Perché preoccuparsi?

Sant Ajaib Singh Ji

 

26 maggio 1977 - Sant Bani Ashram, New Hampshire

 

O Kabir, perché dovrei preoccuparmi? Che cosa otterrò in questo modo? Dio si preoccupa per me, io non ho alcuna ansietà.

     Se vogliamo fare una cosa qualsiasi in questo mondo, la prima cosa richiesta è di avere fede, di avere fiducia. Quando viaggiamo in treno attraversando fiumi sui ponti costruiti dagli ingegneri, abbiamo fiducia che i loro ponti non crolleranno. Abbandoniamo le nostre vite preziose nelle loro mani e viaggiamo in treno senza alcuna preoccupazione. Dormiamo senza paura tutta la notte mentre il treno attraversa ponti e ponti. Allo stesso modo, quando voliamo in aereo, ci alziamo per chilometri sopra la terra. Abbandoniamo le nostre vite ai piloti ed agli ingegneri poiché abbiamo fiducia in loro che ci condurranno al posto giusto e saranno in grado di portarci dove vogliamo andare.
     In modo analogo, quando entriamo nella Sant Mat, all’inizio è necessaria molta fede nel Maestro. Se abbiamo dubbi, non possiamo progredire e non ci sarà spalancata la via che conduce a lui. Possiamo ingannare e sviare la gente, ma non Dio che è dentro di noi; non possiamo imbrogliarlo. All’inizio abbiamo bisogno di costruire una fede esteriore e in seguito, quando andiamo nell’intimo e vediamo coi nostri occhi, ci rendiamo corto che non dobbiamo preoccuparci di nulla: infatti Dio, che risiede in noi, si prende cura di noi e fa ogni cosa per noi.
    Si legge nella storia di Bhagat Namdev che aveva una capanna molto bella e il suo vicino ne era gelosissimo, voleva demolirla. Una volta accadde che il vicino la demolì. Ma Bhagat Namdev non era scontento di lui; si mise a meditare e disse: “Non mi preoccupo per questa capanna: se Dio vuole che sieda in una capanna, la costruirà per me”. Mentre sedeva in meditazione, il suo Satguru gli costruì una capanna, molto più bella della precedente, che era già la migliore del villaggio. I vicini gli chiesero: “Namdev, chi ha costruito questa capanna? Se la stessa persona verrà a costruirla per noi, lo paghiamo molto più di te”. Namdev rispose: “Lui vi chiederà molto di più di quanto voi possiate dare”. Che cosa avrebbe chiesto? Di distaccarci dalla famiglia e da tutti gli attaccamenti; quando lo ripaghiamo in questo modo, non è necessario chiamarlo, verrà per conto suo.
    Bhagat Namdev era un tintore di vestiti e non lavorava in modo accanito nel suo commercio; non era un buon uomo d’affari. Tornava a casa e i familiari gli chiedevano: “Che cosa hai fatto?  Perché non hai guadagnato niente?”. Rispondeva: “Non ho trovato alcun cliente al quale poter vendere i miei abiti”. Allora la madre gli diceva di vendere a credito se nessuno era disposto a pagare in contanti. Perciò prese i vestiti, uscì, ne diede alcuni ai mendicanti, appoggiò il resto su delle pietre e tornò indietro. La madre gli chiese: “Hai fatto affari?”. Rispose: “Sì, ho dato tutti i vestiti a credito”. Sua madre domandò: “Quando ti pagheranno?”. Rispose: “Mi hanno detto che pagheranno e ci porteranno i soldi non appena li avranno”, dopo sedette in meditazione. Alcuni dissero alla famiglia di Namdev: “Non verrà nessuno a pagarvi: il fratello Namdev ha dato i vestiti ai mendicanti, ne ha messi alcuni su delle pietre e non vi pagheranno”. Allora Dio stesso venne nelle sembianze di un uomo e portò dei soldi. Disse: “Namdev mi ha dato alcuni vestiti: ecco qui il pagamento”. Bhagat Namdev era seduto in meditazione, mentre Dio, il suo Maestro, venne nelle sembianze umane.
    Ma che cosa facciamo noi? Ci preoccupiamo di noi stessi e siamo sempre in ansia per cui se non facciamo questa cosa, non saremo capaci di avere questo o quello, non si farà il lavoro. Soffriamo perché pensiamo sempre a noi stessi. Non abbiamo fede in Dio che ci ha creato, che ci ha portato nel mondo. Talvolta dimentichiamo perfino che Lui si preoccupa per noi e pensiamo che non ci darà cibo, non ci darà quel che ci serve. Che cosa fanno i Santi e i Mahatma? Non si preoccupano di nulla e affidano ogni cosa al Satguru . Ecco perché il Satguru esaudisce sempre i loro bisogni. Guru Nanak dice: “Guardate Dio come ha generato le creature che vivono nell’oceano dove non esistono mercati o negozi, eppure Dio procura loro cibo e qualunque cosa di cui abbiano bisogno. Procura ogni cosa sotto l’acqua”.
 

I Sadhu non mettono mai da parte i soldi, accettano solo ciò che è necessario. Per il futuro c’è Dio; quando chiedono, Lui dà.

     Adesso Kabir Sahib dice che i sadhu non accumulano mai i soldi nelle banche, poiché Dio o il Maestro stesso glieli procura ogniqualvolta ne hanno bisogno (*l’episodio seguente è tratto dal “Northern Post” del 2 aprile 1971: “Sua Santità Sant Kirpal Singh che celebrerà domani il ‘Giorno dell’Umanità’... sul terreno di venticinque acri del ‘Manav Kendra’ costruito in modo mirabile, ha parlato alla stampa a proposito dei suoi programmi futuri ... Quando gli han chiesto quanti centri intendesse costruire, il Santo alto e allegro ha sorriso con gioia e ha dichiarato: ‘Dio è il mio budget, io procedo in un baleno…’”.) Se ricevono denaro dal sangat, lo usano per il beneficio del satsang: organizzeranno cucine libere o costruiranno edifici necessari per il sangat. Anche se hanno bisogno di più denaro per quel fine, Dio stesso provvederà: in realtà Dio, o il Maestro del Santo, si prende cura di quel Santo e gli procura qualsiasi cosa gli necessiti. Ho constatato che Baba Bishan Das non teneva mai alcun denaro, eppure non so come facesse, il langar aveva l’occorrente per la gente che andava e nessuno dovette preoccuparsi da dove provenissero i soldi. Quando Hazur venne la prima volta al nostro Ashram, fu portata una gran quantità di cibo, ma io non sapevo neanche chi fosse quell’uomo che l’aveva portata col suo camion. Cercai di indagare e di scoprire chi lo stesse portando, ma non riuscii mai a rintracciarlo. Alle tre del mattino venne quell’uomo col suo camion e disse a miei sevadar: “Questo è per il vostro ashram”. I sevadar lo scaricarono e la mattina seguente mi dissero che era venuto qualcuno a darglielo. Intendo dire che se abbiamo fede nel Satguru, avremo ogni cosa perché il Satguru conosce tutto. 

Non preoccuparti, rimani senza ansietà: il Donatore è competente. Egli dà anche agli animali, agli uccelli e agli insetti che non hanno nulla nelle mani né possiedono provviste.

       Ora Kabir dice: “Perché vi preoccupate? Dovreste avere un’unica preoccupazione e cioè la meditazione: in realtà Dio, che vi ha dato la vita, si preoccupa di voi tantissimo. Guardate gli uccelli e gli animali, non hanno conti in banca, non possiedono alcuna fonte di denaro, nondimeno Dio procura loro il cibo in un modo o nell’altro”. 

La tartaruga cova le uova, le alimenta senza capezzoli. In questo modo il Creatore nutre tutti nei tre mondi.

     Kabir Sahib dà ora un esempio molto particolare, un esempio bellissimo. Vedete, la tartaruga depone le uova sulla terra secca dove si schiudono. Ma non ha capezzoli per dare il latte ai piccoli, come fanno le donne, e non ha nemmeno un becco per nutrire i piccoli. Ma Kabir dice che Dio procura cibo anche a loro. Kabir dice che Dio procura cibo non solo alle creature che sono in questo mondo fisico, bensì in tutti i tre mondi. Dio procura cibo e qualsiasi cosa serva a tutte le creature nate nei tre mondi. 

Quando il giorno spunta e viene il mattino, tutte le creature si svegliano.Lui dona a ognuno in accordo ai suoi bisogni.

     Ora Kabir Sahib dice che al mattino presto quando sorge il sole e tutti si alzano: uomini, uccelli, animali e ogni creatura, Dio procura il cibo a secondo dei loro bisogni. Al mattino presto gli uccelli ricordano Dio con il loro linguaggio. Farid Sahib dice: “Mi sacrifico per quegli uccelli che dopo aver mangiato beccando sulle pietre, ricordano ancora Dio”. L’uomo, invece, anche dopo aver mangiato molti cibi deliziosi, passa tutta la notte a dormire. 

Quando la mente si unisce a Sat Naam, si evita Yama. Ho fede nel Maestro, un simile uomo non andrà all’inferno.

       Adesso Kabir Sahib dice una grande cosa, alla quale dovremmo credere. Dice che quando qualcuno si unisce a Sat Naam, si allontana di gran lunga dall’angelo della morte. E aggiunge: “Credo che coloro che hanno fede nel Maestro, non andranno all’inferno né avranno alcuna relazione con l’angelo della morte”. 

Lo Scrittore ha tracciato il destino, ora nient’altro può cambiarlo. Non importa che cosa uno possa fare: non lo si può diminuire, neanche un po’, né lo si può accrescere.

       Kabir Sahib dice: “Qualsiasi cosa dobbiamo soffrire o gioire - felicità e dolore, buona salute e malattia, ricchezza o povertà (anche il Maestro Sawan Singh Ji diceva che tutti gli esseri umani hanno queste sei cose scritte nel proprio destino) - dobbiamo soffrire o gioire comunque di qualsiasi cosa scritta nel nostro destino. Non possiamo aggiungere nulla né possiamo sottrarre nulla. 

O Signore, dammi il necessario così che la mia famiglia possa sopravvivere; non voglio essere affamato, neanche il sadhu non dovrebbe patire la fame.

       Ora Kabir Sahib prega: “O Dio, o Satguru, dammi solo quel tanto con cui mantenere me stesso e la mia famiglia. Inoltre, se qualche sadhu viene da me, fa’ che non se ne vada via dalla mia casa senza aver soddisfatto la sua fame. Dammi solo quel tanto”. È scritto nella storia di Kabir Sahib che trascorse tutta la vita a tessere vestiti, a lavorare al telaio e a servire il sangat. Talvolta il sangat visitava la sua casa e accadeva spesso che procurava agli altri i letti e lui stesso dormiva per terra. A volte succedeva che dava al sangat ciapati e cibo preparato per lui, mentre lui mangiava ceci. La madre di Kabir non era felice di questo. Diceva: “In questa famiglia nessuno ripeteva il nome di Rama, ma da quando è arrivato Kabir, è cambiato tutto. Lui non tesse né fa altri lavori. Se qualcuno viene da lui, incomincia a parlare e fa sempre questo senza preoccuparsi delle cose mondane”. Diceva: “Non so che cosa stia accadendo alla gente. Sono venute due persone da un posto, due da un altro, tre sono sedute qua e altre tre stanno arrivando, ma una volta giunti alla sua presenza e aver discorso con lui, si inebriano, chiudono gli occhi ed io non so che cosa stia succedendo”.  

Il Guru è sempre con coloro che hanno fede nel Maestro. La loro attenzione non è mai disturbata anche se Kal crea numerose tempeste.

       Kabir Sahib dice che il Maestro protegge coloro che hanno fede in lui e credono sempre in lui. Non importa se il Potere Negativo crea molte tempeste, anche allora Lui non li abbandona. Un simile discepolo non permetterà mai che l’aridità penetri in lui. Anche se il Potere Negativo crea molti inganni per disturbarlo, con la grazia e la protezione del Satguru sarà sempre devoto e avrà sempre fede nel Maestro.
    Il Potere Negativo ha un potere enorme. Hazur Swami Ji Maharaj dice che talvolta il Potere Negativo si presenterà a noi nelle sembianze di un amico e ci chiederà: “Per quale scopo la devozione? Nessuno ti proteggerà, questa è tutta una cosa fasulla”. A volte si presenterà come un nemico e ci spaventerà: “Se pratichi la devozione, accadranno cose terribili e ti ammalerai”. E qualche volta causa malattie e malanni al nostro corpo, poiché il Potere Negativo ha un potere enorme in grado di creare questo genere di inquietudine. Quando ci alziamo la notte per meditare, qualche volta la mente viene come un amico e dice: “La notte è molto lunga e domani sei libero, medita più tardi”, e ci addormentiamo. Quando viene il mattino, la mente dice ancora: “Hai un giorno lunghissimo, medita nel pomeriggio”. E quando viene il pomeriggio, è ancora la stessa cosa. Se in qualche modo cerchiamo di ingraziarci la mente per meditare di notte, allora giocherà un altro inganno dicendo: “Sdraiati alcuni minuti”, poi quando ci alziamo, vediamo che il sole è sorto.
 

Dopo aver cercato il Sentiero, accettalo con fede. Allora incontrerai il Signore, come la capra mangia l’erba, arrampicandosi sull’elefante.

     Kabir Sahib dice che il Sentiero mostratovi dal Maestro è vero. I Maestri non vi parlano del Sentiero dopo averlo ascoltato dagli altri, in base a una conoscenza teorica ottenuta da altre persone, infatti loro stessi l’hanno percorso. Ecco perché ce lo mostrano. Abbiate fede e credete in loro, nelle loro parole e un giorno anche voi lo realizzerete. Allude a una storia nella quale accadde che una capra si rifugiò da una tigre; credeva che la tigre fosse molto contenta con lei e poiché aveva paura degli altri animali, la tigre la affidò a un elefante per portarla sempre dall’altro lato del laghetto e per sorvegliarla mentre beveva e mangiava l’erba. Perciò Kabir Sahib dice che proprio come la capra aveva piena fiducia nella tigre per poter passeggiare liberamente nella foresta, se abbiamo fede nel Maestro o nel Santo, anche noi possiamo fare la stessa cosa. 

Il corpo è un albero profumato, la mente è un’ape attratta da odori fragranti; se l’albero è innaffiato con il nettare del Naam, può dare frutti con la fede.

       Kabir Sahib dice che quando meditiamo sul Naam, qualche volta all’inizio la mente ci fa sentire aridi; ma se abbiamo fede nel Maestro, allorché raccogliamo i pensieri dispersi e manifestiamo il Naam nell’intimo, conosciamo ogni cosa. Il Naam si può manifestare in noi solo grazie alla fede, perché crediamo nel Maestro. L’albero della fede porterà i frutti del Naam: manifesteremo il Naam dentro di noi. 

Anche se uno canta le lodi ma rimane attaccato, la trappola del dubbio non sarà rimossa. Senza la fede, tutti sono come gli steli vuoti del bambù.

       Ora Kabir Sahib dice che le persone che predicano Dio agli altri, ma loro stesse non hanno fede in Dio, nell’intimo sono vuote come gli steli del bambù. 

Coloro che celebrano soltanto le sue lodi, non lo incontrano, però Egli è lontano da coloro che non cantano a lui. Il Signore è sempre con coloro che cantano a lui con fede.

       Kabir Sahib dice che chi non ha realizzato Dio, ma ne racconta le storie agli altri, lui stesso è arido e fa sentire aridi anche gli altri. Tuttavia l’uomo che ha realizzato Dio e la cui lingua è sempre satura col Naam di Dio, lui stesso è saturo nell’intimo con il Nome di Dio e concede quella stessa ebbrezza del Naam agli altri. Ecco perché Hazur Maharaj diceva che fino a che non avete raggiunto il terzo piano, Daswan Dwar, non dovreste cercare di spiegare, di far capire alle altre persone questo Sentiero, bensì dovreste sforzarvi di capirlo voi stessi. Hazur diceva che mettendo alla prova gli altri permettiamo a noi stessi di essere messi alla prova, non dovremmo renderci vulnerabili in questo modo. 

Perché non dovrebbe cessare il dolore di coloro che hanno una vera fede? Kabir dice: Dopo aver riflettuto, Egli abbandona il corpo e la mente.

     Adesso Kabir Sahib dice che se avete vera fiducia, fede nel Maestro, è fuori di dubbio che il ciclo delle nascite e delle morti finirà. Prima di tutto abbiate piena fede nel Maestro e in seguito eseguite qualunque pratica vi dica; abbandonate a lui il corpo e la mente. 

Se uno ricorda il Maestro con fede, persino il ferro si può trasformare in oro. Coloro che meditano sul Naam con amore, non sono colpiti dal piacere e dal dolore.

       Ora Kabir Sahib cita un esempio stupendo. Dice che solo se abbiamo fede nel Maestro, possiamo praticare la ‘bhakti’. Solo se abbiamo fede in lui, possiamo trasformarci in quella capra. Non importa quanti peccati abbiamo nel nostro conto, se abbiamo piena fede nel Maestro e meditiamo, anche noi possiamo diventare mahatma. Sehjo Bai dice nei suoi scritti: “All’inizio, prima di prendere rifugio nel Maestro, ho commesso tanti misfatti e portavo tutti quei peccati sulla mia testa, ma da quando sono giunta ai piedi del Maestro, mi hanno abbandonato completamente”. Quando meditò e si unì allo Shabd Naam, tutti i suoi peccati la lasciarono. Tulsi Sahib dice: “L’oro non può arrugginire e le formiche non possono divorare il ferro”. In modo analogo, il discepolo di un perfetto Maestro, che sia cattivo o buono, non può cadere nelle grinfie dell’angelo della morte. Essere un devoto del Guru è di gran lunga indispensabile. Possiamo diventare suoi devoti solo quando raccogliamo i pensieri dispersi con l’aiuto del Simran, ci ritiriamo da tutte le aperture del corpo e ci innalziamo al terzo occhio. Quando diventiamo devoti al Guru, lo Shabd Dhun che risuona in noi, ci innalza. Possiamo essergli devoti solo quando impariamo a morire mentre siamo in vita. Il Simran ci innalza al sole, alla luna, alle stelle e alla Forma radiante del Maestro. Il Simran non ci può portare oltre; una volta manifestata la forma del Maestro, è Lui stesso - che è la Forma dello Shabd Dhun - ad innalzarci. Ci parla proprio come noi parliamo con la gente.
    Attualmente voi non capite la grandezza del Simran. Non capite come il Simran possa essere di beneficio. Con la ripetizione del Simran un satsanghi può acquisire molti poteri soprannaturali e diventarne padrone. Ma il Maestro ci avverte sempre di non usare in alcun modo quei poteri, eccetto che per l’avanzamento spirituale. Se lo facciamo, non possiamo progredire spiritualmente.
    Kabir Sahib dice che benedetto è il re Janak che fece il Simran, perché il suo Simran di un minuto liberò milioni di peccatori. Perciò non dovremmo abbandonare il Simran mentre parliamo, camminiamo o facciamo qualsiasi altra cosa. Dovremmo sempre continuare a fare il Simran. Fatelo per pochi giorni e allora capirete che cosa potete conseguire per mezzo del Simran costante. Guru Nanak dice: “Se ripetiamo il Simran datoci dal Maestro, trascendiamo le nascite e le morti; se facciamo il Simran datoci dal Maestro, non c’è questione di tornare ancora in questo mondo”.

 

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