Riflessioni sul messaggio al sangat di Sant Ji

Russell Perkins *


 

compilato da commenti dati nei Satsang il 21 e il 28 febbraio 1999

   

    Vorrei fare alcuni commenti sull’ultimo messaggio di Sant Ji per noi, che rappresenta essenzialmente un testamento verbale registrato da Lui su un nastro molti anni, molti anni prima che lo ascoltassimo veramente. Lo realizzò in modo specifico con lo scopo di essere ascoltato dopo che Lui avesse lasciato il corpo. Trovo questo messaggio assolutamente straordinario in quel che dice, in quel che non dice come pure nel tempismo e nelle circostanze in cui fu creato. Ci sono molti punti in questo discorso che sono pregevoli e meritano considerazione, ma al momento vorrei riflettere su un paio di temi.
    Primo, fu registrato il 5 settembre 1986, vale a dire poco più di dieci anni prima Sant Ji lasciasse effettivamente questo mondo. Tuttavia sembrano non esserci dubbi nella sua mente sul fatto di sapere quale sarebbe stata la situazione dopo la sua dipartita dal piano fisico. Sapeva che non ci sarebbe stato un Maestro che si sarebbe fatto avanti immediatamente. A volte in passato la successione è avvenuta in questo modo, altre volte no. Dunque Sant Ji aveva cognizione della situazione dieci anni prima che se ne andasse.
    La seconda cosa concerne l’attitudine individuale verso tutto questo. C’è un vero e proprio senso che pervade il discorso per cui: “Non dovete preoccuparvi di nulla, avete quel che vi serve, ve l’ho dato, ce l’avete”.
    In un punto si rivolge all’argomento del nuovo Maestro. Dice: “Ovviamente, se trovate qualcuno che ha meditato come mi ha fatto meditare il mio Maestro, potete trarne giovamento molto felicemente. Sono pronto ad aiutarvi in quel caso”. Inoltre nel discorso vi sono molti ammonimenti di non seguire i falsi, di non sprecare la nostra vita. Questi sono i desideri dominanti che il Maestro aveva in serbo per noi da tener presente in questo periodo.
    Il punto è che Egli era del tutto consapevole del fatto che non avremmo saputo dove andare a cercare il nuovo Maestro. Lo sapeva tredici anni fa. Capì con precisione quale sarebbe stata la situazione, quale sarebbe stata la condizione del sangat dopo la sua dipartita. Con la grazia del Maestro sono giunto a capire questa situazione come semplicemente il modo in cui deve essere, ossia il modo in cui Lui vuole che sia. E il Potere del Maestro che si è preso cura di noi dal principio alla fine, si sta ancora prendendo cura di noi. Le cose vanno bene, questo è il mio punto. Ed ecco perché penso che dovremmo stare molto attenti a ricordare le altre cose che Sant Ji dice nel messaggio, come non combattere con gli altri, non seguire i falsi e non formare gruppi, tutto questo – dal punto di vista del nostro sviluppo spirituale – ci forvia e allunga alla grande il sentiero verso casa.
    Forse ora, mentre la forma del Maestro ci è occultata, uno dei benefici che deriva da questa esperienza è che, più che mai, spetta a noi amarci in modo reciproco. Rivolgendosi ai discepoli proprio prima di morire, Gesù disse: “Vi do un nuovo comandamento, amatevi l’un l’altro”. Esistono numerosi riferimenti da vari Maestri che mettono in evidenza questo punto. L’amore, il rispetto, la stima e il dare valore da parte di ognuno di noi agli altri, senza dubbio tutto ciò Gli è assai gradito; è altresì un modo in cui possiamo espanderci ed essere in comunione con Lui in questo periodo.
    La mia interpretazione della formulazione di Sant Ji in questo messaggio implica il fatto che troveremo qualcuno. Anche se usa la frase “se”, quando dice “se trovate qualcuno... “, il fatto è che sia Sant Ji sia Kirpal parlavano spesso in questo modo quando si riferivano a qualcosa che sarebbe accaduta in futuro. Ovviamente non gradivano fare predizioni, dunque parlavano del futuro usando il condizionale. “Se trovate qualcuno che ha meditato come mi ha fatto meditare il mio Maestro, potete trarne giovamento molto felicemente”. E poi seguono queste istruzioni con una promessa: “Sono pronto ad aiutarvi in quel caso”. Dunque non dovremmo mai dimenticare questo. Lui ci aiuterà e noi Lo troveremo. Ma sapete che non sta a noi controllare questa situazione, non possiamo proprio farlo. Non possiamo forzarla e non possiamo farla accadere semplicemente desiderandola.
   La brama per il Maestro nella sua nuova forma è uno dei fattori che aiuterà a farlo uscire dal nascondiglio. Sant Ji ci disse come il Potere del Maestro non gli permise di rimanere nascosto. Disse: “Non rimasi nascosto”. Il fatto è che quando incontrai la prima volta Sant Ji, come molti di voi sanno, a quel tempo Lui non era pronto o disposto a uscire nel mondo. E si stava preparando per tornare nella stanza sotterranea a meditare a tempo pieno apparentemente per il resto della vita, sarebbe accaduto nel giro di due o tre settimane. La gente mi disse che stava per annunziare questo al prossimo Satsang mensile. Con nostra grande gioia non accadde.
    Dunque ovviamente ci sono molti paralleli tra allora e adesso. Alcuni hanno desunto, suppongo, che le cose stiano per accadere nello stesso modo due volte. Molti mi hanno chiesto di portarli con me quando vado la prossima volta. Bene, tutto questo implica moltissimo – molto di più di quanto sia pronto a farlo, vi dirò. Ma quel che accadde allora, lo so solo dalla mia esperienza. Detto semplicemente, non avevo scelta, fui assolutamente costretto ad andare e in realtà non sapevo perché. Sapevo che stavo per andare a trovare Ajaib Singh, visto che faceva parte delle istruzioni, ma non sapevo quel che sarebbe accaduto una volta arrivato lì.
    In questioni del genere dobbiamo differenziare a volte. Le persone possono avere indizi interiori, possono fare cose perché il Maestro interiore vuole che le facciano, ma non significa che dovrebbero precipitarsi a giungere a delle premesse o a delle conclusioni. A quel tempo sentii questo, pensai: “Il Maestro mi sta trascinando”. Sapevo che mi stava trascinando e nel profondo del cuore sapevo che davvero che avrei incontrato Ajaib Singh. Ma non ero certo che lui fosse il Maestro finché non lo vidi effettivamente e vidi Kirpal all’opera tramite lui. Fino ad allora sapevo solo che il Maestro voleva che lo incontrassi. Quando incontrai Sant Ji, la prima cosa che gli dissi fu: “Il Maestro Kirpal mi ha ordinato di venire qui a trovarti, ma non so perché, non me lo ha detto”. Sant Ji accettò questo.
    Ebbene tutto ciò è un modo di dire per cui molte cose possono accadere, molti possono avere ordini interiori diversi. E altri possono iniziare a presumere cose riguardo a quel che succede e arrivare a conclusioni affrettate su questo e quello. In queste situazioni dobbiamo semplicemente imparare a distinguere tra quel che accade a un livello e quel che accade ad altri livelli.
    Ci sono stati una serie di individui di cui sono al corrente – e forse molti di più di cui non lo sono – che hanno ricevuto istruzioni nelle loro meditazioni. Sembra che queste persone abbiano ricevuto un’autentica guida interiore. Alcuni sono andati in varie spedizioni, ostensibilmente per cercare qualcuno. In ogni caso di cui sono cosciente, benché non abbiano trovato la forma fisica del Maestro, hanno raggiunto qualcosa di grande valore. Qualcosa di meraviglioso è accaduta loro molto profondamente in virtù dello sforzo fatto. Se il Maestro ci trascina in India o altrove – al Polo nord, al Polo sud, da qualunque parte – poiché ci sembra che dobbiamo trovarvi qualcuno, bene possiamo anche non capire al momento, ma è il suo modo di fare. E se  non troviamo colui che cerchiamo, non significa che le cose siano andate male. Significa solo che qualcos’altro sta avvenendo dal punto di vista del Maestro. E quello scopo ha la precedenza, dà significato e trasfigura qualunque punto di vista noi, come individui, possiamo avere. Questo è il modo in cui il Maestro lavora spesso con noi.
Molte, molte volte sul cammino del Sentiero pensavo che avrei fatto una certa cosa e in seguito è andata a finire che stavo facendo qualcosa di ben diverso, eppure ciò non significa che il Maestro non volesse che lo facessi. Significa solo che noi non abbiamo spesso la corretta comprensione di quel che il Maestro vuole che facciamo. Il nostro bisogno di capire il vero scopo di tali eventi, via via che succedono, è forse, per tanti motivi, il fattore di minor importanza.
    Può sembrarci che stiamo compiendo una determinata cosa, quando in realtà non la stiamo compiendo per niente, tuttavia di fatto avviene altro. Egli ci sta portando benissimo nella direzione in cui dobbiamo andare per la nostra crescita e per il bene di coloro che ci circondano e sono influenzati da noi.
    E questo può anche essere visto nei termini delle nostre vite quotidiane. Le cose ci accadono, possono accadere cose molto difficili, cose che causano dolore e sofferenza. Il Maestro dice che sul Sentiero sia la sofferenza fisica sia quella mentale giocano la loro parte. Queste cose fanno parte del disegno più grande. Questo periodo particolare di attesa dove non sappiamo dove sia il nuovo Maestro, anche questo fa parte del piano del Maestro per noi. Se la nostra prospettiva è abbastanza aperta, se la nostra macchina fotografica può riprendere abbastanza lontano, possiamo vedere con maggior facilità come questi pezzi si adattino insieme e ci diventeranno chiari. Quella consapevolezza non porta via la nostra brama o il nostro dolore della separazione, che sono tutti e due la stessa cosa, ma quel che porta via è il timore, la preoccupazione e lo scoramento. Viene sollevato il senso di disperazione. E quando ciò avviene, si riduce o si elimina l’effetto pungente della situazione.
Sapete che quando Sant Ji dice che il più grande peccato è quello di avere paura, si riferisce a questo processo. La paura viene dal non essere in grado di vedere abbastanza. Ci identifichiamo con una piccola parte della foto. Ad ogni modo, quanto maggiore è il nostro angolo di visuale, quanto di più possiamo vedere. Con quella prospettiva ampliata giunge una consapevolezza dell’amore illimitato del Maestro e della sua costante protezione nei nostri riguardi. E Lui ci proteggerà. Ovviamente la sua protezione ed amore non vengono sempre da noi come ce li aspettiamo. Questo è dovuto ai nostri presupposti, propensioni, anche richieste, che  sono radicati nelle nostre prospettive piccole, bloccate e alla fin fine nelle nostre paure.
    Quanto più siamo nella Rimembranza, quanta più attenzione è sulla Corrente Sonora, quanto più siamo coinvolti nelle nostre meditazioni, tanto più ci rafforziamo. Questa forza si manifesterà in vari modi nelle nostre vite quotidiane e gradualmente il nostro angolo di visuale cambierà.
    Con il suo aiuto possiamo crescere nella pratica della Rimembranza. E possiamo tenerci ancorati a qualcosa oltre l’arduo assalto furioso quotidiano degli eventi che ognuno di noi sperimenta. Allora possiamo iniziare a vedere ogni passo lungo il cammino, ogni scelta, ogni ostacolo come un’opportunità. Se ci volgiamo a Lui, il Maestro ci aiuterà a scegliere, in ognuno di quei frangenti che saranno per il nostro sommo bene. E che cosa accade se scegliamo in malo modo? Bene, allora Lui opera da quel livello. Non dice, sei una persona cattiva, non sprecherò più tempo con te, troverò qualcuno che possa trarre giovamento da quel che gli do. No, non fa così. Lui continua a lavorare con noi non ha importanza quel che succede, non importa quanto possiamo sembrare negativi ai nostri occhi o agli occhi degli altri. Noi non siamo cattivi ai suoi occhi perché vede che siamo davvero figli di Dio. Questo è il modo in cui il Maestro si rapporta con noi. Per sua natura è costretto a rapportarsi con noi in quel modo, dato che è l’incarnazione dell’amore.
    La maggior parte di noi è familiare con la storia che Sant Ji narra (nel Sukhmani) sull’avido che stava viaggiando con un Maestro. Il Maestro aveva ricevuto tre ciapati ripieni da mangiare per il viaggio, ma quando si è fermato per un bisogno, l’avido ha curiosato nel pacchetto e ha mangiato uno dei ciapati. Quando il Maestro ha chiesto al riguardo all’avido, questi ha mentito: “No, Maestro, non so chi abbia mangiato il terzo ciapati ripieno”. Dato che viaggiavano insieme, hanno incontrato un pericolo dopo l’altro ­– hanno attraversato un fiume in piena, han dovuto proseguire tra una foresta in fiamme, sono stati affrontati da una tigre – il Maestro chiede all’uomo prima di ricordare Dio e di pregare per essere salvato dal pericolo, poi, una volta sfuggiti, ogni volta il Maestro chiede all’avido di dire la verità. Ma lui non lo fa fino a che alla fine il Maestro crea un’illusione di tre mucchi di gioielli e dice: “Uno è per me, uno è per te e l’altro è per chi ha mangiato il terzo ciapati ripieno”. Allora l’avido dice: “Sì, Maestro, ho mangiato io il terzo ciapati”.
    Trovo questa storia tra le più incoraggianti in assoluto, infatti noi tutti assomigliamo molto a quell’uomo avido. Il modo in cui l’avido si rapporta con il Maestro è in qualche modo una metafora di come la maggior parte di noi si rapporta con il Maestro. Dal nostro piccolo angolo di visuale non abbiamo nessuna migliore comprensione di quel che accade realmente di quanto fece l’avido che continuò a fare tutti i tipi di errore. In un modo o nell’altro non siamo noi spesso sull’orlo di un pericolo? Nella storia, ad ogni passo, il Maestro dice all’avido di ricordare il Signore benevolo che gli ha dato così tanto e lo ha protetto in passato.
    Nello stesso modo il Maestro ci incoraggia e ci conduce a quelle cose che gli permetteranno di salvarci, nel modo in cui lo vorrebbe fare lui. E il Dio che è venuto nella forma di Kirpal e nella forma di Ajaib, che ci ha dato amore, che ci ha mostrato quel che era richiesto, che ci ha mostrato con la sua vita, con il suo sorriso, il modo in cui i suoi occhi hanno incontrato i nostri – bene forse quel Dio all’opera in quel modo, forse ci salverà anche ora se Lo ricordiamo. Vedete, questo è il punto.
Non esiste un momento nelle nostre vite in cui possiamo dire che non stiamo per affrontare qualche tipo di esperienza difficile a livello fisico o emozionale. Queste cose si presentano ad intervalli regolari a tutti noi, ma Dio è sempre con noi, ci è molto vicino. Non dobbiamo cercarlo all’esterno. Lui è lì, si prenderà cura di noi; si sta prendendo cura di noi. Ci sta dando tutto quel di cui abbiamo bisogno. E quando, nella pienezza dei tempi, decide che abbiamo bisogno del Potere del Maestro all’opera in un’altra forma umana, allora lo incontreremo. E Lui sarà lì per noi e noi gioiremo. E Lo ameremo e trascorreremo tutto il maggior tempo possibile con Lui, proprio come abbiamo fatto con Ajaib e proprio come abbiamo fatto con Kirpal. Fino ad allora lo avremo in altri modi, poiché Lui ci darà quel che abbiamo bisogno. Non esiste che non lo farà. E penso che sarà un periodo molto speciale ed eccitante l’anno prossimo, chi sa quale sarà il fattore tempo e quali eventi si paleseranno. Tuttavia se siamo ricettivi e aperti, e se ci aggrappiamo al ditino del Maestro – il Maestro Kirpal usava spesso quest’immagine – riusciremo a seguirlo, poiché andremo dove Lui andrà. Se ci aggrappiamo al suo ditino e lo ricordiamo, allora qualunque cosa accada – come mi scrisse il Maestro: “Per favore, sappi per cero che qualunque cosa ti succeda è nel tuo miglior interesse spirituale”, ed è vero ad ogni livello, dall’inizio alla fine. Incluso il livello dell’essere separati fisicamente dal Maestro. Dunque dobbiamo vedere anche questo come il nostro miglior interesse spirituale.
    Questo è il punto, qualunque cosa ci succeda è quel che abbiamo bisogno che ci accada al fine di crescere nel modo in cui il Maestro desidera. E quel che facciamo in risposta, bene quello tocca a noi. Ed ecco dove possiamo commettere errori. Ma anche se sbagliamo, si può vederlo nel modo positivo. Il Maestro Kirpal diceva che se cadete mentre camminate ma vi tirate su, per lo meno siete avanzati della lunghezza del corpo sul cammino. Da quella prospettiva non esiste nessuna vera mancanza. Non c’è modo di fare fiasco. Qualunque cosa accada, il Maestro la userà a nostro vantaggio. Lui ci ama e ci tratta da quel punto di vista superiore dell’amore. Non esiste proprio l’incontrario.
    Quindi tutto questo è un modo di dire: dobbiamo ricordare quel che il Maestro ci sta dicendo di fare in questo periodo. Ricordiamo il messaggio di Sant Ji. E ricordiamo che non dobbiamo preoccuparci. Certo, possiamo anelarLo e possiamo nutrire il desiderio di sedere ai Suoi piedi di nuovo, tutto questo è assai legittimo. Credo che quei desideri riceveranno risposta e si avvereranno. Ancora una volta Lui ci sorriderà e ci amerà nello stesso modo in cui lo abbiamo visto fare in passato.
Ciò accadrà, ma non possiamo farlo accadere. Non possiamo forzarlo, non possiamo andare oltre questo periodo semplicemente esercitando le nostre volontà individuali. L’unico modo in cui possiamo essere d’aiuto in questo periodo è di essere aperti, assolutamente aperti a quel che il Maestro vuole che noi facciamo. E anche allora non possiamo trarre conclusioni sui risultati dei nostri sforzi, dato che i risultati sono spesso diversi dalle nostre aspettative. Il filo magico che collega tutto questo è che qualunque sia il risultato, è per il bene della nostra anima, per la liberazione finale dell’anima dalle trappole e dagli attaccamenti del mondo fisico. Allora perché non lasciarsi andare, perché non abbracciarlo completamente.
    Dunque quando il Maestro trascina qualcuno in una determinata direzione, e  si pensa che sia per uno scopo e poi salta fuori che è per qualcos’altro, c’è una certa confusione inerente in quel tipo di situazione. Ma per chi è benedetto con un po’ di ricettività, lui o lei rimangono contenti perché sanno che quel che stavano facendo era quello che il Maestro voleva che facessero. E sanno che qualunque cosa il Maestro stia dando loro è esattamente quel che la loro anima ha bisogno. La confusione risulta di solito dalle altre persone che giungono alle loro proprie conclusioni e supposizioni.
Dunque posso parlare solo per me – ma penso che parli anche per molti altri – che sono disposto a fare qualunque cosa il Maestro desideri, ma Lui la farà accadere. Vale a dire, l’impeto, l’energia, la volontà devono venire da Lui. E questo è vero con chiunque venga chiamato in qualche modo per essere strumento nel lavoro del Maestro, non ha importanza chi sia o quando sia. L’energia, la volontà, l’impeto vengono dal Maestro, non dalla persona. Non è qualcosa che possiamo far accadere, né possiamo presumere che qualcun altro possa farlo accadere. In aggiunta non possiamo presumere necessariamente che il Maestro opererà attraverso qualche individuo particolare.
    Ebbene spero che tutti coglieranno l’essenza di quel che il Maestro ci sta dicendo in questo periodo. Sapete che Lui si sta prendendo cura di noi tanto quanto lo ha fatto prima. Non v’è ragione di temere. Dovremmo ricordare che avere paura è il più grande peccato. Non c’è motivo al riguardo, piuttosto focalizziamoci sul nostro Simran e Bhajan ogni giorno. Siamo sotto la sua protezione e possiamo averne la prova nelle nostre vite quotidiane se le osserviamo. Va tutto bene, e il Maestro verrà quando verrà.  

 

*  Russell Perkins è il rappresentante del Maestro negli Stati Uniti

 


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