto nulla del genere a Delhi. E voleva sapere ora che io vivevo in Rajasthan, se il mio stato era pacifico? Posso dire con la grazia di Dio e con la grazia del Maestro Kirpal che il Rajasthan è stata la zona più in pace durante questo tragico evento. Quell’amato mi ha scritto nella lettera che ora ha perso la fede in quella persona in cui credeva, perché pensa che quell’amato non abbia protetto la gente a Delhi come soleva fare il Maestro Kirpal a suo tempo. E si chiedeva pure quale effetto avrebbe avuto tutto questo su di me. Ho risposto con amore alla sua lettera e l’ho imbucata proprio stamattina. Gli ho detto che ogniqualvolta avvengono eventi tragici, colpiscono sempre i perfetti Maestri del momento. E devono pure versare il loro sangue per salvare le anime. Non solo salvano i discepoli ma anche quegli amati che li ricordano con amore e affetto. E per un perfetto Maestro non fa differenza se tali cose avvengono in una città o fuori città. In qualunque parte del mondo, quando qualcuno è nei guai e ricorda il Maestro con amore e affetto, il Potere del Maestro accorre e versa il proprio sangue per salvare quell’anima. I Maestri danno o versano il proprio sangue per salvare le anime, e questo riduce la loro vita.
   Una volta il Maestro Sawan Singh stava parlando con alcuni capi Akali, il Maestro Tara Singh e il Maestro Uthum Singh, leader religiosi molto noti. A quel tempo era presente il mio comandante dell’esercito con tutti noi. Domandarono al Maestro Sawan Singh: “Sappiamo che nel tuo oroscopo è scritto che vivrai cento anni, è vero?”. Il Maestro Sawan Singh rispose: “Sì, è verissimo. Ma vivrò fino a cent’anni solo se gli amati mi permetteranno di lavorare pacificamente. Se le persone scaricheranno sul mio capo i loro problemi e difficoltà, e se dovrò versare il mio sangue per salvare le persone, allora non riuscirò a vivere così a lungo”. La gente che medita sa che il Maestro Sawan Singh lasciò il corpo dieci anni prima di quel che era dovuto. Similmente, il Maestro Kirpal Singh si caricò dei problemi e delle difficoltà degli amati e quindi anche Lui lasciò il corpo quattordici anni prima. I Santi non gradiscono versare il loro sangue senza motivo, ma sono inermi perché sono molto misericordiosi con le anime, e ogniqualvolta vedono che la gente combatte e si uccide, accorrono subito per soccorrerla. La grazia dei Santi non è limitata a un solo paese o stato. La loro grazia si estende a chiunque li ricordi con amore e affetto. Anche un padre mondano rimane colpito se vede i suoi due figli combattere tra di loro, anche lui si ammala. Allo stesso modo, quando i Santi vedono che la gente combatte e si uccide, anche loro si rattristano molto e intervengono nella lotta, e in quel processo devono sacrificarsi. I Santi non eseguono alcun miracolo e non utilizzano i loro poteri soprannaturali, però è vero che durante questi avvenimenti la natura assume le sembianze dei Santi e va a soccorrere le persone.
   Non vi sto riferendo quest’avvenimento per lodarmi eppure è la realtà. Ho ricevuto una lettera da una persona non-iniziata che vive nella città di Sirsa. Mi ha scritto di avermi incontrato nel 1978 quando stavo andando a Delhi. Per strada verso Delhi, Pathi Ji e l’autista andarono a comprare del ghiaccio e quell’uomo era seduto nel negozio a circa trenta metri della jeep. Ero seduto nella mia jeep e quella persona mi stava guardando, dopo alcuni minuti venne da me e disse: “Non potevo resistere, la tua personalità mi ha attratto a venire da te”. Con umorismo risposi: “Mio caro, non sono un magnete che ti ha attirato qua”. Ma quella persona disse: “Bene, puoi dire quel che vuoi ma ti sto dicendo la verità che tu mi hai attirato qua”. Mi salutò e poi tornò al suo negozio. Fu solo un breve incontro in cui non mi chiese chi fossi e anch’io non domandai sul suo conto. Esteriormente era una persona come me, intendo era un sikh con la barba.
   Durante gli eventi che sono avvenuti a Delhi, lui stava facendo visita ad alcuni parenti a Delhi ed è rimasto coinvolto. A Delhi non è stata una battaglia tra indù e sikh; in molti luoghi gli indù hanno protetto i sikh e in molti luoghi i sikh hanno protetto gli indù. Non si è trattato di una battaglia comune come è stato riportato. È stata opera di elementi negativi, di rapinatori, che hanno avuto un’opportunità di andare a saccheggiare e hanno preso la comunità sikh come bersaglio.
   Perciò lui stava guidando la macchina e ad un certo punto è stato intrappolato da molti indù che volevano ucciderlo. D’un tratto ha ricordato il breve incontro che aveva avuto con me. E la Natura, o potete dire Dio, è apparso nelle sembianze di un uomo ben rasato il quale gli ha detto di nascondersi sotto il sedile offrendosi lui di guidare la macchina. In seguito quell’uomo rasato ha guidato la macchina in un posto al sicuro e presso i parenti di quella persona dove voleva andare. Prima di lasciare quel luogo, il sikh gli ha domandato di dirgli il nome e l’indirizzo per ringraziarlo, ma quella persona che lo aveva aiutato ha risposto che non aveva tempo di farlo perché doveva andare a proteggere molti altri, è scomparso.
   In seguito quell’amato si è reso conto che era stato il Potere del Maestro a proteggerlo. Si è ricordato di aver letto il nome Sant Bani Ashram sulla jeep. E mi ha scritto una lunga lettera indicando solo quello sulla busta. Non era l’indirizzo postale corretto, e non era sicuro se avrei ricevuto la lettera o meno, ma molti in Rajasthan mi conoscono e anche se scrivete solo Sant Bani Ashram, Rajasthan, prima o poi la lettera mi arriva. Dunque ho ricevuto quella lettera in cui mi ha riferito del nostro incontro nel 1978 e di come è stato protetto da Dio. Mi ha chiesto il permesso di venire al Satsang.
   Il motivo per cui vi riferisco quest’avvenimento è che ogniqualvolta succedono tali eventi tragici, quando le anime vengono salvate, la Natura assume le sembianze del Santo vivente e in quel modo protegge le anime. Qualcuno deve liquidare i karma, qualcuno deve patire a causa dei karma passati, o la persona o qualche altro potere che è tenuto ad aiutare quell’anima. La Natura, o potete chiamarla Dio, assume le sembianze del Santo vivente, e la Natura non paga nulla di per sé, è il Santo vivente che deve pagare.
   Ho mangiato l’ultimo pasto il 30 dell’ultimo mese. E sino a ieri non ho mangiato nulla. Ho bevuto solo tè e nient’altro. Non sono abituato a mangiare anacardi, frutta secca e altri frutti, perché ho mantenuto la mia dieta molto semplice sin dall’infanzia. Ma a causa di tutti gli avvenimenti ero talmente debole da non riuscire a digerire nulla; non ho mangiato nulla. Solo ieri ho mangiato una discreta quantità di cibo, ne ho parlato con Pappu ieri.
   Il gruppo due era qua quando sono accaduti tutti quei fatti a Delhi. E sapevo che non era un problema tra indù e sikh. Ecco perché sono andato personalmente con il gruppo fino a Sirsa tenendo la mia macchina di fronte all’autobus. Abbiamo dovuto attraversare molti villaggi dove vivevano soltanto indù. Sapevo che erano i miei fratelli e che non mi avrebbero fatto alcun male. Quando siamo arrivati a Sirsa, ho detto a Pappu: “Confido nel Maestro che arriverete a Delhi in salvo”, e con la Sua grazia il gruppo due è arrivato a Delhi completamente al sicuro.
   Dunque ogniqualvolta le anime vengono salvate e ogniqualvolta le sofferenze delle anime vengono ridotte, qualcuno deve pagare i loro karma. Nessun karma viene cancellato senza che sia pagato. La signora Indira Gandhi non era una persona negativa, era un’ottima persona e aveva contribuito molto per tenere il paese unito. Aveva rispetto per tutte le religioni e comunità, trattava ogni persona allo stesso modo. Non so perché quei due travestiti l’abbiano assassinata, è stata ingannata da loro. Non tutti in una comunità particolare sono persone negative. Anche se i due che hanno assassinato la signora Gandhi provenivano dalla comunità sikh, non potete dire che tutti i sikh siano negativi. Ci sono molti sikh che hanno posizioni molto elevate in India e anche il nostro presidente è sikh. Dovremmo temere le anime che sono state rigettate da Dio, e le anime che non hanno ricevuto l’opportunità di praticare la devozione di Dio.
   Una volta il profeta Maometto era seduto con alcuni discepoli e con altri religiosi ed era presente un iniziato che aveva commesso un misfatto. Allora gli altri discepoli del profeta Maometto gli dissero che questo diletto aveva compiuto un certo misfatto. Il profeta Maometto disse che come tutti i Santi amano la giustizia, anche lui era molto equo. Disse che non sarebbe stato responsabile per quel discepolo che avrebbe ucciso qualcuno; non sarebbe stato responsabile per quel discepolo che avrebbe ingannato qualcuno, che avrebbe rubato ad altri e che non sarebbe stato responsabile per quei discepoli che avrebbero commesso adulterio.
   Quando fece queste dichiarazioni molto pesanti, uno dei seguaci affermò: “Maestro, ora hai bisogno di molti discepoli e dunque non dovresti punire questo discepolo con tanta asprezza”. Il profeta Maometto rispose: “Non voglio diventare il guru di falsi musulmani e non voglio avere tali discepoli che commettono tutti questi atti negativi. Voglio diventare il Maestro di veri discepoli”.
   Quando Guru Gobind Singh venne nel mondo, anche a quel tempo divampava questo fuoco della tirannia come è accaduto a Delhi. Il fuoco di Delhi si è estinto presto, ma quando venne Guru Gobind Singh, gli occorse molto tempo per estinguerlo. Guru Gobind Singh protesse molte anime innocenti e si sacrificò.
I dacoita non appartengono ad un’unica comunità e non ne favoriscono una in particolare. Se vedono che da qualche parte ci sono molti indù, diventano indù; se vedono che ci sono molti sikh, diventano sikh. Oggi sono disponibili molte barbe artificiali e cose simili; se non mi credete, chiedete al nostro Principal Sahib (Kent Bicknell, direttore della scuola del Sant Bani Ashram); anche lui vi dirà come a volte ha un naso o dei baffi finti. I Santi amano tutte le comunità, tutte le religioni, la loro e anche quella degli altri.
   Se viviamo in base agli insegnamenti di Guru Gobind Singh Ji Maharaj, scopriremo che nessuno è nostro nemico. Durante la guerra Guru Gobind Singh aiutava gli innocenti e aveva un discepolo di nome Bhai Khanaya. Aveva ricevuto il compito di dare acqua ai soldati feriti in guerra. Quell’amato entrava interiormente e aveva capito gli insegnamenti di Guru Gobind Singh. Quando andava sui campi di battaglia, non solo dava acqua ai suoi compagni ma anche al nemico. Gli altri si lagnarono con Guru Gobind Singh: “Maestro, noi feriamo con grande difficoltà i nemici, feriamo i loro corpi ma Bhai Khanaya dà loro acqua e si riprendono, incominciamo di nuovo a combattere con noi”.
   Allora Guru Gobind Singh mandò a chiamare Bhai Khanaya e disse: “Queste persone si lamentano di te; dicono che dai acqua pure al nemico”. Bhai Khanaya rispose: “Quali nemici? Non vedo nessun nemico; ovunque guardi, vedo solo Te”. Guru Gobind Singh fu molto compiaciuto di lui e disse agli altri che lui aveva capito i suoi insegnamenti; ricevette così il nome di Bhai Khanaya.
   Tutti i Santi vengono nel mondo per insegnarci l’unità e l’amore per tutti gli esseri umani. Ci dicono che dovremmo amare i nostri vicini come noi vorremmo essere amati e gli altri esseri come noi vorremmo essere trattati dagli altri. Ci insegnano a vivere e a lasciar vivere. Per giunta ci dicono sempre che come gli esseri umani hanno diritto a vivere sulla terra, anche le altre creature – animali e uccelli – hanno lo stesso diritto di vivere sulla terra. Quelle persone che si allontanano dagli insegnamenti di tali Maestri, percorrono il sentiero dell’assassinio e del torto. Rendono le loro vite inquiete e molestano anche gli altri rendendo inquiete anche le vite altrui.

   

tratto dal Sant Ajaib Singh Memorial Site

 

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