Sant Kirpal Singh Ji

 

Quarta parte - Il Maestro

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Il Maestro - II

    Una vecchia parabola indiana illustra. brillantemente questo aspetto della relazione Maestro-discepolo. Narra che una volta un pastore catturò un cucciolo di leone e lo allevò col resto del suo gregge. Il cucciolo, giudicandosi sulla misura di quelli che vedeva attorno a sé, viveva ed agiva come le pecore e gli agnelli, soddisfatto dell'erba che costoro brucavano, e dei deboli belati che emettevano. E così passò il tempo finché un giorno un altro leone vide il cucciolo, che stava crescendo, mentre pascolava col resto del gregge. Indovinò ciò che era accaduto e provando pietà per la situazione del cucciolo andò da lui, lo trascinò sulla riva di una corrente tranquilla, gli fece osservare il suo riflesso ed il proprio e, voltandosi, emise un potente ruggito. Il cucciolo, comprendendo allora la propria vera natura, fece lo stesso ed i suoi compagni di prima fuggirono di fronte a lui. Era finalmente libero di occupare il suo posto legittimo, e da allora in poi se ne andò in giro come un re della foresta.
    Il Maestro è appunto un leone di tal genere, viene a scuotere l'anima dal suo assopimento e, regalandole uno specchio, le fa osservare la sua gloria innata di cui, senza il contatto con lui, rimarrebbe inconsapevole. Ad ogni modo, se essa stessa non fosse dell'essenza della vita, nulla potrebbe elevarla fino alla coscienza spirituale. Il Guru è soltanto una candela accesa che accende le candele spente. Il fuoco c'è già, lo stoppino c'è già, egli dà in regalo solamente la fiamma senza che ne derivi a lui stesso una perdita. Il simile raggiunge il simile, la scintilla corre tra i due e quello che giace nell'oscurità viene illuminato, quello che era morto nasce alla vita. Come per la candela accesa, il cui privilegio non sta nel l'essere una singola candela ma nell'essere la sede della fiamma comune che non è né di questa candela né di quella, bensì dell'essenza stessa di ogni fuoco, così anche per il Maestro. È un Maestro non in virtù del fatto d'essere un singolo maestro come chiunque altro, ma in virtù del fatto che porta in sé la Luce universale luce di Dio. Ancora, proprio come solamente una candela che stia tutt'ora ardendo può accendere altre candele - e non una candela che sia già bruciata consumandosi fino in fondo - così solamente un Maestro vivente può dare il tocco vivificante di cui c'è bisogno, e non un Maestro che abbia già lasciato questo mondo. Quelli che sono trapassati erano veramente grandi e degni di ogni rispetto, ma essi erano preminentemente per la loro epoca, ed il compito che assolsero per coloro che li circondavano deve, per noi, essere adempiuto da uno che vive ed opera in mezzo a noi. La loro memoria è un sacro tesoro,una perenne fonte d'ispirazione, ma la sola cosa che il loro ricordo ci insegna è di cercare noi stessi nel mondo dei viventi ciò che essi stessi furono. Solamente il bacio di un Principe vivente (il Maestro) potrebbe riportare alla vita la Principessa addormentata (l'Anima), e solo il tocco della Bellezza vivente potrebbe restituire la Bestia alla sua pristina gloria originale.
Laddove la guida di un competente Maestro vivente è di così prima necessità, il compito di trovare e riconoscere un'anima così genuina assume somma importanza. Non c'è scarsità di falsi profeti e di lupi travestiti da pecora. Lo stesso termine Satguru, cioè vero Maestro, implica l'esistenza del suo contrario, ed è sul falso che cade ad ogni momento il nostro sguardo. Per quanto sia difficile trovare un Uomo-Dio (perché questi esseri sono rari, riservati nella loro umiltà, e riluttanti a manifestarsi per mezzo di miracoli spettacolari o a cercare il favore del pubblico), nondimeno non è impossibile distinguerlo dagli altri. Egli è l'incarnazione vivente di ciò che insegna, e sebbene appaia povero, nella sua povertà, è ricco:  

Noi possiamo sembrare dei mendicanti, ma le nostre azioni sono più che reali. (Shamas Tabrez)   

    Egli è distaccato dalle cose del mondo e non è mai avido; comunica gli insegnamenti e le istruzioni come un gratuito dono di natura, non domandando nulla in cambio, mantenendosi col proprio lavoro e non vivendo mai delle offerte degli altri: 

Non inginocchiarti davanti a uno che si definisce Maestro e tuttavia vive della carità degli altri. È sulla vera strada solo colui che si guadagna i propri mezzi di sussistenza e porge aiuto al bisognoso.     (Guru Ram Das)  

    Inoltre una vera anima-Maestro non ingenera mai alcuna contraddizione nelle nostre menti: ogni distinzione tra fede e fede, tra credo e  credo, svanisce al suo contatto e l'unità dell'esperienza interiore incorporata nelle varie scritture viene ad essere chiaramente rivelata. 

Solamente l'occhio del gioielliere può riconoscere il rubino al primo sguardo. (Bhai Nand Lal)  

    L'unico tema ricorrente nell'insegnamento di un Maestro del genere è che, a dispetto di tutte le distinzioni esteriori che ci disorientano e ci confondono, l'intima essenza spirituale di tutti gli insegnamenti religiosi è la medesima. Perciò i Maestri non vengono per divulgare nuovi credi o dogmi ma per adempiere alla Legge esistente:  

O Nanak, sappi che è un perfetto Maestro Colui che unisce tutti in un solo abbraccio. (Guru Nanak)

    Se egli cerca di convertire, non sono il nome e la forma esteriori ciò che egli cerca, ma il battesimo dello spirito all'interno. Per lui la vita interiore è una scienza aperta agli uomini di ogni credo e di ogni nazione, e chiunque si impegnerà nella sua disciplina, a costui tutte le (altre) cose saranno date in soprappiù. Così è sempre il messaggio interiore a predominare negli insegnamenti di un vero Maestro. Egli può interpretare nel modo migliore il vero senso delle scritture, ma non parla come uno che è istruito in tale materia bensì come uno che ha sperimentato di persona ciò che questi scritti riportano. Può utilizzare le scritture per convincere gli ascoltatori che ciò che insegna è la più antica verità, tuttavia non è mai soggetto ad esse e il suo messaggio va al di là del livello puramente intellettuale; esso è ispirato dalla vivezza e dall'intensità dell'esperienza diretta, di prima mano. "Come possiamo andare d'accordo - disse Kabir ai teorici pandits - quando io parlo per esperienza interiore e voi solamente per cognizione libresca?". Il Maestro fa volgere il cercatore sempre all'interno, raccontandogli dei ricchi tesori che ci sono dentro: 

Ti consideri una forma insignificante, quando dentro di te è ripiegato l'Universo? (Ali)

Il Regno di Dio non viene con l'osservazione, il regno di Dio è dentro di voi. (San Luca)

    Invitandolo e persuadendolo ad intraprendere la disciplina che rivela questo tesoro egli dice:  

Purifica la tua testa dal catarro e respira invece la luce di Dio.       (Rumi)

    E questa disciplina, se è veramente un perfetto istruttore, si focalizzerà non sull'Hatha Yoga od altre pratiche così severe, ma sull'ascolto e la visione trascendentali accompagnate da una costante purificazione esteriore dei propri pensieri e dei propri atti per mezzo della moderazione e dell'auto-critica introspettiva, piuttosto che per mezzo della tortura, dell'austerità o dell'ascetismo. Ma la prova più importante ed infallibile del Satguru è che i suoi insegnamenti non solamente saranno sempre centrati su questa scienza interiore, ma, al momento dell'Iniziazione, sarà in grado di dare al discepolo una precisa esperienza - per quanto rudimentale possa essere - della Luce e del Suono interiori e, quando il discepolo avrà imparato ad elevarsi al di sopra della coscienza del corpo, la Sua Forma Radiante apparirà inaspettatamente per guidarlo innanzi nel lungo viaggio.  

Solamente un vero Maestro può manifestare allo spirito la Forma meravigliosa e luminosa del Maestro. (Guru Nanak)

    Invano è Guru colui che non può mutare l'oscurità (gu) in luce (ruh). E Nanak ha detto: "Io non starò alla parola del mio Maestro finché non avrò visto con i miei occhi". Se è un autentico istruttore, non prometterà mai la salvezza dopo la morte. Di conseguenza per lui si tratta sempre di "qui ed ora". Chi non ha conseguito la liberazione durante la vita non può sperare di raggiungerla dopo la morte. Anche Gesù esortò sempre i suoi discepoli a rendersi padroni dell'arte di morire quotidianamente.
    Un Maestro affermerà inoltre che la spiritualità è una scienza, quantunque soggettiva, e che ciascuno può e deve verificarne la verità nel laboratorio del proprio corpo, a patto che sia in grado di creare la condizione richiesta, ossia la concentrazione in un solo punto. La vita è un unico processo continuo che non conosce fine, per quanto possa assumere diversi aspetti ai differenti livelli d'esistenza. Allorché qualcuno passa irrevocabilmente da un piano all'altro, si suppone che sia morto al piano abbandonato dall'anima; perché a tutt'ora non abbiamo alcuna conoscenza, e meno ancora esperienza, della vita su altri piani, dove il trapassato è condotto dalla forza propulsiva delle vibrazioni karmiche. È da questa schiavitù di "andirivieni" forzati che il Maestro prepara la via di salvezza in questa stessa vita, unendo la jiva all'eterna corrente vitale che pervade senza limite tutta la creazione, e dà all'uomo un'effettiva anticipazione delle più alte regioni spirituali, purché egli sia disposto a rinunziare alla carne per lo spirito. "Impara a morire affinché tu possa incominciare a vivere", esortò il Maestro cristiano. Beato è l'uomo che giornalmente si prepara a morire.
    Coloro nei quali parla il Verbo eterno sono liberati dall'incertezza, ed è veramente compito del Maestro rendere questa Parola udibile nell'uomo.

O Nanak! Spezza tutti i legami del mondo, servi il vero Maestro ed Egli ti concederà la vera ricchezza. (Gurbani)

    Chi ha un Maestro del genere è veramente beato, poiché ha in realtà fatto amicizia con Dio stesso e ha trovato un compagno che non lo abbandonerà nemmeno in capo al mondo, in questa vita o dopo la morte, e che non cesserà di guidarlo finché non raggiungerà la sua destinazione finale e non diventerà, tanto grande ed infinito quanto Lui stesso.  

La pietra filosofale può tutt'al più tramutare il vile metallo in oro, ma (sia resa) gloria al Maestro che può plasmare il discepolo nella Sua propria forma celestiale.

    Qualsiasi problema uno abbia, in sua compagnia c'è pace e conforto, e l'associarsi a lui dà forza e stimola il lavoro interiore; da ciò il bisogno pressante del Satsang (associazione con Colui che incarna la Verità) per coloro che non hanno ancora imparato a comunicare con lui sui piani interiori.

 

I   -    III

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