Visita ad Anupgarh - 16/17 febbraio 2003

 A. S. Oberoi

  

     Il grande Maestro Kirpal soleva dire che ogni visita ad un perfetto Maestro ha la propria sfumatura, tono e importanza, e se ne trae beneficio secondo la propria ricettività. Questa volta si è trattato di un gruppo più piccolo di ventisette persone, tuttavia c’erano molti che piangevano di ansietà e di gioia per arrivare il più presto possibile da Sadhu Ram Ji. Non appena siamo arrivati al villaggio 8A, la residenza di Gurjant Singh (il cantore), dove si teneva la prima parte del programma, Lui sembrava aver già udito l’invocazione di coloro che piangevano e si è fatto trovare, a mani giunte e con un sorriso incantevole, proprio di fronte al punto dove l’autobus si sarebbe fermato. Ci siamo seduti sul prato verde di fronte alla casa e si è rivolto a noi più o meno con le seguenti parole: 

“Miei cari, voi pensate di essere desiderosi e impazienti di incontrarmi. No, amati, il Satguru Ajaib Singh che risiede dentro di me, ha atteso tutti voi nell’ultima ora poiché voleva incontrarvi immediatamente all’arrivo e comunicarvi il suo amore, grazia e misericordia. Sappiate che è il Guru ad amarci per primo, il nostro amore è solo reciproco e di riflesso, a causa dell’estremo coinvolgimento nel mondo e nei suoi attaccamenti, inclinazioni, piaceri, eccetera. Se contraccambiamo l’amore del Guru con intensità e con forza, il nostro lavoro diventa più facile, l’amore e la brama per il Guru accrescono e incominciamo a vederlo interiormente, a intervalli. Amati, questo è un sentiero difficoltoso e scivoloso, ma diventa molto più facile se serbiamo una fede incrollabile e inamovibile nel Guru, se creiamo brama dentro di noi e allontaniamo i pensieri dall’esterno per incominciare a focalizzarci su di Lui. Nel dare il benvenuto a tutti voi con amore, vi supplico di utilizzare il tempo disponibile qui nella rimembranza divina del Satguru Ajaib, in meditazione, Satsang e seva”. 

     È stato servito ad ognuno del tè bollente e dopo una pausa i diletti si sono rinfrescati con dell’acqua calda e hanno riposato per circa un’ora. Poi hanno servito il pranzo a noi come pure alle circa duecento persone provenienti dalle zone circostanti. Il Satsang si è svolto in un’area piuttosto grande, all’ombra degli alberi di bacche che sono cresciuti numerosi. C’erano alcuni vecchi satsanghi dei tempi dell’amato Baba Ji (Sant Ji), non ne avevo visti molti da più di un anno. Sulle circa trecento persone in tutto il numero dei jat (chiamati choudhary), che sono i contadini con proprietà terriere e parlano il bagari, era molto più nutrito; hanno partecipato al Satsang, hanno mangiato e preso il tè, eccetera. L’atmosfera era veramente particolare ed eccitante, l’espressione dei volti dei nuovi amati indicava che erano venuti per la prima o la seconda volta e la loro devozione, semplicità, brama di partecipare al programma - palesi negli occhi e nel comportamento - erano fortissime e rincoranti.
     Vale la pena menzionare a questo riguardo che dopo aver condotto il Satsang il 26 gennaio 1997 al villaggio 8A, Baba Ji (Sant Ajaib Singh Ji) aveva visitato le case semplicissime di Sri Ram Saroop e Bhagirath (i quali sono costantemente con Sadhu Ram Ji), a circa dieci chilometri da distanza. Mentre era in visita alla casa di Bhagirath, il suo volto era radioso e rifulgente al di là di ogni descrizione, la sua grandezza e gloria erano immense. Mi è stato detto che quando Bhagirath si è trovato a faccia a faccia con Lui, ha contemplato i volti di tutti gli dèi e le dèe che adorava prima di incontrarlo e la sua anima si è ritirata all'istante con il risultato che stava per cadere a terra. Allora Baba Ji stesso lo ha sostenuto con le mani e, secondo quanto si dice, ha dichiarato che il sangat sarebbe cresciuto enormemente in quella zona e gli jat, che parlano bagari, avrebbero superato gli altri nel sangat. Le parole profetiche di Baba Ji sembrano avverarsi ora.
     Dopo il Satsang Sadhu Ram Ji ha incontrato individualmente tutti gli amati locali e ha pronunciato parole di saggezza divina e incoraggiamento. Siamo arrivati al villaggio 4LM la sera e dopo aver avuto il tè ci siamo radunati nella sala per il darshan, per il canto dei bhajan, eccetera. Dopo circa trenta minuti Sadhu Ram Ji ha incontrato singolarmente gli amati che erano venuti nel gruppo. Durante i colloqui dei diletti locali come pure di quelli di Delhi sono emersi alcuni punti importantissimi e, dato che sembrano applicarsi in modo equanime ad ognuno di noi, mi avventuro a menzionarli per il beneficio di coloro che possono esserne interessati:
 

a) tempo addietro sono morti i genitori di una discepola e le hanno lasciato un’enorme proprietà e denaro contante, eccetera. Suo fratello era un forte bevitore (anche se iniziato e molto lontano dal Sentiero), anche la sorella non ha le sue stesse idee ed è più incline verso il fratello che vuole usurpare la parte di questa signora, in combutta con la sorella. Pertanto questa signora era mentalmente molto angosciata e ha parlato con Sadhu Ram Ji del problema, ha cercato il suo aiuto per riprendersi. Lui ha detto: “Bhen Ji (sorella), ecco la regola -  ogniqualvolta ci attacchiamo ad un parente, un figlio, un genitore, una persona, una proprietà o a qualunque cosa del mondo, allora anche la minima idea di lasciarli o di perderli cagiona un terribile dolore, disappunto e tormento che disturbano la nostra mente. Ad ogni modo, la verità immutabile è che qualunque cosa dobbiamo ottenere in questa vita, anche un singolo centesimo, è predeterminata e la otterremo in ogni caso. Il Gurbani spiega che ci verrà dato quel che è scritto nel nostro destino, e non aumenterà né diminuirà per niente. Dunque dobbiamo cercare di riporre fede nel Satguru, che è il nostro più grande benefattore. Lui vuole che non ci adiriamo e non ci turbiamo inutilmente per questi avvenimenti, anzi dobbiamo rivolgere l’attenzione e le energie alla meditazione, e concentrare i nostri pensieri sulla stessa. Il destino ci darà qualunque cosa, piccola o grande che sia, dobbiamo ottenere e dobbiamo imparare ad essere pazienti e grati per la stessa, visto che nessuno sforzo da parte nostra o da parte di altri può cambiarla, per niente”. 

b) un amato che soleva fare molto seva all’ashram di Baba Ji e continua a farlo tuttora, appartiene ad un villaggio vicino a Ganga Nagar ed è venuto per il Satsang il primo giorno; alla fine è venuto a trovarmi. Mi ha detto che incontrava Sadhu Ram Ji per la prima volta e mentre non era affatto in una posizione di dichiarare se il potere di Baba Ji stesse operando in lui o meno, aveva notato che era molto umile, amorevole e gentile, possedeva una scintilla di divinità. In seguito lo stesso amato è andato ad incontrare Sadhu Ram Ji insieme con un grande numero di persone che erano venute per il Satsang. Nonostante la grande folla e la mancanza di tempo, Sadhu Ram Ji gli ha spiegato che non è possibile da parte sua vedere la Verità all’esterno, della quale è molto desideroso, e che deve dedicare lunghe ore alla meditazione con una mente forte, sincera e singolare; non c’è motivo per cui il Satguru Ajaib non gli mostrerà interiormente la verità. Più tardi mi ha detto che ha apprezzato l’amore e la clemenza con la quale il Maestro lo aveva trattato e lo aveva consigliato con poche parole, ma desiderava incontrarlo ancora una volta. Il giorno seguente ho accompagnato un’altra signora da Lui in circostanze simili dopo aver avuto il permesso. Costei gli ha posto esattamente questa domanda: “Chi si prenderà cura della mia anima?”. Lui le ha chiesto: “Di chi sei discepola?”, e alla risposta “Sant Ajaib Singh Ji Maharaj”, Sadhu Ram Ji ha affermato prontamente: “Lo stesso Satguru Ajaib che risiede in me si prenderà cura della tua anima e non dovresti serbare alcun dubbio o timore al riguardo, ma con piena fede e fiducia nel Satguru pratica devotamente la meditazione e il seva”. L’amata è venuta via da Lui, felice e fiduciosa, e ha dichiarato che i dubbi, le domande e i punti erano risolti ed era pienamente convinta. Poi mi ha chiesto se poteva condividere quello che aveva sperimentato con gli altri. L’ho condotta di nuovo da Sadhu Ram Ji e gli ho detto quel che mi aveva chiesto. Sadhu Ram Ji ha risposto: “No, mia cara, tutto quello che è accaduto vale per te, dovresti stimarlo e custodirlo perché non molti vorranno conoscerlo. Ma se trovi qualcuno che sta cercando la verità ed anela vedere Baba Ji, allora parlagli con esattezza solo di quello che ti è accaduto, non una parola in più, e lascia che sia a lui decidere come comportarsi. In qualsiasi caso non persuadere e non convincere nessuno a venire da me. Lascia che ogni amato decida per conto suo”. Questa risposta l’ha resa oltremodo felice e appagata. 

c) La donna che ho menzionato prima (nel paragrafo b), aveva incontrato Sadhu Ram Ji il giorno precedente, però voleva che la portassi da Lui dicendo che “lei non voleva nulla ad eccezione che la sua mano di sostegno, protezione e benedizione fosse sempre sul suo capo, per riuscire a sopportare con pazienza il debito karmico”. Ha gettato uno sguardo saturo di grazia su di lei e ha detto: “Sì, accadrà , come tu desideri”. In seguito quella signora mi ha detto che quando Lui l’ha guardata, c’era così tanta radiosità, luminosità e autorità nei suoi occhi che si è sentita profondamente ringiovanita e appagata; ha riferito che in futuro non avrà più alcuna preoccupazione. 

d) Quando ho avuto del tempo libero, gli ho detto delle esperienze di queste due persone e Lui ha commentato: “Oberoi Sahib, in chiunque si manifesti il Guru, vengono a risiedere la radiosità, la grazia, l’amore, la luce, la vita, la misericordia, il perdono, l’umiltà, ma queste non possono essere sperimentate da tutti; infatti rientra solo nel destino di coloro che hanno brama, anelito, un’attitudine da mendicante e la massima umiltà. Gli altri che possiedono intelletto ed ego continuano ad insinuare obiezioni e domande, dubitano dell’autenticità di tali esperienze e accondiscendono così all’atteggiamento critico inutile, inopportuno e sfrenato. Come seguaci della Sant Mat del Satguru Ajaib Singh Ji Maharaj, dovremmo cercare la realtà e finché non ne siamo convinti, non dovremmo criticare - ripeto, non criticate nessuno - incluso il peggiore dei peccatori o anche i nemici. Come consiglia spesso il Satguru, coltiviamo l’abitudine di esaminare i nostri errori, follie e difetti e purifichiamo l’anima e il sé”.

 

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