Sant Kirpal Singh Ji

 

Quarta parte - Il Maestro

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Il Maestro - III

    Un cercatore deve certamente essere critico e discriminante nella ricerca di un perfetto Maestro, ma dopo che è riuscito a trovarne uno (e il cercatore sincero non fallirà mai, perché tale è il decreto Divino) quale sarà la natura della sua relazione con lui? Continuerà ad essere critico nei confronti di ciò che gli viene detto e che osserva? Continuerà ad analizzare ogni azione del suo istruttore col microscopio della discriminazione? Mantenere un'attitudine del genere anche dopo aver inizialmente accertato la genuinità di questo Essere Perfetto, significa mancare di stimare la sua grandezza e di corrispondere ad essa in maniera adeguata. Incontrare una tale anima significa incontrare uno infinitamente più grande di noi, e sapere che Egli è uno con Dio significa ritrovarsi umili e pieni di timore riverente. Giudicarlo con le nostre limitate facoltà significa tentare di contenere l'oceano in una provetta, perché egli è spinto da ragioni che non possiamo mai comprendere. Colui che può apprezzare la benedizione di essere stretto nell'abbraccio del Satguru o Murshid-i-kamil, canterà per sempre la sua Grazia, bellezza e amore perfetto: 

Se quell'Essere meraviglioso volesse accogliere la mia anima vagabonda sotto le sue ali, rinunzierei a tutti gli imperi per il grazioso neo del suo viso. (Hafiz) 

    Non contesterà mai le azioni del suo Maestro, anche se non riesce a comprenderle, perché sa che: 

Se pure Khizr fece naufragare il vascello sul mare, per questo errore ci sono mille buone ragioni. (Rumi) 

    Dovrà sviluppare la fede di un bambino che, confidando in una mano amorevole, agisce come gli viene detto non dubitando mai di nulla:  

...chiunque non riceverà come un bambino il Regno di Dio, non vi entrerà in alcun modo.  (San Luca) 

Anche se ti chiede di tingere col vino la sedia per l'adorazione, non scandalizzarti, ma fa così perché Lui è la tua guida e conosce bene il viaggio, le sue tappe. (Rumi) 

    Le enigmatiche parole dell'Uomo-Dio eludono molto spesso la comprensione umana. I suoi ordini, a volte, possono all'apparenza sembrare contrari ai testi scritturali o alle ingiunzioni etiche, ma in realtà non lo sono. Dovremmo seguirli con fede assoluta, e a tempo debito il loro vero significato ci sarà rivelato.
    E come quello del bambino dovrebbe essere l'amore del devoto, pieno di umiltà e semplicità. Solamente la purezza della sua fiamma consumerà la scoria del mondo: 

Accendi il fuoco dell'amore e brucia ogni cosa, quindi dirigi i tuoi passi verso la terra degli amanti. (Baha'u'llah) 

    Salda in un unico pezzo il vaso, che ora è rotto in mille frammenti, così che possa essere adatto a contenere la luce di Dio. Esso è il legame tra il cercatore e il suo Amico e, per il tramite di quest'Ultimo, tra il cercatore e l'Assoluto. Come si può amare il Senza-Nome e Senza-Forma se non attraverso di Lui, che è veramente la sua incarnazione, perché come il Signore rivelò a Maometto: 

Io non sto né in alto né in basso, né in cielo né in terra, e neppure in paradiso; o beneamato, credimi, per quanto strano ciò possa apparire, io dimoro nel cuore del fedele e lì mi si può trovare. (Rumi) 

    Sul sentiero mistico il ragionamento giova, ma è anche d'ostacolo. Solamente l'amore può attraversare l'abisso, gettare un ponte sul baratro, e congiungere il finito all'Infinito, il mortale all'Immortale, il relativo all'Assoluto. Tale amore non è di questo mondo o di questa carne. È il richiamo dell'anima all'anima, del simile al simile, il purgatorio ed il paradiso. Chi ne descriverà l'estasi? 

Non parlare delle pene di Leila o di Majnun, il tuo amore ha ridotto a nulla gli amori del tempo passato. (Saadi) 

Vivi libero dall'amore, perché la sua vera pace è il tormento.        (Poema Arabo) 

A milioni parlano d'amore, tuttavia quanto pochi lo conoscono, il vero amore è non lasciarsi mai sfuggire il ricordo neppure per un istante. (Kabir) 

    Veramente l'essenza dell'amore ha la qualità del ricordo ininterrotto. Chi ricorda in questa maniera ha assolutamente bisogno di vivere nella perpetua memoria dei comandamenti del suo Amato, ed in perenne obbedienza. Un tale amore brucia nella sua fiamma la scoria dell'ego; il piccolo "io" è dimenticato e l'amante abbandona la propria individualità all'altare del suo Beneamato: 

Se vuoi viaggiare sulla strada dell'amore, impara prima ad umiliarti fino alla polvere. (Ansari di Herat) 

L'amore non cresce nei campi e non si vende al mercato; chiunque lo desideri, sia egli re o mendicante, deve pagarlo con la vita. Porta come offerta la tua testa sul palmo della mano se desideri entrare nel "Paese delle Meraviglie" dell'amore. (Kabir) 

    Ed ancora: 

Maledetta é la vita nella quale non si trova l'amore per il Signore; dà il tuo cuore al suo servo perché Egli ti condurrà da Lui. 

    Una tale resa di sé stessi è solamente un preludio all'eredità di un Sé più vasto e più puro di quello che noi altrimenti conosciamo, perché la potenza della sua magia è tale che chiunque busserà alla sua porta sarà trasformato nella sua stessa tinta: 

Un amante diventa l'Amato - siffatta è l'alchimia del suo amore; Dio Stesso è geloso di un tale Amato. (Dadu) 

Invocando Ranjha, io stesso divenni uno con lui. (Bulleh Shah) 

    È di un amore del genere che parlò il Signore Krishna nella Gita e di un simile amore predicò San Paolo ai suoi ascoltatori: 

Sono crocifisso con Cristo; tuttavia io vivo, anzi non io, ma Cristo vive in me: e la vita che ora vivo nella carne la vivo per la fede del Figlio di Dio, che mi amò e diede sé stesso per me. (San Paolo) 

    È questo che intendono i sufi allorché parlano di fana-fil-sheikh (annichilimento nel Maestro): 

La vasta distesa del "me" è ricolma della fragranza del Signore fino a traboccarne, a tal punto che persino il pensiero di me stesso è completamente svanito. 

     È questo che proclamano i mistici cristiani quando sottolineano la necessità della "morte in Cristo". Senza una tale resa di sé stessi, il sapere di per sé serve a poco: 

Il sapere è solamente un figlio delle Scritture, l'amore è la loro madre. (Poema persiano) 

Il mondo si perde a leggere Scritture tuttavia non arriva mai alla conoscenza, ma colui che conosce un briciolo d'amore, a costui tutto viene rivelato. (Kabir) 

    Solamente un amore del genere è la chiave del Regno interiore:  

Chi non ama non conosce Dio, perché Dio è amore. (San Giovanni) 

Il segreto dei misteri di Dio è l'amore. (Rumi) 

Egli può essere afferrato e trattenuto dall'amore, ma mai dal pensiero. (La nuvola dell'ignorante) 

In verità, in verità vi dico, che solo coloro che amano, raggiungono il Signore. (Gobind Singh) 

E noi abbiamo conosciuto e creduto all'amore che Dio ha per noi. Dio è amore; e colui che dimora nell'amore dimora in Dio, e Dio in lui. (San Giovanni) 

Noi amiamo Lui, perché Egli per primo ci ha amati. 

    Questa relazione d'amore tra il Satguru ed il suo shishya, tra l’Uomo-Dio e il suo discepolo, comprende molte fasi e molti sviluppi. Inizia col rispetto per uno che sa più di quanto non conosciamo noi stessi. Man mano che il discepolo comincia ad apprezzare la disinteressata sollecitudine del Maestro per il suo benessere e progresso, i suoi sentimenti prendono ad addolcirsi con la rugiada dell'amore ed egli incomincia a sviluppare fede, obbedienza e riverenza. Da obbedienza e fede maggiori deriva uno sforzo maggiore, e da uno sforzo maggiore deriva un maggiore amore da parte del Maestro. Sforzo (personale) e grazia (del Maestro) procedono di pari passo, e ciascuno contribuisce allo sviluppo dell'altro in maniera reciproca. Simile all'amore della madre per i suoi bambini è l'amore del divino pastore per il suo gregge. Non discrimina tra il meritevole e l'immeritevole, ma, come una madre, le profondità ed i tesori del suo amore sono dischiusi solo a coloro che corrispondono e contraccambiano il suo amore: 

Egli è uguale per tutti, eppure ognuno riceve la sua parte secondo i suoi meriti. (Guru Amar Das) 

    Con il suo maggiore sforzo e con la maggiore grazia da parte del Maestro, il discepolo progredisce sempre più nelle sue sadhanas interiori, che alla fine lo conducono alla completa trascendenza della coscienza corporea. Raggiunta questa trascendenza, scorge il suo Guru che aspetta nella Forma Radiante per ricevere e guidare il suo spirito sui piani interiori. Ed ora, per la prima volta, lo vede nella sua vera gloria, e comprende le incommensurabili dimensioni della sua grandezza. D'ora innanzi sa che lui è più che umano, e il suo cuore trabocca di cantici di lode e di umile devozione. Più in alto egli ascende nel suo viaggio spirituale, più insistente si fa la sua lode, perché più profondamente comprende che colui che una volta considerava un amico, non è semplicemente un amico bensì Dio Stesso disceso per sollevarlo fino a Se Stesso. Questo legame d'amore, sviluppandosi per gradi, diventa lo specchio del suo progresso interiore, avanzando dal finito all'Infinito: 

L'amore comincia nella carne e termina nello spirito. (San Bernardo) 

    Nella fase iniziale può trovare analogie nell'amore terreno, quale quello tra padre e figlio, amico ed amico, aiutante ed amato, insegnante e allievo, ma una volta raggiunto il punto in cui il discepolo scopre nell'intimo il Maestro nella sua gloria luminosa, tutte le analogie si infrangono e tutti i paragoni vengono lasciati indietro per sempre. Tutto ciò che rimane è un gesto, e poi il silenzio: 

Lascia che scriviamo in qualche altra maniera i segreti dell'amore - è meglio cosi. Abbandona il sangue e lo schiamazzo e tutto il resto, non parlare più di Shamas Tabrez. (Rumi)

 

II

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