Sant Kirpal Singh Ji

 

Seconda parte - Le pietre angolari

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Le pietre angolari

capitolo II  

   Le due virtù cardinali che quest'uomo coltiverà saranno la carità e la castità. Sarà magnanimo e avrà un cuore generoso, preoccupandosi più delle sofferenze altrui che delle sue proprie e perdonando facilmente coloro che lo offendono. Sarà semplice e morigerato nella sue abitudini. I suoi desideri saranno pochi ed esaudibili con facilità, perché chi ha troppi desideri e troppi attaccamenti non può essere puro di cuore. Per lui la castità comprenderà anche l'abbandono della carne e dell'alcool. Quando tutta la vita è una, vivere della carne di altri esseri viventi significherebbe contaminarsi. E quando la propria meta è di pervenire a reami di coscienza ancora più elevati, ricorrere a narcotici e a intossicanti significa solamente andare incontro a un regresso. Non é per una loro idiosincrasia che i veggenti indiani hanno fatto dell'astensione dalla carne e dall'alcool una parte indispensabile della disciplina spirituale. Riscontriamo ingiunzioni simili nel Corano e nella Bibbia. Così nei “Proverbi” (XXIII, 20) troviamo: 

     Non andare tra i bevitori di vino;
     né con i ghiotti mangiatori di carne.
 

   E nei Romani  (XIV, 21): 

     È bene non mangiare carne né bere vino,
     né qualunque cosa possa essere d'inciampo,
     di scandalo o fonte di debolezza per il tuo fratello.  

   E nella Prima lettera ai Corinzi (VI, 13):  

     I cibi sono per il ventre ed il ventre per i cibi;
     ma Dio distruggerà e quello e questi.
     E il corpo non è per la fornicazione ma per il Signore,
     e il Signore per il corpo.

 

 

   Nel Vangelo Esseno di San Giovanni (traduzione diretta dall'aramaico delle  autentiche parole originali di Gesù) abbiamo:  

   Ma essi Gli risposero: “Dove mai andremo, Maestro... perché tu hai le parole di vita eterna. Dicci, quali sono i peccati che dobbiamo evitare, cosicché possiamo non vedere mai più infermità?”.
   "Gesù rispose: “Così sia per la vostra fede”, e si sedette tra di loro dicendo: “Fu detto agli anziani: ‘Onora il Padre del Cielo e la Madre della Terra, affinché i  tuoi giorni su questa terra possano essere lunghi! E subito dopo fu dato questo comandamento: ‘Non uccidere’ perché la vita è data a tutti da Dio e ciò che Dio ha dato, l’uomo non tolga. Perché in verità io vi dico, da una sola Madre proviene tutto ciò che vive sulla terra. Perciò colui che uccide, uccide suo fratello. E la Madre della Terra si allontanerà da lui, e gli toglierà il suo seno vivificante. Ed egli sarà scansato dai suoi angeli, e Satana farà del suo corpo la propria dimora. E nel suo corpo la carne degli animali ammazzati diventerà la sua stessa tomba. Perché in verità io vi dico, colui che uccide, uccide sé stesso e chiunque si nutra della carne delle bestie uccise, si nutre del corpo della morte. E la loro morte diventerà la sua morte, perché la ricompensa del peccato è la morte. Non uccidete, e non mangiate le carni della preda innocente, ché non diventiate gli schiavi di Satana. Perché questo è il sentiero della sofferenza, ed esso conduce alla morte. Ma fate la Volontà di Dio, ché i Suoi angeli possano servirvi sulla via della vita. Obbedite dunque alle parole di Dio: 'Ecco, io vi do ogni erba che produce seme sulla faccia della terra, e ogni albero in cui vi sono i frutti di un albero portatore di seme: ciò sarà il vostro nutrimento. E a tutte le fiere della terra, a tutti gli uccelli del cielo, ad ogni essere che striscia sulla terra e in cui c'è il soffio di vita, io do come nutrimento tutte le erbe verdi’. Ed anche il latte di qualunque essere che si muove e vive, vi sarà di cibo; proprio come ho dato loro le verdi erbe, così do a voi il loro latte. Ma la carne, ed il sangue che la vi vivifica, voi non mangiate”.
   Poi Gesù continuò: "Dio ordinò ai vostri antenati, ‘tu non ucciderai’, ma i loro cuori erano induriti ed essi uccisero. Allora Mosè desiderò che almeno non uccidessero gli uomini e tollerò che uccidessero le bestie. Ma allora i cuori dei vostri avi si indurirono ancor di più ed essi uccisero sia gli uomini che gli animali. Ma io vi dico: non uccidete né gli uomini né gli animali, e neppure ciò che entra come cibo nella vostra bocca. Perché se mangiate cibo vivente, questo stesso cibo vi vivificherà, ma se uccidete il vostro cibo, questo cibo morto ucciderà anche voi. Perché la vita proviene solamente dalla vita, e dalla morte proviene sempre la morte. Perciò ogni cosa che uccide il vostro cibo, uccide pure i vostri corpi. E ogni cosa che uccide i vostri corpi, uccide pure le vostre anime. Ed i vostri corpi diventano ciò che sono i vostri cibi proprio come i vostri spiriti, similmente, diventano ciò che sono i vostri pensieri”.

   Di pari passo con la castità nel cibo e nelle bevande andrà un altro genere di castità, quella pertinente al sesso. L'aspirante non sopprimerà totalmente il desiderio sessuale perché la repressione può generare solamente nevrosi e preparare la strada ad una caduta, ma cercherà sempre di sublimarlo. Egli comprenderà che il proposito della natura in questo istinto è quello di preservare la razza, e lo canalizzerà in modo da adempiere tale proposito, non facendone mai un fine in sé stesso, una sorgente di piacere fisico, perché quando ciò accade, si trasforma in una droga che anestetizza lo spirito e comincia a deludere il proposito procreativo della natura incoraggiando l'invenzione e l'uso di contraccettivi.
   In breve, l'aspirante sincero e coscienzioso orienterà di nuovo il suo intero stile di vita, nel mangiare e nel bere, nel pensare, agire e sentire, eccetera. Gradualmente sradicherà dalla mente tutti i desideri irrilevanti e insani, finché gradatamente raggiungerà lo stato di purezza e semplicità che contraddistingue il fanciullo.  

     In verità vi dico, a meno che non vi convertiate
     e diventiate come bambini, non entrerete
     nel Regno di Dio.
                                            
San Matteo  

   Tutti gli istruttori religiosi del mondo pongono l'accento sui più alti valori morali, e questi in effetti costituiscono le basi fondamentali dei loro insegnamenti. Un vero Maestro insiste sempre affinché si registrino per iscritto le mancanze quotidiane in pensieri, parole ed azioni, nei campi della non-offesa, della veridicità, della castità, dell'amore universale e del servizio disinteressato a tutti, le cinque virtù cardinali che aprono la via alla spiritualità. Solo la conoscenza dei nostri errori può permetterci di liberarcene e di compiere lo sforzo nella giusta direzione.
   Attraverso tutto questo processo di reintegrazione, trarrà ispirazione dall'esempio del Maestro e dall’esperienza interiore che dà. La vita del proprio Maestro sarà  un testamento vivente che lo richiamerà verso l'ideale del sadachar mentre l’esperienza interiore della Parola sarà la prova della verità di ciò che il Maestro insegna. Il sadachar non è un'arida disciplina che si può realizzare seguendo certe formule stabilite. È uno stile di vita ed in argomenti del genere solamente il cuore può parlare al cuore. È questo che rende il Satsang o l'associazione con un vero Maestro così importante. Non funge solamente da costante ricordo della méta che sta di fronte al cercatore, ma attraverso il tocco magico del contatto personale trasforma gradualmente tutto il modo di pensare e di sentire. Man mano che il cuore e la mente dell’aspirante diventano gradatamente più puri per questa benigna influenza, la sua vita si centra sempre di più nel divino. In breve, come realizzerà sempre di più nella pratica l'ideale del sadachar, i suoi pensieri, ora dispersi e dissipati, acquisiranno equilibrio ed integrazione finché arriveranno ad un “focus” così sottile che i veli dell'oscurità interiore saranno bruciati e ridotti in cenere, la gloria interiore sarà rivelata.

 

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