Riunione con il Signore

Steve Olson

 

     Vorrei cominciare questo resoconto con le parole del mio Maestro, Kirpal Singh, tratte dal messaggio di compleanno del 1959. Si sono dimostrate particolarmente utili per me nelle ultime settimane e mesi passati: 


     Miei cari, in questo giorno del compleanno fisico vi auguro ogni felicità. La nascita umana è il più alto gradino di tutta la creazione; avete ottenuto veramente una rara benedizione. Vi è stata accordata per conseguire la realizzazione divina e la perfezione spirituale. È un’opportunità suprema per lottare e ottenere un’esperienza sublime dell’Onnicoscienza; va utilizzata per questo grande proposito. Le varie religioni e fedi rappresentano numerosi metodi volti ad adempiere questo grande scopo della vita umana; è la base comune di tutte le religioni. Siete stati posti sulla via e avete ricevuto un contatto col Potere di Dio che risiede in voi; dovete svilupparlo di giorno in giorno con una pratica regolare. Per ottenere questa meta, purificate la vostra natura conducendo una vita etica. Manifestate la verità, la purezza, l’amore, il servizio disinteressato e la giustizia nella vostra vita e attività. Tralasciate completamente l’odio, sradicate l’egoismo e l’ira. Astenetevi dalla violenza, impegnatevi nell’amore, nella sincerità, nell’umiltà, nel perdono e nella non violenza. Abbandonate la guerra. Abbandonate la lussuria per il potere. Ricolmate il cuore di compassione, misericordia e amore universale. Fate che la legge dell’amore prevalga tra di voi affinché irradi in tutte le nazioni e razze. Fate che la vera religione del cuore sia il fattore dominante delle vostre vite. Amate Dio, amate tutti, servite tutti e abbiate rispetto per tutti poiché Dio è immanente in ogni forma. Predicate il vangelo dell’unità, divulgate il messaggio dell’unità e conducete una vita di unità. Ci sarà pace sulla terra, questa è la missione della mia vita e prego affinché sia adempiuta. Con il più caloroso amore a tutti, 

                                                                                Kirpal Singh

 

     Sono passate più di due settimane dal ritorno da Delhi e in questo periodo ho avuto modo di riflettere sul primo incontro con Sadhu Ram Ji.
     In primo luogo che cosa mi ha spinto ad andare da Lui? È difficile descriverlo dato che il ragionamento ha poco a che vedere con l’intelletto o con il pensiero razionale, è una questione di cuore. Ho letto la prima volta riguardo a Lui attraverso un documento scritto dal signor Oberoi, intitolato “La mia ricerca della Verità”. Mentre leggevo questo documento, venivo sopraffatto da una sensazione di amore per il Maestro al di là di qualunque cosa emozionale o intellettuale. A17.jpg (85695 byte) Era un potere che mi consumava e io ne ero ammutolito. Mi accompagnava diventando forte e convincente ogniqualvolta pensavo a Lui e alla fine sono giunto alla conclusione che dovevo vedere per conto mio. La mente ha continuato a cercare qualcosa a cui aggrapparsi, una forma esteriore di giustificazione per questo, e anche durante i preparativi era riluttante.
    Ma nel corso degli anni ho imparato a non confidare sulla mente, poiché non è stata mia amica in queste faccende. Piuttosto ho imparato a confidare sui miei istinti e sul mio cuore, dunque ho trascinato la mente come una partecipante ricalcitrante, ma volonterosa in questo pellegrinaggio.
    Nel corso di queste due settimane sin dal ritorno sono accadute parecchie cose nel mondo, tuttavia mi trovo stranamente in disparte, come se fossi un visitatore da un altro pianeta che ne testimonia gli eventi con un certo distacco, cosa che pensavo sarebbe stata improbabile solo un mese fa. Mi vengono in mente le parole di Sant Ji: “Questo mondo è un fiera di alcuni giorni”.
    Attribuisco questo, almeno in parte, all’impatto della visita da Sadhu Ram Ji. Il suo messaggio a coloro che sono stati iniziati dai Maestri del passato è chiarissimo: andate avanti (queste sono le mie parole, le mie impressioni). Non aspettate la morte, non aspettate la vecchiaia, non aspettate nemmeno domani. Quel che dovete fare su questo sentiero, dovreste farlo ora poiché chi sa che cosa accadrà in seguito? Il seva più importante che si può fare proprio ora, è la meditazione.
    Dunque le mie prime impressioni di Lui contengono una sensazione di urgenza, una sensazione che ora non c’è nulla di più importante per noi da fare con le nostre vite che meditare. Il suo messaggio per noi non è affatto nuovo, ma è di enfasi: dobbiamo meditare. Dobbiamo amare il Maestro, e il Maestro è in tutti noi, e il Simran. Sempre il Simran.
    C’è stato un discorso di meditazione durante questo programma di quattro giorni (e ringrazio Suzanne McMahon per questa trascrizione ): 

Mi inchino milioni di volte a Sawan Singh Ji Maharaj, a Kirpal Singh Ji Maharaj e al Satguru Ajaib Singh Ji. Oggi ci siamo qui riuniti nella loro rimembranza. Amati, possiamo ricordarli facendo il vero e puro Simran e avendo amore per lo Shabd del Guru. Kabir Sahib ha scritto: “Non è negativo essere sconfitti, ma lo è accettare la sconfitta”. Dobbiamo andare con il nostro Maestro che risiede al quarto piano. Paltu Sahib ha detto: “Nei tre livelli inferiori governa Kal, ma colui che è clemente con i sofferenti risiede nel quarto piano”. In questo mondo mortale dove ora risiediamo, il nostro unico salvatore è il Satguru. Amati, il Simran è l’unico metodo per uscire da questo mondo; non ne esistono altri. Il Simran può portarci fuori. Anche nell’aldilà il Simran può aiutarci. Dovremmo amare il Guru, il Simran e il Naam. Il Simran è l’unico Guru, il Simran è il Naam. E il Naam è una barca che ci porta dall’altra parte. Quando sedete per meditare, dovete fare il Simran e portare l’attenzione al centro dell’occhio. La mente cerca di trascinarci all’esterno, ci forvia ancora e ancora. La mente è l’agente dell’illusione, risiede in Trikuti. È caduta nei tre livelli inferiori e si è dispersa nelle passioni e nei piaceri, ha dimenticato la propria vera casa. Se la riportassimo alla propria casa, allora diventerebbe cosciente e ricorderebbe. Quando focalizziamo la mente al centro dell’occhio e facciamo con amore il Simran e la pratica del Naam impartitaci dal Guru, allora ascoltiamo quello Shabd che proviene dall’alto. Quando afferriamo quel suono interiore, l’anima può innalzarsi, possiamo udire quel suono nell’intimo. Guru Nanak Dev Ji ha scritto che all’interno del corpo risuona la musica. Se ascoltiamo quel suono risonante nel corpo, allora la mente diventa calma e smette di combinare guai. Finché non ascolterete quel suono, la mente seguiterà a correre all’esterno.Quindi tutti dovrebbero cominciare a fare il Simran per incontrare il Guru interiore.

     La meditazione di quella mattina è stata la più proficua da molti anni. Forse è dovuto a uno sforzo insolito da parte mia per essere attento, tuttavia la presenza del potere del Maestro sembrava quasi tangibile, mi sosteneva e mi dava forza per dare battaglia alla mente.
    Dopo la meditazione della prima mattina ha dato un Satsang nel quale ancora una volta sono stati sottolineati il significato e l’importanza del Simran. Spero che questo Satsang sia trascritto a breve, è stato dato mentre all’esterno scoppiava una tempesta. Ho sentito che non piove mai a Delhi in questo periodo dell’anno, dunque ho considerato la tempesta e la pioggia come un evento di grande auspicio.
    In seguito, nel pomeriggio abbiamo visto ancora Sadhu Ram Ji dopo la meditazione e il canto dei bhajan. Ci ha dato il darshan mentre veniva letta una preghiera di Baba Sawan Singh. Questa preghiera riconosceva quattro grandi peccati che sono dentro di noi: lussuria, ira, inganno e presunzione. La preghiera descriveva il loro effetto su di noi e alla fine chiedeva perdono al Satguru. È stata una preghiera molto commovente che pareva venisse letta solo per me (poiché sono pieno di boria), e l’ho presa a cuore riconoscendo subito tutti questi errori e anche altri.
    Ciò sembrava presentare la scena del giorno successivo. Nel corso della giornata tutti i miei errori parevano ansiosi di farmi notare con quale facilità predominano la mia coscienza e per tutto il giorno sono stato molto instabile cercando di ingaggiare una battaglia con la mente (apparentemente senza molto successo), che sembrava determinata a esercitare il proprio ruolo di oppressore e di dimostrare che aveva la situazione in pugno. Ma ho perseverato lavorando sul Simran quanto meglio potevo e alla fine della giornata ho dovuto far cadere ogni cosa nel grembo del Maestro e implorare perdono, che è stato concesso senza esitazione.
    Questo tipo di vortice mentale/emotivo mi è accaduto solo nella compagnia di Kirpal e Ajaib.
    Sicuramente la mente non ha cooperato durante il resto del programma, ma dopo quel giorno è diventata più sottomessa e il Simran è parso più facile. La meditazione è stata proficua quantunque i pavimenti sembrassero insolitamente duri e i tappetini sembrassero intrecciati  con le fibre dell’inferno! Ma era così evidente la mente in tutto questo e se solo l’avessi messa da parte con il Simran, sarebbero potute accadere cose buone. Nella misura in cui sono stato in grado di farlo, cose buone sono accadute davvero.
    Sin dal ritorno da Delhi mi è stato chiesto da un certo numero di individui a proposito delle mie impressioni su Sadhu Ram Ji e della mia idea su di Lui come Maestro. Bene, non so nulla di come riconoscere un Maestro. Tutto quello che posso dire è, Lui mi ha aiutato. Mi ha aiutato incommensurabilmente in modi che non posso descrivere. Ha riversato nuova vita in questo ricettacolo crepato, sfinito e di questo ne sono molto grato. Come ha detto un caro fratello: “È stata come una riunione”. Non ho ricevuto così tanto fin dai tempi trascorsi con Kirpal e Ajaib.
    Il suo comportamento e i suoi modi sono quelli di un uomo straordinariamente gentile, amorevole e umile. Tuttavia c’è un grande potere dietro quegli occhi. È radioso. Solo nella compagnia di un Santo mi sono sentito in questo modo, dunque che cosa posso dire di Sadhu Ram Ji? Quale conclusione si può trarre? Lui ha qualcosa, ed è desideroso di condividerla con noi. A tutti coloro che si stanno chiedendo se vale la pena andare a vederlo, consiglierei: fatelo. Finché non vedrete con i vostri occhi, non saprete mai. Ma se non si è ricettivi, si otterrà poco.
    Prima di concludere vorrei accennare un’osservazione. Per favore, perdonatemi se queste parole sembrano inappropriate; ultimamente mi sono passate per la testa moltissime volte e mi sento in obbligo di condividerle con voi.
    La fine della missione di Sant Ji su questa terra ha rappresentato un periodo difficile per tutti noi, ma altresì segnato l’inizio di qualcosa di nuovo. Mi sembra che sia molto importante come gestiamo questo nuovo inizio.
    In realtà non è cambiato nulla: i nostri fratelli e sorelle rimangono tali, il Maestro risiede dentro tutti noi proprio come prima. E c’è un unico potere del Maestro, tuttavia ognuno di noi ha il proprio modo di pensare e di solito nel pensiero sorgono le diversità. Non dovremmo essere preoccupati e sorpresi di queste differenze. Dovremmo preoccuparci di mantenere l’amore per il Maestro in tutti noi poiché questo è il fulcro centrale della missione di tutti i Maestri: “Ama il Signore tuo Dio con tutto il tuo cuore, con tutta la tua anima, con tutta la tua forza e ama il prossimo tuo come te stesso”.
    Come ci ha detto Sant Ji: “Noi tutti siamo vincolati nel filo dell’amore come fiori su una ghirlanda”.

                                                                                                     22 marzo 2003              

 

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