Sant Kirpal Singh Ji

 

Quarta parte - Il Maestro

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Il Maestro - I

    A prescindere dal suo approccio scientifico, dalla sua relativamente ampia accessibilità, dalla sua qualità di naturalezza e dalla sua libertà dagli inconvenienti di altre forme di yoga, un altro tratto distintivo dello Yoga della Corrente Sonora è l'enfasi eccezionale e penetrante che esso pone sulla necessità ad ogni passo di un Satguru, (Pir-e-rah o Murshid-i-Kamil) un competente Maestro vivente. Benché a tale proposito si sia già detto qualcosa nel paragrafo intitolato Le pietre angolari, molto rimare ancora da sviluppare. La relazione Guru-shish o Guru-sikh è importante in tutte le forme di yoga pratico, ma qui essa fa, in maniera unica, addirittura da cardine. Perché nel Surat Shabd Yoga il Guru non è solamente un essere che ci spiega la vera natura dell'esistenza, ci istruisce nei veri valori della vita e ci indica le sadhana che dobbiamo praticare in vista della realizzazione interiore: egli è tutto ciò ed anche di più. Rappresenta anche la guida interiore che conduce l'anima di piano in piano fino alla sua destinazione ultima, una guida senza il cui aiuto l'anima scambierebbe erroneamente gli stadi intermedi per la meta finale ed incontrerebbe barriere che non sarebbe capace di superare. Essendo il ruolo del Maestro quello che è, non fa meraviglia che tutti i mistici che hanno seguito questa via abbiano cantato le sue lodi con riverenza ed adorazione superlative. Leggiamo da Kabir: 

Io bramo e desidero ardentemente la polvere dei Suoi piedi - la polvere che ha creato l'universo. I suoi piedi di loto sono la vera ricchezza, un paradiso di pace. Accordano ineffabile saggezza e conducono sul sentiero che mena a Dio. 

    E le scritture sikh affermano: 

Dolci sono i piedi di loto del Maestro; col mandato di Dio uno li può vedere e infinite sono le benedizioni che derivano da tale visione.  (Guru Arjan)  

    Dai sufi abbiamo: 

Se anche volessi  cantare per tutta l'eternità le lodi delle sue innumerevoli benedizioni, a stento potrei dire qualcosa di essi.      (Jalalud-din Rumi) 

    Alcuni mistici arrivano perfino al punto di innalzare la sua posizione al di sopra di quella di Dio: 

Il Maestro è più grande di Dio. (Kabir)

Sia il Guru che Dio si sono manifestati: a chi posso rivolgere la mia adorazione e il mio omaggio Invero meraviglioso è il Guru che ha rivelato i1 Potere di Dio nell'intimo.   (Sehjo Bai) 

    Tutto ciò può indurre lo scettico al sospetto di idolatria umana. Egli può chiedere: "Perché questa deificazione di un essere umano? Perché rivestire di tale gloria uno che è mortale?”. A volte i mistici hanno risposto a questa domanda con santa indifferenza: 

La gente maligna che Khusro è diventato un idolatra; e veramente io lo sono, ma che cosa ho a che fare me il mondo? (Amir Khusro) 

     Ma talvolta hanno ampiamente risposto ad essa: 

Senza la munificenza del Maestro non si ottiene nulla anche se ci si impegna in un milione di azioni meritorie. (Gurbani) 

La devozione per Dio ci tiene impigliati in questa vita (fisica)  -  considera quanto gravemente - ma la devozione per il Maestro ci riporta a Dio. (Kabir) 

Entra dentro e verifica da te stesso chi dei due è più grande: Dio o il Guru. (Gurbani )

Dio mi gettò nella desolata landa del mondo, ma il Maestro ha spezzato per me l'ininterrotta catena della trasmigrazione. (Sehjo Bai) 

    Tutti i grandi istruttori spirituali hanno asserito che senza l'aiuto di un Maestro vivente il viaggio spirituale è difficile ed impossibile a compiersi sino alla fine. Jalalud-din Rumi, il mistico persiano, esprime ciò con forza quando dice: 

Velato da ciò era Mosè nonostante tutta la forza e la luce; perciò tu che non hai per nulla le ali, non tentare il volo. 

     E altrove rende ancora più esplicito il suo pensiero:  

Trova uno spirito Maestro, perché senza il suo aiuto e la sua guida intensamente operanti, questo viaggio é irto di pericoli, rischi e paure. 

    Lo stesso tono pervade nel vangelo le parole di Gesù: 

Nessuno viene al Padre se non per me.  (San Giovanni) 

Nessuno conosce il Padre eccetto il Figlio e colui al quale il Figlio vorrà rivelarlo. (San Luca e San Matteo) 

Nessuno può venire a me, se non lo attiri il Padre che mi ha mandato; ed io lo risusciterò nell'ultimo giorno. (San Giovanni) 

    Mentre conferiva ai dodici discepoli l'apostolato, Gesù disse loro: 

Chi riceve voi riceve me, e chi riceve me riceve Colui che mi ha mandato. 

    Quindi egli fu capace di proteggere fino all'ultimo coloro che venivano a Dio attraverso di lui, considerando che egli visse sempre per intercedere a loro favore.
    Il Maestro è veramente "l'Intercessore" o Rasul, il quale agisce tra noi e Dio, legandoci alla sacra Parola; e senza di lui non potrebbero esserci che poche speranze di salvezza. Nessuna amicizia potrebbe essere più grande della sua amicizia, nessun amore più vero del suo amore, nessun dono più splendido della sua grazia.
    I venti della sorte possono spingere da parte gli altri col loro soffio, e la morte può venire a separare gli amanti più fedeli; Lui solo non viene mai meno, nella vita come nella morte: 

Io ho comandato a voi;  ed ecco, io sono con voi per sempre sino alla fine del mondo. (San Matteo) 

È un amico solo colui che mi accompagna nel mio ultimo viaggio, e mi difende di fronte al trono su cui Dio siede in giudizio. (Gurbani)  

    Altri doni possono rovinarsi e corrompersi, ma il suo dono, il dono della Parola di Dio, è imperituro, indistruttibile, sempre splendente, sempre fresco, sempre nuovo, una vera grazia nella vita, e una grazia ancora più grande nella morte.
    Da dove trae il Maestro questo potere unico e superumano che lo rende quasi pari a Dio e che, agli occhi dei suoi discepoli, lo pone perfino al di sopra di Dio? Può la carne mortale competere con l'Immortale, e il finito sorpassare l'Infinito? Ciò può ben sembrare al mondo un paradosso, ma coloro che hanno attraversato ad occhi aperti il Regno interiore non vedono in questo alcuna contraddizione, solamente il mistero della grandezza di Dio. Il vero Maestro è uno che, sotto 1'istruzione e la guida del suo proprio Maestro, ha imparato a discernere l'anima dal corpo, ha percorso fino in fondo il sentiero interiore ed ha contemplato la sorgente di tutta la luce e di tutta la vita e si è immerso nell'Uno Senza-Nome. Dopo essersi immerso nell'Uno Senza-Nome, è diventato uno con Esso e con tutto ciò che è. Sul piano umano può apparire limitato come uno qualunque di noi, ma sul piano spirituale è Illimitato ed Infinito proprio come Dio Stesso. 

O mio servo, obbediscimi, e io ti renderò uguale a Me. Io dico "Sia" ed è, e tu dirai "Sia" e sarà. (Baha’U’llah - Le Quattro Valli) 

Il Verbo si fece carne e dimorò tra di noi. (San Giovanni) 

Il Verbo è il Maestro ed il Profeta, pieno di saggezza profonda ed intensa. (Guru Nanak) 

Quando agitai il mare del corpo, una strana verità venne alla luce. Dio era identificato al Maestro e Nanak non poté trovare alcuna distinzione. (Guru Ram Das) 

Il Guru è Brahma, il Guru è Vishnu, il Guru è Shiva e Il Guru è il vero Par-Brahm, noi offriamo a lui Il nostro omaggio. 

    La relazione Guru-Shish è stata spesso descritta così:  

Chi è il vero Guru per un discepolo? In verità Shabd è Il Guru e Surat il discepolo del Dhun (Suono). (Guru Nanak ) 

Lo Shabd-Guru è troppo profondo ed insondabile. Senza il Potere di controllo dello Shabd il mondo non sarebbe altro che un deserto. (Guru Nanak)  

La Parola del Maestro è in effetti il Maestro stesso, saturo di quell'acqua che dà la vita; Colui che segue la sua Parola attraversa veramente le sponde del tempo. (Guru Ram Das) 

Il discepolo-Surat può attraversare il Sentiero solamente con lo Shabd-Guru; esplorando i misteri celesti, trova riposo nel pozzo rovesciato (della testa).  (Tulsi Sahib) 

Sappi per certo che lo Shabd-Guru è il vero Guru. Surat può veramente diventare il discepolo del Dhun facendosi un Guru-mukh (ricettacolo della Parola). (Bhai Gurdas) 

Il Guru risiede nel gagan (il regno spirituale al di sopra delle sopracciglia) e il discepolo nel ghat (tra le due sopracciglia). Quando i due - Surat e Shabd - si incontrano, si uniscono per l'eternità. (Kabir) 

      C'è una relazione essenziale ed indivisibile tra Dio e l'Uomo-Dio, in quanto egli funge da polo umano attraverso il quale il Potere di Dio svolge il suo ruolo e contribuisce alla rigenerazione delle jiva. È inutile fare distinzione tra il magnete ed il campo magnetico, perciò si dice: 

La devozione per il Satguru è la devozione per il Signore. Il Satguru procura la salvezza concedendo il contatto col Naam (il Potere di Dio). 

    Non desideroso di ricchezze mondane, egli può sembrare povero, ma è ricco dell'Infinità di Dio e, una volta dimessi gli abiti mortali, si riassorbe nel centro immobile, non soggetto ad alcuna limitazione. La sua preminenza unica è precisamente questa sintonia spirituale con l'Assoluto, e giudicarlo a livello umano significa non riuscire a comprenderlo. Rumi ha detto bene: "Non considerare mai un Uomo-Dio, un uomo; perché sebbene appaia tale, tuttavia è molto di più". È in virtù del potenziale extra-umano che diventa il Maestro. Essendosi immerso nella Coscienza Divina, nella sua condizione umana, ne diviene l'agente e parla non in virtù delle proprie capacità individuali, ma in qualità di portavoce di Dio. 

La sua mano è la nano di Dio ed il Potere del Signore opera attraverso di lui. (Rumi) 

Oh amico mio! di nulla io parlo da me stesso, esprimo solamente ciò che l'Amato mi mette sulle labbra. (Guru Nanak) 

Io non faccio nulla da me stesso; parlo come mi ha insegnato il Padre. (San Giovanni) 

    Essendo il Maestro ciò che è, non sorprende che sia considerato così tanto. Essendo uno strumento del Divino, glorificare lui è solamente un'altra maniera di glorificare Dio, ed esaltarlo al di sopra di Dio non significa erigere un'opposizione tra il finito e l'Infinito, ma affermare che, dal punto di vista umano, l'aspetto di Dio che si china verso l'uomo per innalzarlo a Lui (cioè l'aspetto centripeto) è più alto di quello che gli permette soltanto di percorrere, di nascita in nascita, la sua strada nel mondo della relatività (cioè l'aspetto centrifugo), anche se, al livello super-umano, si può vedere che i due sono un'unica realtà indivisibile.
    Un sistema nel quale l'insegnante è così fondamentale per ogni aspetto della disciplina e del progresso interiori ed esteriori dello studente, e senza la cui istruzione e guida nulla potrebbe essere fatto, deve porre grande enfasi sul principio della Grazia, e la letteratura mistica non manca di mettere in risalto e di sottolineare questo aspetto. Ma se per un verso è il Maestro che concede tutto al discepolo, non bisogna dimenticare che, nel fare ciò, egli sta solamente rendendo il debito che deve al proprio Guru, perché il dono che egli accorda è il dono che, a sua volta, ha ricevuto allorché era al livello di discepolo; e così normalmente egli non reclama nulla per sé stesso ma attribuisce il suo potere alla grazia del suo proprio istruttore. Inoltre, da un altro verso, tutto è (già) nel discepolo, e il Maestro non vi aggiunge nulla dal di fuori. È  solamente quando il giardiniere innaffia e cura il seme che quest'ultimo si apre rigogliosamente alla vita, e tuttavia il segreto della vita sta nel seme stesso e il giardiniere non può fare nulla di più che procurare le condizioni per la sua germinazione. Questa veramente è la funzione del Guru.

 

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