Soltanto devozione e amore

Sant Ajaib Singh Ji

 

1 giugno 1977 - Kirpal Ashram, Calais, Vermont

Nella corte del Signore sono importanti soltanto l’amore e la  devozione,

Soltanto devozione e amore: il Signore è compiaciuto dalla devozione. 

     Paltu Sahib era un famoso Mahatma di Ayudhya, era un mercante. Il nome del pandit della sua famiglia era Jankidas ed era una persona molto orientata spiritualmente. Paltu Sahib aveva il desiderio di realizzare Dio sin dall’infanzia, dunque domandò a Jankidas: “Che cosa hai appreso dai Veda e dagli Shastra? Metti in pratica quel che predichi agli altri? Hai realizzato Dio?”. Paltu Sahib pensava che quell’uomo avesse conosciuto Dio o avesse realizzato Dio dal momento che ne parlava.
     Jankidas era un’anima molto buona. Era nato in una famiglia di pandit, tuttavia non se la sentiva di fare il pandit poiché era un lavoro ingannevole. Disse a Paltu Sahib: “In verità, non sono influenzato dal lavoro di famiglia, ne sono molto confuso; non faccio quel che dico agli altri di fare e anch’io nutro il desiderio di realizzare Dio”. Allora si unì a Paltu Sahib e ambedue iniziarono a cercare un uomo che potesse aiutarli a realizzare Dio.Una volta sentirono parlare della venuta di un famoso Mahatma, Gobind Das.
     Andarono a vederlo pensando che fosse un grande Mahatma – la gente accorreva da lui, per cui doveva aver realizzato Dio. Ma allorché lo avvicinarono, Gobind Das disse: “Ho solo l’iniziazione alle Due Parole, che non è la meta completa, Dio è oltre. Lo sto ancora cercando, continuo a visitare un villaggio dopo l’altro”. Anche lui voleva realizzare Dio pur essendo un Mahatma di uno stadio inferiore.
     Dunque ora c’erano tre persone che desideravano realizzare Dio. Decisero di andare in direzioni diverse e avrebbero appreso da chiunque avessero trovato in grado di aiutarli. Inoltre chiunque avesse ottenuto quella conoscenza, sarebbe tornato a insegnare anche agli altri due. Iniziarono tutti a cercare Dio.
     Il nostro Maestro diceva: “La legge della Natura è la legge della domanda e dell’offerta. C’è cibo per l’affamato e acqua per l’assetato”. La Natura spegne sempre la sete dell’assetato e dà sempre cibo all’affamato. A quel tempo non esisteva alcun Maestro vivente nel corpo, dunque Bhika Sahib ricevette l’ordine da Sach Khand – pur non essendo nel corpo a quel tempo – di andare a dare l’iniziazione a uno di loro. Apparve come un uomo e iniziò Gobind Das, che fu portato subito a Sach Khand; in quel modo diventò un Santo sin dall’iniziazione. Poi iniziò Paltu Sahib e Jankidas. Dunque il Guru di Paltu Sahib era Gobind Das e dopo la sua iniziazione anche lui diventò un Santo perfetto e iniziò a predicare il Naam.
     A quel tempo in India c’era una setta chiamata Varagi, che credeva nell’adorazione degli idoli. Molti la seguivano poiché insegnava alla gente ad andare nei templi e ad adorare Dio. Paltu Sahib parlò senza timore di Dio e impartì la conoscenza del Naam; molti furono attratti a lui. Non aveva paura di nessuno. Quando la gente fu attratta da lui, i Varagi erano spaventati: “Ora lui ostacolerà il nostro lavoro”. Lo osteggiarono a tal punto che lo bruciarono vivo, erano invidiosi di Lui.
     Con la citazione di un bellissimo esempio in questo breve inno Paltu Sahib ci spiega che nella Corte di Dio riceve un posto solo colui che serba devozione e amore per Dio. In quella corte esistono soltanto devozione e amore. Dio è compiaciuto di colui che Lo ama e gli è devoto.
     Ora sorge la domanda: come possiamo amare ed essere devoti a qualcuno che non abbiamo mai visto? Possiamo amare solo quella persona che riusciamo a vedere e a sentire. Noi non abbiamo mai visto Dio; come possiamo rivendicare di amare Dio che non abbiamo mai visto? Noi non amiamo i nostri fratelli che vediamo e con i quali abbiamo a che fare tutti i giorni; se non riusciamo a mantenere quell’amore, come possiamo amare Dio che non abbiamo mai visto?
 

 

Lui (il Signore) non accettò cibi deliziosi, ma mangiò con amore il povero cibo del servo.

    Ora Paltu Sahib dice che Dio ama solo la devozione. Quando viene nel mondo assumendo il corpo di un Santo, non considera mai la casta della gente, la loro posizione sociale, che qualcuno sia un re o un mendicante.
     Nei tempi antichi la città di Delhi era chiamata Mastinapur; la governavano i Pandava e i Kaurava. Quando iniziarono a combattere tra di loro, il Signore Krishna voleva andare a mediare per interrompere le ostilità. Erano cugini e il Signore Krishna pensava che qualora avessero combattuto, il mondo avrebbe sperimentato una grande perdita dato che erano la famiglia sovrana dell’India. A quel tempo Duryodhana era il re ed era molto fiero della sua sovranità. Pensò: “Sono una persona molto importante e dunque il Signore Krishna verrà direttamente alla mia casa”. Ma c’era un servo o uno shudra di nome Vidur, era un devoto del Signore Krishna e anche lui nutriva il desiderio che il Signore Krishna visitasse casa sua. Anche se Duryodhana era fiero e pensò: “Il Signore Krishna verrà a casa mia”, Krishna non lo fece, anzi andò a casa di Vidur.
     Vidur non era a casa quando lui arrivò. C’era la moglie di Vidur, ma stava facendo il bagno. Quando il Signore Krishna chiamò il nome di Vidur da fuori casa, ella era folle d’amore per Krishna al punto che dimenticò perfino di vestirsi; uscì dal bagno completamente nuda. Non era nemmeno consapevole del corpo. Il Signore Krishna le disse: “Pazza! Non sei nemmeno consapevole di essere nuda! Va’ a vestirti!”.
     Il Signore Krishna entrò in casa e si sedette, aspettando che Vidur arrivasse. La moglie di Vidur voleva servire il Signore Krishna dandogli cibo, però non aveva nulla eccetto una banana. Prese la banana dal mobile e la pelò; invece di dare il frutto al Signore Krishna, gli diede la buccia e gettò la banana. Ma il Signore Krishna non si lamentò e la mangiò. Quando arrivò Vidur, vide che la moglie aveva dato al Signore Krishna la buccia gettando il frutto. La rimproverò: “Sei impazzita? Che stai facendo? Hai dato la buccia a Dio e hai gettato il frutto?”. Portò un’altra banana e la pelò, diede il frutto al Signore Krishna e gettò la buccia. Ma il Signore Krishna rispose: “Vidur, la dolcezza di quella buccia non è in questo frutto”.
     Poi preparò dei vegetali per il Signore Krishna, ma si scordò di mettere il sale. Il Signore Krishna mangiò quel cibo senza lamentarsi mai di nulla. Ma quando lo mangiò Vidur, si adirò molto: “Che cosa ti è successo? Sei impazzita? Prima hai dato la buccia al Signore Krishna e ora non metti il sale nelle verdure? Che cosa c’è che non va?”.
     Il Signore Krishna gli disse il giorno dopo: “Oh Vidur, non conosci la dolcezza delle verdure che mi ha preparato. Quella verdura è molto più dolce del kheer (budino di riso). Le ha preparate con così tanto amore e quando ho mangiato quella verdura con così tanto amore, mi è stato di aiuto; ho trascorso tutta la notte in meditazione. In virtù di quell’amore e della dolcezza di quelle verdure sono riuscito a meditare per un lungo periodo”.
     Il mattino dopo quando Duryodhana venne a sapere che il Signore Krishna era venuto ed aveva pernottato nella casa di un servo, si incollerì molto. Parlò con il Signore Krishna con grande asprezza: “Non ti piacciono i nostri palazzi? So che sei andato a mangiare cibi molto deliziosi, molto dolci ma non ti sei ricordato che sono di bassa casta. Non appartengono alla nostra casta”. Namdev dice: “Dio non considera mai la casta, considera soltanto l’amore e la devozione”. 

Non importa quante japa e tapa avessero praticato e quanto fossero

regolari nella loro adorazione –

Tuttavia Lui mangiò le bacche di Shivri, al che tutti i Rishi e i Muni piansero.

    Ora Paltu Sahib cita un esempio storico. Japa significa “ripetizione”. In alcune religioni la gente crede di praticare la devozione di Dio ripetendo alcune parole o preghiere. Nell’Induismo la gente si alza al mattino e recita la Bhagavad-Gita o qualche altro libro sacro. I Sikh credono che soltanto coloro che recitano il Jap Ji Sahib al mattino, siano Sikh. Pensano che chi non fa questo, non sia un Sikh. Nella religione musulmana ripetono le parole del Namaz, la preghiera fissa, e in quel modo pensano di praticare la devozione di Dio.
     Tapa
significa austerità. Molto spesso ho detto come anch’io ho praticato le austerità, inclusa quella dei cinque fuochi, che ha inizio nel pomeriggio quando il sole è nel pieno calore. Sedute in mezzo a quattro fuochi e sotto il quinto fuoco del sole, le persone ripetono qualche nome descrittivo di Dio e credono di praticare la devozione di Dio. Ma Paltu Sahib dice: “Non si può realizzare Dio con queste japa e tapa. Nessuno può compiacerlo con queste pratiche dato che non si consegue nulla di reale”.
     Esiste un luogo chiamato Pampasur in India, si crede che nell’Età dell’Argento fosse un ottimo luogo per meditare. Molti yoghi e muni vi si recavano per fare le loro pratiche spirituali. In quel luogo viveva pure una bhilni, una donna di bassa casta. Gli yoghi presenti là vennero a sapere che il Signore Rama avrebbe fatto visita a quel luogo ed erano tutti molto fieri delle loro japa e tapa dato che le praticavano giornalmente. Erano certi che il Signore Rama sarebbe venuto presso le loro case.
     D’altro canto, anche quella bhilni, quella donna di bassa casta, di nome Shivri, aveva tanto amore ed era molto devota al Signore Rama. Pensò: “Se Dio viene alla mia casa, non ho nulla da dargli da mangiare. Andrò a raccogliere delle bacche nel bosco”. Così fece e raccolse alcune bacche di ottimo aspetto. Una volta tornata a casa, pensò: “Se le bacche non sono dolci, se sono amare e il Signore Rama le mangia, questo rovinerà il sapore e non gli saranno gradite”. Pensò di assaggiarle prima del tempo per accertarsi della loro dolcezza. Assaggiò tutte le bacche, ma nel suo amore e devozione per il Signore Rama, dimenticò che secondo la legge rituale indù le stava contaminando. Quando il Signore Rama arrivò, non andò nei monasteri o nelle dimore dei rishi e dei muni, ma si recò nel luogo di quella bhilni – una piccola capanna distrutta – e mangiò il “cibo contaminato”.    
     Dunque Paltu Sahib dice che il Signore Rama venne da Shivri nella sua capanna distrutta e mangiò quelle bacche contaminate con tanto amore per lei che tutti i Rishi e i Muni, ben orgogliosi delle loro pratiche, iniziarono a piangere dato che Dio non era contento di loro.
     C’era uno stagno in quel luogo con un’acqua molto sporca. I rishi e i muni erano così fieri delle loro pratiche che non permettevano a quella vecchia anziana di prendere l’acqua, dal momento che la consideravano di bassa casta. Chiesero al Signore Rama di rimuovere la sporcizia di quell’acqua benedicendola. Si pensava che una persona autenticamente santa l’avrebbe purificata  immergendovi i piedi. Rama voleva insegnare loro una lezione e spezzare il loro egoismo. Così disse loro: “Siete grandi Mahatma, eseguite numerose pratiche – benedite voi quell’acqua”. Lo fecero ma l’acqua rimase la stessa. Poi il Signore Rama stesso vi pose i piedi eppure l’acqua rimase sporca lo stesso. Allora esclamò: “No, non riesco a farlo, facciamo provare a quell’anziana”. Fu invitata e quando lei pose i piedi nell’acqua, diventò purissima; in quel modo insegnò loro una lezione: nella corte di Dio si considerano soltanto l’amore e la devozione. Dio è compiaciuto solo con coloro che nutrono amore per Lui e gli sono sempre devoti. 

Yudhistra eseguì la yajna in cui raccolse molte cose.

Il Signore spezzò l’orgoglio di tutti: senza Supach, la campana non suonò.

     Paltu Sahib si riferisce a una bella storia del Mahabarata. Quando giunse alla fine, Yudhistra e gli altri Pandava pensarono: “Abbiamo reso molte persone orfane e in quel modo abbiamo peccato. Dovremmo fare qualcosa per rimuovere i nostri peccati”. Dunque il Signore Krishna disse loro di eseguire l’Ashwamedh Yajna in cui si libera un cavallo e l’esercito lo segue. Il possessore del cavallo diventa il possessore di tutta la terra su cui il cavallo ha viaggiato; quando ciò è deciso, può eseguire un certo tipo di austerità. Dopo aver fatto questo, una volta eseguita l’austerità, il Signore Krishna disse ai Pandava di invitare tutti i Sadhu a una festa e disse: “”La vostra Yajna sarà completata quando sentirete una grande campana nel cielo. Fino ad allora non dovreste pensare di aver eseguito bene la Yajna”. I pandava non udirono la campana nel cielo e dunque vennero dal Signore Krishna a domandare: “Maharaj Ji, qual è il motivo? Abbiamo fatto tutto, eppure non abbiamo sentito la grande campana nel cielo. Perché?”.
     Allora il Signore Krishna affermò: “Non è venuto un certo Sadhu, cercatelo”. Investigarono e scoprirono che erano stati invitati tutti, tutti avevano mangiato. Erano confusi e chiesero al Signore Krishna di scoprire quale Sadhu non fosse venuto. Utilizzando i poteri yogici, il Signore Krishna vide che c’era un Sadhu di nome Supach di bassissima casta. Lui non era stato invitato, era l’unico Sadhu perfetto di quel tempo.
     I Pandava erano molto orgogliosi per aver conquistato il paese ed erano grandi re, dunque mandarono i servi ad invitare Sadhu Supach. Ma lui rifiutò l’invito. Allora i Pandava andarono da lui personalmente: “Per favore, Sadhu, vorresti venire a casa nostra a mangiare? Altrimenti la nostra Yajna non sarà completa”. Supach rispose: “Questa è la mia condizione: mangio solo il cibo in un luogo dove posso ottenere il frutto di centouna Ashvamed Yajna”. Risposero: “Stai parlando di centouno Yajna, ma non riusciamo nemmeno a completarne una! Come possiamo darti il frutto di centouno?”. Tornarono a casa delusi.
     Implorarono nuovamente il Signore Krishna di trovare qualche soluzione, ma lui rispose: “Non posso aiutarvi in alcun modo”. Allora Draupadi, la moglie di tutti i Pandava, era molto intelligente ed escogitò qualcos’altro. Il mattino dopo si bagnò e si recò di persona ad invitare il Sadhu. Ma il Sadhu rispose: “Sai la mia condizione: se non ottengo il frutto di centouno Yajna, non verrò a mangiare”. Ma Draupadi era molto intelligente e rispose: “Maharaj Ji, ho sentito questo da un altro perfetto Mahatma: che se andate ad avere il darshan di un Santo perfetto, ottenete il frutto di cento Ashvamedh Yajna per ogni passo. Io ho camminato per più di cento passi per arrivare qua; dunque prendi il frutto di cento passi e per favore mangia il cibo”. Era una risposta intelligentissima e Supach venne a mangiare.
     Draupadi era un’ottima cuoca e vinceva sempre tutte le gare. Preparò molti tipi di cibi deliziosi e li diede tutti al Sadhu. Ma, sapete, i Sadhu sono molto semplici e non gradiscono mangiare molti tipi di piatti, non vogliono mangiare cibo delizioso. Dunque quando furono esibiti tutti quei cibi diversi, Supach prese solo un po’ da ogni piatto, lo mischiò tutto e lo mangiò. Draupadi, che dopo tutto era una regina, pensò: “Ho preparato tutti questi piatti, dolci, amari, assai gustosi e questo Sadhu, dato che è di bassa casta, non apprezza affatto! Ha mischiato tutto e mangia in quel modo. Se fosse stato di alta casta, avrebbe saputo meglio”. Quando questo tipo di orgoglio o egoismo penetrò nella sua mente, rovinò tutto il suo sforzo e il risultato fu che la campana non risuonò nel cielo.
     Di nuovo i Pandava chiesero al Signore Krishna: “Ora per quale motivo la campana non ha suonato nel cielo?”. Il Signore Krishna disse loro di chiedere a Draupadi, la quale diceva sempre la verità. Si rese conto del proprio errore, di aver insultato il Sadhu nella sua mente. Preparò di nuovo il cibo e lo servì. Questa volta quando Sadhu Supach lo mangiò, si udì la campana e la Yajna fu completa.
     Allora Paltu Sahib dice: “Nella sua casa contano soltanto l’amore e la devozione”. Quel Sadhu decise di venire a mangiare guardando l’amore, la fede e la devozione di Draupadi. Visto il pentimento di Draupadi e l’amore, la devozione di Dio nel Sadhu, la Yajna dei Pandava fu completata.
 

Paltu! Nessuno dovrebbe essere orgoglioso della propria casta alta.

Nella corte del Signore contano soltanto l’amore e la devozione.

     Ora Paltu Sahib dice: “Se nutrite questo pensiero nella vostra mente per cui appartenete a una casta altissima oppure siete ricchi e per questo incontrerete Dio, oppure che quell’uomo è di bassa casta, non è ricco e dunque non può praticare la devozione di Dio, non dovreste pensare in questo modo. Dio è compiaciuto soltanto dall’amore e dalla devozione”.
     Guru Nanak dice: “In quel luogo laddove esamineranno gli acconti dei nostri atti, non entreranno né il nostro corpo né la nostra casta né la nostra fama e rinomanza”.
     Bulleh Shah dichiara: “La vostra casta, fama e rinomanza rimarranno in questo mondo e là saranno considerati soltanto i vostri atti. Nessuno vi dirà: ‘Sei un sikh, vieni in prima fila’ oppure ‘sei un cristiano, torna indietro’ o ‘sei un musulmano, passa per quell’altra porta’”. Non è così poiché controlleranno soltanto le vostre azioni. Kabir Sahib dice: “Nessuno prenderà in considerazione la vostra casta. Incontrerà Dio solo chi medita sul Nome di Dio; coloro che praticano la sua devozione, diventano la Sua forma”.

 

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