Visita ad Anupgarh, 15-18 agosto 2002

 A. S. Oberoi

 

     Insieme con altri amati abbiamo avuto la buona ventura di trascorrere poco più di tre giorni ad Anupgarh, in compagnia di Sri Sadhu Ram Ji, sotto la sua protezione e con i suoi consigli. Mi risulta difficile descrivere in che modo abbiamo tratto beneficio, sia dal punto di vista materiale sia da quello spirituale. Abbiamo imparato a condurre una vita semplice, retta e rilassata e, spiritualmente, a rimuovere i consueti ostacoli concernenti la meditazione. Ci sono diversi punti a proposito dei quali vorrei scrivere, ma annoto i primi due importanti (a grandi linee con le sue stesse parole) che riguardano ognuno di noi, in un modo o nell’altro; a questo riguardo Sri Sadhu Ram Ji ci ha reso più saggi nella speranza che anche altri possano trarne giovamento.  

1. “Può sembrare difficile convivere con la povertà, tuttavia ha molti vantaggi per un aspirante spirituale. Ho visto sia la povertà sia la ricchezza: ho vissuto nell’abbondanza all’inizio e in seguito in una grande povertà. In base all’esperienza personale posso dirvi che una persona povera è più contenta a paragone di una ricca, può essere più umile e remissiva, il suo cuore è solitamente più pulito, il suo ego è più modesto, e più incline a Dio. Inoltre essendo il suo mondo più piccolo, anche il suo coinvolgimento nel mondo e nella mondanità risulta inferiore. In breve, se un povero ha la fortuna di entrare nel rifugio di un perfetto Maestro, può progredire nel campo spirituale con più facilità e celerità rispetto a una persona ricca”.
     “Otteniamo ricchezza e povertà nella vita secondo i karma del passato e dobbiamo convivere con le stesse, non importa quel che facciamo, dato che tutto ciò è predeterminato e deciso ancor prima della nascita. I Santi non interferiscono nel fato o destino, e ci suggeriscono di fare del nostro meglio per tollerarlo di buon grado senza fiatare, giacché in caso contrario dovrà essere patito con ulteriori penali. Tuttavia ci consigliano di prendere l’iniziativa di migliorare la nostra vita. Anzi dichiarano che uno dovrebbe fare del proprio meglio in ogni aspetto mondano della vita, anche se alla fine deve accettare solo quel che ottiene, quel che è destinato a ottenere e non un centesimo di più”.
    “Gli insegnamenti dei Santi sostengono che se in virtù del destino siamo ricchi, potenti e dominanti, anche allora dobbiamo imparare ad essere modesti e umili, non tanto superficialmente con una compassione insincera, ma nel profondo del cuore. Se coltiviamo la vera umiltà e remissività, il nostro comportamento verso gli altri con i quali veniamo in contatto, diventa piacevole e rispettoso, diventiamo sensibili alle sofferenze e ai bisogni altrui, ci spogliamo dell’aggressività e dell’ingiuria, i quali in caso contrario ci perseguitano nella vita e ci fanno comportare in modo arrogante come chi fa quello che vuole senza preoccuparsi minimamente se sia giusto o sbagliato, e molte volte arriviamo a calpestare i diritti e le aspirazioni altrui attirandoci un debito karmico pesante. I miei fratelli che percorrono lo stesso Sentiero spirituale, possono notare gentilmente che esiste un detto che consiglia: ‘Mio caro, diventa mite, modesto e poi cammina nella vita poiché si dice che il mite e il modesto incontreranno Dio’”.
    “Il nostro scopo è di realizzare Dio e quindi non possiamo fare a meno di questi attributi, giacché lo sforzo spirituale viene di gran lunga ritardato a causa del comportamento indecoroso e aggressivo nella vita, che cagiona malanimo, odio, inimicizia, calunnia e atteggiamento critico ingiustificato. Miei cari, se vogliamo trattenere il beneficio della meditazione che facciamo, allora tentiamo di assimilare queste virtù, nella vita in generale e nella vita spirituale in modo particolare, dato che ne beneficeremo in modo considerevole”.
    “Come ogni amato sa, giudicare gli altri è facile. Tutti noi usiamo la capacità analitica e altre abilità a tal fine, ma quando arriviamo al punto di giudicare noi stessi, dimentichiamo ogni cosa e sotto l’influsso della mente ci affrettiamo a dire: ‘Sono sempre umile, mi comporto con umiltà e la modestia è parte integrante della mia vita’. La realtà è ben diversa; controllate voi stessi molto scrupolosamente, come un aguzzino, e non risparmiate voi stessi. Se andiamo fino in fondo in questo processo di giudicare noi stessi con onestà e con sincerità, con maggiore rigidità di quanto facciamo con gli altri, allora giungeremo sicuramente alla conclusione che le cose non sono rosee come sembrano, che occorre fare molto di più. Questo è il punto di partenza, infatti se riusciamo a renderci conto e a identificare i nostri errori, manchevolezze e difetti, allora è possibile eliminarli”.
    “Miei cari, non avvilitevi. Roma non fu costruita in un giorno. C’è speranza per tutti i diletti. Incominciate proprio ora da questi punti, altri ne seguiranno dopo”.  

2. “Quattro giovani uomini, iniziati dall’amato Baba Ji (Sant Ajaib Singh Ji), che facevano molto seva nella sua corte, stanno venendo a incontrarmi (Sadhu Ram Ji) occasionalmente nel corso degli ultimi due mesi. Oggi sono venuti e mi hanno riferito questo: quando alcuni satsanghi molto anziani, che occupavano posizioni importanti nel Satsang di Baba Ji, hanno saputo che stavano per venire a vedermi, li hanno consigliati che, essendo stati iniziati da un perfetto Maestro come Baba Ji, non era necessario da parte loro andare da nessuno. Quindi mi hanno chiesto con grande innocenza se il consiglio dato loro era corretto e se avevano bisogno di andare da qualcuno o meno”.
    “Ho risposto con molto amore che non hanno bisogno di trovare un nuovo Guru, questo è assolutamente corretto, né è necessario essere iniziati un’ennesima volta. No, niente affatto. Ma se siete desiderosi di meditare e volete raggiungere la vostra Casa eterna, ossia Sach Kand, allora dovete andare da un vostro fratello, che sia adepto in meditazione, che a forza di sforzi tenaci, prolungati e attraverso la grazia incredibile del suo Guru, abbia coperto tutti gli stadi di questo sentiero spirituale interiore e ne abbia raggiunto l’apice, che si sia unito con Sat Purush e con il Guru con il risultato che non c’è più nessuna differenza tra Lui e il suo Guru. Tale adepto in meditazione, che viene altresì chiamato Shabad Abhyasi e Shabad Swaroop, è ben consapevole delle cadute e degli intoppi di questo sentiero, dato che Lui stesso lo ha percorso e ha la competenza e l’incarico di condurre, di guidare gli altri. Non sarà il vostro Guru, bensì come un fratello maggiore pienamente a conoscenza del sentiero, vi guiderà quando avrete problemi. Vi dirà altresì quali sono i problemi principali che si presentano, come affrontarli e contrastarli, e non solo vi dirà quel che dovete fare, ma vi aiuterà effettivamente ad ogni passo, dato che il Guru gli ha affidato quel dovere”.
    “In breve, se volete meditare secondo gli ordini dell’amato Baba Ji, allora dovete cercare l’aiuto e la guida di un tale amato che abbia avuto buon esito su questo sentiero difficile. I giovani uomini si sono sentiti felici, convinti e toccandosi le orecchie, hanno detto che in futuro avrebbero gradito venire a trascorrere del tempo per rimanere sul sentiero e per non essere forviati, poiché avvertono che la confusione e il caos sembrano prevalere in generale dopo la dipartita di Sant Ji”.

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Intendo menzionare un altro punto notato durante l’ultima visita, che è una fonte di ispirazione per me, e ritengo che possa ispirare anche altri amati. Un gentiluomo sikh che sembrava intorno ai cinquantacinque anni di età e, in apparenza, un agricoltore benestante è venuto a incontrare Sri Sadhu Ram Ji. Ho avuto l’impressione che fosse piuttosto sensibile e che il suo livello di intelligenza fosse in qualche modo al di sopra della media della sua classe. Quando gli è stato chiesto da dove venisse e quale fosse lo scopo della visita, lui ha parlato grosso modo con le seguenti parole.  

“Sono un seguace del Guru Granth Sahib (il libro sacro dei sikh), e recito con devozione alcuni bani (composizioni) tutti i giorni. Il mio villaggio dista circa cento chilometri da qui. Molti anni fa, Sant Ajaib Singh Ji tenne un Satsang nel mio villaggio, al quale partecipai su invito del mio vicino, che era uno degli organizzatori. Mio zio materno, che amo in modo particolare, era un suo devoto, ma non ho mai prestato alcuna importanza a quello che mi diceva a proposito del Satsang. Non mi piaceva il Satsang, né mi piaceva il modo in cui Ajaib Singh Ji sedeva su un podio finemente decorato come un Guru: anzi pensavo che non possedesse le qualità dei dieci Guru sikh, di cui mi considero un seguace. Dunque tornai a casa piuttosto incollerito e non solo Lo criticai, ma addirittura adoperai frasi negative e ingiuriose nei suoi confronti.
    Circa una settimana fa stavo viaggiando in jeep accanto all’autista. È avvenuto un grave incidente in seguito a uno scontro frontale, l’autista è stato scaraventato fuori e io sono rimasto intrappolato malamente tra la jeep e il camion. In quel momento credevo di morire e sono svenuto senza speranze. Anche un passante, che ha visto l’incidente, ha pensato che fossi morto e che il mio corpo fosse mutilato o tagliato a pezzi. Ad ogni modo, come mi ha riferito più tardi, è rimasto molto sorpreso nel vedere un anziano sikh apparire repentinamente dal nulla e, tirandomi dalle braccia, estrarmi dalla jeep distrutta. Ad eccezione di alcuni lividi, stavo assolutamente bene, di nuovo cosciente. Tutti i presenti parlavano di questa personalità sikh, che mi aveva portato fuori dalla bocca della morte, e mi domandavano chi  potesse mai essere. Ad ogni modo sono rimasto muto, dato che non ero in pieno possesso delle mie facoltà.
    Da quell’incidente ho cercato costantemente di immaginare chi potesse essere quella personalità sikh e ogni volta che ci ho pensato, il mio cuore e la mia mente hanno sempre risposto che non poteva essere nessun altro all’infuori di Sant Ajaib Singh Ji, che avevo visto solo una volta molti anni addietro nel mio villaggio. Non riuscivo a capire, nonostante i miei sforzi, per quale motivo Lui avrebbe dovuto aiutare proprio me, come Dio stesso, che ero stato così irrispettoso, critico e negativo nei suoi riguardi. Non sapevo a chi chiedere perché non ho contatti con mio zio.
    L’ultima notte ho avuto un sogno in cui Sant Ajaib Singh Ji Maharaj è apparso e con un rapido sorriso mi ha detto in modo piuttosto severo: “In precedenza hai perso un’opportunità preziosissima e non hai tratto beneficio da me. Tuttavia il mio misericordioso Guru, Sant Kirpal Singh Ji Maharaj, ti ha salvato dalle fauci della morte; ora non essere sciocco. Va’ al  4LM da Ladhu Ram, che io solevo chiamare Sadhu Ram. Sebbene appartenga a una casta inferiore e si guadagni da vivere con un lavoro molto duro, ha meditato per tutta la sua vita come un guerriero coraggioso e impavido senza curarsi affatto del mondo. Risiedendo in me, il mio Satguru è rimasto compiaciuto della sua obbedienza, sacrificio, abbandono, meditazione ed umiltà, e gli ha concesso il tesoro divino del Naam per distribuirlo liberamente al mondo intero. Lui ti comunicherà il mio amore e ti unirà a me”. Dunque sono venuto ai tuoi piedi a mani giunte e con la massima umiltà, pregando che tu possa misericordiosamente illuminarmi sulle seguenti tre domande:

1) che cosa ha reso Sant Ajaib Singh Ji Maharaj così clemente e misericordioso nei miei riguardi quando non merito affatto nulla?

2) come posso fare ammenda per il mio imperdonabile errore marchiano, avendo pensato male e parlato male di Lui?

3) come posso trarre giovamento da te?  

Udito con grande pazienza queste parole, Sri Sadhu Ram Ji gli ha lanciato un’occhiata molto amorevole, misericordiosa e ha risposto:  

“Sardar Ji, è difficilissimo capire il cuore di un Santo che è più soffice della cera. Lui non si offende per le frasi o per i gesti dei suoi denigratori, anzi chiede sempre perdono per conto loro al proprio Guru-Dio, e desidera per loro il massimo bene. Ora per quanto concerne le tue tre domande:  

1) è difficilissimo capire questo punto. Innanzitutto ci possono essere degli ottimi karma a tuo credito, in base ai quali, nonostante l’atteggiamento critico e il contegno scorretto, il mio Satguru è venuto in tuo soccorso, ti ha salvato la vita e ti ha posto sul giusto sentiero. Secondariamente, Hazur Sawan Singh Ji diceva: ‘Che dire mai dei parenti… un perfetto Maestro si prende cura anche degli animali domestici della casa dei suoi devoti’. Essendo tuo zio materno un devoto dell’amato Baba Ji, i suoi auguri e preghiere possono aver operato a pro tuo. E, ultimo ma non meno importante, nulla può ostacolare la grazia di un Santo, non è l’unico esempio di questo tipo. Esistono numerosi casi in cui il mio misericordioso Guru è andato in aiuto di coloro che nutrivano grande inimicizia verso di Lui e hanno cercato di fargli del male fisicamente, non una, ma molte volte. Ecco perché si dice che nella Corte dei Santi regnino supremi la grazia, la clemenza e il perdono, e che nulla possa ostacolare il loro corso.

2) il modo migliore per fare ammenda di tutto quanto è accaduto, è di ricordare il mio Satguru, con ogni respiro giorno e notte, e di chiedergli perdono. Lui non ha bisogno che tu glielo chieda, tuttavia il tuo cuore diventerà dolce, umile e mite; diventerai più ricettivo alla sua grazia e al suo amore. Quanto più lo farai, tanto più Lui apparirà nell’intimo e ti dirà come procedere oltre. Ti è più vicino della cosa più vicina purché Lo ricordi nel profondo del cuore con tutta sincerità e onestà.

3) qui teniamo dei brevi Satsang una volta o due la settimana. Per favore, informati e partecipa quanto più ti è possibile. Attraverso la partecipazione al Satsang arriverai a renderti conto del vero scopo di questa vita umana (concessaci dopo età ed eoni), dell’importanza del Guru e del Naam, e di come tornare alla nostra Casa eterna, dalla quale fummo separati yuga (cicli di tempo) fa. Dopo che te ne convincerai e diventerai desideroso di ottenere l’iniziazione, allora Sant Ajaib Singh Ji Maharaj te la concederà, risiedendo dentro di me. Fino ad allora conduci una buona vita morale, guadagnati da vivere con onestà, non mangiare carne, uova, pesce,  pollo e intossicanti. Siedi a gambe incrociate con gli occhi chiusi e con la attenzione focalizzata dietro gli occhi, continua a ripetere Baba Ji, Baba Ji o Satguru, Satguru per due o tre ore tutti i giorni, di buon mattino dalle tre in poi, e ti renderai conto per conto tuo quanto questo ti aiuti nel procedere verso la destinazione”.  

Il gentiluomo è rimasto immensamente felice e compiaciuto, ha detto che non avrebbe mai potuto immaginare, nemmeno in sogno, di ottenere tutta questa grazia con tanta sollecitudine. Ringraziando Sri Sadhu Ram Ji nel profondo del cuore, col viso che sprizzava radiosità, ha detto che voleva comprare una jeep e metterla a sua disposizione per i viaggi, eccetera. Sri Sadhu Ram Ji gli ha risposto con amore che innanzi tutto non deve viaggiare molto e, secondariamente, e ancora più importante, il suo grande e misericordioso Guru, che gli ha affidato il lavoro spirituale, è assolutamente consapevole dei suoi bisogni e fornirà sicuramente quel che reputa necessario; nessuno deve preoccuparsene. Ad ogni modo lo ha ringraziato per il suo gesto d’amore. Tutto l’episodio è stato talmente istruttivo, importante e di principio che ringrazio la mia buona stella per esserne stato testimone.

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Durante il mio recente viaggio ad Anupgarh, un giorno c’era del tempo libero con Sri Sadhu Ram e gli stavo parlando di alcune questioni relative al Satsang. In un baleno mi è saltato in mente di parlargli della mia condizione spirituale. Gli ho suggerito con grande umiltà che per buona ventura ho trascorso tutta la mia vita sotto la protezione e gli ordini di vari perfetti Maestri; a cominciare con Hazur Sawan, poi con Hazur Kirpal, con il beneamato Baba Ji (Sant Ajaib Singh Ji) e ora con Lui, e potevo dire confidenzialmente di aver goduto di vicinanza, contatto intimo, amore e grazia. Tuttavia devo altresì ammettere con schiettezza che nonostante i miei sforzi la meditazione non sta migliorando, a volte sento di non essere altro che una grande nullità a questo riguardo e la vergogna scivola silenziosamente sul mio volto in modo umiliante.
    Sorridendomi con tenerezza e poi con uno sguardo severo, Sri Sadhu Ram Ji è diventato inquieto e ha risposto che avevo assolutamente torto a metterlo a confronto con i tre Re spirituali, dato che  non era altro che un povero mendicante davanti a loro e che non avrei mai dovuto commettere l’errore grossolano di paragonarlo in alcun modo a loro, poiché erano Dio in persona, mandati nel mondo per la redenzione spirituale dell’umanità.
    Ha proseguito dichiarando che non ero l’unico a versare in questa condizione spirituale, c’erano molti altri che avevano trascorso tutta la loro vita vicino a un Santo, oppure in stretto e intimo contatto con Lui, eppure non erano affatto progrediti a livello spirituale. Ha affermato che vivere vicino a un Santo non è facile, è come vivere sulla lama di un rasoio; anche un piccolo sbaglio o un’imprudenza o un’onda avversa della mente possono frantumare una persona e far evaporare il credito a suo favore.
    Sri Sadhu Ram Ji ha aggiunto: “Come Baba Ji soleva spiegare nel Satsang, coloro che sono esteriormente vicino ai Santi e fanno il seva, in genere sono attaccati dalla mente in una maniera sottilissima e occulta. Sebbene si mostrino dolci e umili nei rapporti con gli altri, in realtà diventano vanitosi, scortesi, altezzosi e parlano con parole altisonanti, ostili. A tempo debito, la mente domina e prevale su di loro, li induce a pensare “che sono indispensabili per il Satguru e per la sua causa divina; se non fosse per loro, come potrebbero Lui o la sua missione funzionare?”.
    Ha dichiarato che per giunta tali amati arrivano ad acquisire rispetto, stima e autorità nel sangat in generale e anche questo opera in modo avverso e contro il loro conseguimento spirituale, già esiguo di per sé, con il risultato che per quanto positivi, affabili e gentili possano sembrare, nell’intimo subiscono una perdita: in primo luogo il loro progresso spirituale rallenta e, secondariamente, con l’andar del tempo si arresta del tutto.
    Sri Sadhu Ram Ji ha detto che il seva è più facile della meditazione ed è anche molto vantaggioso, perché si ottiene una ricompensa immediata e in contanti, tuttavia è difficilissimo, se non impossibile, trattenerla. Ha dichiarato che la mente è il nostro nemico più grande e mortale; è sempre lì con noi, per derubarci quel poco che abbiamo guadagnato o acquisito. Il suo metodo più facile è di renderci altezzosi, di gonfiare l’ego dentro di noi e di persuaderci a fare cose che sono la rovina stessa di questo Sentiero.
    Ha spiegato altresì che la mente ha l’abilità di prendere per il collo quegli amati che si comportano bene e con molto garbo, che sono ben versati, conoscono e possono spiegare gli insegnamenti in un modo eccellente e impressionante, oppure coloro che possono organizzare il lavoro della missione con grande abilità e a tempo debito arrivano al punto di pensare di essere migliori e più fortunati degli altri.
    Sri Sadhu Ram Ji ha chiarito che non intendeva dire in alcun modo di non fare seva. No, niente affatto. Anzi uno dovrebbe fare quanto più seva possibile dato che queste opportunità si presentano di rado. In ogni caso è necessario prestare attenzione e fare senza fallo quanto segue: ripetere costantemente il Simran durante il seva, ringraziare il Satguru nel profondo del cuore per tutte le opportunità ricevute di praticarlo e di stare vicino a Lui, diventare umili e modesti in pensieri, parole e atti per non perdere tutto quello che si guadagna tramite il seva.
    Sri Sadhu Ram Ji ha detto che in risposta a molte domande a proposito della meditazione, mi aveva già indicato alcuni punti che aiutano molto la meditazione (vedere  Che cosa dovremmo fare per migliorare la meditazione) e ne ha aggiunti altri ugualmente utili:  

1) mentre si esulta per la compagnia, il contatto, la vicinanza di un Santo, di solito la mente non ci permette di aprirci di fronte a Lui, di manifestare la nostra sporcizia e di fare ampia confessione di tutti i nostri misfatti e atti sbagliati. La maggior parte di noi rimane presuntuosa e gli occulta il lato infame della nostra personalità. Ebbene se un paziente non rivela il vero problema al medico, e invece si sforza deliberatamente di dissimularglielo, come può il medico prescrivergli la medicina corretta? Allo stesso modo, il nostro Guru è un dottore molto competente ed esperto; non solo conosce le malattie di cui soffre la mente, bensì ha anche la medicina più efficace e appropriata per le stesse. Ad ogni modo, che cosa può fare il povero dottore se non gli diciamo quello di cui soffriamo? Se vogliamo liberarci dei problemi che ostacolano il progresso in meditazione, allora dobbiamo aprire il nostro cuore e lasciarli affiorare con libertà e senza esitazioni davanti al Guru affinché Lui riesca a prescriverne il rimedio appropriato.

2) spesso si nota che la vicinanza al Guru riduce la nostra propensione e desiderio per avere il suo darshan, che di solito il sangat custodisce in abbondanza. Il darshan del Guru ricevuto con considerevole brama e devozione ha un effetto assai purificatore sulla mente, e inoltre l’aiuta a diventare calma. Gli amati dovrebbero dunque verificare che il loro desiderio di vedere il Guru cresca giorno per giorno, piuttosto che essere smorzato da un contatto e una vicinanza crescenti.

3) i Santi conducono sempre una vita normale e modesta. Coloro che vivono vicino a loro, vengono spesso ingannati dalla mente quando li osservano parlare, mangiare, dormire e comportarsi come esseri umani ordinari. Arrivano alla conclusione di essere pari a loro, forse anche meglio. Tutto questo dissipa l’anelito, l’amore e la devozione e quando ciò accade, come può migliorare la meditazione? La Guru bhakti o devozione al Guru è il primo passo essenziale per ricevere la sua grazia e allorché ci priviamo del componente vitale del progresso, come facciamo a progredire?

4) un perfetto Maestro ha vari modi per riformare i propri iniziati. La vicinanza a un Santo può rivelarsi un grande processo di apprendimento e di educazione, purché siamo ricettivi a ogni parola pronunciata dal Guru. Purtroppo, di solito, si nota che noi diamo il Maestro per scontato anche se esteriormente gli professiamo lealtà e devozione. Nell’intimo diventiamo freddi, indifferenti e incuranti delle sue parole col risultato che quello che il Santo dice, finisce nel vuoto. Questi amati devono stare molto attenti che la mente non li raggiri e li privi di una rara, grande opportunità di imparare, e poi di migliorare.  

Sri Sadhu Ram Ji ha detto che il sentiero della spiritualità è molto difficile e profondo, ma diventa infinitamente facile e breve se procediamo su di esso con fiducia, fede e determinazione senza permettere alla mente di raggirarci. Ha aggiunto altresì che i fortunati a stretto contatto con i Santi, possono progredire velocemente se osservano le precauzioni suddette.

 

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