prima parte

 

 

 

      Qualcuno forse si chiederà: “Che genere di persona è un Sant, a proposito del quale si è parlato così tanto, e in che cosa si distingue dai livelli comunemente noti di Maestri, quali i Sanyasi, i Rishi, i Muni, i Tikhishwar, i Munishwar, gli Yogishwar, i Maestri del passato, i fondatori e i ministri delle varie religioni, eccetera?”.
      Per quanto riguarda tutte le apparenze esteriori, senza dubbio un Sant (o Sadhu) è un uomo ordinario, ma in realtà è molto di più: è un “uomo perfetto”, dotato di una completa esperienza della vita interiore ed esteriore. Il modo di vivere esteriore può differire nei vari paesi del mondo, ma le esperienze interiori, ovunque siano conosciute, sono sempre le stesse, sebbene riferiscano di stadi differenti a seconda del grado di raggiungimento interiore; tali stadi ancorché non definitivi, non sono misconosciuti dai Santi che però annunciano stadi completi, diretti, ed offrono inoltre l'esperienza insieme alla teoria. Di che cosa ha ancora bisogno l'uomo?
     Voluminosi testi registrano le esperienze dei Sant in questa Scienza della Natura e sono colmi di lodi nei loro riguardi; tuttavia risulta estremamente difficile sapere di più a proposito di un Sant, persino se lui fosse il vostro più prossimo vicino e lo incontraste ogni giorno per strada.
     La storia ci tramanda un episodio a proposito dello zar di Russia che fu toccato dal destino avverso abbattutosi su alcune persone, esiliate dal suo impero e che lavoravano come operai in un cantiere navale di un lontanissimo paese. Egli si travestì e si recò da loro, lavorò con loro per un certo numero di anni e poi li persuase a tornare in patria. Benché sostenessero di essere stati cacciati dall'impero e che per loro non vi era alcuna speranza, lo zar li assicurò di avere una certa influenza sulla corte imperiale ed anche sullo zar e che pertanto non c'erano difficoltà. Coloro che gli credettero, acconsentirono a riaccompagnarlo nella terra di origine; lungo la via del ritorno la fiducia accordata al compagno di lavoro, trovò una conferma quando lo zar, ancora camuffato da operaio, venne accolto calorosamente dai suoi sudditi. Poi quando tutti finalmente si resero conto che l'operaio travestito altri non era che lo zar stesso, seduto ora sul trono, emisero un sospiro di sollievo: come avrebbero potuto riconoscerlo o credergli prima?
     L'Altissimo Invisibile utilizza un polo umano estremamente evoluto, il quale per i suoi continui, infaticabili, infiniti sforzi - senza pari in sacrificio verso gli altri ed infinito amore per Lui durante la vita - si pone in contatto con Lui nell’intimo, ne diviene un collaboratore cosciente ed è quindi incaricato della missione di recare sollievo ai turbati ricercatori della Verità, di liberarli dalle preoccupazioni del mondo e di unirli infine tutti a Lui, loro Signore.
     Per capire l'uomo  ha bisogno di un uomo; pertanto un Sant è l'Altissimo in veste di uomo, al quale possono accostarsi coloro che lo anelano. Sotto questo aspetto, l'Invisibile Onnipotente ha leggi sue proprie, perciò un Sant è Dio più l'uomo: è il portavoce di Dio o, se lo si voglia accettare, Dio in persona, “Dio personificato”. È la “Divinità personale” (1) più sacra, investita di ogni potere ed autorità, altare vivente presso cui pregare, presso cui cercare soluzione ai problemi che affliggono l'uomo dalla nascita alla morte, e poi, in breve, egli libera l'uomo dalla morsa degli affanni e gli dona la vera salvezza.
     Così Dio agisce camuffato da uomo qualsiasi; esteriormente nelle sue sembianze umane nessuno può riconoscerlo eccetto chi si mette in contatto interiore con un Maestro Santo secondo la Scienza,  quell'insieme di leggi che Lui stesso ha predisposto per l'uomo. Chi considera un Maestro Santo come un uomo ordinario dal punto di vista esteriore, non ne trae beneficio maggiore di quello che potrebbe ricavare da un uomo qualunque al livello in cui l'ha considerato; se lo si ritenesse un superuomo, ne deriverebbe un beneficio molto maggiore, e se lo stimasse di importanza suprema, il beneficio sarebbe molto più grande, se poi ci si mettesse in contatto interiore con un Maestro, si otterrebbe assolutamente tutto. Ciò non rientra nella sfera del pensiero, altrimenti sarebbe fede cieca: dipende solo dal grado di comprensione che si ha di questa scienza divina. Ciò che scaturisce dal cuore, andrà al cuore.
     Una volta venne posta ad Hazur Baba Sawan Singh Ji Maharaj la seguente domanda: “I corpi degli uomini sono fatti tutti della stessa argilla (ossia carne, sangue, eccetera), che cos'è dunque che rende il corpo di un Sant superiore a quello di un qualsiasi altro uomo?”. Hazur rispose: “Senza dubbio tutti i corpi sono composti di argilla, ma il corpo di un Sant è costituito dalle particelle più pure reperibili nell'universo. Ogni parola, sguardo o movimento, ogni tocco e persino l'aura di un Sant sono saturi della misericordia, dell'amore e della grazia di Dio. La sua compagnia è particolarmente elettrizzata e l'atmosfera circostante è caricata: quanto più puro è il cuore di un uomo, tanto più se ne rende conto e lo avverte. Anche coloro che semplicemente gli prestano ascolto, accettano ed  assorbono ciò che dice, non se ne vanno a mani vuote, ne traggono beneficio”.
     “Il suolo attraversato da un Sant diventa puro e sacro, e se mentre cammina, calpesta dell'erba o schiaccia vermi o insetti, questi ottengono direttamente un corpo umano, senza rispetto per l'ordine ciclico e gli stadi di evoluzione nella scienza della Natura (2). Anche gli alberi e le piante che con i loro frutti e i loro cereali costituiscono la dieta di un Sant, ricevono direttamente un corpo umano; l'albero dal cui ramo si è ricavato il datan (spazzolino da denti) di un Sant, e le mucche che forniscono il latte di cui un Sant si nutre, ottengono anch'essi direttamente un corpo umano. Similmente i cavalli o le giumente cavalcate da un Sant, i vermi o le formiche che hanno sfiorato le acque correnti in cui si bagna un Sant, o un qualunque uccello che abbia accidentalmente guardato una parte scoperta del corpo di un Sant, ricevono tutti il medesimo vantaggio”.

fine prima parte

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1- In un primo momento si potrebbe essere allontanati da questa espressione, ma pensandoci profondamente ci si renderà conto che le personalità sante di ogni religione furono uomini con il corpo fisico perfettamente in contatto con l'Altissimo; diedero consigli, operarono guarigioni e parlarono del Santo Padre solamente come di Uno che redime dal peccato e dona la salvezza. Il credo comune è che Dio non ha pari: pertanto fu Dio, e non l'uomo a parlare in ogni tempo attraverso il polo umano prescelto. La Scienza divina mette in luce questo fatto importante, e ha per tutte queste personalità e per i loro insegnamenti più rispetto che non uno qualunque dei vari circoli religiosi oggi esistenti.
     Una volta Sant Tulsi Sahib di Hatras (città dell'Uttar Pradesh, India) fece visita ad una fiera locale in compagnia di alcuni tra i discepoli più intimi. Tra i visitatori che si erano raccolti intorno a lui per avere una risposta ai loro quesiti ed un aiuto nella loro ricerca interiore, accadde che ci fosse una regina, di nome Tara Mati, che lasciata la propria carrozza ad una certa distanza, si era avvicinata a Sant Tulsi Sahib per riceverne il darshan.
     Gettando uno sguardo sulle migliaia di persone presenti alla fiera, Tulsi Sahib pronunciò queste parole: “Se qualcuno dei presenti, o anche tutti, venisse da me e mi dicesse di voler vedere il Vero Signore seduto sul suo trono, io lo condurrei da Lui all'istante”. Udendolo, la regina Tara Mati gli andò incontro a mani giunte e disse: “O Sant, per favore, conducimi da Lui”. Ella si sedette per terra, chiuse gli occhi ed in quel luogo ed in quel momento le venne data l'esperienza. Quando ridiscese nel corpo fisico dalle regioni superiori, nell'aprire gli occhi esclamò: “Tu eri seduto sull'altissimo trono del Signore Supremo. Perché non me lo hai detto prima?”, e Tulsi Sahib rispose: “Prima, non mi avresti creduto”.
     2 - Dato che una descrizione di questa materia, così come la rivelano i Santi, richiederebbe troppo spazio, viene qui omessa. Spogliandosi definitivamente del proprio corpo fisico - cosa che i Sant fanno a volontà - Swami Ji (Sant Shiv Dayal Singh Ji di Agra) disse quali sue ultime parole: “Nel fenomeno della vita sulla terra, ogni varietà di creature incarnate è stata innalzata alla categoria immediatamente superiore. I prescelti (tra gli uomini), con una vita estremamente virtuosa, tenderanno da questa parte (verso cioè la scienza interiore)”.
     Da “Life of Swami Ji Maharaj”, quarta edizione - 1938, pagina 117
     Una volta Sant Maulana Shamas Tabrez disse: “Quando io morirò e il mio corpo sarà bruciato e le mie ceneri saranno usate come concime in un campo di frumento, e quel frumento una volta macinato e ridotto in farina servirà per farne del pane, e quel pane verrà servito e mangiato, allora non solo chi mangerà quel pane ma anche chi lo servirà, rimarrà inebriato d'amore per Lui al di là di ogni espressione”.

   

 

 

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