Visita di ottobre ad Anupgarh

A. S. Oberoi

  

      La nostra visita ad Anupgarh nell’ottobre del 2002 ha avuto parecchie sfumature e abbiamo ottenuto molto più di quanto immaginassimo. Un figlio di Gurjant Singh (uno dei tre diletti che accompagna solitamente Sri Sadhu Ram Ji) era gravemente malato ed è stato ricoverato in uno degli ospedali più rinomati della zona, a circa venti chilometri di distanza. La nostra idea era che Lui sarebbe stato molto impegnato, avrebbe dovuto andare all’ospedale per vedere il ragazzo indisposto e che avremmo dovuto accontentarci di quel poco che ci avrebbe dato. E invece ci ha concesso ancora più tempo, amore e grazia, rendendo il nostro Sé interiore infinitamente felice, pago e molto più ispirato a meditare.
     Quando siamo arrivati il 18 ottobre alle undici del mattino circa, Sri Sadhu Ram Ji ci stava gia aspettando da più di due ore. Ci ha dato il benvenuto con grande amore, con il viso che sprizzava radiosità e splendore divino e con gli occhi saturi di amore e di affetto, ha detto:
    “Miei cari, se i vostri occhi interiori fossero aperti, vedreste personalmente come il mio misericordioso Satguru, Ajaib Singh, vi stava aspettando ed era preoccupato per il vostro ritardo, in qualche modo si sentiva a disagio al riguardo. Magari pensate che siete venuti qua per conto vostro e la mente vi forvia facendovi inorgoglire. Questo è ben lungi dalla verità; di fatto, è il mio Satguru a spingervi e a stimolarvi spesso nell’intimo a venire qua. Altrimenti voi persone che vivete nelle comodità della città, non potreste mai venire in una giungla disabitata come questa facendo un viaggio con l’autobus, per dodici ore di notte. E poi quale comodità trovate qua che vi faccia sentire a vostro agio? È Lui a condurvi qua, è Lui a elargirvi amore e grazia e di nuovo è Lui a dare nutrimento alla vostra anima rendendola felice e più forte. Vi prego, dunque, di ricordarlo sempre con il cuore e con l’anima, quanto più potete, poiché Lui è il nostro unico benefattore e il nostro unico salvatore; se non fosse per Lui, saremmo persi nel deserto della mente e della Maya”.
    Dopo essersi informato sul nostro benessere e sui motivi del ritardo, Sri Sadhu Ram Ji ha chiesto a Ram Swaroop, uno dei suoi compagni, (gli altri due erano con il paziente in ospedale) di recitare un inno dal Guru Granth Sahib. L’ultimo verso viene tradotto in questo modo: “Oh Nanak, sono compiuti tutti i lavori di colui il quale cancella il proprio sé nell’intimo”. Elaborando oltre il contenuto del distico, Sadhu Ram Ji ha detto che come spiegava spesso nel Satsang il beneamato Baba Ji (Sant Ajaib Singh Ji), Dio onnipotente - che noi cerchiamo e desideriamo - non si trova da nessuna parte all’esterno, né sulle cime delle montagne, né nelle profondità del mare, né nei luoghi di pellegrinaggio o nei luoghi di adorazione delle varie religioni, bensì è in ognuno di noi, all’interno del corpo e della nostra forma fisica. Anche la nostra anima (che è della stessa essenza di Dio, ma ha dimenticato la propria origine divina a causa dell’associazione costante col corpo, la mente e i sensi) si trova nello stesso corpo. Ma l'io, la mente e l’ego si sono intromessi formando una barricata impenetrabile tra i due, e l’anima non ha incontrato né ha contemplato il proprio Signore, Dio Onnipotente.
    Sadhu Ram Ji ha aggiunto: "Il sé inferiore, la mente, l’ego e l’io sono talmente potenti e perniciosi che hanno confuso e gabbato tutti: dotti e illetterati, rishi ed esseri umani ordinari, leader religiosi, sociali e politici, uomini e donne - tutta l’umanità danza secondo la sua melodia come una scimmia. Solo le anime illuminate (chiamate Santi o perfetti Maestri, che noi possiamo trovare raramente e con la massima buona ventura) sono sfuggite alle grinfie e alla scaltrezza della mente. Ci sono riusciti meditando sullo Shabd, chiamato anche Parola, giorno e notte con ogni singolo respiro. Alfine si sono identificati e si sono uniti con quel Potere imperituro, onnipotente, sempre esistente, onnipresente, chiamato Verità o Dio, cancellando il proprio sé e la propria identità".
    Ha affermato che nessuna dose di conoscenza, ricchezza, posizione, potere o predica può essere di alcun aiuto nel processo di annullamento del sé, della mente, dell’ego o dell’io. Per questo uno deve andare nel rifugio di un Maestro evoluto ed elevato che abbia compiuto personalmente, fin dal più piccolo passo, tutte le pratiche. Egli possiede la competenza e ha ricevuto l’incarico di aiutare gli altri su questo Sentiero divino. Dobbiamo imparare da Lui la tecnica di entrare interiormente e fare come hanno fatto i Santi stessi, con la massima determinazione e perseveranza risoluta, come guerrieri coraggiosi sul campo di battaglia che sono sicuri di avere successo, a dispetto di quel che succede. Sottolineando con grande vigore tale punto, Sadhu Ram Ji ha evidenziato che non esiste nessun’altra via – eccetto questa - per liberarsi dalla mente, dal sé, dall’ego e dall’io.
    Ha proseguito che il processo della realizzazione di Dio e l’annullamento del sé, dell’ego, della mente e dell’io non sono né veloci né facili, ma non sono nemmeno impossibili. Infatti, se i Santi ci sono riusciti, allora non c’è nessun motivo per cui non possiamo farlo noi, naturalmente seguendo le loro orme e facendo esattamente quello che ci hanno chiesto di fare. Ha aggiunto che i riti, le cerimonie e le cosiddette pratiche, svolte senza il coinvolgimento della mente e dell’anima, non portano alcun frutto né si dimostrano di alcuna utilità; quel che occorre fare effettivamente è il Simran costante – la ripetizione dei nomi caricati, che il perfetto Maestro ha concesso misericordiosamente al momento dell’iniziazione.
    È necessario ripetere il Simran senza permettere alla mente di vagabondare. Se lo si fa nell’arco di un certo periodo di tempo con amore, devozione e fede, senza considerarsi altro che un essere immaturo e ignorante, allora con una mente concentrata l’anima incomincerà a ritirarsi dalle estremità dei piedi, a poco a poco, verso l’alto e uno avvertirà felicità e appagamento interiore. Questo, ha dichiarato, sarà l’inizio delle pratiche che eleveranno l’anima sempre di più, facendola viaggiare attraverso i piani spirituali, ad uno ad uno, finché non raggiungerà la sommità.
    Bisogna altresì ricordare che la mente, l’ego e l’io non cederanno e non si arrenderanno con facilità, ma lo faranno sicuramente se continueremo a sforzarci, a praticare la devozione, ad avere fede e non diventeremo negligenti. In realtà, questo Sentiero è essenzialmente per coloro che praticano e muoiono per raggiungere il loro obiettivo, non per coloro che ingannano il tempo in chiacchiere e discorsi. Ha aggiunto che l’unico modo per decimare la mente, il sé, l’ego e l’io, come dichiarò Swami Ji Maharaj nelle sue composizioni, è ascoltando lo Shabd. Se la mente o l’ego ascoltano lo Shabd anche superficialmente, cercheranno di fuggire temendo di subire una batosta dal Signore. Dobbiamo ascoltare e meditare sullo Shabd.
    Gettando uno sguardo concentrato e clemente su tutti noi, Sri Sadhu Ram Ji ha detto:
    “Miei cari, finora non abbiamo prestato seriamente attenzione a quello che Hazur Sawan, Kirpal e Ajaib ci hanno esortato e stimolato a fare con le loro valide parole per tutta la loro vita, ossia il Simran e il Bhajan, con il risultato che soffriamo miserevolmente e stiamo per perdere un’opportunità preziosissima e rarissima con la nascita umana. Quindi cerchiamo di non essere più deboli e disobbedienti. Non è mai troppo tardi per fare del bene.
    Miei cari, quanto ci costa essere gentili, rispettosi, amorevoli e umili e prenderci cura reciprocamente? Dobbiamo avere queste virtù perché finché non le coltiviamo, non ci spogliamo del malanimo, delle calunnie, dell’inimicizia e della gelosia; l’intimo del cuore non diventerà chiaro e pulito. E così il nostro divino Guru, Baba Ajaib Singh, non verrà mai nell’intimo per darci il suo amore, luce e vita. Ad ogni modo, se diventeremo sensibili e ci sforzeremo in modo deciso per modellare la nostra vita secondo i suoi comandamenti, potremo ancora progredire sul Sentiero. Se dedicheremo più tempo al Bhajan e al Simran, la nostra mente e il nostro ego saranno ancora più sublimati e allora godremo di una maggiore felicità, beatitudine e vista interiore della Forma radiante del nostro Guru.
    Miei cari, per favore, prendete nota che lo Shabd Guru interiore è molto severo e inesorabile, non commette errori, non può essere raggirato e non mostra nemmeno alcuna clemenza, eccetto quando lo conquistiamo con l’obbedienza implicita ed esplicita. Può mostrare clemenza solo se facciamo esattamente quello che ci dice di fare al cento per cento, senza permettere alla mente e al sé inferiore di modificare le sue parole per adattarsi ai nostri capricci e fantasie, e se ci abbandoniamo a Lui. Ma permettetevi di dirvi che Lui è altrettanto soffice come è severo se solo non trasgrediamo i suoi ordini neanche nei sogni, e viviamo in base alle sue ingiunzioni e istruzioni, con onestà e con fede, con amore e con devozione, in ogni piccola cosa. In quel caso Lui è vincolato a rivelarsi a noi.
    Cari fratelli, non ci rimane molto tempo nel mondo. Dunque non perdiamo altro tempo e cerchiamo di conquistare il piacere del Satguru Ajaib agendo in base alle sue parole proprio sin d’ora. Incominciamo ad alzarci alle tre o anche prima quando Lui ci sveglia, cantiamo alcuni bhajan e meditiamo pienamente concentrati per almeno tre ore di fila senza muoverci. Non sarà possibile incominciare con questo, ma si può aumentare a poco a poco iniziando da una fino a tre ore. Potete meditare altre due ore nello stesso modo durante il giorno o la sera, come è possibile e conveniente. E vi do la mia parola che ognuno di voi non solo riuscirà a vedere il grande Guru Ajaib interiormente, ma testimonierà altresì la realtà e la verità, che tutti noi aneliamo e per la quale preghiamo”.
    Ha aggiunto altresì che mentre diceva questo in modo così intenzionale e carico, avrebbe fatto del suo meglio per aiutare coloro che hanno problemi di qualunque tipo in meditazione. Il Guru gli ha affidato questo dovere e lo farà felicemente al meglio delle sue possibilità.
    A conclusione, Sadhu Ram Ji ha detto che noi non abbiamo nulla a che vedere con la sua indigenza e povertà. È la Mauj del Satguru Ajaib. Non dobbiamo essere perplessi o turbati al riguardo. Piuttosto, accettando il suo umile suggerimento, dovremmo incominciare a dedicarci con sincerità di cuore alla meditazione dello Shabd Naam e renderci conto personalmente di come il grande Guru viene in nostro aiuto e ci fa progredire sul Sentiero interiore, un Sentiero di fatti, non di parole o di chiacchiere. Ha aggiunto: “Miei cari, attraverso le mie parole il grande Guru Ajaib vi ispira, incoraggia e stimola a meditare con serietà”.
    Durante il giorno Sadhu Ram Ji è stato così gentile da tenere, nonostante la mancanza di tempo, due sedute di meditazione di un’ora l’una come pure un Satsang. Più tardi, la sera stava riposando su una branda di legno all’aperto e soffiava una brezza molto fresca e piacevole. Avevo un certo numero di lettere da amici occidentali da leggergli per avere risposta e, di conseguenza, pensavo di andare da Lui. Esitavo perché era stato molto occupato per tutta la giornata, ma prima che facessi una mossa, mi ha visto e mi ha fatto cenno di avvicinarmi. Vedendomi seduto con Lui, sono arrivati ad uno ad uno, anche gli amati da Delhi e molti altri delle zone circostanti col risultato che eravamo in trenta in quel momento.
    Si è messo a sedere e ha espresso felicità, con uno sfavillio negli occhi, per essere di nuovo con tutti. Poi ha dichiarato che finché uno non va nell’intimo e non vede la Forma radiante del Maestro, non è assolutamente in una posizione di capire il suo desiderio, la sua volontà e quello che desidera per il sangat, in quale modo e come.
    Ci ha detto che sin da quando gli amati hanno cominciato a venire da Lui da ogni parte, i vicini e altri dei villaggi sono stati molto sorpresi e non sono riusciti a capire perché le persone stessero venendo e per quale scopo. Circa un’ora prima, erano arrivati sei personaggi ben noti del villaggio per chiedergli: “Perché stanno venendo queste persone, che cosa stai dando loro e perché se ne vanno via felici?”. Sadhu Ram Ji ha risposto “che Lui era una persona molto povera, che faceva fatica a mantenere la propria famiglia, come poteva dare qualcosa a qualcuno?”.
    Inoltre ha detto che non aveva né la capacità intellettuale né alcuna abilità o competenza per essere di aiuto agli amati che gli facevano visita. Ha suggerito che anziché chiedere a Lui, perché loro, molto saggi e con grande esperienza, non chiedevano alle persone che venivano per avere risposte precise e accurate? In effetti avevano chiesto ad alcuni, i quali confermavano che “il loro Guru, Sant Ajaib Singh Ji Maharaj, si è manifestato in Lui e sono fortunati di ricevere il suo amore e vita venendo qua”.
    Sri Sadhu Ram Ji ha spiegato a quei saggi che non voleva entrare nei particolari, ma poteva dire loro in modo positivo che tutto accade secondo la Mauj o il gioco del suo Guru. Lui deve solo danzare come un burattino, con la melodia decisa dal Guru. Ma una cosa è chiarissima e sicura, ossia con la grazia e la compassione del suo grande e clemente Satguru, Lui può aiutare gli amati a realizzare Dio, che risiede in ognuno di loro. Non lo possiamo incontrare suonando campane, accendendo candele o soffiando le conchiglie a livello esteriore, come facciamo dal mattino alla sera sin da quando siamo nati.
    Ha spiegato loro che uno deve imparare la tecnica di entrare nell’intimo, chiamata Diksha (iniziazione), da chi ha padroneggiato questo Sentiero e poi lavorarci sopra giornalmente trascorrendo almeno cinque ore in meditazione. Poi due di loro gli hanno detto che anche loro vorrebbero ricevere qualcosa come molte altre persone. Sadhu Ram Ji li ha esortati a partecipare ai Satsang tenuti nel villaggio occasionalmente e inoltre a leggere i Satsang del suo Guru. Se sono pienamente convinti del soggetto, allora devono prendere alcuni voti sacri: buona condotta morale, una dieta vegetariana senza uova, pesce o carne, nessun liquore o intossicante, guadagni onesti e amore, rispetto, riconoscimento per ognuno. Solo in seguito avrebbero ricevuto la Diksha. Hanno ribadito che erano felici e soddisfatti di quello che aveva detto loro e che sarebbero venuti da Lui in seguito per sapere di più. Un anziano ha detto che ringraziava l’Onnipotente per averli salvati, poiché avevano sentito molte storie false; prima di andarsene, hanno promesso che qualora avesse avuto bisogno, avrebbero aiutato con gioia.
    Sri Sadhu Ram Ji ha concluso: “Ora, miei cari, ditemi, chi sta facendo tutto questo – una povera persona ignorante e immeritevole come me? No, assolutamente no. Tutto questo è il lavoro e la Mauj del mio Guru, e continuerà così, come Lui desidera. Tutti noi dobbiamo essergli devoti e fare quello che ci ha detto di fare al momento dell’iniziazione per progredire sul Sentiero che ci ha mostrato”.   

(27 ottobre 2002)  

 

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